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IL PAPA AI GIOVANI DELLA ST. MARY’S UNIVERSITY: CERCATE IN DIO LA VERA FELICITÀ

IL PAPA NEL REGNO UNITO – Mirate a cose grandi, crescete in santità: è l’esortazione di Benedetto XVI ai giovani del Regno Unito, rivolta stamani nella visita alla St. Mary’s University College nel quartiere londinese di Twickenham. L’incontro del Papa, dedicato al mondo dell’educazione, è stato trasmesso via Internet in tutte le scuole cattoliche britanniche. Tanti i bambini che hanno potuto salutare il Papa di persona all’entrata del college, in un clima di grande gioia. Nell’occasione della visita, a cui ha preso parte anche il ministro dell’Istruzione britannico, è stata inaugurata la Fondazione “Giovanni Paolo II” per lo Sport. Il Papa ha inoltre benedetto una struttura sportiva che verrà utilizzata nelle Olimpiadi di Londra 2012.

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UNA STATUA DI GIOVANNI PAOLO II NEL PIAZZALE DEL POLICLINICO GEMELLI VERRÀ INAUGURATA IL 30 GIUGNO

luROMA – Martedì 30 giugno, alle 19.00, verrà inaugurata nel piazzale del Policlinico Gemelli di Roma una statua in ricordo di Giovanni Paolo II. Il monumento, dedicato dall’Università Cattolica alla memoria di Papa Wojtyła, sarà benedetto dal Cardinale , per decenni segretario particolare del Pontefice. La statua è opera dello scultore toscano Stefano Pierotti, che sarà presente all’evento, ed è intitolata “Non abbiate paura!”, come la celebre espressione pronunciata dal Papa polacco il 22 ottobre 1978 durante l’omelia della Messa di inizio pontificato. La scultura verrà collocata nel piazzale antistante l’ingresso principale del Policlinico Gemelli, dove Giovanni Paolo II fu ricoverato 9 volte, dal 13 maggio 1981 – giorno dell’attentato in Piazza San Pietro – all’ultimo ricovero del marzo 2005. Su quel piazzale, Papa Wojtyła si affacciava dalla finestra dell’appartamento al decimo piano per recitare l’Angelus domenicale e benedire i fedeli.

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“IL VERO CULTO È NELLA COMUNIONE CON LA CROCE ”. E ALLE FAMIGLIE: “ACCOGLIETE IL DONO DELLA VITA”


CITTA’ DEL VATICANO – Il “vero culto” a Dio non e’ quello fatto con i sacrifici di animali, ma e’ un “sacrificio vivente”, che si realizza con l’offerta di Cristo sulla Croce e nella comunione con Cristo, per cui “diventiamo, nonostante le nostre insufficienze, sacrificio vivente”: lo ha detto il Papa nel corso dell’udienza generale nell’Aula Paolo VI, nel corso della quale, malgrado una forte raucedine di cui si e’ scusato immediatamente riscuotendo l’applauso di incoraggiamento dei fedeli presenti, ha ripreso il ciclo delle catechesi su San Paolo, parlando dell’aspetto del culto. Per l’Apostolo delle genti, la Croce di Cristo “rinnova radicalmente la realta’ culto”, che veniva tradizionalmente praticata con il sacrificio degli animali per l’espiazione dei peccati: “Questo propiziatorio e’ espressione del desiderio di mettere realmente tutte le nostre colpe nell’abisso della misericordia divina e farle scomparire. Ma col sangue animale non si realizza questo processo”, spiega Benedetto XVI. È, dunque, nella Croce di Cristo che avviene il “contatto tra colpa umana e amore divino. Nel suo cuore si scioglie massa triste male compiuto da umanita’ e si rinnova vita. La croce, il suo amore con carne e sangue, e’ il culto reale”. San Paolo esorta a “offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio: e’ questo il vostro culto spirituale”: tale invito e’ un “esplicito riferimento alla dimensione fisica del cristiano: si tratta di onorare Dio nella piu’ concreta esistenza quotidiana fatta di visibilita’ relazionale e percepibile”. Quanto al “culto spirituale”, una traduzione non proprio precisa potrebbe far pensare a qualcosa di non reale, mentre – sottolinea Benedetto XVI: “e’ un culto non meno reale o metaforico, ma concreto e realistico in cui l’uomo stesso nella sua totalita’ di essere dotato di ragione diventa glorificazione del Dio vivente”. Il Papa mette anche in guardia dal “malinteso” di intendere il culto in modo “moralistico”, come se “offrendo la nostra vita facessimo noi il vero culto. In questo modo culto animali sarebbe sostituito dal moralismo: l’uomo stesso farebbe tutto da se’ con suo sforzo morale”. In realta’, “solo nella comunione con Cristo diventiamo, nonostante le nostre insufficienze, sacrificio vivente, e si realizza il culto vero”. Infine, un nota bene sulla concezione che San Paolo aveva della sua missione. Egli intendeva la sua azione missionaria tra i popoli del mondo come “azione sacerdotale: annunciare il Vangelo per unire i popoli nella comunione con Cristo risorto e’ azione sacerdotale. L’apostolo del Vangelo e’ vero sacerdote, fa cio’ che e’ il centro del sacerdozio: prepara il vero sacrificio”. In questo senso c’e’ un “aspetto di speranza” nel concetto paolino di culto: “L’autodonazione di Cristo implica la tendenza ad attirare tutti alla comunione col Suo corpo. Solo cosi’ il mondo diventa come lo desideriamo: specchio dell’amore divino.

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NEL MESSAGGIO URBI ET ORBI PAPA BENEDETTO IMPLORA LA PACE NEL MONDO. SARA’ ASCOLTATO?


CITTA’ DEL VATICANO – “La grazia di Dio è apparsa a tutti gli uomini”. “Per tutti è nato Gesù”, ogni persona possa sperimentare la potenza della grazia salvatrice di Dio, che “sola può cambiare il cuore di ogni uomo e renderlo un’oasi di pace”. Il riverbero del Bambino di Betlemme risplende con la sua luce anche tra i drammi di Paesi scossi da guerre e povertà. E’ l’annuncio di gioia e speranza di Benedetto XVI risuonato nella Santa Messa della Notte di Natale e ripetuto nel messaggio Urbi et Orbi, pronunciato questa mattina dalla loggia centrale della Basilica vaticana. Il Papa ha lanciato, in particolare, un accorato appello per la pace in Terra Santa e per alcuni Paesi dell’Africa segnati da profonde sofferenze. In questo mondo, con le sue speranze e le sue angosce, “è apparsa la grazia di Dio Salvatore”. La festa del Natale – afferma il Papa nel messaggio alla città di Roma e al mondo – è rischiarata da “un chiarore che si accende nella notte”: è quella di Gesù Bambino, “luce che si propaga” dissipando le tenebre. Riscaldata da questo chiarore risplende la preghiera del Santo Padre perchè la grazia di Dio possa essere sperimentata anche da “numerose popolazioni che ancora vivono nelle tenebre e nell’ombra di morte”.

“La Luce divina di Betlemme si diffonda in Terra Santa, dove l’orizzonte sembra tornare a farsi cupo per gli israeliani e i palestinesi; si diffonda in Libano, in Iraq e ovunque nel Medio Oriente. Fecondi gli sforzi di quanti non si rassegnano alla logica perversa dello scontro e della violenza e privilegiano invece la via del dialogo e del negoziato, per comporre le tensioni interne ai singoli Paesi e trovare soluzioni giuste e durature ai conflitti che travagliano la regione”.

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BENEDETTO XVI INCORAGGIA A FARE IL PRESEPE IN CASA E BENEDIRE I “BAMBINELLI” DEI PRESEPI


CITTA’ DEL VATICANO – Di fronte a un approccio spesso consumistico al Natale, questa domenica Benedetto XVI ha incoraggiato ad allestire un presepe in ogni casa, mettendo in rilievo il ruolo centrale del Bambino Gesù. Tanti i ragazzi e le ragazze presenti questa domenca in piazza San Pietro per la preghiera dell’Angelus, per rinnovare la tradizione della benedizione dei ‘Bambinelli’, le statuette di Gesù Bambino da deporre nei presepi delle case, delle scuole e delle parrocchie romane. In particolare, il Papa ha pregato perché “queste immagini di Gesù, che sta per venire tra noi, siano, nelle nostre case, segno della tua presenza e del tuo amore”. Dirigendosi a Dio Padre, il Papa ha quindi chiesto: “Apri il nostro cuore, affinché sappiamo ricevere Gesù nella gioia, fare sempre ciò che egli chiede e vederlo in tutti quelli che hanno bisogno del nostro amore”. Infine, il Pontefice ha espresso l’auspicio “affinché Gesù, che nascendo porta agli uomini la benedizione di Dio, sia accolto con amore in tutte le case di Roma e del mondo”.

Greccio, Natale 1223 – il Presepe di San Francesco d’Assisi

Francesco meditava continuamente le parole del Signore Gesù e non perdeva mai di vista le sue opere. Soprattutto l’umiltà di lui che si era fatto uomo e l’infinita carità della Passione gli erano impresse nella mente e nel cuore. A questo proposito è degno di essere sempre ricordato quello che egli realizzò nella notte di Natale dell’anno 1223, per dare concretezza alla celebrazione della nascita del Bambino di Betlemme. Francesco scelse Greccio come sede per la sua iniziativa: una località di montagna presso la città di Rieti.Conosceva un uomo di quella terra, di nome Giovanni, che gli era molto caro perché, pur essendo nobile ed onorato, stimava la nobiltà dell’animo assai più di quella che, senza merito, viene comunemente apprezzata dal mondo. Circa due settimane prima della festa della Natività, Francesco chiamò a sé quest’uomo e gli disse: Vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù? Ebbene, precedimi e prepara quanto ti dico, perché vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, in modo che si possa vedere con i propri occhi i disagi in cui si venne a trovare per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva nel fieno tra un bue e un asinello…

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PAPA BENEDETTO ALL’UDIENZA GENERALE: ‘LA CHIESA E’ IL CORPO MISTICO DI CRISTO, NON UNA CORPORAZIONE’

CITTA’ DEL VATICANO – “La Chiesa non e’ una corporazione, e’ un corpo, non e’ un’organizzazione, e’ un organismo”. Benedetto XVI ha riassunto cosi’ la teologia paolina sul “Corpo Mistico”, ricordando che l’immagine del corpo e’ stata utilizzata anche per descrivere lo Stato, ma ha spiegato che Cristo fa la differenza: “Nessuno puo’ battezzare se stesso”, perche’ “solo Cristo puo’ costituire la Chiesa”. Durante la catechesi dell’Udienza Generale del Mercoledi’ – nell’Aula Paolo VI presenti oltre 5.000 fedeli -, parlando quasi interamente a braccio, il Papa ha ricordato che il termine “battezzo” e’ “un passivo: nessuno puo’ battezzare se stesso, ha bisogno dell’altro. Nessuno puo’ farsi cristiano da se stesso, divenire cristiani e’ un passivo: solo dall’altro possiamo essere fatti cristiani, e questo altro che ci da’ il dono della fede e’ in prima istanza la Chiesa”. “E’ dalla Chiesa – ha affermato – che riceviamo la fede, il battesimo: senza lasciarci formare dalla Chiesa non possiamo diventare cristiani”. “Un cristianesimo ‘autofatto’ – le parole del Pontefice – e’ una contraddizione in sè”. “Ma anche questa comunita’ – ha aggiunto subito dopo, riferendosi alla Chiesa – non agisce da se’, secondo le proprie idee e i propri desideri: solo Cristo puo’ costituire la Chiesa, e’ il vero donatore di Sacramenti”. Per questo, ha scandito Benedetto XVI, “l’Eucarestia senza solidarieta’ con gli altri e’ Eucarestia abusata”. Si tratta infatti di un Sacramento “personale e sociale” che unisce Cristo ad ogni credente e questi tra loro. “L’Eucarestia – ha ricordato il Papa – ci insegna che Cristo ci da’ se stesso, il suo amore, per conformarci a se stesso e creare cosi’ un mondo nuovo”.

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L’OMAGGIO FLOREALE E LA PREGHIERA DI BENEDETTO XVI ALL’IMMACOLATA CONCEZIONE IN PIAZZA DI SPAGNA

CITTA’ DEL VATICANO – Come e’ tradizione, Benedetto XVI ha portato un cesto di rose alla Madonna che veglia sulla citta’ di Roma dalla colonna di Piazza di Spagna, per unirsi all’omaggio compiuto da tanti romani “che si sentono spiritualmente figli della Vergine Maria”. “Simbolicamente – ha detto il Papa – le rose possono esprimere quanto di bello e di buono abbiamo realizzato durante l’anno, perche’ in questo ormai tradizionale appuntamento tutto vorremmo offrire alla Madre, convinti che nulla avremmo potuto fare senza la sua protezione e senza le grazie che quotidianamente ci ottiene da Dio. Ma, come si suol dire, non c’e’ rosa senza spine, e anche sugli steli di queste stupende rose bianche non mancano le spine, che per noi rappresentano le difficolta’, le sofferenze, i mali che pure hanno segnato e segnano la vita delle persone e delle nostre comunità”. “Alla Madre – ha spiegato il Pontefice – si presentano le gioie, ma si confidano anche le preoccupazioni, sicuri di trovare in lei conforto per non abbattersi e sostegno per andare avanti”. “Come un figlio alza gli occhi al viso della mamma e, vedendolo sorridente, dimentica ogni paura e ogni dolore – ha proseguito il Santo Padre -, cosi’ noi, volgendo lo sguardo a Maria, riconosciamo in lei il ‘sorriso di Dio’, il riflesso immacolato della luce divina, ritroviamo in lei nuova speranza pur in mezzo ai problemi e ai drammi del mondo”. A Lourdes, ha rammentato il Papa, “la Vergine rivelo’ il suo nome dicendo: ‘Io sono l’Immacolata Concezione’. Oggi anche noi ripetiamo con commozione quel nome misterioso. Lo ripetiamo qui, ai piedi di questo monumento nel cuore di Roma; e innumerevoli nostri fratelli e sorelle fanno altrettanto in mille altri luoghi del mondo, santuari e cappelle, come pure nelle case di famiglie cristiane. Dovunque vi sia una comunita’ cattolica, la’ oggi si venera la Madonna con questo nome stupendo e meraviglioso: o Madre Immacolata, che sei per tutti segno di sicura speranza e di consolazione, fa’ che ci lasciamo attrarre dal tuo candore. La tua Bellezza ci assicura che e’ possibile la vittoria dell’amore; anzi, che e’ certa; ci assicura che la grazia e’ piu’ forte del peccato, e dunque e’ possibile il riscatto da qualunque schiavitù”. “Maria – ha continuato Benedetto XVI rivolgendosi direttamente alla Vergine -, tu ci aiuti a credere con piu’ fiducia nel bene, a scommettere sulla gratuita’, sul servizio, sulla non violenza, sulla forza della verita’; ci incoraggi a rimanere svegli, a non cedere alla tentazione di facili evasioni, ad affrontare la realta’, coi suoi problemi, con coraggio e responsabilita’.

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