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GIAPPONE, SERVIRANNO 9 MESI PER TORNARE ALLA NORMALITÀ NELLA CENTRALE NUCLEARE DI FUKUSHIMA

ESTERI (Tokyo, GIAPPONE) – Ci vorranno dai sei ai nove mesi per arrivare ad un controllo completo della centrale di Fukushima. La Tokyo Electric Power (Tepco), la società che gestisce l’impianto, prevede di raffreddare i reattori ed il combustibile esaurito nei prossimi tre mesi, portando la situazione ad un livello stabile e riducendo costantemente il livello di fughe radioattive. Secondo la Tepco saranno necessari da tre a sei mesi per assicurare uno “spegnimento freddo” dell’impianto, una situazione cioè in cui l’acqua di raffreddamento delle barre sia sotto i 100 gradi ed i reattori siano considerati stabili. Questa operazione renderebbe possibile a molte delle famiglie evacuate dalla zona di ritornare alle loro case nel 2012.

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GIAPPONE, NUOVA ESPLOSIONE NELLA CENTRALE DI FUKUSHIMA. GLI ESPERTI: NON SARÀ UN’ALTRA CHERNOBYL

ESTERI (Tokyo) – Un’altra esplosione alla centrale nucleare di Fukushima. Dopo l’esplosione al reattore 1 di sabato scorso, che ha distrutto uno dei quattro edifici che compongono l’impianto, oggi si è prodotta una seconda esplosione, che ha danneggiato il reattore 3. Il governo assicura però che non ci sono ulteriori crescite di radiazioni, e alcuni scienziati dichiarano che non ci sono problemi di fughe nucleari, come avvenne a Cernobyl nell’aprile del 1986 (dove una fissione nucleare senza controllo provocò l’esplosione del reattore e diffuse polveri radioattive in mezza Europa).

Le esplosioni sono conseguenze dirette del terremoto, che ha distrutto l’impianto di raffreddamento, mentre il cuore dei reattori fortunatamente è rimasto intatto. Le autorità affermano che il livello di radiazioni non è cresciuto, nonostante 9 operai siano rimasti feriti dall’esplosione. Nel frattempo si sta usando l’acqua marina per raffreddare le camere che contengono il materiale radioattivo. Il portavoce del governo Yukio Edano ha dichiarato che dalla zona attorno al reattore 3, nel raggio di 20 km, sono state evacuate 500 persone, che si aggiungono alle 210.000 evacuate nei giorni scorsi. Per ora solo 22 persone sono state curate per esposizione alle radiazioni.

Intervistato dall’emittente Abc, il professor Aidan Byrne, del Collegio di scienze fisiche e matematiche dell’università di Canberra, ha sminuito la possibilità che gli incidenti a Fukushima portino ad un disastro simile a quello di Cernobyl. Secondo Byrne, a differenza di Cernobyl, Fukushima ha delle stanze di contenimento, i suoi reattori sono stati spenti e la fissione nucleare è ferma. L’unica preoccupazione è che, se il raffreddamento non funzionasse, si potrebbe produrre una fusione dei contenitori. Finché esiste la possibilità di raffreddamento, quindi, il pericolo di fusione è escluso.

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CRESCE IL NUMERO DEI MORTI A BRISBANE; UNA TRAGEDIA ENORME, MA LA RISPOSTA DELLA GENTE È FENOMENALE

BRISBANE – La vastità del diluvio che dura ormai da un mese nel nord-est dell’Australia ha colpito il 75% della regione del Queensland: un’area cinque volte più grande del Regno Unito. Secondo l’ultimo comunicato giunto all’Agenzia Fides dalle Pontificie Opere Missionarie (Pom) australiane, il bilancio delle vittime ad oggi ammonta a 16 persone, ma è previsto il recupero di altri cadaveri nella valle Lockyer dove uno “tsunami interno” ha spazzato le strade delle città di Toowoomba, Helidon, Grantham, Gatton e Ipswich. Circa 50 persone risultano disperse nella zona, molti si teme siano annegati. La capitale del Queensland, Brisbane, è l’ultimo centro urbano ad essere stato sommerso. Piogge torrenziali e una forte marea del fiume Brisbane hanno inondato intere periferie, costringendo ad allontanarsi 20 mila famiglie e a chiudere 3.500 industrie. Energia elettrica ed acqua sono saltate e la città è stata dichiarata zona disastrata.

Jenny Simpson, delle Pom di Brisbane, è stata evacuata da Tennyson. “Il peggio deve ancora arrivare – si legge nel testo inviato a Fides – e cresce anche il timore per le malattie. Sono benvenute le preghiere … che fanno una grande differenza”. David McGovern, Direttore dell’ufficio diocesano delle Pom di Brisbane ha aggiunto: “le preghiere sono sempre necessarie e ben accolte. Le acque del diluvio si ritirano, ma i danni alle case e alle persone dureranno molto più a lungo”. Anche l’Arcivescovo di Brisbane, Mons. John Bathersby, ha chiesto preghiere “per i defunti e per le loro famiglie, per gli operatori dei soccorsi e tutti coloro che soffrono a causa delle inondazioni”. L’Arcivescovo inoltre comunica che “sono state messe a disposizione per gli sfollati parrocchie e scuole, mentre l’ufficio centrale dell’arcidiocesi è chiuso per mancanza di energia elettrica.” La Conferenza Episcopale australiana ha informato che tutti i Vescovi e la popolazione del paese è unita nella preghiera e nel sostegno pratico per far fronte alla peggiore inondazione degli ultimi decenni che continua a colpire lo stato del Queensland. Un sacerdote dell’arcidiocesi di Brisbane, padre John Conway, attualmente amministratore di tre parrocchie in un’area della periferia di Toowomba, ha dichiarato: “E’ una tragedia enorme, ma la risposta della gente è fenomenale. Ho visto persone sfollate dalla loro casa che si sono impegnate nei centri di soccorso. In molte zone manca l’acqua potabile, le strade sono danneggiate e i camion non possono passare, non è possibile avere combustibili, latte, pane. Stiamo razionando tutto”. Anche il Santo Padre Benedetto XVI si è reso presente assicurando la propria preghiera ed inviando un contributo di 50.000 dollari a favore della campagna per le vittime delle inondazioni del Queensland, coordinata dalla Società di San Vincenzo de’ Paoli. (AP) (13/1/2011 Agenzia Fides)

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NUOVO LIBRO SULL’INDIA. LAPIERRE: SIA BENEDETTA CALCUTTA (E MADRE TERESA)

INDIA – L’orgoglio del cielo! Venticinque anni dopo che la Grande Anima dell’India aveva lanciato questo appello, trovo la presenza di Dio in qualunque strada di Calcutta mi conduca la mia inchiesta. Può accadere, come la settimana scorsa, che veda bloccare la circolazione da una processione irta di stendardi e di orifiamme verdi, che sbuca in Chittapore Road accompagnata da una gran cacofonia di fanfare. Si celebrava Muharram, il Capodanno islamico. I tre milioni di musulmani di Calcutta erano per la strada. Era un giorno festivo come un’altra dozzina di giorni festivi previsti dal calendario della città, che è un vero guazzabuglio di popoli e di credenze. Due giorni prima, un’esplosione di petardi aveva svegliato di soprassalto me e con me tutta la città. I sikh celebravano la nascita del guru Nanak, venerato fondatore della loro comunità. Se quel giorno avessi cercato un taxi, ci sarebbero state nove probabilità su dieci che i loro autisti con la barba arrotolata e il turbante blu o rosso avessero abbandonato le vetture per andare a onorare il loro guru.

Oggi, a essere in effervescenza è il Barra Bazar. I jain digambara festeggiano il ritorno della stagione dei pellegrinaggi che coincide con la fine ufficiale della stagione dei monsoni. Ma è soprattutto la festa di Durga, la dea indù distruttrice del demonio, a fare di Calcutta un luogo sacro della fede. Per quattro giorni e quattro notti, una città tristemente nota diventa una città magica, piena di luce, di gioia e di speranza. Ho la fortuna di vivere i riti di questa festa con l’uomo-risciò Hasari Pal, e i suoi compagni di stanghe. Grazie a loro, scopro un posto incredibile: un intero quartiere di vecchie rimesse, di miserabili laboratori e di viuzze dove centinaia di uomini producono, di padre in figlio, la più incantevole collezione di opere d’arte che sia mai stata dedicata a una divinità o ai suoi santi. Per un anno intero, questi artisti della casta dei vasai hanno gareggiato in creatività e devozione, facendo nascere dalle proprie mani le più grandi, le più sontuose rappresentazioni della dea Durga. Un lavoro prodigioso: dopo aver costruito l’ossatura con la paglia intrecciata, i vasai rivestono il modello di argilla grigia, poi la modellano delicatamente per darle la forma e l’espressione volute. Per finire, decorano la statua con il pennello, conferendole un aspetto fantastico e volutamente grottesco. Il quarto giorno di festa, al crepuscolo, camion, carretti a mano, taxi, e risciò per le più piccole, portano le statue e i loro devoti proprietari in riva all’Hooghly, il tumultuoso braccio del Gange. Ogni statua viene quindi inghirlandata di fiori e le famiglie le calano lentamente, rispettosamente, nell’acqua.

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HAITI TRA VIOLENZE E COLERA. FIAMMETTA: COSÌ CERCHIAMO DI COMBATTERE IL COLERA E IL NOSTRO LIMITE

HAITI – Carissimi amici, vi scrivo queste righe dopo aver saputo che i giornali in Italia riprendono a parlare di Haiti. Come spesso succede, le cattive notizie viaggiano sempre più veloci e fanno più clamore di quelle buone. Prima di tutto vorrei rassicurare quanti hanno scritto e telefonato che noi di AVSI stiamo bene e continuiamo il nostro lavoro. Come sapete, il colera è alla fine arrivato in città e il contagio si estende. Purtroppo è difficile avere dei dati certi e che rappresentino davvero la situazione, ma certamente ci sono oltre mille vittime, che sono un numero enorme, e migliaia di contagiati in trattamento ospedaliero.

Gli ospedali della capitale sono alla capienza massima e le organizzazioni umanitarie come noi ricevono pressanti inviti ad attivarsi per cercare di prendere in carico almeno i casi meno gravi. Cosi abbiamo organizzato due tende in due avamposti di Cite Soleil, il quartiere più colpito, per identificare le persone contagiate, prestare la prima idratazione e vedere se si riesce a stabilizzare il paziente, prima di decidere se trasferirlo in un centro meglio attrezzato. Le persone vengono numerose, ed è di grande sollievo per loro avere un posto dove essere ascoltati e magari rassicurati, senza dover aver paura delle reazioni della gente, dell’isteria del contagio che si diffonde. Molti non hanno la fortuna di sapere dove andare e aspettano di essere veramente molto gravi per andare in ospedale, dove arrivano a volte troppo tardi. Per questo stiamo lavorando per migliorare la sensibilizzazione comunitaria e raggiungere tutti ma davvero tutti. Unicef ha approvato la nostra proposta di distribuzione di pastiglie per potabilizzare l’acqua a tutte le famiglie beneficiarie, cosi mentre facciamo la sensibilizzazione possiamo anche direttamente intervenire per migliorare la situazione di vita della gente. Vediamo che questa prossimità alla gente dà dei risultati, che il contagio leggermente rallenta là dove riusciamo ad arrivare in modo energico a sensibilizzare e prendere in carico la gente. Vorremmo fare di più, ma non sempre ne abbiamo le energie e le risorse e le nostre equipes a volte sono davvero stanche. Abbiamo anche ricevuto un appello da alcuni ospedali a prendere in carico i neonati delle mamme che entrano in trattamento di isolamento, affinché non deperiscano in assenza dell’allattamento. Avendo già lavorato sui neonati orfani di madre in risposta al terremoto, siamo pronti e il nostro staff è formato.

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LA CHIESA STA ‘PULENDO LA SPORCIZIA’ CON LA DETERMINAZIONE DI BENEDETTO XVI! E LA SOCIETA’?

ROMA – L’azione di Benedetto XVI sta colpendo in maniera puntuale ogni sorta di ‘sporcizia’ all’interno della Chiesa; il Papa lo aveva già detto – a chiare lettere – quando da Cardinale si trovò a commentare la Via Crucis del Colosseo nel 2005. Prima di andare oltre, rileggiamo quei momenti alla luce delle azioni quotidiane del Pontefice. In quell’indimenticabile Venerdì Santo, Giovanni Paolo II, stretto, quasi aggrappato al Crocifisso, in una struggente “icona” di sofferenza, ha ascoltato in silenzioso raccoglimento le parole di colui che sarebbe divenuto il suoSuccessore sulla Cattedra di Pietro. Significativamente, il leitmotiv della Via Crucis è stata la parola pronunciata da Gesù la Domenica delle Palme, con la quale – immediatamente dopo il suo ingresso a Gerusalemme – risponde alla domanda di alcuni greci che lo volevano vedere: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12, 24). Con queste parole il Signore ha offerto una interpretazione “eucaristica” e “sacramentale” della sua Passione. Ci mostra – era stata la riflessione dell’allora Cardinale Ratzinger – che la Via Crucis non è semplicemente una catena di dolore, di cose nefaste, ma è un mistero: è proprio questo processo nel quale il chicco di grano cade in terra e porta frutto. Con altre parole, ci mostra che la Passione è un’offerta di se stesso e questo sacrificio porta frutto e diventa quindi un dono per tutti.

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ANCHE I GIOVANI DEI PAPABOYS ADERISCONO ALLA GIORNATA DI DIGIUNO E PREGHIERA PER LA VITA DI OGGI

notiziaROMA – Una iniziativa lanciata dall’Apostolato ‘Giovani per la vita’ via facebook, ha radunto quasi 2.000 giovani di tutto il mondo che in questa giornata di venerdì 30 ottobre hanno scelto digiuno e preghiera per la vita. “Nei Paesi economicamente più sviluppati, – si legge nel manifesto di promozione di questa giornata – le legislazioni contrarie alla vita sono molto diffuse e hanno ormai condizionato il costume e la prassi, contribuendo a diffondere una mentalità antinatalista che spesso si cerca di trasmettere anche ad altri Stati come se fosse un progresso culturale (Caritas in Veritate, n.28)” Nell’ultima Lettera Enciclica di Papa Benedetto XVI leggiamo queste parole che spingono oggi l’Apostolato “Giovan Per La Vita”, e tutti coloro che credono nel valore della Vita dal concepimento alla morte naturale, a porsi in una posizione di disapprovazione all’inizio della sperimentazione della pillola abortiva Ru486.

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