GIOVANI, POLITICA E BENE COMUNE: PER UNA NUOVA GRAMMATICA DELLA PARTECIPAZIONE

AZIONE – La società italiana permette ai giovani di partecipare? Sembra questa, quando la si pone, una domanda banale. A ben analizzarla, tuttavia, essa nasconde una cruda verità: il nostro Paese sta costruendo il proprio futuro senza chiedere un parere a chi quel futuro lo abiterà nell’età della maturità, ovvero i giovani. Quello della partecipazione giovanile è una questione spesso elusa perché imbarazza. L’Italia, si sa, è un Paese in cui non c’è ricambio generazionale, in cui non c’è spazio per le giovani generazioni. E i giovani non trovando spazio, rinunciano a partecipare, rinunciano a prendere parte alla società, rinunciano ad avere un ruolo attivo nella vita della comunità in cui vivono. Fatta eccezione per l’esperienza del volontariato in cui ai giovani vengono offerti spazi di partecipazione e di impegno, le cose si mettono male quando per partecipazione intendiamo la possibilità di incidere sulle scelte che il Paese andrà a fare, sulla possibilità di accesso ai luoghi in cui si prendono le decisioni. Da questo punto di vista il nostro Paese è completamente bloccato, immobile. Basti pensare al corpo dei docenti universitari che, in Italia, è uno dei più vecchi del pianeta, così come i vari livelli istituzionali (Parlamento, Regioni, Province ed enti locali) in cui i giovani faticano a trovare spazio. Ma le esemplificazioni potrebbero continuare.

Se questo è il quadro, è evidente che i giovani solo in parte sono coinvolti nella costruzione del bene comune. Ed è probabile che i giovani d’oggi si troveranno a vivere da adulti in un Paese che non solo non hanno voluto così, ma che non hanno potuto nemmeno contribuire a cambiare. Cosa fare, allora? Dare ai giovani un ruolo attivo, metterli nelle condizioni di prendere parte alla realizzazione del bene comune. In che modo? Innanzitutto incentivando la formazione ad una cittadinanza attiva ed ad una partecipazione responsabile e competente, attraverso apposite scuole di formazione, seminari, laboratori, forme varie di impegno politico e sociale. Una partecipazione attiva, infatti, nasce dalla consapevolezza di essere cittadini e per questo di avere dei doveri nei confronti della comunità. Una volta formati, il passo più difficile: dare loro fiducia.

Per leggere tutto il testo visita: http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=1782

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