Maggio 25, 2008...2:53 pm

FIORENTINA, QUELLA PASSIONE CHE UNISCE UOMINI DI CHIESA E «SMOCCOLATORI»

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CALCIO – Ebbene sì, lo confesso, anch’io domenica sera sono passato dall’«Artemio Franchi», confuso fra altri trentamila volti di tifosi «da curva» e di famigliole con annesso bambino rivestito di viola, di giovani urlanti e di più compassati cinquantenni, di nonni legati ancora ai mitici nomi di Montuori e «Giulino» – come chiamavano a Firenze l’eclettica ala brasiliana del primo scudetto – e di ragazzine innamorate di Pazzini. C’ero anch’io, curioso, contento, quasi trascinato dall’entusiasmo di un’intera città che verso quella maglia nutre sentimenti assolutamente indecifrabili al solo metro della fredda analisi sociologica; la Fiorentina – per la quasi totalità dei fiorentini – non è appena la squadra di calcio della propria città, ma è molto di più: una persona «di famiglia», oserei dire. È un legame strano a definirsi, ma profondo: ci sta dentro il campanilismo fiorentino, l’orgoglio di appartenere ad una città il cui nome – nel mondo – tutti conoscono («oh, Florence!»), il sentimento di una storia e di una civiltà le cui vestigia ti avvolgono appena fai due passi in centro, la consapevolezza di un patrimonio di umanità (unito alla tipica, graffiante sì ma al fondo mai cattiva ironia che ci contraddistingue) per certi versi unico.

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