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L’ASCOLTO LENISCE LE FERITE CHE SANGUINANO. EDITORIALE DEL RESPONSABILE NAZIONALE CEI DEI GIOVANI

ASCOLTARE – Durante un campo estivo una giovane mi ha chiesto se avevo un po’ di tempo per parlare e confessarsi. Non ci conoscevamo, ma abbiamo parlato più di due ore, passeggiando. Durante il colloquio la ragazza mi ha raccontato molto della sua vita, dei problemi della sua famiglia e soprattutto della sua situazione sentimentale, complicata e per certi aspetti pericolosi. Al termine del nostro incontro, dopo essersi confessata, mi ha confidato che alcune delle cose che mi aveva detto non le aveva mai svelate a nessuno e che mai le era capitato di parlare così lungamente con un prete; il suo parroco era molto indaffarato e, pur essendo un ottimo sacerdote, non era mai riuscita a entrare in confidenza con lui. Una situazione analoga mi è capitata altre volte quest’anno: due spose e madri di famiglia, qualche giovane, un confratello sacerdote… persone a cui ho semplicemente dedicato un po’ di tempo e attenzione, mi hanno spalancato con profondità e sincerità i loro cuori.

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http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=2891

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AFRICA/ZIMBABWE – “Intervenite subito o si rischia un genocidio”: appello delle chiese cristiane dello Zimbabwe alla comunità internazionale

Harare – I rappresentanti delle chiese cristiane dello Zimbabwe lanciano un appello alla comunità internazionale perché intervenga nella crisi del Paese. In un comunicato, inviato all’Agenzia Fides, firmato anche dalla Conferenza Episcopale dello Zimbabwe, i leader delle confessioni cristiane locali affermano che il ritardo nella pubblicazione dei risultati del voto del 29 marzo ha creato “incertezza politica, ansia e frustrazione” nell’animo degli abitanti del Paese. Nel documento si denuncia la violenza politica “perpetrata contro gli individui, le famiglie e le comunità, accusate di aver effettuato una campagna a favore o di aver votato per il “partito politico sbagliato”, in particolare nella campagne e in alcune aree urbane”. La gente viene rapita, torturata, umiliata, costretta a partecipare a comizi dove si sente ripetere di aver votato il candidato “sbagliato” e di non commettere lo stesso “errore” in caso di ballottaggio, e vi sono persino omicidi”. La violenza politica aggrava le condizioni di vita della popolazione: “vi è una carestia diffusa in gran parte del Paese. I negozi sono vuoti e i generi alimentari di base sono introvabili. Le vittime delle torture non trovano alcun conforto negli ospedali, del tutto privi di medicinali”. Le chiese cristiane dello Zimbabwe chiedono alla Comunità di Sviluppo dell’Africa del sud (SADC), all’Unione Africana e alle Nazioni Unite di “lavorare per fermare il deterioramento della situazione politica e di sicurezza dello Zimbabwe. Avvertiamo il mondo che se non si fa nulla per aiutare il popolo dello Zimbabwe, rischiamo di assistere ad un genocidio simile a quello del Rwanda, del Burundi e di altri punti caldi dell’Africa”. Si chiede inoltre la chiusura dei campi delle milizie e dei veterani che sono stati stabiliti in diverse zone del Paese come “un passo verso la restaurazione della pace e della libertà di movimento delle persone che era garantita prima e durante le elezioni del 29 marzo”. I leader cristiani locali chiedono alla Commissione Elettorale di pubblicare i “veri risultati delle elezioni del 29 marzo senza ulteriori ritardi”. Rivolgendosi infine alla popolazione dello Zimbabwe, i responsabili delle chiese cristiane lodano il senso civico dimostrato andando a votare e invitano “a mantenere e a proteggere la propria dignità e il proprio voto”, respingendo le minacce, le lusinghe e le violenze.

Fonte: Agenzia Fides

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