I COMANDAMENTI DEL SAGGIO AMMINISTRATORE E RESPONSABILE DELLA COSA PUBBLICA IN VISTA DELLE ELEZIONI 2008

COMANDAMENTI – Dal testo del Levitico, uno dei cinque libri fondamentali dell’Antico Testamento, che fa parte del Pentateuco e che oggi si ascolta nella liturgia della parola di Dio di lunedì della prima settimana di Quaresima, padre Antonio Rungi, teologo morale campano, ha ricavato un vero e proprio doppio decalogo che “vede particolarmente adatto per politici, governanti e magistrati, soprattutto in questo tempo di campagna elettorale e in vista delle elezioni politiche dei 13-14 aprile 2008. Regole di vita che –sottolinea padre Rungi- al di dà del valore sacro, religioso e morale, assumono un evidente significato politico in senso generale sociale in modo particolare. Attuarle queste regole, nonostante i propri difetti o le varie tentazioni che si annidano nella mente e nel cuore degli uomini, significa camminare sulla strada della riconciliazione e collaborazione tra tutti coloro che hanno a cuore il bene del popolo italiano”. Ecco le norme più importanti riportate da padre Rungi in questo vero e proprio doppio decalogo di ispirazione biblica.

1. Non rubare. I soldi sono una terribile tentazione per tutti, specie per chi li maneggia e li può impegnare nei modi più o meno onesti.

2. Non essere ingannevole. Imbrogliare le persone per ottenere utili è un grave peccato e una profonda disonestà

3. Non usare la menzogna come sistema di comunicazione interpersonale e sociale. Falsificare la verità è un disastro etico per sé e per gli altri.

4. Non giurare il falso. Troppo spesso si giura anche su ciò che non è assolutamente vero. Chi lo fa non è degno di classificarsi tra gli esseri umani, in quanto giurare il falso causa sempre dei gravi danni alle persone ed al corpo sociale.

5. Non opprimere il tuo prossimo. L’oppressione non aiuta a creare fraternità e solidarietà, ma solo ingiusta dipendenza e schiavitù.

6. Non togliere al prossimo ciò che è suo. Il diritto alla proprietà non lo si può negare a nessuno. E’ un dovere civile e morale rispettare i beni degli altri.

7. Non approfittare del lavoro degli altri non pagandolo adeguatamente o trattenendo ingiustamente il suo salario.

8. Non disprezzare coloro che sono diversamente abili (sordi, ciechi, ecc.). Purtroppo non sempre questi nostri fratelli più deboli e fragili trovano adeguato rispetto e amore nella nostra società.

9. Non commetterete ingiustizia in giudizio. E’ quanto dovrebbero avere a cuore tutti coloro che sono deputati a giudicare in sede civile e penale i cittadini, senza lasciarsi condizionare, ma valutando attentamente gli atti e cercando di appurare in tempi stretti e certi la verità.

10. Non trattare con parzialità il povero, né usare preferenze verso il potente. Nell’uno e nell’altro caso è bene considerare che siamo tutti uguale, davanti a Dio e davanti alla legge

11. Giudicare il tuo prossimo con giustizia. Quanto sia auspicabile tutto questo è un dato di fatto di questi tempi, in cui l’applicazione della giustizia sembra avere pesi e misure diverse.

12. Non andare in giro a spargere calunnie fra il popolo. Purtroppo è facile imbattersi in calunniatori di mestiere che fanno questo per utili propri o di parte.

13. Non cooperare alla morte del tuo prossimo. Collaborare all’omicidio è grave peccato, soprattutto se riguarda la soppressione dei bambini, prima e dopo la nascita.

14. Non covare nel tuo cuore odio contro il tuo fratello. L’odio genera altro odio e con esso non si risolvono i problemi di qualsiasi genere.

15. Rimproverare apertamente il prossimo, quando sbaglia, per correggerlo in modo fraterno.

16. Non vendicare né te, né i tuoi cari o gli altri, ma perdona e comprendi le situazioni che hanno portato gli altri a sbagliare.

17. Non serberai rancore contro nessuno, perché questo distrugge la mente ed il cuore e spinge alla vendetta prima o poi.

18. Amare il tuo prossimo come te stesso, è il criterio fondamentale per agire in ogni situazione, soprattutto quando sono in gioco valori, dignità e beni materiale e spirituali della persona.

19. Amministrare saggiamente i beni messi nelle nostre mani per le nostre necessità e per quelli degli altri.

20. Curare gli affari della comunità, prima di preoccuparsi dei propri, quando si ha la responsabilità diretta su di essa e alla quale bisogna rendicontare con rettitudine ed onestà nell’assoluta verità.

Fonte: www.papaboys.it

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