BENEDETTO XVI: “SE NON SI RICONOSCE L’INTANGIBILE LEGGE NATURALE È “DITTATURA DEL RELATIVISMO”

CITTA’ DEL VATICANO – Se non si riconosce il valore della legge naturale, ossia di una verità immutabile, insita nel cuore dell’uomo, che lo fa preoccupare del bene comune, per cui si respingono gli attentati alla vita, si ha la “dittatura del relativismo, che non riconosce nulla di defintivo e lascia come ultima misura solo il propro io e le sue voglie”. E’ il monito che Benedetto XVI ha tratto oggi dal pensiero e dalla vita di Giovanni di Salisbury, il teologo inglese del XII secolo, la figura del quale ha illustrato alle novemila persone presenti nell’aula Paolo VI, in Vaticano, per l’udienza generale. Giovanni nacque tra il 1100 e il 1120 a Salisbury, in Inghilterra. A quanto si ricostruisce dal suo ricco epistolario, tra il 1136 e il 1148 si dedicò agli studi frequentando le lezioni dei maestri piu famosi del suo tempo, in particolare alla scuola teologica di Chartres. “Come spesso accadeva agli studenti più brllanti” richiesti da vescovi e sovrani come collaboratori, tra il 1150 e il 1161 divenne segretario e cappellano di Theobaldo, anziano arcivescovo della sede primaziale di Canterbury. “Con infaticabile zelo”, mentre proseguiva negli studi, svolse una intensa attivita diplomatica, recandosi molte volte a Roma per curare i rapporti col papato. Allora c’era Adriano IV, inglese, che morì nel 1159. In quegli anni, in Inghilterra c’era “una grave tensione tra Chiesa e regno, che intendeva affermare la sua autorità, limitandone la libertà”.

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1 Commento

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Una risposta a “BENEDETTO XVI: “SE NON SI RICONOSCE L’INTANGIBILE LEGGE NATURALE È “DITTATURA DEL RELATIVISMO”

  1. Neuro

    Esiste però “una verità oggettiva e immutabile, accessibile alla ragione umana e che riguarda l’agire pratico”. Giovanni da Salisbury la chiamava “equità” e oggi “legge naturale”. “Sono precetti per tutti i popoli, che in nessun caso possono essere abrogati, condizioni che rendono l’azione dei governanti giusta e consentita. Il tema del rapporto tra legge naturale e ordinamento giuridico positivo mediato dall’equità è anche oggi di grande importanza”. “Nel nostro tempo – ha spiegato – soprattutto in alcuni Paesi, c’è uno scollamento preoccupante tra la ragione, che ha il compito di scoprire i valori etici della dignità umana, e la libertà, che ha la responsabilità di accoglierli e promuoverli. Forse Giovanni di Salisbury, ci ricorderebbe oggi – ha commentato il Papa – che sono conformi all’equità solo le leggi che tutelano la sacralità della vita umana e respingono la liceità dell’aborto, dell’eutanasia e delle disinvolte sperimentazioni genetiche, leggi che rispettano il matrimonio tra un uomo e una donna e che si ispirano ad una corretta laicità dello Stato, che comporta sempre il rispetto della libertà religiosa e il principio di sussidiarietà a livello nazionale e internazionale. Diversamente finirebbe per instaurarsi la tirannia di quello che Giovanni di Salisbury definiva tirannia del principe e noi diremmo dittatura del relativismo, che, come ricordavo qualche anno fa, non riconosce nulla come definitivo e lascia come ultima misura il proprio io e le sue voglie”.

    Non che sia proprio chiaro come discorso, cmq… come fa ad esistere una “dittatura del relativismo” se “il relativismo non riconosce nulla di definitivo” (cito testualmente), c’è una contraddizione di termini ed ancor più di contenuti. Il punto cardine di qualunque dittatura, anche solo in senso lato, è l’imposizione di pensieri e azioni come assolute, proprio contrarie alla filosofia stessa del relativismo.

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