CITTA’ DEL VATICANO – I cristiani non rispondano al male con il male ma “con la forza della verità e dell’amore”: Angelus di Benedetto XVI dedicato interamente alla festa di Santo Stefano, primo martire della Chiesa, che fu prima arrestato e poi lapidato “a motivo della sua predicazione ardente e coraggiosa”. Davanti a migliaia di fedeli radunati in piazza San Pietro per la preghiera mariana (recitata in occasione della festa del 26 dicembre), il Papa ricorda il legame tra Santo Stefano e San Paolo, di cui quest’anno si celebra il bimillenario dalla nascita. “Proprio la testimonianza di Stefano fu decisiva per la sua conversione”, osserva il Pontefice. “Saulo (nome ebraico di Paolo, ndr) perseguitava la Chiesa ed aveva collaborato pure alla lapidazione di Stefano: lo aveva visto morire sotto i colpi delle pietre e soprattutto – aggiunge Benedetto XVI – aveva visto il modo in cui Stefano era morto: in tutto come Cristo, cioè pregando e perdonando i suoi uccisori”. Dopo la conversione, anche San Paolo “sulle orme di Stefano, seguirà Gesù, versando il proprio sangue a testimonianza del Vangelo, qui a Roma”. “Cari fratelli – sottolinea il Pontefice -, in Santo Stefano vediamo realizzarsi i primi frutti della salvezza che il Natale di Cristo ha recato all’umanità: la vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’odio, della luce della verità sulle tenebre della menzogna.
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