UDIENZA DEL MERCOLEDI’. APPUNTI DI BENEDETTO SU LAICITA’ DELLO STATO E RUOLO DELLA CHIESA

di Gianluca Barile su Papanews.it

CITTA’ DEL VATICANO – I cattolici italiani debbono compiere “un deciso sforzo di conversione e di rinnovamento spirituale, per un risveglio alla fede autentica, per un recupero salutare nel rapporto con Dio e per un impegno evangelico piu’ generoso”. Lo ha chiesto Benedetto XVI nel breve discorso ai fedeli che hanno trovato posto nella Basilica di San Pietro, e che il Papa ha incontrato prima dell’Udienza Generale tenuta nell’Aula Paolo VI. Il numero dei pellegrini era così elevato, infatti, che la Prefettura della Casa Pontificia ha dovuto distribuire i partecipanti alla catechesi pubblica del Santo Padre tra i due luoghi. Tema della riflessione del Papa, “il cammino quaresimale” che rappresenta, ha aggiunto, “un’occasione favorevole” per una rinascita nella fede che deve portare ad un cambiamento di vita: “Nella consapevolezza che l’amore e’ stile di vita che contraddistingue il credente, non stancatevi – ha esortato Benedetto XVI rivolto agli italiani – di essere ovunque testimoni di carita’”.

 

Nella catechesi tenuta nell’Aula Paolo VI, il Papa teologo e’ poi tornato sul tema dell’impegno dei laici cristiani a costruire un mondo piu’ giusto seguendo le indicazioni del Vangelo. Lo ha fatto a partire dall’insegnamento di Sant’Agostino le cui opere, ha detto, hanno “importanza capitale non solo per la storia del cristianesimo ma per tutta la cultura occidentale”. Anche oggi, ha aggiunto, la “Citta’ di Dio”, una delle opere piu’ famose di Sant’Agostino, resta “una fonte che definisce bene cosa sia la vera laicita’ e la competenza della Chiesa”, nel rapporto tra fede e politica. Il “De civitate Dei”, ha ricordato Benedetto XVI, fu scritto nel V secolo in occasione del sacco di Roma da parte dei Goti: “Durante l’era degli Dei pagani, Roma era ‘caput mundi’ e non era pensabile che venisse espugnata dai nemici; adesso con il Dio cristiano non e’ piu’ sicura questa grande citta’, per cui il Dio dei cristiani non puo’ essere il Dio a cui affidarsi”. A questa “obiezione”, Sant’Agostino ha risposto con “una grandiosa opera, chiarendo cosa spettasse a Dio e cosa no, quale relazione dovesse esserci tra la sfera politica e la sfera della Chiesa”. Sullo sfondo dell’opera agostiniana, c’e’ “la grande rappresentazione della storia dell’umanita’”, concepita come “la storia della lotta tra due amori: l’amore di se’ fino all’indifferenza per Dio, e l’amore di Dio fino all’indifferenza di se’, alla piena liberta’ da se’ per gli altri nella luce di Dio, che – ha scandito il Pontefice – ci ama, ci accetta, trasforma e ci eleva a se stesso”. “A tanti fratelli – ha sottolineato – anche oggi piace leggere le opere di Sant’Agostino, e debbo dire che io sono uno di questi”. D’altro canto, Agostino, ha detto il Papa, ”e’ il padre della Chiesa che ha lasciato il maggior numero di opere. Alcuni degli scritti sono di importanza capitale e non solo per la formazione del cristianesimo ma per tutta la cultura occidentale”. Tra le piu’ di mille opere della produzione agostiniana, il Papa si e’ soffermato inoltre sulle ‘Confessioni’, autobiografia ”nella forma di un dialogo con Dio”, ed ha citato le ‘Retractationes’ di un Agostino ”ormai anziano che compie un’opera di revisione di tutta la sua opera scritta, lasciando cosi’ un documento letterario singolare e preziosissimo ma anche un insegnamento di sincerita’ e di umilta’ intellettuale”.

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