In Sudan, la Famiglia Salesiana e il VIS avviano un progetto per la costruzione di venti scuole

Venti edifici scolastici saranno costruiti nei prossimi cinque anni nelle regioni meridionali del Sudan. Si tratta di un progetto promosso dalla Famiglia Salesiana, presente sul territorio africano dal 1980, in collaborazione con i volontari del VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo). Un’iniziativa – si legge sull’Osservatore Romano – che gode del sostegno di enti nazionali e internazionali, come di donatori privati, e che nasce per favorire l’accesso all’istruzione a tutti quei giovani che, nei territori sudanesi tormentati da lunghi anni di guerra civile, sono privati di questo diritto. Secondo il progetto, i lavori vedranno la costruzione di strutture ad un solo piano composte da tre edifici ciascuna e capaci di ospitare almeno 350 bambini. Qui alle attività educative dedicate ai ragazzi si affiancheranno anche attività di formazione per gli insegnanti e di alfabetizzazione per gli adulti. “Insieme alla distruzione e alla morte di migliaia di sudanesi, frutto amaro della guerra, c’è la mancanza di infrastrutture, di salute e di alfabetizzazione, aveva sottolineato il rettor maggiore, don Pascual Chávez Villanueva, nel lanciare il progetto “Sogno salesiano per un nuovo Sudan”. Anche se i destinatari preferenziali del nostro intervento sono i bambini, gli adolescenti e i giovani, qui c’è tutto da fare anche per gli altri. Perciò il progetto da portare avanti comprende l’azione assistenziale, l’educazione e l’evangelizzazione al fine di costruire un nuovo Sudan”. “Le nostre scuole in Sudan – aggiunge Massimo Zortea, presidente del VIS – sono e diventeranno luoghi primari dove cominciare a ricostruire, attraverso l’educazione e l’istruzione, quel senso di appartenenza ad una comunità nazionale che è andato disgregandosi durante i lunghi anni di guerra”. All’impegno dei salesiani nel sud del Paese si unisce quello nei territori del nord, dove a richiedere assistenza sono soprattutto i giovani profughi, molti dei quali provenienti dalla martoriata regione del Darfur.

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