Gennaio 12, 2009...7:34 am

IN ITALIA E’ SCADENTE L’INVESTIMENTO POLITICO SUI GIOVANI, TRA I PIU’ BASSI DI EUROPA

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ROMA – In Europa ogni Stato spende in media per la formazione il 5% del Pil; mentre noi siamo ancorati al 4,4%. Sotto al nostro Paese solo Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Grecia e Spagna. Davanti si piazzano invece tutti gli altri 20 aderenti all’Ue. Va un po’ meglio se si calcola lo ‘Standard del potere d’acquisto’, ma i dati contrastano troppo con quelli espressi dal Ministro Gelmini, secondo cui saremmo tra i primi nell’Ue ad investire in istruzione. L’Eurostat boccia le sempre più modeste politiche di investimento degli ultimi Governi italiani per la formazione dei propri alunni e studenti dando ragione alle rivendicazione dei sindacati: secondo l’istituto statistico della commissione Europea, l’Italia si colloca infatti tra le ultime posizioni in Europa per investimenti nell’istruzione. Peggio del nostro Paese, in quanto a spesa per l’istruzione rispetto al Pil, si posizionano solo Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Grecia e Spagna. Davanti si piazzano invece tutti gli altri 20 aderenti all’Ue.

I dati, che si riferiscono al 2005, indicano che in Europa ogni Stato spende in media per la formazione il 5% del Pil; mentre noi siamo ancorati al 4,4%. E il record negativo della Romania (3,5%) non può essere certo un riferimento per dire che il ‘bicchiere è mezzo pieno’: quelle dell’Eurostat sono infatti indicazioni da non prendere sottogamba. Il calcolo nazionale comprende più voci e parametri. Gli statistici e gli economisti dell’ Eurostat hanno infatti preso in considerazione tutti i livelli di spesa pubblica: a livello locale, regionale e nazionale. E non si sono fermati allo studio delle scuole ed università pubbliche, ma anche di tutte le altre istituzioni impegnate nel sistema formativo nazionale: come i vari ministeri, i dipartimenti della pubblica istruzione e la ricerca. I dati emersi sono quindi sicuramente indicativi. Basti pensare che l’organismo sovranazionale raccoglie ed elabora dati dell’Ue a fini statistici anche per la definizione di dati macroeconomici per supportare decisioni fondamentali per i destini del vecchio Continente. Ad iniziare da quelle che intraprende la Banca centrale Europea.

Per leggere tutto il testo visita: http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=2092

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