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LO ZAINO DELLA GMG INIZIA A RIEMPIRSI. MAGNIFICAT DONERÀ 600.000 LIBRETTI LITURGICI PER I PELLEGRINI

MADRID – Lo zaino della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) inizia a riempirsi. Il libro che permetterà ai pellegrini di seguire le celebrazioni e gli eventi della GMG incomincerà a essere stampato tra qualche mese. La casa editrice Magnificat regalerà alla Giornata niente poco di meno che 600.000 esemplari del libretto che i giovani partecipanti troveranno nei loro zaini.

Le copie saranno stampate in sette lingue: spagnolo, inglese, francese, tedesco, italiano, portoghese e polacco. Saranno proprio queste, secondo le previsioni degli organizzatori, le lingue più parlate alla Giornata Mondiale della Gioventù. L’editrice cattolica vanta già una consolidata esperienza nella realizzazione di questi libretti liturgici, avendo già curato quelli per le Giornate di Parigi, Toronto e Colonia, e quelli delle recenti visite di Papa Benedetto XVI nel Regno Unito e a Santiago de Compostela. Magnificat è un’iniziativa che nasce nel 1992 in Francia. Fu fondata da Pierre-Marie Dumont, un laico francese padre di 12 figli, con un obiettivo ben preciso: “Far capire il significato della liturgia a tutti i fedeli della Chiesa e facilitare la loro partecipazione e preghiera durante la Messa”, secondo quanto spiegato dallo stesso Dumont. I libretti mensili editi da Magnificat contengono i testi della Messa di tutto il mese, le preghiere di ogni giorno, i testi dei Padri della Chiesa e anche riflessioni. Attualmente vengono pubblicati in francese, inglese, spagnolo e tedesco. Pablo Cervera, capo redattore dell’edizione spagnola, ha sottolineato che “partecipare a questa Giornata è palpitare con il cuore della Chiesa. Magnificat è vivere la vita cristiana nella vita della Chiesa”.

Scuola di spiritualità

L’edizione spagnola iniziò a essere pubblicata nel 2003, pochi mesi dopo l’ultima visita di Giovanni Paolo II in Spagna. Pablo Cervera ricorda di questa visita che il Papa “parlò della ‘scuola di spiritualità’, e che ciò che mancava a questo mondo era l’anima”. Quattro giorni dopo il direttore generale di Magnificat gli chiese personalmente di incaricarsi dell’imminente pubblicazione in spagnolo: “In quel momento fu come se Dio mi stesse parlando personalmente: finisci di stare con il Papa, lo hai sentito parlare di spiritualità e quattro giorni dopo ti dicono che è proprio questo quello che devi fare per aiutare a risolvere questo problema”. Il libretto includerà, oltre ai testi delle cerimonie principali, anche i testi delle Messe della settimana della GMG.

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IL PAPA AI VESCOVI DEL BRASILE: PROMUOVERE IL BENE COMUNE E LA DIFESA DELLA VITA UMANA

CITTA’ DEL VATICANO – Un sistema sociale e politico che non tuteli la vita e la dignità umana è basato su un diritto “falso e illusorio”, dunque i cristiani hanno il diritto di usare il loro voto elettorale in difesa del bene comune. Lo ha affermato Benedetto XVI nel discorso rivolto questa mattina al gruppo di presuli brasiliani della Regione Nord-Est 5, ricevuti in udienza per la visita ad Limina. Il Papa ha invocato anche la libertà di insegnamento della religione cattolica nelle scuole dello Stato e la difesa dei simboli religiosi nella vita pubblica.

E’ il Cristo Redentore a braccia spalancate che domina la Baia di Guanabara di Rio de Janeiro il simbolo dell’anima più vera del Brasile. Lo ha affermato Benedetto XVI, per il quale se la fede dei brasiliani è “un segno di speranza” per il presente e il futuro del Paese, vi sono tuttavia delle “ombre” proiettate da forze che diffondono valori moralmente inaccettabili, lesivi della natura sacra dell’essere umano. E quando tali diritti sono violati, oppure lo richiede “la salvezza delle anime”, i pastori – ha detto il Pontefice – “hanno il serio dovere di pronunciare un giudizio morale” sulle questioni politiche. Anche perché, ha affermato …

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APERTA A ROMA LA FASE DIOCESANA DELLA CAUSA DI BEATIFICAZIONE DEL CARDINALE VAN THUAN

ROMA – La vita di uno dei grandi testimoni della fede del Novecento, il cardinale Xavier Nguyên Van Thuân, scomparso nel 2002, è da oggi al centro della fase diocesana della Causa di beatificazione che lo riguarda, aperta nel Palazzo Lateranense di Roma. A prendere la parola questa mattina sono stati il cardinale vicario, Agostino Vallini, e il cardinale Peter K. A. Turkson, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, carica che il cardinale Van Thuân ricoprì dal 1998 alla sua morte. Alla Lateranense, invece, si è tenuta la cerimonia di consegna del Premio Van Thuân 2010, attribuito a Juan Somavia, direttore generale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro. E molte altre sono le iniziative religiose e culturali che intendono ricordare il porporato, per 13 anni rinchiuso in carcere dal regime ateo vietnamita senza che questo riuscisse a spezzare la sua fedeltà a Cristo. Un profilo del cardinale Van Thuân in questo servizio di Alessandro De Carolis:

Quando gli chiese un pezzo di filo elettrico, il carceriere – che pure aveva imparato a conoscerlo – si spaventò. Bastava anche quello per suicidarsi e il suicidio era per tanti prigionieri un’allettante via di fuga. Non per quel prigioniero, però. Quel prete era un uomo mite, attaccato alla vita, attaccato al suo Dio. Il carceriere fece di meglio, ritornò con una pinza e assieme forgiarono una catenella alla quale il prigioniero attaccò la rozza crocetta di legno che si era costruito in un altro carcere. Un episodio tra i tanti, che raccontano la storia di un’anima che ha commosso chiunque l’abbia ascoltata. Xavier Nguyên Van Thuan, sacerdote, vescovo e prigioniero. Tredici anni, nove in isolamento, da quando nel 1975 Paolo VI lo volle coadiutore a Saigon e la dittatura vietnamita dietro le sbarre, senza processo, perché la nomina di uomo di Chiesa non poteva essere altro che un “complotto tra il Vaticano e gli imperialisti”.

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PRESENTATO IL SINODO DEI VESCOVI PER IL MEDIO ORIENTE CHE SI SVOLGERÀ DAL 10 AL 24 OTTOBRE

SINODO PER IL MEDIO ORIENTE – “La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un’anima sola”: questo il tema del Sinodo speciale per il Medio Oriente che si svolgerà dal 10 al 24 ottobre in Vaticano. L’evento è stato presentato questa mattina nella Sala Stampa della Santa Sede, alla presenza del segretario generale del Sinodo, mons. Nikola Eterovic, e del vicedirettore della Sala Stampa, padre Ciro Benedettini. Sedici Stati, sette milioni di kmq, 5,5 milioni di cattolici, pari all’1,6% della popolazione. I numeri del Medio Oriente sono questi. E “pionieristico” si potrebbe definire il Sinodo ad esso dedicato che si apre domenica, con la Messa presieduta da Benedetto XVI in San Pietro. Tante, infatti, le caratteristiche particolari di questa Assise sinodale: per la prima volta, si riuniranno intorno al Papa quasi tutti gli Ordinari del Medio Oriente; poi, si tratterà del Sinodo più breve celebrato finora, solo 14 giorni. Questo, ha detto mons. Eterovic, per permettere ai Padri Sinodali di non stare lontani dai propri fedeli per troppo tempo, considerata la situazione assai complessa dei Paesi del Medio Oriente. E ancora: per la prima volta, il Sinodo avrà come lingua ufficiale anche l’arabo e vedrà due presidenti delegati nominati dal Papa ad honorem, ovvero il cardinale Nasrallah Sfeir, patriarca di Antiochia dei Maroniti in Libano, e Sua Beatitudine Emmanuel III Delly, patriarca di Babilonia dei Caldei, in Iraq. Oltre alla Chiesa di Tradizione latina, saranno rappresentate anche le sei Chiese Orientali cattoliche sui iuris, ovvero la copta, la sira, la greco-melkita, la maronita, la caldea e l’armena.

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GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTU’: ADESIONE A CRISTO E ANNUNCIO DEL VANGELO I PRIMI OBIETTIVI

MADRID 2011 – Il Signore continua a incontrare il suo popolo nella figura di Pietro. Si è da poche ore conclusa la visita nel Regno Unito di Sua Santità Benedetto XVI ma l’attività missionaria del Santo Padre non ha posa, la nostra meta come giovani di Cristo fedeli alla sua Parola e al suo rappresentante, il Papa, è l’appuntamento di Madrid con la Giornata Mondiale della Gioventù. Come riferisce l’agenzia internazionale di informazione Zenit (www.zenit.org) il comitato organizzatore della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) di Madrid ha presentato lunedì il piano pastorale dell’Arcidiocesi per il corso appena iniziato. Il piano si concentrerà su questo avvenimento giovanile mondiale che si svolgerà nel 2011 nella capitale spagnola. Ángel Matesanz, responsabile della presentazione pastorale della GMG, ha sottolineato che l’obiettivo del piano è quello di “rafforzare la nostra adesione a Gesù Cristo e il nostro impegno nell’annuncio del Vangelo”, informa la pagina ufficiale della GMG.

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NO ALLA SETE DI DOMINIO, SÌ ALLA LOGICA DELL’AMORE DI DIO: COSÌ IL PAPA ALL’ANGELUS

CASTEL GANDOLFO – Il differente valore della persona e delle cose e l’invito a sperare in Dio: al centro della riflessione del Papa alla recita dell’Angelus a Castelgandolfo, durante la quale ha ricordato i Santi che verranno celebrati in questa settimana. A partire da San Domenico di Guzman che la Chiesa celebra oggi. Poi i saluti in varie lingue accolti da cori particolarmente festosi. Il nostro cuore viene aperto ad una speranza che illumina e anima l’esistenza concreta”: così il Papa parla dell’incontro con Dio, dell’incontro con il Vangelo: “Abbiamo la certezza che ‘il Vangelo non è soltanto una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti e cambia la vita. La porta oscura del tempo, del futuro, è stata spalancata. Chi ha speranza vive diversamente; gli è stata donata una vita nuova’”. Avere fiducia in Dio è capire il valore che ogni persona ha agli occhi di Dio. Non è – spiega il Papa – lasciarsi andare al disimpegno. “Gesù nel Vangelo di oggi attraverso tre parabole – sottolinea Benedetto XVI – illustra come l’attesa del compimento della «beata speranza», la sua venuta, deve spingere ancora di più ad una vita intensa, ricca di opere buone: «Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma».

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Benedetto XVI a Castel Gandolfo, per vivere il riposo del corpo e la contemplazione dell’anima

Benedetto XVI ha trascorso la prima mattinata nella sua residenza estiva di Castel Gandolfo, dopo il trasferimento di ieri pomeriggio dal Vaticano. Il Papa vivrà le prossime settimane di luglio dedicandosi al riposo, lontano da impegni ufficiali, se si eccettua la celebrazione degli Angelus domenicali. Il periodo delle ferie estive come parentesi privilegiata, non solo per il riposo dalle fatiche dell’anno, ma anche come momento di introspezione spirituale è stato più volte evocato da Benedetto XVI in questi anni. Alessandro De Carolis ricorda alcune delle parole dedicate dal Papa a questo argomento:  Staccare la spina, buttare l’orologio, dimenticare i colleghi e magari pure i familiari. E soprattutto divertirsi, perché del domani c’è una certezza: che di lì a una-due settimane, la routine del lavoro ricomincerà inesorabile. Al di là delle sensibilità personali, per chiunque il concetto di vacanza è con tutta evidenza un processo di spoliazione. Quando per una persona arriva il sospirato momento in cui interrompere la sequenza delle responsabilità quotidiane, subentra prepotente la volontà di scrollarsi di dosso ciò che a quelle responsabilità la tiene avvinta. Via i luoghi, i mezzi, le persone della vita ordinaria, per creare uno spazio, un vuoto da riempire con ciò che piace, rilassa, diverte. In questo umano e legittimo desiderio di temporanea evasione, il cristiano – ricorda il Papa – è chiamato a riempire quello spazio non solo con lo svago del corpo ma anche e soprattutto con il riposo dello spirito. Quel vuoto – vacuum direbbero i latini, da cui la parola “vacanza” – deve diventare, ha ricordato molte volte Benedetto XVI, un vacare Deo, cioè un fare vuoto dentro di sé per riempirlo di Dio: 
“Ogni buon cristiano sa che le vacanze sono tempo opportuno per distendere il fisico ed anche per nutrire lo spirito attraverso spazi più ampi di preghiera e di meditazione, per crescere nel rapporto personale con Cristo e conformarsi sempre più ai suoi insegnamenti”. (15 luglio 2007)

“Non dimenticare Dio durante le vacanze”, ribadiva Benedetto XVI nell’ultimo Angelus del luglio 2009. Vale ritagliarsi uno spazio, insisteva, per una riflessione che scavi a un livello più profondo della classica inerzia mentale prediletta dal vacanziero medio, per scoprire che è così che riposa l’anima: 
“Disponendo di più tempo libero ci si può dedicare con maggiore agio al colloquio con Dio, alla meditazione della Sacra Scrittura e alla lettura di qualche utile libro formativo. Chi fa l’esperienza di questo riposo dello spirito, sa quanto esso sia utile per non ridurre le vacanze a mero svago e divertimento”. (13 agosto 2006) 
Che la montagna, con i suoi silenzi fatti di boschi o di rocce, induca e aiuti più di altri scenari naturali in questo processo di spoliazione dello spirito, il Papa lo ha sempre testimoniato ritirandosi spesso durante l’estate in località alpine o dolomitiche. Nel 2005, durante il suo primo soggiorno a Les Combes, trovò parole ispirate per descrivere come “a contatto con la natura la persona – disse – ritrovi la sua giusta dimensione”: 
“Sospinta dalla domanda di senso che le urge nel cuore, essa percepisce nel mondo circostante l’impronta della bontà e della provvidenza divina e quasi naturalmente si apre alla lode e alla preghiera, vedendo realmente il riflesso della bellezza e della bontà del Creatore”. (17 luglio 2005)

E poi i rapporti umani. Per un numero crescente di persone, vacanza fa rima con avventura, intesa come fuga, talvolta solitaria e “separata”, dai vincoli usuali e logori alla ricerca, invero un po’ rapace, di contatti intriganti, che accendano il cuore con un po’ di fuoco prima di tornare alle ceneri di sempre. Per un cristiano è tutto il contrario, afferma Benedetto XVI: 
“Le ferie costituiscono (…) una preziosa opportunità per stare più a lungo con i familiari, per ritrovare parenti e amici, in una parola per dare più spazio a quei contatti umani che il ritmo degli impegni di ogni giorno impedisce di coltivare come si desidererebbe”. (13 agosto 2006) 
E tra i tanti, osserva il Papa, che ci sono vicini e con i quali possiamo fare vacanza cerchiamo di avere un pensiero per chi non si crea una sua solitudine da riempire con chiunque incontrerà, ma chi purtroppo alla solitudine è inchiodato suo malgrado dalla malattia o dal semplice essere anziano e cerca un volto e un sorriso per avere il suo attimo di vacanza. O ancora per chi, semplicemente, non può permettersi nemmeno di pensare a niente che somigli a una vacanza, a un relax, a un divertimento: 
“Ma ci sono anche molti che, per diverse ragioni, non potranno usufruire delle ferie. Giunga a voi, cari fratelli e sorelle, il mio affettuoso saluto con l’auspicio che non vi manchino la solidarietà e la vicinanza delle persone care”. (1 luglio 2009)

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