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CAMPANIA – ACCORDO REGIONE E MINISTERO LAVORO PER INSERIMENTO IMMIGRATI

Un accordo quadro per la realizzazione di azioni in materia di inserimento lavorativo e integrazione sociale degli immigrati in Campania. Lo hanno presentato questa mattina, nella sede della Giunta regionale campana a Palazzo Santa Lucia, il direttore generale all’Immigrazione del ministero del Lavoro, Natale Forlani, e l’assessore al Lavoro della Regione Campania Severino Nappi. Si tratta, ha spiegato Nappi, “di costruire un sistema nel quale l’immigrato abbia una forma di sostegno, che punti a creare le condizioni di accesso nel mondo produttivo”.

continua su: http://immigratoamico.wordpress.com/

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BENEDETTO XVI ALL’UDIENZA GENERALE: I CRISTIANI “RISORTI” CAMBIANO FACCIA AL MONDO

BENEDETTO XVI (Città del Vaticano) – Vivere da “risorti” in mezzo all’umanità per trasformare il mondo in un posto più solidale, le città in luoghi dove sia rispettata la dignità di ciascuno. È questa, ha detto il Papa, l’esperienza più profonda che i cristiani possono fare della Pasqua. Benedetto XVI ha dedicato la catechesi dell’udienza generale di questa mattina, in Piazza San Pietro, alla riflessione sul tempo pasquale. Al termine, il Papa ha rivolto un saluto ai fedeli di Lampedusa, apprezzandone lo spirito di solidarietà verso gli immigrati.

Non può essere Pasqua se tutto rimane come prima, dentro e attorno a un cristiano. Se “freschezza” e “gioia” non trasformano lui e i luoghi nei quali vive. È la semplice verità del più grande mistero della fede, spiegata una volta ancora da Benedetto XVI: il cristiano, risorto con Gesù, è chiamato a comportarsi, in un mondo di oscurità, come “un figlio della luce”:

“La risurrezione di Cristo è l’approdo verso una vita non più sottomessa alla caducità del tempo, una vita immersa nell’eternità di Dio. Nella risurrezione di Gesù inizia una nuova condizione dell’essere uomini, che illumina e trasforma il nostro cammino di ogni giorno e apre un futuro qualitativamente diverso e nuovo per l’intera umanità”.

Dunque, una Pasqua vissuta nella quotidianità cambia la qualità della vita. A patto, però, che i cristiani sappiano vivere da “risorti”. Ma come si fa a far “diventare ‘vita’ la Pasqua”? Per spiegarlo, il Papa ha preso a prestito le parole di San Paolo. Anzitutto, ha detto, bisogna pensare “alle cose di lassù, non a quelle della terra”:

“A prima vista, leggendo questo testo, potrebbe sembrare che l’Apostolo intenda favorire il disprezzo delle realtà terrene, invitando cioè a dimenticarsi di questo mondo di sofferenze, di ingiustizie, di peccati, per vivere in anticipo in un paradiso celeste. Il pensiero del ‘cielo’ sarebbe in tale caso una specie di alienazione”.

Le cose della terra, ha affermato Benedetto XVI, sono soprattutto il “desiderio insaziabile di beni materiali” e l’“egoismo, radice di ogni male”. Spogliarsi di questo e “rivestirsi di Cristo” – cioè di sentimenti di carità, di bontà, di mansuetudine, secondo la celebre descrizione di San Paolo – rende un cristiano capace di irradiare luce nel mondo. Quindi, ha osservato il Papa, essere cristiani è tutt’altro che essere alienati:

“San Paolo è dunque ben lontano dall’invitare i cristiani, ciascuno di noi, ad evadere dal mondo nel quale Dio ci ha posti. E’ vero che noi siamo cittadini di un’altra ‘città’, dove si trova la nostra vera patria, ma il cammino verso questa meta dobbiamo percorrerlo quotidianamente su questa terra (…) E questa è la via non solo per trasformare noi stessi, ma per trasformare il mondo, per dare alla città terrena un volto nuovo che favorisca lo sviluppo dell’uomo e della società secondo la logica della solidarietà, della bontà, nel profondo rispetto della dignità propria di ciascuno”.

continua su: http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=4823

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ESSERE POVERI PER COSTRUIRE LA GIUSTIZIA! LA POVERTA’ NON E’ MASOCHISMO, E’ PARTECIPAZIONE!

RIFLESSIONE – La povertà non è masochismo, ma partecipazione. Consiste in effetti nella capacità di gestione delle proprie risorse a favore di chi nulla possiede e in tutto dipende da altri, come nel caso dei miseri e degli abbandonati, verro i quali occorre una carità previa di povertà sincera; come pure consiste nel retto utilizzo dei nostri beni e nella capacità instancabile di donazione. Essere poveri equivale a saper costruire la giustizia e a dare il nostro contributo perché si pongano le condizioni per il cessare delle ostilità e delle divisioni a cui la discrepanza fra miseria e ricchezza ci costringe con le relative discrimanzioni e ingiustizie perché equivale alla formazione di noi stessi per la solidarietà e la comunione con tutti. L’avidità e il potere sono sempre state le minacce dell’umanità, ed è risaputo che tanto sangue sparso, le ingiustizie, le sopraffazioni e i soprusi ai danni dei poveri e degli indigenti hanno sempre arricchito i pochi benestanti. In nome del profitto si sovvertono valori e tendenze culturali ed etiche, si modificano talvolta le relazioni interpersonali e anche il concetto di lavoro e di occupazione ha assunto in questi ultimi decenni sempre più insicurezza e instabilità a scapito del salariato e del lavoratore dipendente e in vista del guadagno dell’imprenditore e del capitalista e il mercato del lavoro sembra condizionato dalla tutela degli interessi di business delle imprese e dei singoli affaristi, sempre a danno di chi cerca risorse per il proprio sostentamento visto che non vi è più oggi sicurezza nel campo occupazionale e lavorativo. Si tende alla logica del profitto e del potere che esalta pochi e umilia la moltitudine.

Marti Luther King sognava un mondo rinnovato nella giustizia e nella solidarietà, sottolineando che “A questo mondo non è più questione di scegliere tra violenza e non violenza, si tratta di scegliere o non violenza o non esistenza. “ E questo sogno diventerà realtà solo nella comunione nella solidarietà.

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Caritas Bolivia attiva un piano urgente di assistenza umanitaria per le vittime delle inondazioni

 (Agenzia Fides) – Continua lo stato di emergenza in diversi distretti della Bolivia a seguito delle gravi inondazioni che hanno coinvolto il Paese nelle ultime settimane. Caritas Bolivia sta portando avanti un piano urgente di assistenza umanitaria alle vittime delle inondazioni. Le équipes di lavoratori e volontari locali della Caritas stanno distribuendo prodotti di prima necessità – in particolare viveri, medicine e vestiti – ai circa 30.000 sfollati dei distretti di Santa Cruz, La Paz, Beni, Chuquisaca, Oruro, Potosí, Cochabamba, Tarija e Pando. La seconda fase di questo piano di emergenza, che partirà quando le acque si saranno ritirate, prevede la distribuzione di semi ed attrezzature agricole in 90 comunità rurali colpite drasticamente dalle inondazioni, in maggioranza di etnia quechua, aymarás e guaranì, che risiedono in zone distanti dai maggiori nuclei abitati. Queste comunità soffrono in maniera più dolorosa le precarie condizioni di vita del mondo rurale boliviano, con indici di povertà che oscillano tra il 70 ed il 98 per cento.
Caritas Bolivia sta prestando aiuto agli sfollati all’interno di un piano nazionale coordinato dalla Difesa Civile Boliviana, alla quale appartiene. Questa nuova catastrofe – che le autorità del Paese stimano abbia colpito più di 53.000 famiglie e provocato la perdita del 60 per cento delle coltivazioni – si somma ad altre crisi simili registrate nel bacino amazzonico della Bolivia durate gli anni 2006 e 2007 e a farne le spese sono le numerose comunità indigene. Caritas Spagna, che da anni coopera con Caritas Bolivia contribuendo al suo rafforzamento istituzionale, sta sostenendo questo piano di emergenza con lo stanziamento di 100.000 euro provenienti dai suoi fondi speciali di emergenza.
Anche l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha sollecitato la comunità internazionale, a nome della Bolivia, a donare 18,2 milioni di dollari da destinare all’assistenza delle vittime. I fondi serviranno per assicurare viveri, acqua, alloggi, servizi sanitari ed altri beni di prima necessità, oltre a finanziare progetti agricoli, educativi e di protezione dei bambini, come ha dichiarato l’Ufficio di Aiuto Umanitario delle Nazioni Unite (OCHA). In totale, lo stanziamento prevede 30 progetti umanitari da avviare nei prossimi sei mesi da parte di otto agenzie delle Nazioni Unite e di otto Organizzazioni Non Governative (ONG).  Di fronte ai grandi disastri causati dalle intense piogge cadute nelle ultime settimane, si è anche ravvisata la possibilità di una tregua temporanea nel dibattito politico tra il governo e l’opposizione. Questa scelta nasce da una presa di coscienza generale secondo cui non si possono privilegiare interessi politici, regionali o locali, quando è necessario l’impegno di tutti per far fronte alla situazione. Le incessanti piogge, legate al fenomeno climatico de “La Niña”, dallo scorso novembre hanno causato 61 morti e provocato danni a 73.000 famiglie. Le piene e le piogge hanno provocato inoltre la distruzione di parte delle infrastrutture stradali del Paese, la morte di migliaia di capi di bestiame e la perdita di ettari di coltiva.  La seconda fase di questo piano di emergenza, che partirà quando le acque si saranno ritirate, prevede la distribuzione di semi ed attrezzature agricole in 90 comunità rurali colpite drasticamente dalle inondazioni, in maggioranza di etnia quechua, aymarás e guaranì, che risiedono in zone distanti dai maggiori nuclei abitati. Queste comunità soffrono in maniera più dolorosa le precarie condizioni di vita del mondo rurale boliviano, con indici di povertà che oscillano tra il 70 ed il 98 per cento.  Caritas Bolivia sta prestando aiuto agli sfollati all’interno di un piano nazionale coordinato dalla Difesa Civile Boliviana, alla quale appartiene. Questa nuova catastrofe – che le autorità del Paese stimano abbia colpito più di 53.000 famiglie e provocato la perdita del 60 per cento delle coltivazioni – si somma ad altre crisi simili registrate nel bacino amazzonico della Bolivia durate gli anni 2006 e 2007 e a farne le spese sono le numerose comunità indigene.

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Caritas Spagna, che da anni coopera con Caritas Bolivia contribuendo al suo rafforzamento istituzionale, sta sostenendo questo piano di emergenza con lo stanziamento di 100.000 euro provenienti dai suoi fondi speciali di emergenza.
Anche l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha sollecitato la comunità internazionale, a nome della Bolivia, a donare 18,2 milioni di dollari da destinare all’assistenza delle vittime. I fondi serviranno per assicurare viveri, acqua, alloggi, servizi sanitari ed altri beni di prima necessità, oltre a finanziare progetti agricoli, educativi e di protezione dei bambini, come ha dichiarato l’Ufficio di Aiuto Umanitario delle Nazioni Unite (OCHA). In totale, lo stanziamento prevede 30 progetti umanitari da avviare nei prossimi sei mesi da parte di otto agenzie delle Nazioni Unite e di otto Organizzazioni Non Governative (ONG).  Di fronte ai grandi disastri causati dalle intense piogge cadute nelle ultime settimane, si è anche ravvisata la possibilità di una tregua temporanea nel dibattito politico tra il governo e l’opposizione. Questa scelta nasce da una presa di coscienza generale secondo cui non si possono privilegiare interessi politici, regionali o locali, quando è necessario l’impegno di tutti per far fronte alla situazione.  Le incessanti piogge, legate al fenomeno climatico de “La Niña”, dallo scorso novembre hanno causato 61 morti e provocato danni a 73.000 famiglie. Le piene e le piogge hanno provocato inoltre la distruzione di parte delle infrastrutture stradali del Paese, la morte di migliaia di capi di bestiame e la perdita di ettari di coltiva

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