ROMA – È davvero difficile commentare un fatto come quello accaduto a Chioggia, dove un ragazzino tredicenne ha accoltellato il proprio insegnante di musica. Lo ha fatto a scuola, con un gesto premeditato, dopo aver portato in classe, da casa, un coltello da cucina. E’ difficile, ma è opportuno fare qualche riflessione perché questa vicenda per certi versi estrema in qualche modo coinvolge tutti. Sappiamo troppo poco per entrare nel caso specifico. Quale disagio viveva questo ragazzino? Quali rapporti con l’insegnante? Quali tensioni familiari? Sono solo alcune delle tante, possibili, domande senza risposta. E che comunque non potrebbero giustificare il gesto. Alcuni aspetti, invece, si possono considerare. “Era un ragazzino dal carattere chiuso, ma uguale a tanti altri”. “Una famiglia normale…”: così alcune descrizioni sui giornali, che sottolineano il contrasto con l’enormità del fatto. Un fatto, va detto, che però non è isolato nella nostra società dove capita che ragazzi diano alle fiamme un barbone o che “il branco”, questa figura ormai d’uso comune e deresponsabilizzante, violenti e umili.
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