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IL POPOLO CRISTIANO HA BISOGNO DI PASTORI SANTI! LE PAROLE DEL SEGRETARIO DI STATO VATICANO

ITTA’ DEL VATICANO – “Pastori santi”, di questo ha bisogno il popolo cristiano: lo ha sottolineato stamane il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, nell’omelia della Messa celebrata nella Basilica di San Pietro per i partecipanti al Convegno dei presuli ordinati negli ultimi dodici mesi, aperto ieri pomeriggio a Roma nell’Istituto “Regina Apostolorum”, organizzato dalla Congregazione per i vescovi. Fedeltà, prudenza, bontà, sono queste le caratteristiche del servizio episcopale, che il Papa aveva messo in luce sabato scorso nell’omelia per l’ordinazione di cinque vescovi e che oggi il cardinale Bertone ha voluto approfondire durante la celebrazione eucaristica per il Convegno, che vede riuniti a Roma fino a martedì prossimo 115 presuli di tutto il mondo, “una iniziativa di grande utilità spirituale e pastorale”, come ha osservato il porporato, portando anzitutto ai partecipanti il saluto e l’incoraggiamento di Benedetto XVI.

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UNA PIAZZA VIRTUALE PER LA MEGLIO GIOVENTÙ: E’ DA OGGI IN RETE GIOVENTU.IT

ROMA – E’ in rete da poche ore il nuovo sito per i giovani italiani www.gioventu.it realizzato dal Ministero delle Politiche Giovanili che annuncia attraverso la sua home page ‘Gioventu.it nasce per favorire il dialogo tra giovani e istituzioni. Ogni mese apriremo un Focus diverso su questioni che toccano l’universo giovanile. Su quel tema il ministero della Gioventù si apre al confronto di idee e chiede ai ragazzi di partecipare con testimonianze, riflessioni, proposte. Si parte con il Focus su ecstasy e dintorni. Gioventu.it nasce per diventare un utile strumento di conoscenza, per distribuire informazioni ai ragazzi che vogliono conoscere tutte le opportunità che hanno a disposizione per conquistare il proprio personale diritto al futuro.”.

Una buona iniziativa quindi, del Ministro Giorgia Meloni che seguiremo nei prossimi mesi anche attraverso le pagine del web della nostra Associazione. Proprio oggi la presentazione del progetto, e di una nuova campagna per la sicurezza stradale da parte del giovane ministro romano. Bevuto troppo? Basta comporre un numero verde, e dire all’operatore dove ci si trova. Accorreranno tre volontari: uno per guidare la macchina al posto del chiamante fino a casa, l’altro per assistere il ‘bevitore’, il terzo per guidare l’auto con cui sono accorsi i tre. E’ il progetto ‘Naso Rosso’, messo a punto dal Ministero per la Gioventu’ e illustrato oggi dal ministro Giorgia Meloni, intervenuta alla prima Conferenza nazionale sull’Alcol promossa dal ministero del Lavoro e della Salute. ‘Abbiamo preso spunto da un’analoga esperienza in Canada – ha spiegato Meloni – e vogliamo allestire questo progetto con il concorso delle associazioni di volontariato e degli enti locali. Quando uno si considera troppo ubriaco bastera’ chiamare a un numero verde, e tre volontari verranno in soccorso e lo accompagneranno a casa’. Un progetto ancora in cantiere, a cui la Meloni ha associato altri spunti, alla luce dei numeri drammatici emersi ieri in Conferenza sul numero di italiani a rischio, 9 milioni, e sulla precocita’ dell’accesso all’alcol. ‘Una vera emergenza – ha detto il ministro – che richiede sinergie per affrontarla a 360 gradi’. Ostacolo principale, la cultura: ‘Fatichiamo a vedere l’alcol come un problema, come ormai si fa per fumo o droghe.

Per leggere tutto il testo visita: http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=1895

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NELLA SECONDA GIORNATA DEL PERIPLO DELLA SARDEGNA IL CARDINALE HERRANZ RENDE OMAGGIO A MARIA

DIARIO DI BORDO (SECONO GIORNO) – Il pellegrinaggio marino-Mariano è iniziato oggi con la preghiera delle lodi mattutine presieduta da Padre Efisio dell’Ordine dei Mercedari; raccolti in pregheria i tanti volontari che in questi giorni sono impegnati ad aiutare soprattutto anziani e disabili. Alle ore 8:00 la nave è approdata a Portovesme, porto commerciale, ad attendere l’arrivo della Madonna di Bonaria tante autorità civili e religiose: S.E.Mons Giovanni Paolo Zedda, (Vescovo di Iglesias), Adriano Puddu (Sindaco di Portoscuso) e rappresentanti della giunta comunale di Portoscuso oltre che il gruppo folk di Sant’Antiaco, vigili di Cagliari a cavallo e tanta gente del luogo che ha accolto la Madonna con un’ Ave Maria. Da Portovesme la statua è stata portata in processione fino a Portoscuso, porto turistico. Durante il tragitto abbiamo recitato il Rosario. San Basilio, osservando come nei grandi banchetti le nobili signore usavano intrecciare una corona di rose e mettersela sul capo, pensò di intrecciare una corona di rose che non marciscono, ossia di «preghiere», e di incoronare con essa la Madonna. Così venne la prima idea del Rosario. In processione vi erano tante signore con in mano la coroncina che rivolgevano a Maria le proprie preghiere, tanti pure gli anziani che sull’uscio di casa avevano gli occhi pieni di lacrime al passaggio della statua e i volontari che accompagnavano la gente con difficoltà a camminare. Alle ore 10:00 siamo arrivati a Portoscuso. Tantissimi bambini della scuola materna San Vincenzo e della scuola elementare Vianuoro erano pronti ad accogliere la Madonna con canti, preghiere e fiori. Proprio ai bambini, stamane abbiamo chiesto chi fosse nel loro immaginario la Madonna: “La mamma di tutti!” è stata la risposta della maggior parte di loro. Una risposta semplice ma che racchiude in sé profondità e verità teologiche professate e difese indelebilmente da 2000 anni di cristianesimo. Ringraziamo il Signore perché ancora oggi i bambini conservano la semplicità, quella semplicità evangelica tanto auspicata da Cristo e dalla sua Chiesa per meritare il Regno dei cieli. Nel corso della mattinata abbiamo incontrato e intervistato S.E.Mons Zedda che simpaticamente ha salutato gli utenti che ci seguono attraverso internet (canale Youtube) con la benedizione di Maria. Adriano Puddu, Sindaco di Portoscuso, ha invece invitato tutti a visitare il paese. Alla domanda su quanto sia importante oggi mantenere radici cristiane, Serci Adria (Presidente del Consiglio Comunale) ha risposto dicendo che il pellegrinaggio della Madonna di Bonaria è un modo per diffondere il cattolicesimo e avvicinare la Chiesa alle famiglie. Davide Fois, Assessore all’ambiente, ha affermato che Stato e Chiesa non possono scindersi l’uno dall’altra. Infine Alessio Santus, Assessore alla cultura, alla domanda sul perché ancora oggi soprattutto in Sicilia e Sardegna rimangono forti tradizioni culturali e cristiane, rispetto invece a quello che accade ormai in tante grandi città europee schiave del consumismo, ha risposto che proprio le piccole realtà di paese custodiscono valori forti come quello della famiglia e del rispetto per gli altri. Alle ore 11:00 nella stanza della torre di Portoscuso si è svolta una conferenza dal tema: “Bonaria, musica e devozione”. Il musicologo Roberto Milleddu, molto devoto alla Madonna di Bonaria, studia da tempo il rapporto tra musica e devozione e la musica religiosa nella tradizione sarda. Nel primo pomeriggio, abbiamo intervistato Don Ignazio Serra, che si occupa di comunicazioni sociali nella Diocesi di Oristano, sviluppando un po’ di riflessioni e ‘concetti’ relativi all’impegno della Chiesa nel settore dei new media (troverete l’intervista nelleprossime ore nello speciale You Tube dell’Associazione).

Alle ore 18:00 invece è stata celebrata la Santa Messa presieduta da S.E.Cardinale Julian Herranz che durante l’omelia ha invocato l’aiuto della Madonna per liberarci da due grandi menzogne che caratterizzano il nostro tempo, una sul significato del termine libertà. Generalmente la libertà viene considerata come un diritto illimitato di fare qualcosa, invece la vera libertà è la capacità di cercare il vero con intelligenza e l’altra riguarda la verità; occorre cercare la verità sulla dignità umana, sul matrimonio, sul valore sociale della religione, ”non è la libertà che vi farà veri ma la verità che vi farà liberi”. Nessuno può togliere la gioia vera ai figli di Dio, “Cristo è la sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”. S.Em. Card. Herranz ha concluso con una citazione di Leonardo da Vinci: “Volete essere felici? Agganciate la vostra vita ad una stella”, la nostra stella è la Vergine Maria. Alle ore 20:00, dopo il saluto delle autorità locali, la statua della Madonna è stata riportata in processione sulla nave. Domani approderemo ad Oristano e anche quella di domani sarà una giornata molto intensa.

                                                                              

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INTERNET, INFORMAZIONE E DEMOCRAZIA – LA BIBLIOTECA DI BABELE RETE INFINITA CHE AVVILUPPA IL MONDO

TENDENZE – Che cos’è Internet? Si potrebbe definire come una rete di interconnessione tra computer collegati attraverso l’adozione di un medesimo sistema (“protocollo”) di comunicazione. Se un computer entra nella “rete” può essere connesso in modo interattivo e veloce a qualunque altro computer collegato e in qualunque angolo della terra si trovi. Internet è così un sistema globale di comunicazione a “ragnatela” – in inglese web, metafora usata per indicare l’intera rete. Concretamente questo significa che ponendo in uno degli hard disk connessi all’interno di questa rete testi, immagini, suoni e dunque informazioni di tipo testuale o multimediale, è possibile renderli accessibili in modo rapido e in qualunque momento da qualsiasi utente connesso. Internet oggi si rivela come un “oceano” di informazioni da riempire e da solcare. Ma più che di un oceano bisognerebbe parlare di una biblioteca. Lo scrittore argentino Jorge Luis Borges nel racconto La Biblioteca di Babele (1941) paragonava l’universo a una immensa biblioteca: tutti sono attratti dal numero indefinito delle sue gallerie e trascorrono la vita ad esplorarle, senza però mai venirne a capo. Ecco, la rete può essere compresa come una grande biblioteca di Babele. In questo senso Internet dunque è un luogo in cui è possibile accedere alla conoscenza. Anzi: in realtà è una sorta di grande unico testo di cui nessuno è l’autore, che si riferisce a se stesso e che è di fatto non esauribile. Ma chi è oggi il protagonista di questa rete? Il mensile Time dedica ogni anno la sua copertina del mese di gennaio alla “persona dell’anno”. Nel gennaio 2007 al centro della copertina appariva un computer con il monitor argentato a specchio in modo da riflettere l’immagine del lettore. In basso compariva il titolo: You, cioè “Tu”, e proseguiva: “Sì tu. Tu controlli l’era dell’informazione. Benvenuto nel tuo mondo – You. Yes, you. You control the Information Age. Welcome to your world. Il dossier di una trentina di pagine che spiega il motivo di questa scelta si apre con una riflessione sulla “democrazia digitale”. Il concetto di democrazia, mutuato dal contesto politico, richiama una dimensione sociale e implica una partecipazione attiva. Perché questa scelta?
Sarebbe ingenuo pensare che la rete sia necessariamente un luogo di spersonalizzazione. La rete è un ambiente che, nonostante tutti i rischi possibili di alienazione, permette di sperimentare nuove forme di contatto, di relazione e di espressione personale. La rete innanzitutto permette la partecipazione e la diffusione dei contenuti multimediali – testi, immagini e suoni – prodotti dagli stessi utenti, i cosiddetti consumer generated media. Ogni informazione di questo tipo è immediatamente rielaborabile nel senso che entra in una rete di relazione tra persone e tra altri contenuti. Una “rete sociale” è costituita da un gruppo di persone legate, in genere, da interessi comuni, aperte a condividere pensieri, conoscenze, ma anche pezzi della loro vita: dai link ai siti che ritengono interessanti fino alle proprie foto o ai propri video personali. Ma sono molte le cose che si possono condividere in rete. Tra l’altro le immagini e le fotografie personali. Il “navigatore” potrà inserire fotografie nel suo blog, oppure potrà aprire delle vere e proprie gallerie personali grazie a servizi quali Flickr di Yahoo! o Picasa di Google. Questi sistemi permettono la condivisione delle proprie fotografie con l’intera rete. Il proprio archivio personale diventa così un elemento di una rete sociale globale. Se poi il nostro “navigante” vorrà condividere contributi audio – discorsi, lezioni, conferenze – potrà registrare e diffondere le sue trasmissioni attivando un podcast, e rendendole così fruibili da tutti grazie ai tanti servizi reperibili in rete. Un capitolo a parte andrebbe dedicato all’uso del video nel mare di questa condivisione aperta. È proprio a questo livello che è in atto uno dei cambiamenti più eclatanti, reso possibile grazie al web 2.0. Ne è l’emblema il fenomeno YouTube, piattaforma indipendente, acquisita da Google, e fusa e integrata col proprio Google Video. Secondo Erich Schmidt, amministratore delegato di Google, il ritmo di upload video su YouTube cresce in maniera esorbitante, tanto da essere definito moderately disturbing. Pare sia di dieci ore di video al secondo. Il numero fa comprendere la dimensione del fenomeno.

Insomma i social network sono composti da persone comuni, non da tecnici o esperti, che distribuiscono contenuti relativi ai propri interessi o alla propria esistenza. Questa evoluzione incrementale ha generato il cosiddetto web 2.0. Il cambio del nome, più o meno condivisibile, rende evidente il processo di evoluzione nell’approccio alla tecnologia: al primo posto non c’è più la pubblicazione di “pagine”, ma la partecipazione dei contenuti tra persone. Nel web 2.0 il senso della pubblicazione è la partecipazione. Pubblicare significa partecipare, cioè condividere. Il centro di questa rete sono i contenuti che vengono scambiati all’interno di un social network.
La caratteristica degli spazi del web 2.0 è quella di essere aperti a tutti sia nella fruizione sia nella costruzione. Il fenomeno più recente in questo campo è invece la crescita di spazi chiusi, legati a piccoli gruppi di persone che hanno qualcosa in comune o comunque selezionati in base a qualche criterio. Insomma: cresce la necessità di piccoli gruppi. Partecipare se stessi a tutta la rete può essere avvertito come spersonalizzante, e così si cercano spazi più riservati e controllati, community che implicano l’aggregazione di persone legate realmente o potenzialmente da qualcosa di specifico, come FaceBook e LinkedIn, che crea un professional network, utile anche per la ricerca e l’offerta di posti di lavoro. L’idea che si riconosce al cuore di queste nuove iniziative di network è quella invece molto antica e tradizionale di club, più o meno “esclusivo”. Ma il vero fenomeno, sempre più dilagante, che sta caratterizzando la vita di internet è quello dei cosiddetti blog nati circa dodici anni fa. Il termine blog di per sé non significa nulla. Esso è frutto della contrazione delle parole inglesi web e log: web, che significa “ragnatela”, sta per la rete stessa e log, che significa “diario” o anche “giornale di bordo”. Dunque la traduzione italiana di blog potrebbe essere “diario in rete”.

E questa è, in effetti, la definizione più semplice: esso è uno spazio virtuale, autonomamente gestito, che consente di pubblicare una sorta di diario personale o, più in generale, contenuti di qualunque tipo che appaiono in ordine cronologico, dal più recente fino al più vecchio, e conservati in un archivio sempre consultabile. I contenuti possono essere arricchiti da collegamenti ad altri blog e ad altri siti all’interno di una fitta ragnatela di connessioni reciproche. Man mano che i nuovi materiali vengono inseriti, quelli più datati vengono a posizionarsi più in basso fino a confluire nell’archivio settimanale, mensile o annuale. Sin dal suo inizio questa forma di espressione ha infatti rivestito una doppia funzione: mettere on line storie personali, riflessioni dell’autore, per i quali la cadenza quotidiana dell’aggiornamento riproduce i ritmi della vita ordinaria; realizzare una forma di comunicazione diffusa dal basso, senza filtri di carattere economico o spaziale, che dia informazione e soprattutto faccia opinione, in genere “alternativa” rispetto a quella dei media più ufficiali.
Se è facile aprire e rendere operativo un blog, non è altrettanto semplice comprendere a fondo l’impatto, a giudizio di alcuni “rivoluzionario”, di questa tecnologia, almeno a livello delle relazioni in rete e del modo e del desiderio di raccontare la realtà, la propria personale e quella del mondo.
Un esempio di questa fusione ispirativa tra giornalismo e espressione creativa è quello realizzatosi a New York in occasione dell’attentato alle Twin Towers, quando i blogger newyorkesi hanno raccontato in diretta, come veri e propri “inviati” sul posto, ciò che accadeva, producendo cronache in forma di testimonianze personali. Il blogger potenzialmente può fare informazione in maniera immediata, in diretta e senza passare da alcun filtro, ovviamente anche di tipo etico: non c’è alcuna garanzia di alcun tipo circa ciò che è scritto, se non quella dell’autorevolezza personale del medesimo blogger.

Il blog dunque vive a metà strada tra il giornale o la rivista e la comunicazione per passaparola. Rispetto a un normale periodico cartaceo, il blog si caratterizza per la spiccata presenza di un individuo e delle sue preferenze di scelta e di giudizio, per la sua “autorialità”. Rispetto al puro passaparola, invece, il blog può contare su tutte le risorse della Rete – link al sito dell’editore, ad altri commenti e fonti. Tuttavia del passaparola il blog ha ereditato la necessità del coinvolgimento relazionale nel passaggio della notizia, che non è più solamente “trasmessa” – cosa che caratterizza i broadcast media e che rende l’utente uno “spettatore” – ma condivisa in contesti di relazioni, sebbene esse siano “virtuali”. Quella della “piazza” e della comunicazione spontanea che in essa avviene resta una buona immagine esplicativa del fenomeno. Tuttavia tutti i paragoni – col giornale, il passaparola, il diario – sono insufficienti. Il blog insomma, utilizzando un’espressione del sociologo Clifford Geertz, è uno dei blurred genres, un “genere confuso”.
Un blog esemplare, reso famoso dalla tragica fine del suo autore, è Bloghdad del giornalista freelance Enzo Baldoni, ucciso in Iraq a fine agosto 2004. Al suo interno troviamo di tutto in uno stile perfettamente coerente e adeguato allo spazio virtuale proprio di quel “genere confuso” che è il blog: foto, reportage, brevi note, commenti. Quello di Baldoni è un esempio di blog journalism – che qualcuno traduce in italiano anche con espressioni quali “giornalismo civico” o “di base” o “partecipativo” – realizzati da singole persone. Ma anche in questi giorni, ad esempio, notiamo come uno strumento prezioso per sapere qualcosa sul Myanmar sia proprio questa forma di giornalismo e dunque blog come http: //ko-htike.blogspot.com, il cui autore da Londra si fa collettore di immagini e video sulla situazione di quel Paese. O esempi come i quotidiani on line Mizzima e Irrawaddy, gestiti da giornalisti birmani esiliati. La blogosfera birmana, sebbene censurata, riesce comunque a esprimersi.

Un caso tra i più organizzati ed estesi al mondo è quello della testata sudcoreana Ohmy News, nata nel febbraio del 2000, che pubblica due edizioni: una in coreano e una, internazionale, in inglese. Essa funziona attraverso il contributo dei suoi lettori, che spesso diventano anche cronisti – retribuiti con cifre modeste. Lo staff redazionale, che sceglie e seleziona le notizie, è composto da qualche decina di persone, ma i collaboratori della testata sono migliaia – si parla tra i venti e i trentamila – in tutto il mondo, a fronte dei suoi oltre due milioni di lettori. Il fenomeno dilagante, dunque, pone nuove sfide al mondo dell’informazione e del giornalismo.

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A GROUND ZERO PER RICORDARE LE VITTIME DELLE TORRI GEMELLE E AUSPICARE LA CONVERSIONE DEI TERRORISTI

NEW YORK – “Sopraffatti dalla dimensione immane di questa tragedia, Dio della comprensione, cerchiamo la Tua luce e la Tua guida mentre siamo davanti ad eventi cosi’ tremendi”. Ha rinunciato a qualunque discorso e ha affidato i suoi sentimenti a questa semplice preghiera, Benedetto XVI nel pellegrinaggio compiuto al Ground Zero. “Guarisci – ha chiesto – la sofferenza delle famiglie ancora in lutto e di quanti hanno perso persone care in questa tragedia. Concedi a coloro le cui vite sono state risparmiate di poter vivere – ha continuato – in modo che le vite perdute qui non siano state perdute in vano”. E ha pregato il “Dio della pace” anche per i terroristi: “Volgi verso il Tuo cammino di amore – ha detto con un filo di voce – coloro che hanno il cuore e la mente consumati dall’odio”. Sotto un cielo grigio che avvolgeva Manhattan come una cappa, Benedetto XVI e’ sceso con la papamobile nel cratere delle Twin Tower, ferita ancora aperta nel cuore di New York…

Puoi continuare a leggere la notizia su: http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=1220

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