CITTA’ DEL VATICANO – La libertà cristiana “non si identifica mai con il libertinaggio o con l’arbitrio di fare ciò che si vuole: essa si attua nella conformità con Cristo, e perciò nell’autentico servizio per i fratelli, soprattutto per il più bisognoso”. E’ l’insegnamento che San Paolo trae dal Concilio di Gerusalemme e che Benedetto XVI ha oggi riproposto ai 20mila fedeli presenti in piazza San Pietro per l’udienza generale, insieme alla considerazione che, come accadde tra Pietro e Paolo, “solo il dialogo aperto e sincero può orientare il cammino della Chiesa”. Rientrato ieri in Vaticano dalla residenza estiva di Castel Gandolfo, il Papa ha dunque proseguito nell’illustrazione della figura dell’Apostolo delle genti, al quale sta dedicando fin da luglio le riflessioni per l’udienza del mercoledì. Oggi egli ha proposto all’attenzione dei fedeli due episodi che evidenziano da un lato il rispetto di Paolo nei confronti dei Dodici, dall’altro la sua libertà interiore.
Il primo episodio è il cosiddetto Concilio di Gerusalemme, tenutosi intorno all’anno 50. “L’assemblea si svolse in momento di non piccola tensione all’interno della comunità delle origini”. In particolare, si discuteva “se occorresse chiedere ai pagani che aderivano alla fede la circoncisione o se fossero liberi dalla legge mosaica, anche per le norme riguardanti i cibi puri e impuri, il sabato”. Ai fautori della giustizia nel rispetto della legge, “Paolo ha esposto il suo vangelo della libertà dalla legge, alla luce dell’incontro col Cristo Risorto”. Come scrive nella Lettera ai Galati, “nel Vangelo della libertà Cristo è la giustizia” e “si esprime pienamente nel servizio ai fratelli”. Il Concilio di Gerusalemme “esprime l’azione dello Spirito Santo” e “per Paolo è il decisivo riconoscimento della liberta condivisa da tutti coloro che vi parteciparono, quella liberta che Cristo ci ha donato”, perchè “non ci lasciassimo imporre il giogo della schiavitù”. “Paolo aveva capito che l grazia di Cristo aveva liberato i gentili dagli obblighi della legge di Mosé”.
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