CITTA’ DEL VATICANO – Il “vero culto” a Dio non e’ quello fatto con i sacrifici di animali, ma e’ un “sacrificio vivente”, che si realizza con l’offerta di Cristo sulla Croce e nella comunione con Cristo, per cui “diventiamo, nonostante le nostre insufficienze, sacrificio vivente”: lo ha detto il Papa nel corso dell’udienza generale nell’Aula Paolo VI, nel corso della quale, malgrado una forte raucedine di cui si e’ scusato immediatamente riscuotendo l’applauso di incoraggiamento dei fedeli presenti, ha ripreso il ciclo delle catechesi su San Paolo, parlando dell’aspetto del culto. Per l’Apostolo delle genti, la Croce di Cristo “rinnova radicalmente la realta’ culto”, che veniva tradizionalmente praticata con il sacrificio degli animali per l’espiazione dei peccati: “Questo propiziatorio e’ espressione del desiderio di mettere realmente tutte le nostre colpe nell’abisso della misericordia divina e farle scomparire. Ma col sangue animale non si realizza questo processo”, spiega Benedetto XVI. È, dunque, nella Croce di Cristo che avviene il “contatto tra colpa umana e amore divino. Nel suo cuore si scioglie massa triste male compiuto da umanita’ e si rinnova vita. La croce, il suo amore con carne e sangue, e’ il culto reale”. San Paolo esorta a “offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio: e’ questo il vostro culto spirituale”: tale invito e’ un “esplicito riferimento alla dimensione fisica del cristiano: si tratta di onorare Dio nella piu’ concreta esistenza quotidiana fatta di visibilita’ relazionale e percepibile”. Quanto al “culto spirituale”, una traduzione non proprio precisa potrebbe far pensare a qualcosa di non reale, mentre – sottolinea Benedetto XVI: “e’ un culto non meno reale o metaforico, ma concreto e realistico in cui l’uomo stesso nella sua totalita’ di essere dotato di ragione diventa glorificazione del Dio vivente”. Il Papa mette anche in guardia dal “malinteso” di intendere il culto in modo “moralistico”, come se “offrendo la nostra vita facessimo noi il vero culto. In questo modo culto animali sarebbe sostituito dal moralismo: l’uomo stesso farebbe tutto da se’ con suo sforzo morale”. In realta’, “solo nella comunione con Cristo diventiamo, nonostante le nostre insufficienze, sacrificio vivente, e si realizza il culto vero”. Infine, un nota bene sulla concezione che San Paolo aveva della sua missione. Egli intendeva la sua azione missionaria tra i popoli del mondo come “azione sacerdotale: annunciare il Vangelo per unire i popoli nella comunione con Cristo risorto e’ azione sacerdotale. L’apostolo del Vangelo e’ vero sacerdote, fa cio’ che e’ il centro del sacerdozio: prepara il vero sacrificio”. In questo senso c’e’ un “aspetto di speranza” nel concetto paolino di culto: “L’autodonazione di Cristo implica la tendenza ad attirare tutti alla comunione col Suo corpo. Solo cosi’ il mondo diventa come lo desideriamo: specchio dell’amore divino.
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