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IL PAPA ALL’ANGELUS: «CARESTIA IN SOMALIA, VIETATO RESTARE INDIFFERENTI»

BENEDETTO XVI (Castel Gandolfo) – “È vietato essere indifferenti davanti alla tragedia degli affamati e degli assetati”. Così Benedetto XVI, all’Angelus da Castel Gandolfo, domenica ha rivolto nuovamente la sua attenzione alle popolazioni del Corno d’Africa e “ai tanti fratelli e sorelle” che soffrono per la gravissima carestia, già al centro due domenica fa di un suo forte appello alla mobilitazione internazionale.

Il Papa, affacciandosi sul cortile interno della residenza estiva, ha sottolineato che le “drammatiche conseguenze” della siccità nel Corno d’Africa sono “aggravate dalla guerra e dalla mancanza di solide istituzioni”. La sua riflessione, prima della preghiera mariana domenicale, era partita dalla lettura riguardante la moltiplicazione dei pani e dei pesci, miracolo con cui – ha spiegato – “il Signore ci offre un esempio eloquente della sua compassione verso la gente”. Per questo l’invito del Pontefice è “alla compassione verso il prossimo e alla condivisione fraterna”.

Poi, parlando nella loro lingua ai pellegrini polacchi, Ratzinger ha spiegato che nutrendo “una folla affamata” con la moltiplicazione dei pani Gesù “non ci dà per questo una ricetta utile a sfamare i popoli del mondo, nè a risolvere il dramma della fame”. “Ci ricorda – ha proseguito – che è vietato essere indifferenti davanti alla tragedia degli affamati e assetati! Ci incoraggia a dare loro da mangiare, e a dividere il pane con i bisognosi”. “Seguendo il Cristo – ha aggiunto il Papa – dobbiamo essere sensibili alla povertà dei popoli”.

L’emergenza in Somalia e in tutto il Corno d’Africa, dove milioni di persone cercano disperatamente sollievo alla fame e alla sete, è quindi quanto mai al centro delle attenzioni della Chiesa. La Conferenza Episcopale Italiana, che a metà luglio ha stanziato un milione di euro dai fondi dell’8 per mille (CaritasItaliana ha aggiunto un ulteriore contributo di 300 mila euro), ha indetto una colletta nazionale per domenica 18 settembre, con una raccolta straordinaria in tutte le chiese d’Italia.

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DON LUIGI DI LIEGRO, DOMANI IL RICORDO DI CARITAS E GREGORIANA NEL 58° ANNIVERSARIO DEL SACERDOZIO

SOLIDARIETÀ (Roma) – La facoltà di Scienze sociali della Pontificia Università Gregoriana e la Fondazione internazionale “Don Luigi Di Liegro” hanno organizzato per domani l’incontro dal titolo “Il valore della solidarietà per la giustizia sociale”, alle 17.30 nella sala Loyola dell’ateneo.

Al convegno, che sarà accompagnato dalle parole di don Di Liegro tratte dall’audiolibro “Dove Dio è accampato” (promosso dalla Caritas italiana in collaborazione con il Centro europeo risorse umane) parteciperanno mons. Vittorio Nozza, direttore della Caritas italiana, mons. Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma, don Rocco D’Ambrosio, docente alla Gregoriana, Chiara Finocchietti, vicepresidente giovani dell’Azione cattolica e padre Sandro Barlone, della Fondazione intitolata a don Di Liegro. L’incontro cade nel 58° anniversario dell’ordinazione sacerdotale del primo direttore della Caritas romana, scomparso nel 1997.

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DALLA CARITAS 2.500 POSTI IN 93 DIOCESI ITALIANE PER ACCOGLIERE PROFUGHI E IMMIGRATI

CHIESA CATTOLICA (Roma) – Duemilacinquecento posti distribuiti in 93 diocesi sono a disposizione per l’accoglienza dei profughi che i conflitti in Nord Africa stanno spingendo sulle coste italiane. Lo ha annunciato il segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), mons. Mariano Crociata, illustrando oggi a Roma in conferenza stampa il comunicato finale del Consiglio permanente dell’organismo dei Vescovi italiani, svoltosi dal 28 al 30 marzo scorsi. Le strutture disponibili per l’accoglienza nelle Diocesi italiane afferiscono direttamente o indirettamente alle Caritas; duecento posti sono stati trovati nella “Casa della fraternità” dell’Arcidiocesi di Agrigento, “la più esposta – ha spiegato Crociata – all’emergenza profughi per la presenza nel suo territorio dell’isola di Lampedusa e, per questo, anche la più sostenuta da Caritas italiana”.

Si tratta di un segno concreto, ha affermato mons. Crociata, che si accompagna “all’incoraggiamento all’accoglienza verso persone che rischiano la vita, non solo per venire in Italia ma già nei Paesi d’origine, che la Chiesa italiana rivolge a tutti”. Anche all’Europa. Infatti, “un coinvolgimento degli altri Paesi dell’Unione, sia per quanto riguarda l’emergenza immediata che per le esigenze di più lunga durata, rappresenta un test del livello di tenuta dello stesso processo di unificazione europea che non può essere limitato all’aspetto economico, ma deve investire soprattutto quello sociale”. Un “metodo” quindi, quello del coinvolgimento dei Paesi europei, per creare “una cultura condivisa”. Significativo il richiamo del Card. Bagnasco alla “necessità che l’Europa che è, non da oggi, in debito verso l’Africa sappia evitare l’illusione di poter vivere sicura chiudendo le porte al grido dei popoli in difficoltà: soltanto autentiche politiche di cooperazione potranno assicurare a tutti sviluppo e pace duratura”. A questo riguardo “la Chiesa in Europa non è insensibile”, ha affermato mons. Crociata, preannunciando un intervento del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee sull’emergenza umanitaria determinata dalle tensioni politiche in Nord Africa.

Sull’intervento militare in Libia “la preoccupazione costante dei Vescovi – ha sottolineato Crociata – è stata la tutela dei civili inermi e dei più deboli, che muta a seconda delle circostanze”, nella convinzione che “vada perseguita la strada della diplomazia come premessa per individuare una ‘via africana’ per il superamento dei conflitti”. Nel corso dei lavori del Consiglio permanente, “alla lettura credente del momento presente” si è accompagnata la “valutazione del momento culturale in Occidente”, che “riguarda anche il modo di reagire a queste situazioni di crisi”. La tentazione di chiudersi nel particolare e nel privato, frutto di un “paradigma antropologico che sostituisce la persona con l’individuo”, interpella, secondo mons. Crociata, “il nostro sforzo educativo”, richiamando alla necessità di “aprire a una visione più ricca dell’essere umano non solo come individuo ma come essere sociale”. In questa temperie culturale si inserisce il problema demografico, al quale sarà dedicato il prossimo
Rapporto del Progetto culturale della CEI.

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CHIUDE LA CAMPAGNA DELLA CARITAS EUROPA PER LA LOTTA ALLA POVERTÀ E ALL’ESCLUSIONE SOCIALE

ZERO POVERTY – Con una tavola rotonda si è conclusa ieri pomeriggio a Bruxelles la Campagna “Zero Poverty”, promossa dalla Caritas Europa nell’Anno Europeo 2010 per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Roberta Gisotti ha intervistato don Livio Corazza, responsabile della Caritas Italiana per l’Europa:

D. – Don Livio, la campagna “Zero poverty” mirava soprattutto ad una presa d’atto della povertà spesso nascosta e che affligge milioni di famiglie, ma la povertà – si dice – non fa notizia se non è collegata ad eventi drammatici. Allora qual è stato il bilancio di questa campagna?

R. – E’ stato positivo perché per la prima volta le Caritas di tutta Europa si sono unite in un’unica campagna. Questo ci aiuta anche ad allargare il cerchio di quanti che con noi possano contribuire alla lotta alla povertà. Le Caritas diocesane sono state protagoniste e quasi tutte hanno promosso delle iniziative, coinvolgendo non soltanto il circuito ecclesiale ma anche persone appartenenti ad istituzioni sociali e civili. Certamente ci sono stati anche aspetti negativi: qualcuno ha sottovalutato questa opportunità e molte amministrazioni locali e statali non si sono molto interessate nel sensibilizzare i cittadini. Gli stessi mezzi di comunicazione sociale hanno trascurato questa campagna. Noi abbiamo potuto vedere come della povertà – come lei stessa diceva giustamente – ci si occupa soltanto di fronte a situazioni gravi: basta ricordare proprio quest’anno la vicenda dei rom. Devo dire, però, che nonostante questo, credo che in molti sia cresciuta la sensibilità sul fatto che la povertà è una questione che interessa tutti: non è soltanto il problema di qualcuno e non si può di conseguenza sempre delegare ad altri il compito di risolverlo.

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oSonoAbruzzo”, la prima applicazione per iPhone a sostegno dei terremotati d’Abruzzo.

“Creare una comunità di amicizia e di sostegno con la città de L’Aquila e tutti gli abitanti dell’Abruzzo colpiti dal terremoto”, “conoscere i modi migliori per aiutare i terremotati”, “adottare un pezzo d’Abruzzo, sentendosi vicini alle popolazioni colpite dal sisma”. Sono alcuni obiettivi di “IoSonoAbruzzo”, la prima applicazione per iPhone a sostegno dei terremotati d’Abruzzo. Il progetto, che dovrebbe essere disponibile on line tra qualche giorno, è stato sviluppato dagli ideatori di “iBreviary”, il web designer Dimitri Giani e don Paolo Padrini, sacerdote della diocesi di Tortona, esperto di nuove tecnologie. “L’applicazione – spiega don Padrini – permette d’inviare su una bacheca on line, i propri messaggi uniti a foto di solidarietà. Le foto verranno inserite in una sorta di muro virtuale, un muretto su cui scrivere pensieri e dove lasciare la propria firma fotografica, attraverso foto di augurio, foto di un ricordo particolare, etc.”. L’obiettivo è “creare una comunità di amicizia e di sostegno con chi è stato colpito dal terremoto”. “IoSonoAbruzzo”, spiegano ancora i due ideatori, consente di “conoscere i modi migliori per aiutare i terremotati, con i dati per effettuare bonifici e dare contributi alla Croce Rossa e alla Caritas italiana”. L’applicazione, concludono, “non raccoglie direttamente i contributi, ma fa conoscere agli utenti le proposte di aiuto”.

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Caritas: oltre un milione i romeni in Italia

Sono un milione i romeni in Italia: cento volte di più, rispetto a 17 anni fa. Lo afferma il volume elaborato dalla Caritas italiana, intitolato “Romania, immigrazione e lavoro in Italia. Statistiche, problemi e prospettive”. I romeni si trovano in Italia soprattutto per motivi di lavoro e di famiglia: rispettivamente il 73,7% e il 23,5%. Garantiscono all’Italia l’1,2% del Prodotto Interno Lordo (PIL) ed ogni 6 nuovi assunti stranieri, 1 è romeno. Un terzo lavora nell’edilizia, la metà nel terziario e poco più del 6% nell’agricoltura. Per quanto riguarda la religione, quasi tutti sono ortodossi ed affermano che la Chiesa è spesso luogo di incontro e solidarietà. Nel complesso, all’esperienza fatta in Italia, i romeni immigrati danno un voto di sufficienza “perché – precisa il volume – desidererebbero una maggiore integrazione”. La ricerca si pone l’obiettivo di riflettere sul senso profondo di questa fase storica e riconoscerne i vantaggi, senza continuare a rimanere bloccati dalla paura dello straniero proveniente dall’Est. Contro la “sindrome dell’assedio”, come è chiamata nel volume, i redattori del testo suggeriscono una strategia concreta ispirata alla reciproca fiducia, all’integrazione e alla collaborazione bilaterale.

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