DA FRATELLO EMBRIONE.IT: NONOSTANTE L’AZZARDO DI FERRARA, NOI RICOMINCIAMO A TESTA BASSA

FRATELLO EMBRIONE – Lo avevamo detto, lo avevo detto. Il risultato è stato quello predetto. Ora a testa bassa, con l’umiltà dei forti e dei puri di cuore, e a testa alta, con la fierezza e la speranza di chi combatte la buona battaglia, riprendiamo il discorso da dove lo avevamo sospeso, con i comitati locali, i gruppi di studio, le collaborazioni artistiche, e continuiamo a pregare. “ABORTO? NO, GRAZIE”: 0,37 % dei consensi su base nazionale. Che dire? Mi viene in mente la disfatta di Caporetto e mi metto a ridere. Non per goduria del fallimento di una lista, alla quale peraltro alla fine ho espresso il consenso elettorale con il mio voto personale, nonostante la mia dura critica all’idea di una lista di scopo, mi metto a ridere perché adesso viene il bello per tutti noi. La sfida adesso diventa ancora più grande, più ardua, e quindi mettersi a ridere nelle difficoltà è un buon inizio per superarle.

Mi intristisce invece la tristezza che mi giunge – Telepaticamente? No! Si chiama empatia. – dagli amici di Fratello Embrione che hanno vissuto negli ultimi tempi la grande avventura della lista di Ferrara, da candidati. Spero vivamente che non si arrendino e che riprendano con noi il percorso esattamente da dove lo avevamo sospeso.

Mi concedo un attimo di riflessione sulla grande cazzata che Giuliano ha combinato presentando la lista. E al termine della riflessione appare chiara, in tutta evidenza, la temerarietà di un ragazzo di cinquant’anni che si fa chiamare “elefantino rosso”. È ora dell’autocritica per Ferrara, perché l’avere escluso e il non aver considerato gli antiabortisti veri dall’exploit iniziale non sono fattori estranei ad un fallimento così palese. Se Giuliano ha intenzioni serie, smetta di giocare, lasci la direzione de Il Foglio, la direzione di 8 e mezzo e si butti seriamente in un’opera ventennale di rieducazione sociale sul tema di aborto. Vent’anni di lavori forzati? Può darsi! Ma Giuliano li merita. Chi lo ha deciso? Quale tribunale ha comminato la pena di vent’anni di lavori forzati a Giuliano Ferrara? La sua coscienza, spero, perché tra qualche giorno sarà tutto più chiaro, e capiremo tutti insieme la gravità di questa disfatta che peggiora lo scenario, che fiacca nello spirito i volontari, che espone all’ilarità delle comitive, alle battute sui luoghi di lavoro, alle maligne insinuazioni delle cattive coscienze.
Quindi propongo a Ferrara venti anni di lavori forzati, consistenti nella ragionata inculturazione del popolo italiano nell’ottica di una cultura antiabortista.

Non arrendiamoci, rimbocchiamo le maniche e riorganizziamo i comitati. Anche due o tre persone possono tenere alta la bandiera della vita, una bandiera che non ha colore di partito politico monotematico, e questo finalmente lo abbiamo – amaramente – capito.

Noi ci siamo ancora! In Alto i cuori.

Massimiliano Musso
www.fratelloembrione.it

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