Archivi del mese: febbraio 2009

Occorre aspettare qualche mese per verificare i risultati dell’operazione militare” dice un missionario dopo il ritiro delle truppe rwandesi dal Kivu

Kinshasa (Agenzia Fides)- “Certe dichiarazioni ufficiali mi sembrano eccessivamente ottimiste e penso che siano state rilasciate per giustificare l’operazione militare congiunta; ma occorre guardare alla realtà dei fatti: non mi sembra che l’operazione sia riuscita a ottenere un risultato definitivo” dice all’Agenzia Fides p. Loris Cattani, missionario saveriano con una lunga esperienza nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), commentando l’avvio del ritiro delle truppe rwandesi che erano stata impiegate nel nord Kivu (est della RDC) in un’operazione congiunta con i militari congolesi contro le Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR, il principale gruppo formato da ex miliziani hutu che dal 1994 hanno trovato rifugio nel nord Kivu). L’operazione era scattata il 20 gennaio, quando circa 6mila uomini dell’esercito rwandese erano entrati nel nord Kivu, con il consenso delle autorità congolesi. In cambio dell’aiuto congolese, il 22 gennaio era stato arrestato in Rwanda Laurent Nkunda, il leader del Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP), il movimento di guerriglia che ha messo a ferro e fuoco il Nord Kivu (vedi Fides 21 e 23 gennaio 2009).
“Secondo le autorità congolesi sono stati uccisi 90 appartenenti alle FDLR mentre altri 200 si sono arresi per essere rimpatriati in Rwanda. Per quel che riguarda i civili, la MONUC afferma che circa 2000-3000 persone hanno fatto rientro in Rwanda. Se si pensa che le FDLR sono composte da circa 6mila combattenti sorgono dei dubbi sui risultati delle operazioni militari” spiega p. Cattani. “Le FDLR non hanno accettato il combattimento, fuggendo di fronte all’avanzata delle truppe congolesi-rwandesi e rifugiandosi nella foresta. È vero che sono state distrutte le loro basi, ma si fa presto a ricostruirle. Le FDLR si finanziano con i traffici delle ricchezze del Kivu e in passato sembra che abbiano ricevuto armi dall’esercito congolese per contrastare il movimento di Nkunda” continua il missionario. Secondo la stampa congolese si temono rappresaglie contro la popolazione civile locale da parte delle FDLR.

“Su un piano più generale, occorre fare due considerazioni- prosegue il missionario. In primo luogo la rapidità della svolta nelle relazioni tra Rwanda e Congo che fino agli inizi di gennaio si accusavano di destabilizzarsi reciprocamente: Kigali accusava Kinshasa di armare le FDLR; il Congo accusava invece il Rwanda di sostenere Nkunda. Poi all’improvviso la svolta: il Rwanda arresta Nkunda quasi in contemporanea all’operazione congiunta nel nord Kivu contro le FDLR. Un mese prima inoltre le truppe ugandesi avevano sferrato un’offensiva contro LRA. É emerso che entrambe le operazioni sono state preparate e appoggiate da AFRICOM, il nuovo comando del Pentagono per l’Africa. É chiaro che USA e Unione Europea hanno esercitato forti pressioni su Kigali e Kinshasa perché si riavvicinassero. Alla luce di queste considerazioni mi chiedo quanto questa svolta sia duratura e sincera. Inoltre l’operazione militare congiunta è stata preparata dal lato congolese da pochissime persone: il Parlamento non è stato consultato e nemmeno il Capo di Stato Maggiore delle forze armate. Si è giunti al paradosso che l’offensiva militare è stata preparata dal Capo della Polizia nazionale, John Numbi, senza coinvolgere il capo dell’esercito. Numbi è stato uno degli uomini chiave della decisione del gennaio 2007 di mantenere nel nord Kivu gli uomini del RCD Goma (un precedente gruppo di guerriglia filo-rwandese), che si erano integrati nell’esercito congolese riunificato (previsto dagli accordi di pace) invece di disperderli in altre regioni del Congo. Sono proprio questi uomini che sono andati a costituire un anno più tardi la formazione di Nkunda”.
Nonosstante queste considerazioni p. Loris rimane aperto alla speranza di pace: “Sono il primo a essere disposto a dare credito a un effettivo riavvicinamento tra Rwanda e Congo: spero sinceramente che vi sia un ritorno della pace. Si parla adesso di piani di integrazione economica tra Rwanda, Burundi e Kivu. Ma questo esisteva già prima della crisi degli anni ’90. Esisteva infatti la Comunità Economica dei Paesi dei Grandi Laghi. Occorre ritornare a questa senza però che gli interessi strategici ed economici delle potenze straniere condizioni questo processo, che deve essere al servizio, prima di tutto delle popolazioni locali

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‘VIVERE DA CRISTIANI ADULTI NELLA CHIESA’: L’ASSOCIAZIONE PAPABOYS PROPONE UN CAMMINO FORMATIVO

ROMA – Cinque appuntamenti nel mese di marzo per “Vivere da Cristiani adulti nella Chiesa”, un cammino di fede e preparazione ai sacramenti. E’ l’iniziativa patrocinata dall’Ordinariato Militare in Italia (organizzazione pastorale che coordina e dirige le attività dei cappellani militari italiani distaccati presso gli enti e le caserme delle Forze armate), del Centro di formazione alla Meditazione Cristiana (servizio ecclesiale di formazione integrale della persona e di approfondimento della fede con il mezzo della “meditazione cristiana”) e dell’Associazione Nazionale dei Papaboys (i Giovani del papa) che invitano i ragazzi e le ragazze dell’Associazione, almeno quelli residenti a Roma, a partecipare a queste 5 giornate di formazione alla vita cristiana, anche in preparazione alla Santa Pasqua.

Per leggere tutto il testo e per info visita:  http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=2305

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SABATO PROSSIMO “NOTTE BIANCA” CON SAN PAOLO A CURA DELLA FEDERAZIONE DEGLI SCOUT D’EUROPA

ROMA – Quindici chilometri a piedi nella notte sui passi di san Paolo a Roma per i Capi, Rover e Scolte delle Guide e Scout d’Europa Cattolici ( F.S.E.) di Roma. Accogliendo l’invito del Santo Padre a ripercorrere i luoghi della fede dell’Apostolo delle genti oltre 250 ragazzi e ragazze, tra i 17 e i 25 anni, faranno il prossimo sabato, 28 febbraio, una scelta controcorrente: scegliere di mettersi in cammino per incontrare con la mente e con il cuore, ma anche con il faticoso procedere dei passi, il grande annunziatore di Cristo a 2000 anni dalla nascita. Sono ovviamente pochi 15 chilometri dinanzi ai 16.500 che san Paolo ha percorso a piedi nei suoi diversi viaggi – così l’esegesi ha quantificato geograficamente le fatiche paoline – ma si pongono come un segno per capire la forza di quella “fede che opera nella carità” che ha spinto l’apostolo da Gerusalemme fino a Roma. Cinque tappe, con altrettante catechesi, aiuteranno i partecipanti al pellegrinaggio a misurarsi con la testimonianza paolina.

L’appuntamento è fuori delle Mura, presso la parrocchia della Natività in via Gallia, alle ore 20:00, per prepararsi a rivivere la stessa emozione di Paolo all’ingresso della capitale dell’impero di cui era cittadino, accompagnato dall’evangelista Luca e da alcuni cristiani della comunità di Roma che gli erano venuti incontro sulla via Appia. La seconda tappa porterà alla chiesa di Santa Prisca all’Aventino, luogo nel quale, secondo la tradizione, avevano la residenza i primi cristiani di Roma di cui si conosca il nome: Aquila e sua moglie Priscilla. La coppia fuggì da Roma al tempo dell’editto di Claudio, quando il nome “cristiano” era già oggetto di discussione, intorno all’anno 49 d.C.; conobbero Paolo a Corinto, prima di accoglierlo nuovamente a Roma, quando fecero ritorno nell’urbe. La sosta sarà un’occasione per riflettere sul “mistero del matrimonio”, testimonianza dell’amore sponsale ed indissolubile che lega Cristo alla sua Chiesa.

Per leggere tutto il testo visita: http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=2304

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IL ROMPICAPO D’ISRAELE TRA BOMBE LANCIATE, BAMBINI ESPLOSI E SOLUZIONI DA TROVARE

CRONACA – Le intenzioni del governo guidato da Kadima erano chiare: lanciare una campagna su Gaza che facesse vedere il polso forte, mostrarsi capaci di fermarsi dopo aver sottomesso il nemico senza infierire, giusto alla vigilia del nuovo insediamento alla Casa Bianca, e incassare l’effetto Obama. Ma le cose non sono andate così. La campagna su Gaza è stata durissima e ha colpito anche i civili senza mettere a tacere Hamas. Con le vittime innocenti il governo ha perso consenso internazionale, nonostante molti avessero dato a Israele una sorta di tacito assenso ad agire. E con i razzi di Hamas la destra israeliana ha potuto continuare a giocare alle elezioni la carta della paura. Il risultato elettorale, così, ha prodotto un rompicapo complicatissimo. Il paese ha preferito la destra, ma il Likud di Bibi Netanyahu, già premier di un disastroso governo che fece arretrare il processo di pace dopo l’attentato a Rabin, non ha ottenuto la maggioranza relativa. Per un seggio è stato battuto da Kadima, il partito di centro inventato da Sharon e guidato oggi da Tzipi Livni. In un sistema proporzionale puro, dove le alleanze non si stringono prima del voto, questo conta e Bibi non ha automaticamente il mandato a formare il governo. Alle spalle di Kadima e Likud, i laburisti, al minimo storico, sono stati superati dal fatto nuovo delle elezioni, il partito di Avigdor Liebermann. Seguono il partito ultraconservatore Shas e altre piccole formazioni che vanno dalla destra estrema alla rappresentanza araba. La somma dei seggi delle destre arriva a 65, ma non è facilmente componibile. Yisrael Beitenu, la forza politica creata da Liebermann, è il partito degli ebrei russi, considerati dagli ortodossi cittadini di serie B e mai del tutto riconosciuti come veri componenti della comunità sociale e religiosa di Israele. Il loro voto esprime un riscatto rancoroso e per questo pare non facile una loro alleanza di governo organica con chi sinora li ha emarginati, come gli ortodossi di Shas. Bibi Netanyahu dovrebbe usare tutte le sue doti di mediatore, peraltro scarse, per tenere in piedi una coalizione sospettosa basata su una maggioranza di soli 5 seggi. Per questo rimane più probabile la grande coalizione tra Likud e Kadima. Ma realizzarla è tutt’altro che facile. I rapporti reciproci sono difficili e le posizioni sul processo di pace opposte.

Per leggere tutto il testo visita:  http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=2302

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SANTA SEDE: IL MONDO È IN CRISI PER LA MANCANZA DI UNA “BASE ETICA”. PIU’ ATTENZIONE ALLE PERSONE

GINEVRA – La crisi economica mondiale attuale è causata soprattutto dalla “mancanza di una base etica”, e per questo è necessario ristabilire la priorità della persona umana sul profitto. E’ quanto ha osservato l’Arcivescovo Silvano M. Tomasi, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, intervenendo alla decima Sessione Speciale del Consiglio dei Diritti dell’Uomo sull’impatto della crisi economica e finanziaria mondiale sulla realizzazione e il godimento effettivo dei diritti umani, svoltasi a Ginevra il 20 febbraio. La crisi, ha spiegato l’Arcivescovo, ha “conseguenze sociali drammatiche” e compromette “i diritti umani di innumerevoli persone”, “inclusi il diritto al cibo, all’acqua, alla salute e a un lavoro degno”. In questo contesto, osserva, “la comunità internazionale ha la legittima responsabilità di chiedere perché si sia arrivati a questa situazione, di chi sia la responsabilità e come una soluzione concertata possa far uscire dalla crisi e favorire il ripristino dei diritti”.

L’impegno nell’attività finanziaria, sottolinea, non si può ridurre a “guadagnare facili profitti”, dovendo includere anche “la promozione del bene comune tra quanti prestano, quanti prendono in prestito e quanti lavorano”. La situazione che il mondo sta vivendo, quindi, deriva essenzialmente da una “mancanza di una base etica”. Di fronte a questo, e riprendendo l’insegnamento di Benedetto XVI, il presule ha esortato a una rinnovata attenzione a un approccio etico nella creazione di partnership positive tra mercati, Stati e società civili.

I Paesi poveri, i più colpiti dalla crisi

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TEMPO DI QUARESIMA – OLTRE OGNI DISTRUTTIVA VORACITÀ. EDITORIALE DI AVVENIRE

QUARESIMA – La fase orale, in tutte le sue varianti simboliche, non è più il tratto ele­mentare del nostro approccio al mon­do. È un sogno a occhi aperti, un’icona dell’autorealizzazione, un orizzonte cul­turale vero e proprio. Quelli che lo sanno fare, avranno certa­mente calcolato anche questo. Il fattu­rato complessivo dei prodotti che so­stengono gli standard della sovralimen­tazione occidentale, sommato a quello di tutti gli altri prodotti che provvedono alla cura degli effetti indesiderati dei pri­mi, deve fare una bella cifra. Non so fa­re questo calcolo, ma mi pare evidente che la ‘voracità’ è ormai una categoria dello spirito, per noi, più ancora che un costume alimentare. Siamo o non siamo una ‘civiltà’ dei consumi? Una delle no­stre idee-guida, ossia il progetto di ‘non farsi mancare niente’, nel breve giro di qualche decennio ha fatto passi da gi­gante. Il primo fattore di umanizzazione che ci rimette è il linguaggio, una delle più belle qualità spirituali del nostro corpo. Le mamme esortavano, una volta: «Non si parla a bocca piena». Anche altre co­se ci raccomandavano, in verità, sem­pre sullo stesso registro: «Non ci si but­ta sul piatto», «Non ci si serve per primi», eccetera. Piccole cose del galateo, al­l’apparenza. Grandi passi verso l’uma­nizzazione, in realtà, se si pensa che la modulazione del nostro rapporto col ci­bo, fin dai primi sorrisi, è il mediatore fondamentale della catena simbolica di tutte le altre relazioni affettive e sociali. In ogni modo, con la bocca piena – e lo sguardo perso, e le mani sempre ad af­ferrare – non si parla.

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DALL’UNIONE EUROPEA 34 MILIONI DI EURO PER COMBATTERE IL FUMO, ANCHE QUELLO PASSIVO

ANTIFUMO – Un aiuto per non cominciare, oppure per smettere. La Commissione europea ha deciso di rifinanziare per altri due anni la campagna-antifumo “Help-Per una vita senza tabacco” con un budget di 34 milioni di euro. Il fumo è ancora la prima causa di morte evitabile in Europa e, ricordano gli organizzatori, resta “la priorità numero uno nell`agenda di salute pubblica dell`Unione europea”. Per questo la campagna si rivolge soprattutto ai giovani, tra i 15 e 34 anni, con l`obiettivo di lanciare messaggi per allontanarli dalla sigaretta e tutelare le vittime del fumo passivo. Nella prima fase, nei gazebo allestiti in tutta Europa si sono sottoposte al test per la misura del monossido di carboni nei polmoni oltre 340 mila persone. In Italia hanno partecipato al test oltre 6 mila persone tra fumatori e non fumatori. Le associazioni impegnate nel progetto, Emsa (European Medical Students Association), Ensa (Europea Nursing Students Association), Ifmsa (International Federation of Medical Students` Association), Efpsa (European Federation of Psychology Students) e il Youth Forum Jeunesse, hanno confermato il sostegno all`iniziativa che avrà il suo lancio ufficiale è in programma per il 31 maggio, Giornata mondiale senza tabacco.

Per leggere tutto il testo visita:  http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=2299

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