ANGELUS, BENEDETTO XVI: “UN GIORNO DIO CI CHIEDERÀ CONTO DELLE NOSTRE AZIONI”.

CITTA’ DEL VATICANO – Prima della tradizionale preghiera domenicale dell’Angelus in Piazza San Pietro, Benedetto XVI ha evocato il Giudizio Universale scuotendo non poco le coscienze dei fedeli. “Nell’ora che solo Dio conosce, ciascuno – ha infatti ammonito il Papa – sara’ chiamato a rendere conto della propria esistenza”. “Questo – ha spiegato il Pontefice – comporta un giusto distacco dai beni terreni, un sincero pentimento dei propri errori, una carita’ operosa verso il prossimo e, soprattutto, un umile e fiducioso affidamento nelle mani di Dio, nostro Padre tenero e misericordioso”. “Noi abbiamo sempre poco tempo, specialmente per il Signore: non sappiamo o, talvolta, non vogliamo trovarlo. Ebbene, Dio ha tempo per noi”, ha poi ricordato Benedetto XVI, appena rientrato dalla Basilica di San Lorenzo fuori le Mura. “Tutti – ha osservato il Papa – diciamo che ci manca il tempo, perche’ il ritmo della vita quotidiana e’ diventato per tutti frenetico. Anche a tale riguardo la Chiesa ha una ‘buona notizia’ da portare: Dio ci dona il suo tempo”. Secondo il Pontefice, “questa e’ la prima cosa che l’inizio di un anno liturgico ci fa riscoprire con meraviglia sempre nuova. Si’: Dio ci dona il suo tempo, perche’ e’ entrato nella storia con la sua parola e le sue opere di salvezza, per aprirla all’eterno, per farla diventare storia di alleanza. In questa prospettiva – ha detto il successore di Pietro agli oltre 30.000 pellegrini che assistevano all’Angelus dalla Piazza e agli altri milioni di fedeli collegati via Tv e Radio da tutto il mondo – il tempo e’ gia’ in se stesso un segno fondamentale dell’amore di Dio: un dono che l’uomo, come ogni altra cosa, e’ in grado di valorizzare o, al contrario, di sciupare; di cogliere nel suo significato, o di trascurare con ottusa superficialità”. Dopo la preghiera mariana dell’Angelus, il Papa ha quindi voluto pregare “per le numerose vittime sia dei brutali attacchi terroristici di Mumbai, in India, sia degli scontri scoppiati a Jos, in Nigeria, come pure per i feriti e quanti, in qualsiasi modo, sono stati colpiti”. “Diverse – ha rimarcato il Pontefice – sono le cause e le circostanze di quei tragici avvenimenti, ma comuni devono essere l’orrore e la deplorazione per l’esplosione di tanta crudele e insensata violenza”. “Chiediamo al Signore – ha aggiunto – di toccare il cuore di coloro che si illudono che questa sia la via per risolvere i problemi locali o internazionali e sentiamoci tutti spronati a dare esempio di mitezza e di amore per costruire una societa’ degna di Dio e dell’uomo”. “Di tutto cuore rivolgo il mio saluto e il mio augurio a Bartolomeo I e ai fedeli del Patriarcato Ecumenico, invocando su tutti l’abbondanza delle celesti benedizioni”, ha poi sottolineato Benedetto XVI, ricordando che “il 30 novembre ricorre la festa dell’Apostolo Sant’Andrea, fratello di Simon Pietro”. Entrambi furono dapprima seguaci di Giovanni il Battista e, dopo il battesimo di Gesu’ nel Giordano, divennero suoi discepoli, riconoscendo in Lui il Messia. “Sant’Andrea e’ patrono del Patriarcato di Costantinopoli, cosi’ che la Chiesa di Roma si sente legata a quella costantinopolitana da un vincolo di speciale fraternita’. Percio’, in questa felice circostanza – ha affermato il Papa -, secondo la tradizione, una delegazione della Santa Sede, guidata dal Cardinale Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unita’ dei Cristiani, si e’ recata in visita al Patriarca Ecumenico Bartolomeo I”. E “l’arrivo di quel giorno benedetto nel quale pregheremo Dio assieme in una condivisa celebrazione dell’Eucaristia” e’ stato auspicato dal Santo Padre nel messaggio consegnato a suo nome dal Cardinale Kasper a Bartolomeo I. Il Papa, nella lettera, dichiara che “la vita interiore delle nostre Chiese e le sfide del mondo moderno richiedono urgentemente la testimonianza di unita’ dei discepoli di Cristo”.

Per leggere tutto i testo visita: http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=2003

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