MI FIDO DI TE! …COSA SEI DISPOSTO A PERDERE? DA GIOVANI PER I GIOVANI

DUE TESORI – Tu vali. No, non è una pubblicità di cosmetici. C’è un tesoro, qualcosa di molto prezioso in te che ti accompagna. Certo, magari non te ne rendi conto subito, ma istante per istante sei diverso! – «Come sono diverso?», direte voi. «Diverso da cosa? Diverso da chi? Perché?» Ti tranquillizzo intanto: resti sempre tu, anzi sei proprio tu, questa è la cosa più bella! – «Ma se sono sempre io, cosa dovrei avere di diverso?» Un attimo di pazienza, se hai voglia di seguirmi un po’, ti spiego meglio che cosa intendo! Prova a ripensare a quando eri piccolo, ti ricordi? Ti piaceva andare a passeggio tenendo per mano il papà, giocavi a saltare nelle pozzanghere, ti sbucciavi le ginocchia cadendo dalla bici. E poco dopo tornavi in sella a pedalare con gli amici tutto il giorno arrivando sempre a casa in ritardo! Ricordi vero? Bene questo è un buon segno, vuol dire che eri davvero tu! Da allora però, molte cose sono cambiate nella tua vita: gli impegni, il modo di parlare, il modo in cui ti vesti, le cose che studi, i tuoi interessi, il tuo relazionarti con gli altri, i desideri e i tuoi sogni!

Hai già scoperto quindi, e stai continuando a scoprire, che in te ci sono tante capacità, sentimenti e desideri. Molte persone amiche, ti hanno aiutato e accompagnato a scoprire queste cose belle che fanno sì che la tua vita sia piena di colori! Non solo il seme, le sue possibilità e le sue potenzialità, sono in te, ma anche il buon terreno in cui farlo crescere: il tuo talento, i tuoi desideri di bene, l’impegno nelle tue attività, il tuo servizio e ascolto verso le persone che ti stanno attorno, i sorrisi che regali e che ti sono regalati! L’esperienza della vita vissuta in prima persona, amicizie e relazioni, ti portano ad incontrare, a conoscere, a scegliere, a crescere.

La vita diviene sempre; cambia perché tu possa crescere, prender forma, e portare frutto. Non un frutto a caso, bensì il frutto giusto!

Leggendo con più attenzione, ci accorgiamo che il tesoro non è solamente uno, ma sono almeno due: il primo è la tua vita, il tuo essere qui, l’occasione di poter vivere questa bellissima esperienza che è la vita. Attenzione: non una a caso fra tante, ma la Tua Vita fatta di Nome e Cognome, casa, mamma e papà, fratelli, amici, scuola e lavoro, fatiche e gioie, successi, insuccessi, sogni e desideri.

Il secondo a volte sfugge dall’attenzione e spesso passa sottovoce! L’attore principale, il vero protagonista della Tua Vita sei Tu!

Rispondere agli inviti della vita – (Response + Ability)

La possibilità di scegliere è sempre un dono, non è cosa scontata: proprio questa possibilità è una forte espressione della libertà. Fin da piccoli impariamo con le persone che ci sono vicine tutte le cose più importanti,utili alla nostra vita: mangiare, camminare, parlare, gioire, imparare a conoscersi pian piano. Da un certo punto in poi però, sentiamo il desiderio di andare oltre: il nostro corpo comincia a cambiare, così i nostri pensieri, le nostre azioni, le relazioni e i nostri interessi. Ogni giorno che viviamo, se abbiamo l’attenzione di guardarci attorno, possiamo vedere come il mondo si tinga di colori sempre nuovi e, nel conto delle nostre esperienze, sembra ci sia posto sempre per qualcosa di nuovo. Ci sembra possibile che il mondo sia tutto da scoprire e (quasi in uno slancio di orgoglio) sembra che solo ognuno di noi possa capire tutto e dominarlo, quasi cambiarlo a proprio piacimento. Una esperienza bellissima, perché è quella che ci offre l’occasione, e assieme il timore, di essere protagonisti. Gli antichi chiamavano questo processo che porta alla conoscenza e alla consapevolezza di sé con il verbo “adolescere” che significa, non a caso, proprio crescere, svilupparsi, prendere forma.

Questo tempo è una occasione, un invito, che ci offre la vita, proprio per farsi conoscere e per darci l’occasione di riconoscerci: tempo della scoperta e tempo di forte crescita, non tempo del caso!

La vita, la Tua stessa Vita ti chiede di essere vissuta in pieno. Questo è il più grande di tutti gli inviti. Una risposta porta ad una presa di posizione, a distinguere ciò che vuoi da ciò che non vuoi, ciò che fai da ciò che non fai, ciò che è bene per te, da ciò che è male: scegliere qualcosa a scapito di altro.

La scelta non implica solo la libertà della persona, ovvero il fatto che se devo decidere, quella persona devo essere io. La persona in sé, prima che essere una libertà che decide, è figlio, è una libertà donata. Il dono della mia vita non è una cosa neutrale, ma è un dato di partenza, un legame sostanziale. Se la persona si trova a rispondere è evidente che la sua è solo la seconda battuta di un dialogo dove uno prima ha donato, ha creato, ha proposto! Prima la proposta e quindi, poi, il nostro agire motivato a una vita donata, da figli. Proprio in questa libertà donata per prima possiamo vedere i due passaggi: prima la creazione e poi l’alleanza (nell’ Antico Testamento da Mosè in poi fino a quella definitiva con Gesù).

Avere la capacità di rispondere a questi continui inviti richiama ad una parola inglese che ben si presta ad illustrare questo concetto: Responsability, “Response” (=risposta) + “Ability” (=capacità). Ecco che cosa è la responsabilità: 1. accogliere il dono della vita, desiderare una vita piena, desiderare di portare frutto, 2. intuire la domanda, l’invito (il che presuppone la capacità di ascolto), 3. scegliere e impegnarsi per prendere forma, concretizzare nel Tuo tempo e nel Tuo spazio. Ovvero proprio la capacità scegliere e saperne indicare il motivo.

Non scegliere, allora, porta a non prendere forma, quindi a non crescere. Un albero che spunta ma non è piantato da nessuna parte, non mette fuori le foglie, non fa capire che specie di albero sia e non ha la possibilità dare frutti, togliendo alle api e al vento, la possibilità di impollinare i fiori (che non fa germogliare). Un albero che si tiene aperte tutte le possibilità di dichiararsi, aspettando un “momento giusto” che non arriva, perché è già ora. Portare la pianta a dar frutto, portare a compimento tutta se stessa: ecco il desiderio della Vita. Di ogni vita. Ma io, che pianta sono?

Cosa sei disposto a perdere?

Questa domanda sembra proprio la più difficile alla quale dover rispondere. Certo, io voglio essere felice e realizzare pienamente tutti i desideri che porto nel mio cuore! Diventa difficile dover eliminare sogni futuri o equilibri raggiunti. Ma poi mi chiedo: e se potessi tenere solo i più importanti? O se potessi tenerne solo uno? Comincerei allora a vedere quelli facili e quelli difficili, quelli che hanno un compimento e quelli che sono che promettono qualcosa che non ha fine… Resta comunque difficile! Proviamo allora a girare la domanda: cosa vuoi veramente? Cosa è così importante che il confronto con il resto non regge? La prima parola che mi viene in mente è felicità, la seconda è infinita, senza fine, eterna. Felicità eterna. Io voglio essere pianta che porta frutto, per sempre.

Nello scegliere di crescere e di prendere forma, di realizzare il mio più grande desiderio ho bisogno allora di nutrirmi, di fare esperienza dell’eternità: il terreno che alimenta la pianta allora deve essere intriso di Eternità, di Amore. Un amore umile, silenzioso, quotidiano, che ascolta, che si fa vicino, che cura, che accoglie e che fa nascere il desiderio di scegliere l’Amore.

Fino a questo punto sembra bello e tutto facile. La vita però ci insegna che niente è “a gratis”, facile, immediato, comodo. La vita è sempre drammatica, non è sospesa nel vuoto, ma è concreta, nel mondo con tutto a contatto con tutto ciò che c’è nel mondo. Non è facile mettere da parte tutto ciò: pressioni affettive, sociali, psicologiche, condizionamenti di familiari e amici e conoscenti, senza considerare poi i nostri egoismi, le nostre gelosie, i nostri comodi, il nostro attaccamento alle “nostre cose” il nostro voler schivare tutto ciò che ci può portare a dover dare risposta delle nostre azioni. Questa è la condizione dell’uomo: piccolo, limitato, fallibile ma con un desiderio nel Cuore che va oltre tutto ciò, perché sa che non è un sentire vano. E’ una esperienza vera, solida, reale. Persone hanno saputo rispondere all’invito fatto per loro, nei modi più disparati: Massimilano Kolbe, una vita preparata al martirio, per salvare un padre di famiglia da una esecuzione sommaria; l’impegno civile e sociale tra studenti universitari, operai e meno abbienti di Pier Giorgio Frassati; la vita vissuta da Madre Teresa tra gli ultimi e i dimenticati del mondo; la vita immobilizzata a letto, donata nella preghiera per la santificazione dei giovani, di Alexandrina Da Costa. Sono solo alcune vite di scelte sofferte, pagate, e quindi libere, perché danno una risposta al loro essere figli di Dio. Una tensione e desiderio continui che portano ad alzare gli occhi verso l’Alto, e a spendere tutto nei luoghi che abitiamo.

Se scegli di diventare un albero, allora, non hai bisogno solo di mettere fuori le foglie, i rami e desiderare che crescano i frutti: serve, anche, scegliere un luogo e piantare bene a fondo le radici. Più la pianta sale verso l’alto, più le sue radici affondano nel terreno. E viceversa. Senza terreno o senza radici la pianta ha dei problemi.

Ritornando alla domanda… Cosa perdo allora? A ben vedere non si perde niente di così importante, perché si arriva a realizzare pienamente il nostro sogno e desiderio più importante, realizzare pienamente la nostra Vita! Certo, bisogna desiderarlo proprio! Cosa ci guadagno? Se proprio guardo bene devo dire che ci guadagno i due tesori che già sono in me: con tutto me stesso accolgo, scelgo di realizzare, e compio, il mio più grande desiderio. Prendo forma e porto frutto. E con ciò la mia più grande gioia. Eterna.

Articolo di Luca Magarotto
Giovani per Giovani su Donboscoland.it

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