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TERZA GIORNATA INTERNAZIONALE DI INTERCESSIONE PER LA PACE IN TERRA SANTA

 Il 29 e 30 gennaio 2011, nel mese dedicato dalla Chiesa alla “pace”, è prevista la Celebrazione della Terza Giornata Internazionale di Intercessione per la Pace in Terra Santa, iniziativa di preghiera nata dalla volontà di alcune associazioni cattoliche giovanili che in questa terza edizione prevedono il coinvolgimento di duemila città in tutto il mondo, in contemporanea, per una preghiera che – si augurano gli organizzatori – “possa salire fino al cuore del Signore e riportare la pace nella Sua terra”.

La Terza Giornata Internazionale di Intercessione per la Pace in Terra Santa, patrocinata dal Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, che si celebrerà il 29-30 gennaio 2011, nasce dalla volontà e dalla riflessione di impegnarsi in modo concreto e forte per vivere una giornata intensa di preghiera. Nella terza edizione della Giornata Internazionale, nel seguito dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi sul tema “Comunione e Testimonianza”, le 24 ore di preghiera ininterrotta inizieranno in modo quanto mai significativo, in concomitanza con la Quinta Preghiera Straordinaria di tutte le Chiese per la Riconciliazione, l’Unità e la Pace, cominciando da Gerusalemme, coincidente a sua volta, a Dio piacendo, con la settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani a Gerusalemme, il sabato 29 gennaio 2011, alle ore 17-18 di Terra Santa. La Preghiera Straordinaria di tutte le Chiese verrà diffusa in mondovisione.

L’anno scorso, la preghiera è stata celebrata in 1103 città del pianeta. In comunione con il Patriarca di Gerusalemme e il Custode di Terra Santa, così Sua Santità Benedetto XVI ha voluto vivere questa Giornata di Preghiera: “Oggi si celebra anche la seconda Giornata di Intercessione per la Pace in Terra Santa. In comunione con il Patriarca Latino di Gerusalemme e il Custode di Terrasanta, mi unisco spiritualmente alla preghiera di tanti cristiani di ogni parte del mondo, mentre saluto di cuore quanti sono qui convenuti per tale circostanza” (Angelus 31 gennaio 2010). Il prossimo 30 gennaio 2011, vogliamo alzare di nuovo dal cuore del mondo una preghiera accompagnata da Celebrazioni Eucaristiche ed Adorazioni.

Il Santo Padre Benedetto XVI, nella sua Omelia in occasione della Solenne Inaugurazione per l’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, ha affermato che: “Guardare quella parte del mondo [Medio Oriente] nella prospettiva di Dio significa riconoscere in essa la “culla” di un disegno universale di salvezza nell’amore, un mistero di comunione che si attua nella libertà e perciò chiede agli uomini una risposta”, inoltre il Santo Padre ha affermato che “I cristiani continueranno a dare il loro contributo […] soprattutto con lo spirito delle Beatitudini evangeliche, che anima la pratica del perdono e della riconciliazione”. Parole che ha successivamente riportato nell’Angelus in Piazza san Pietro, incontrando i pellegrini: “Infatti, in quei Paesi, purtroppo segnati da profonde divisioni e lacerati da annosi conflitti, la Chiesa è chiamata ad essere segno e strumento di unità e di riconciliazione, sul modello della prima comunità di Gerusalemme”.

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III GIORNATA INTERNAZIONALE PER LA PACE IN TERRA SANTA – ELENCO DELLE CELEBRAZIONI IN EUROPA

WE WANT PEACE IN THE HOLY LAND – Carissimi amici, pubblichiamo il primo elenco di Celebrazioni Eucaristiche, momenti di preghiera e di Adorazione, nelle nazioni e città dell’ Europa. Il 29 e 30 gennaio 2011, nel mese dedicato dalla Chiesa alla “pace”, è prevista la Celebrazione della Terza Giornata Internazionale di Intercessione per la Pace in Terra Santa, iniziativa di preghiera nata dalla volontà di alcune associazioni cattoliche giovanili che in questa terza edizione prevedono il coinvolgimento di duemila città in tutto il mondo, in contemporanea, per una preghiera che – si augurano gli organizzatori – “possa salire fino al cuore del Signore e riportare la pace nella Sua terra”.

La Terza Giornata Internazionale di Intercessione per la Pace in Terra Santa, patrocinata dal Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, che si celebrerà il 29-30 gennaio 2011, nasce dalla volontà e dalla riflessione di impegnarsi in modo concreto e forte per vivere una giornata intensa di preghiera. Nella terza edizione della Giornata Internazionale, nel seguito dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi sul tema “Comunione e Testimonianza”, le 24 ore di preghiera ininterrotta inizieranno in modo quanto mai significativo, in concomitanza con la Quinta Preghiera Straordinaria di tutte le Chiese per la Riconciliazionel’Unità e la Pace, cominciando da Gerusalemme, coincidente a sua volta, a Dio piacendo, con la settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani a Gerusalemme, il sabato 29 gennaio 2011, alle ore 17-18 di Terra Santa. La Preghiera Straordinaria di tutte le Chiese verrà diffusa in mondovisione.

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SPAZIO SACRO E SPAZIO CIVILE. PORTE APERTE TRA IL TEMPIO E LA PIAZZA

LECTIO MAGISTRALIS – “Il mondo è come l’occhio: il mare è il bianco, la terra è l’iride, Gerusalemme è la pupilla e l’immagine in essa riflessa è il tempio”. Questo antico aforisma rabbinico illustra in modo nitido e simbolico la funzione nel tempio secondo un’intuizione che è primordiale e universale. Due sono le idee che sottendono all’immagine. La prima è quella di “centro” cosmico che il luogo sacro deve rappresentare, un tema sul quale il grande studioso delle religioni Mircea Eliade (1907-1986) ha offerto un vasto dossier documentario. L’orizzonte esteriore, con la sua frammentazione e con le sue tensioni, converge e si placa in un’area che per la sua purezza deve incarnare il senso, il cuore, l’ordine dell’essere intero. Nel tempio, dunque, si “con-centra” la molteplicità del reale che trova in esso pace e armonia: si pensi solo alla planimetria di certe città a radiali connesse al “sole” ideale rappresentato dalla cattedrale posta nel cardine centrale urbano (Milano, per esempio, “centrata” sul Duomo ne è un esempio evidente, come New York è la testimonianza di una diversa visione, più dispersa e babelica). Dal tempio, poi, si “de-centra” un respiro di vita, di santità, di illuminazione che trasfigura il quotidiano e la trama ordinaria dello spazio. Ed è a questo punto che entra in scena il secondo tema sotteso al detto giudaico sopra evocato. Il tempio è l’immagine che la pupilla riflette e rivela. Esso è, quindi, segno di luce e di bellezza. Detto in altri termini, potremmo affermare che lo spazio sacro è epifania dell’armonia cosmica ed è teofania dello splendore divino. In questo senso un’architettura sacra che non sappia parlare correttamente – anzi, “splendidamente” – il linguaggio della luce e non sia portatrice di bellezza e di armonia decade automaticamente dalla sua funzione, diventa “profana” e “profanata”. È dall’incrocio dei due elementi, la centralità e la bellezza, che sboccia quello che Le Corbusier definiva in modo folgorante “lo spazio indicibile”, lo spazio autenticamente santo e spirituale, sacro e mistico.

Certo, questi due assi portanti trascinano con sé tanti corollari: pensiamo alla “sordità”, all’inospitalità, alla dispersione, all’opacità di tante chiese tirate su senza badare alla voce e al silenzio, alla liturgia e all’assemblea, alla visione e all’ascolto, all’ineffabilità e alla comunione. Chiese nelle quali ci si trova sperduti come in una sala per congressi, distratti come in un palazzetto dello sport, schiacciati come in uno sferisterio, abbrutiti come in una casa pretenziosa e volgare. A questo punto vorremmo proporre una riflessione di indole più specifica che abbia come codice di riferimento proprio quelle Sacre Scritture bibliche che sono state indubbiamente “il grande codice” della stessa civiltà artistica occidentale. È indiscutibile il rilievo che in esse ha una “teologia” dello spazio, anche se – come si vedrà – essa è inverata in una teologia superiore, quella del tempo e della storia (l’Incarnazione riassume in sé queste due dimensioni ricollocandole nella loro gerarchia). “Ai tuoi servi sono care le pietre di Sion” (Salmo, 102, 15). Questa professione d’amore dell’antico salmista potrebbe essere il motto stesso della tradizione cristiana che allo spazio sacro ha riservato sempre un rilievo straordinario, a partire dalla “pietra” del Santo Sepolcro, segno della risurrezione di Cristo, attorno alla quale è sorto uno dei templi emblematici dell’intera cristianità. Tra l’altro, è curioso che simbolicamente le tre religioni monoteistiche si ancorino a Gerusalemme attorno a tre pietre sacre, il Muro Occidentale (detto popolarmente “del Pianto”), segno del tempio salomonico per gli ebrei, la roccia dell’ascensione al cielo di Maometto nella moschea di Omar per l’islam e, appunto, la pietra ribaltata del Santo Sepolcro per il cristianesimo.

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CRESCE IL NUMERO DEI MORTI A BRISBANE; UNA TRAGEDIA ENORME, MA LA RISPOSTA DELLA GENTE È FENOMENALE

BRISBANE – La vastità del diluvio che dura ormai da un mese nel nord-est dell’Australia ha colpito il 75% della regione del Queensland: un’area cinque volte più grande del Regno Unito. Secondo l’ultimo comunicato giunto all’Agenzia Fides dalle Pontificie Opere Missionarie (Pom) australiane, il bilancio delle vittime ad oggi ammonta a 16 persone, ma è previsto il recupero di altri cadaveri nella valle Lockyer dove uno “tsunami interno” ha spazzato le strade delle città di Toowoomba, Helidon, Grantham, Gatton e Ipswich. Circa 50 persone risultano disperse nella zona, molti si teme siano annegati. La capitale del Queensland, Brisbane, è l’ultimo centro urbano ad essere stato sommerso. Piogge torrenziali e una forte marea del fiume Brisbane hanno inondato intere periferie, costringendo ad allontanarsi 20 mila famiglie e a chiudere 3.500 industrie. Energia elettrica ed acqua sono saltate e la città è stata dichiarata zona disastrata.

Jenny Simpson, delle Pom di Brisbane, è stata evacuata da Tennyson. “Il peggio deve ancora arrivare – si legge nel testo inviato a Fides – e cresce anche il timore per le malattie. Sono benvenute le preghiere … che fanno una grande differenza”. David McGovern, Direttore dell’ufficio diocesano delle Pom di Brisbane ha aggiunto: “le preghiere sono sempre necessarie e ben accolte. Le acque del diluvio si ritirano, ma i danni alle case e alle persone dureranno molto più a lungo”. Anche l’Arcivescovo di Brisbane, Mons. John Bathersby, ha chiesto preghiere “per i defunti e per le loro famiglie, per gli operatori dei soccorsi e tutti coloro che soffrono a causa delle inondazioni”. L’Arcivescovo inoltre comunica che “sono state messe a disposizione per gli sfollati parrocchie e scuole, mentre l’ufficio centrale dell’arcidiocesi è chiuso per mancanza di energia elettrica.” La Conferenza Episcopale australiana ha informato che tutti i Vescovi e la popolazione del paese è unita nella preghiera e nel sostegno pratico per far fronte alla peggiore inondazione degli ultimi decenni che continua a colpire lo stato del Queensland. Un sacerdote dell’arcidiocesi di Brisbane, padre John Conway, attualmente amministratore di tre parrocchie in un’area della periferia di Toowomba, ha dichiarato: “E’ una tragedia enorme, ma la risposta della gente è fenomenale. Ho visto persone sfollate dalla loro casa che si sono impegnate nei centri di soccorso. In molte zone manca l’acqua potabile, le strade sono danneggiate e i camion non possono passare, non è possibile avere combustibili, latte, pane. Stiamo razionando tutto”. Anche il Santo Padre Benedetto XVI si è reso presente assicurando la propria preghiera ed inviando un contributo di 50.000 dollari a favore della campagna per le vittime delle inondazioni del Queensland, coordinata dalla Società di San Vincenzo de’ Paoli. (AP) (13/1/2011 Agenzia Fides)

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NUOVO LIBRO SULL’INDIA. LAPIERRE: SIA BENEDETTA CALCUTTA (E MADRE TERESA)

INDIA – L’orgoglio del cielo! Venticinque anni dopo che la Grande Anima dell’India aveva lanciato questo appello, trovo la presenza di Dio in qualunque strada di Calcutta mi conduca la mia inchiesta. Può accadere, come la settimana scorsa, che veda bloccare la circolazione da una processione irta di stendardi e di orifiamme verdi, che sbuca in Chittapore Road accompagnata da una gran cacofonia di fanfare. Si celebrava Muharram, il Capodanno islamico. I tre milioni di musulmani di Calcutta erano per la strada. Era un giorno festivo come un’altra dozzina di giorni festivi previsti dal calendario della città, che è un vero guazzabuglio di popoli e di credenze. Due giorni prima, un’esplosione di petardi aveva svegliato di soprassalto me e con me tutta la città. I sikh celebravano la nascita del guru Nanak, venerato fondatore della loro comunità. Se quel giorno avessi cercato un taxi, ci sarebbero state nove probabilità su dieci che i loro autisti con la barba arrotolata e il turbante blu o rosso avessero abbandonato le vetture per andare a onorare il loro guru.

Oggi, a essere in effervescenza è il Barra Bazar. I jain digambara festeggiano il ritorno della stagione dei pellegrinaggi che coincide con la fine ufficiale della stagione dei monsoni. Ma è soprattutto la festa di Durga, la dea indù distruttrice del demonio, a fare di Calcutta un luogo sacro della fede. Per quattro giorni e quattro notti, una città tristemente nota diventa una città magica, piena di luce, di gioia e di speranza. Ho la fortuna di vivere i riti di questa festa con l’uomo-risciò Hasari Pal, e i suoi compagni di stanghe. Grazie a loro, scopro un posto incredibile: un intero quartiere di vecchie rimesse, di miserabili laboratori e di viuzze dove centinaia di uomini producono, di padre in figlio, la più incantevole collezione di opere d’arte che sia mai stata dedicata a una divinità o ai suoi santi. Per un anno intero, questi artisti della casta dei vasai hanno gareggiato in creatività e devozione, facendo nascere dalle proprie mani le più grandi, le più sontuose rappresentazioni della dea Durga. Un lavoro prodigioso: dopo aver costruito l’ossatura con la paglia intrecciata, i vasai rivestono il modello di argilla grigia, poi la modellano delicatamente per darle la forma e l’espressione volute. Per finire, decorano la statua con il pennello, conferendole un aspetto fantastico e volutamente grottesco. Il quarto giorno di festa, al crepuscolo, camion, carretti a mano, taxi, e risciò per le più piccole, portano le statue e i loro devoti proprietari in riva all’Hooghly, il tumultuoso braccio del Gange. Ogni statua viene quindi inghirlandata di fiori e le famiglie le calano lentamente, rispettosamente, nell’acqua.

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IL 29 E 30 GENNAIO 2000 CITTA’ DI TUTTO IL PIANETA IN PREGHIERA PER LA PACE

GERUSALEMME – Il 29 e 30 gennaio 2011, nel mese dedicato dalla Chiesa alla “pace”, è prevista laCelebrazione della Terza Giornata Internazionale di Intercessione per la Pace in Terra Santa, iniziativa di preghiera nata dalla volontà di alcune associazioni cattoliche giovanili che in questa terza edizione prevedono il coinvolgimento di duemila città in tutto il mondo, in contemporanea, per una preghiera che – si augurano gli organizzatori – “possa salire fino al cuore del Signore e riportare la pace nella Sua terra”.

La Terza Giornata Internazionale di Intercessione per la Pace in Terra Santa, patrocinata dalPontificio Consiglio Giustizia e Pace, che si celebrerà il 29-30 gennaio 2011, nasce dalla volontà e dalla riflessione di impegnarsi in modo concreto e forte per vivere una giornata intensa di preghiera. Nella terza edizione della Giornata Internazionale, nel seguito dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi sul tema “Comunione e Testimonianza”, le 24 ore di preghiera ininterrotta inizieranno in modo quanto mai significativo, in concomitanza con la Quinta Preghiera Straordinaria di tutte le Chiese per la Riconciliazione, l’Unità e la Pace, cominciando da Gerusalemme, coincidente a sua volta, a Dio piacendo, con la settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani a Gerusalemme, il sabato 29 gennaio 2011, alle ore 17-18 di Terra Santa. La Preghiera Straordinaria di tutte le Chiese verrà diffusa in mondovisione.

L’anno scorso, la preghiera è stata celebrata in 1103 città del pianeta. In comunione con il Patriarca di Gerusalemme e il Custode di Terra Santa, così Sua Santità Benedetto XVI ha voluto vivere questa Giornata di Preghiera: “Oggi si celebra anche la seconda Giornata di Intercessione per la Pace in Terra Santa. In comunione con il Patriarca Latino di Gerusalemme e il Custode di Terrasanta, mi unisco spiritualmente alla preghiera di tanti cristiani di ogni parte del mondo, mentre saluto di cuore quanti sono qui convenuti per tale circostanza” (Angelus 31 gennaio 2010). Il prossimo 30 gennaio 2011, vogliamo alzare di nuovo dal cuore del mondo una preghiera accompagnata da Celebrazioni Eucaristiche ed Adorazioni.

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3° GIORNATA INTERNAZIONALE DI INTERCESSIONE PER LA PACE IN TERRA SANTA MESSAGGIO DI SALUTO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO GIUSTIZIA E PACE

In vista della terza giornata Internazionale di intercessione per la pace in Terra Santa prevista per il 29 e 30 Gennaio in 2000 città del mondo, proponiamo il messaggio di saluto redatto da Sua Eminenza Peter K. A. Card. Turkson e Sua Eccellenza Arc. Mario Toso, rispettivamente Presidente e segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace.

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

In vista della 3° Giornata Internazionale di Intercessione per la Pace in Terra Santa che si celebrerà il prossimo 29-30 gennaio 2011, desideriamo far pervenire il nostro saluto e incoraggiamento per accompagnare il vostro momento di fiduciosa preghiera. La Chiesa in ogni tempo si è sforzata di diffondere il messaggio di Pace, forte anche delle parole che il Risorto ha rivolto ai discepoli riuniti nel Cenacolo: “Vi lascio la Pace, vi do la mia Pace” (Gv 14, 27).

Si è impegnata così nelle diverse tappe storiche a sostenere tutte quelle iniziative e quelle attività che potessero sensibilizzare ogni uomo e ogni donna di buona volontà a divenire non solo annunciatori, ma anche operatori di pace. Lo ha fatto specie in quelle regioni del mondo in cui si è sofferto a causa di ingiustizie, violenze e persecuzioni. Oggi il tema importantissimo della Pace e la sua ricerca sono più che mai attuali. Mentre siamo ancora riconoscenti al Signore per l’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente che si è conclusa da poco, il nostro pensiero va oggi alla Terra Santa benedetta da Dio con eventi mirabili della Storia della Salvezza, primo fra tutti l’incarnazione del Verbo in Gesù Cristo.

L’appello di Benedetto XVI nell’Omelia durante la S. Messa di chiusura del Sinodo non può lasciarci indifferenti. Come ha rimarcato il Santo Padre «il grido del povero e dell’oppresso trova un’eco immediata di Dio, che vuole intervenire per aprire una via di uscita, per restituire un futuro di libertà, un orizzonte di speranza». La 3° Giornata Internazionale di Intercessione per la Pace in Terra Santa, patrocinata da questo Pontificio Consiglio, nasce dalla volontà di impegnarsi in modo concreto e forte, vivendo anche una giornata di preghiera.

Questa Giornata riunisce diverse Associazioni, fratelli e sorelle di ogni regione, e li sollecita a far udire la propria voce al mondo intero dicendo: Desideriamo la Pace, la riconciliazione e l’unità, cominciando da Gerusalemme!Auspichiamo che questa iniziativa, già conosciuta da molti, sia ancora più apprezzata e diffusa, come contributo orante dei credenti di tutto il mondo a sostegno della Civiltà dell’Amore.
Maria, Regina pacis, ottenga la benedizione di Dio su quanti sostengono e promuovono questa Giornata e su tutti coloro che con cuore sincero cercano la Pace!

Peter K. A. Card. Turkson
Presidente

† Mario Toso
Segretario

24 ore di preghiera in 2000 città di tutto il mondo

Il 29 gennaio inizieranno 24 ore di preghiera ininterrotta. La Giornata di Preghiera coinciderà con la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani a Gerusalemme, sabato 29 gennaio 2011 alle 17.00-18.00 ora locale. Il 25 gennaio 2011 verrà resa pubblica la lista di luoghi di tutto il mondo in cui si potrà partecipare a un’iniziativa per la pace. Nella sua seconda edizione, lo scorso anno, la preghiera è stata celebrata in 1.103 città di tutto il mondo.

La Giornata di Intercessione per la Pace in Terra Santa è promossa dall’associazione italiana Papaboys (www.papaboys.it), dall’Apostolato “Giovani per la Vita” (www.youthfl.org), dalle Cappelle di Adorazione Perpetua in tutto il mondo (www.adorazione.org) e, da questa terza edizione, dall’Associazione per la promozione della Preghiera straordinaria di tutte le Chiese per la riconciliazione, l’unità e la pace, iniziando da Gerusalemme(www.prayrup.info). Per iscriversi personalmente o come gruppo o associazione si può visitare su Facebook il gruppo Vogliamo la Pace in Terra Santa 2, aderendo alla Giornata, o inviare un’e-mail a ufficiostampa@papaboys.it comunicando luogo e ora dell’atto organizzato.

Messaggio Pontificio Consiglio Giustizia e Pace

III Giornata Int. per la Pace in Terra Santa

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DIO È EMANUELE: OMELIA NATALIZIA ALLA SCUOLA DI BENEDETTO XVI

CATECHESI – Dio è Emanuele. Dio si nasconde affinché noi siamo la sua immagine, affinché in noi ci possano essere libertà e amore. E che nascondiglio ha trovato! Si nasconde in un bambino, in una stalla. Sembra essere la massima contraddizione immaginabile rispetto all’onnipotenza e al cielo. Ed è per questo che i dotti esegeti della Bibbia non siano riuscita a trovarlo. Sapevano bene che il Messia sarebbe nato a Betlemme, nella città di Davide, pastore nello splendore della grandezza del nome di Dio, e che avrebbe mandato dei pastori, come sta scritto nel libro del profeta Michea in riferimento al mistero della Notte Santa. Sapevano che cosa sta scritto in quel libro. Conoscevano la letteratura con i suoi problemi, le sue interpretazioni, i suoi messaggi. Ma la letteratura è rimasta tale. I grandi teologi sono rimasti attaccati alla parola e non hanno trovato al di là delle parole la strada che li conducesse alla realtà. Erode non pensava che quel bambino potesse essere Dio. Al massimo poteva immaginare che Dio fosse un sovrano ancora più crudele e potente di lui. In ogni caso quel bambino era un futuro rivale che doveva essere tolto di mezzo. Tutte queste persone non hanno trovato Dio nel suo nascondiglio. E noi oggi risorto riusciamo a trovarlo nel suo Corpo che è la Chiesa, nel suo farsi Parola attraverso le Scritture, nel suo darsi in persona nei sacramenti e nel suo essere unito ad ogni uomo? Con la nostra presunzione, la nostra saccenteria, la nostra erudizione? E, soprattutto, si è oscurato il nostro originario desiderio di vederlo e quindi l’insopprimibile bisogno del cuore di ricercarlo continuamente? Non abbiamo fatto anche noi come quel ragazzo che giocava a nascondiglio, non abbiamo già da tempo abbandonato il gioco che rappresenta il bisogno continuo, la verità autentica della nostra vita? E qual è la persona libera da pregiudizi che accetterà di piegarsi davanti a quel bambino, l’Emanuele che continua nella e attraverso la Chiesa soprattutto nella celebrazione eucaristica, di adorarlo e di riconoscere che in lui è entrato il Dio eterno, il Dio che possiede un volto umano e che è sempre in mezzo a noi e per assimilarci a Lui per l’eternità? Quella persona troverà mille scuse, mille motivi per non farlo, rimanendo però sempre inquieto, insoddisfatto di tutto e di tutti.

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NAZARET, PATRIMONIO DELL’UMANITÀ? IL PRIMO COLLOQUIO INTERNAZIONALE DEDICATO ALLA CITTÀ ISRAELIANA

NAZARETH – Dal 21 al 24 novembre si è svolto presso l’hotel Al-‘Ayn di Nazareth il primo colloquio internazionale dedicato a questa città israeliana, sul tema “Nazareth: archeologia, storia e patrimonio culturale”. Per il Sindaco di Nazareth, Ramiz Jaraisy, questo colloquio è il primo passo verso la dichiarazione, in cui spera, di Nazareth come patrimonio mondiale dell’UNESCO, ha reso noto il Patriarcato Latino di Gerusalemme. L’iniziativa è stata organizzata dall’Associazione Maria di Nazareth, dal Centro Internazionale Maria di Nazareth e dall’Associazione di Nazareth per la Cultura e il Turismo, con il sostegno della Commissione israeliana per l’UNESCO, del Centro Culturale francese di Nazareth e del Centro Culturale italiano di Haifa.

Tra le altre autorità, hanno partecipato alla sessione l’ambasciatore di Francia in Israele, Christophe Bigot, e il vicario patriarcale per Israele, monsignor Giacinto-Boulos Marcuzzo. In alcune dichiarazioni a ZENIT, Omar Massalah, musulmano, segretario del Mediterranean Peace Forum e autore della proposta di chiedere all’UNESCO di dichiarare Nazareth patrimonio culturale, ha spiegato che “sarebbe il modo migliore di proteggere la città e di evitare che la trasformazione e la modernizzazione pongano fine all’anima di Nazareth”. “Nazareth è una città unica. E’ necessario che torni ad essere una città che illumina il mondo”, ha dichiarato. “La preparazione del dossier di candidatura di Nazareth presso l’UNESCO è un aspetto tecnico che si realizza in collaborazione tra il Comune della città e la Commissione nazionale di Israele incaricata”. Dal canto suo, ha espresso la propria intenzione di parlare con i Paesi arabi “per sostenere la richiesta, perché non si tratta di un’iniziativa con una connotazione politica, ma di una questione culturale e di culto”. “Per il Mediterranean Peace Forum, con sede a Parigi e che ha organizzato la sua prima sessione in Italia, a Lecce, e ne prepara un’altra a Brindisi, l’obiettivo è promuovere una cultura della pace e del dialogo, soprattutto tra i credenti, e più concretamente tra cattolici e musulmani, perché hanno molti valori comuni”. Massalah ha affermato che la Vergine Maria, “che è venerata dai musulmani, potrebbe svolgere un ruolo di avvicinamento. Nel Corano si dice che la Vergine Maria è la donna che ha più virtù. I musulmani hanno per lei grande rispetto e grande venerazione. Credo che la Madonna sia la speranza, la pace, l’amore e la tenerezza. E’ necessario che svolga i valori che rappresenta”. “Con il nostro Forum, anziché porre l’accento sugli elementi che ci separano sottolineiamo gli elementi che ci uniscono”, ha aggiunto.

Tesoro nascosto

L’idea di questo colloquio internazionale è nata dalla constatazione che Nazareth è per tutto il mondo un luogo conosciuto e di grande contenuto simbolico, ma il suo immenso patrimonio continua ad essere come un tesoro nascosto. Secondo quanto ha affermato monsignor Marcuzzo nel suo intervento di apertura, la ricchezza e la varietà delle dimensioni biblica, spirituale, culturale e storica della città sono state esplorate solo da una parte molto ridotta dei suoi abitanti, dei ricercatori e dei pellegrini. Nazareth, con la sua archeologia preistorica e le sue costruzioni europee moderne, la prima chiesa giudeo-cristiana e le Crociate fino al periodo ottomano, rappresenta per la Chiesa la fonte e l’origine, come luogo dell’Incarnazione, ha indicato il vicario patriarcale per Israele. Il suo discorso ha riflesso l’entusiasmo di tutti i partecipanti di fronte alla ricchezza di Nazareth, di cui bisogna prendere coscienza e che si deve far conoscere, ha detto.

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LETTERA/ PERCHÉ NEL RICCO NORDEST I TETTI SI SONO RIEMPITI DI STUDENTI E OPERAI?

CRONACA – Due città, due luoghi-simbolo laici, due religiosi a Nordest. Padova e Venezia, il Palazzo della Ragione e le torri industriali di Porto Marghera, la basilica del Santo e quella di San Marco. Diventati la clamorosa vetrina di una doppia protesta che sceglie di salire il più in alto possibile per farsi vedere da una platea di mass media patologicamente ripiegati sul niente della politica, sul chiacchiericcio del gossip, su temi di cartapesta così abissalmente lontani dalla vita di tutti i giorni: dai suoi problemi, dalle sue domande, dai suoi drammi. E per cercare, soprattutto, di farsi vedere dal Paese. Di spiegarsi. Di ottenere non aiuti, sussidi, finanziamenti: semplicemente risposte.

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SANTIAGO ATTENDE IL PAPA «PELLEGRINO DELLA FEDE E TESTIMONE DI CRISTO RISORTO»

SANTIAGO DE COMPOSTELA – Santiago de Compostela è bellissima, anche sotto una fitta pioggia. «Qui ci siamo abituati» dicono i galiziani, sfoderando la loro proverbiale tranquillità. Ogni tanto, però, le nubi si aprono. Il sole illumina la grande Cattedrale e fa brillare come oro i licheni aggrappati da secoli alle statue, alle colonne, alle mura. La città del Cammino aspetta il Papa, che arriverà – «pellegrino della fede e testimone di Cristo Risorto» – il 6 novembre. La Galizia non nasconde l’emozione dell’attesa.

Dopo Giovanni Paolo II – che visitò Santiago de Compostela nel 1982 e poi nel 1989 per la Giornata mondiale della gioventù – questo affascinante angolo nord-occidentale della penisola iberica accoglierà ora anche Benedetto XVI. Sarà una visita di poche ore – spiegano gli organizzatori – ma intensissime. Un’iniezione di speranza ed energia, secondo la comunità locale. Nell’attuale situazione di «relativismo» e «laicismo» che impregna la società spagnola, spiega monsignor Julian Barrio, arcivescovo di Santiago, «il pellegrinaggio del Papa servirà a una rivitalizzazione religiosa e sociale»: «Aumenta l’opportunità – e anche la necessità – di parlare della nostra fede». Del resto il fenomeno dell’impoverimento spirituale non è esclusivo del paese iberico. Ma non c’è spazio per il pessimismo. «Se c’è un luogo per la speranza, quella è la casa dell’Apostolo», sottolinea l’arcivescovo. Con l’arrivo del Papa a Santiago – città europea per eccellenza, che con il suo Cammino ha contribuito a formare l’unità e l’identità del Continente (come intuì Goethe) – «deve risuonare la speranza cristiana». E se è vero che «tutta la storia della Chiesa è come il diario di un pellegrinaggio infinito» verso Dio, la partenza di Benedetto XVI per Santiago assume un valore profondamente simbolico, universale: «Il fratello di Roma viene ad abbracciare il fratello di Compostela», dice monsignor Barrio. Il Pontefice non toccherà la terra gallega in un momento qualsiasi: l’Anno Santo Compostelano in corso, infatti, «è una chiamata per recuperare l’antropologia cristiana», per riscoprire «la bontà della creazione e della creatura», per riconoscere «la minaccia e le conseguenze del peccato» e la «possibilità dell’uomo di essere curato e perdonato» e infine per ricordare «la presenza della Grazia» che è in tutto il creato. Il Cammino è una via, ma anche una luce, un faro che può illuminare molti: «L’Europa oggi mostra segnali di inquietante debolezza e preoccupa il ripudio della sua identità ed eredità», ammette l’arcivescovo. Nel cuore di Santiago – nella piazza dell’Obradoiro dove Benedetto XVI celebrerà la Messa il 6 novembre, di fronte a circa settemila fedeli – ogni giorno, in ogni momento, arrivano pellegrini: anziani e giovani, spagnoli e stranieri di tutto il mondo (quest’anno in molti anche dall’Australia e Nuova Zelanda), in gruppo o completamente soli. Esausti, ma felici.

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SALE DI NUOVO LA TENSIONE NELLA STRISCIA DI GAZA. FERITI QUARANTA PROFUGHI PALESTINESI

GAZA – Una selva di razzi è stata sparata in direzione del porto israeliano di Eilat, probabilmente dalla penisola egiziana del Sinai: due sono finiti nel Mar Rosso, gli altri due avrebbero centrato l’area industriale giordana di Aqaba, dove avrebbero causato danni e almeno quattro feriti tra i civili. Nessuna vittima è stata registrata in territorio israeliano. «È ancora presto per dirlo, ma è ragionevole pensare che essi provenissero da lì», ha detto Moshe Cohen, comandante della polizia distrettuale. La città è un tradizionale luogo di villeggiatura di israeliani e stranieri. L’azione militare appare come la risposta all’esplosione che nella notte ha distrutto l’abitazione di un responsabile del braccio armato del movimento islamico Hamas, le Brigate Ezzedine al Kassam, ferendo in modo grave una donna e altri 42 palestinesi nel campo profughi di Deir Al Balah, a sud della città di Gaza. Il movimento radicale che detiene il controllo nella Striscia ha addebitato a Israele la responsabilità della deflagrazione, ma la circostanza è subito stata negata. Un portavoce militare dello stato ebraico ha smentito ufficialmente il raid, spiegando che l’esercito non è stato impegnato in alcuna operazione. È certo, però, che la tensione in Medio Oriente è di nuovo alta. Ieri il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha attribuito ad Hamas la «responsabilità diretta» dei tiri di razzi su Israele avvenuti negli ultimi due giorni. Il capo del governo israeliano ha promesso di adottare tutte le misure necessarie per difendere il suo Paese dagli attacchi nemici. «E’ in questo modo che la comunità internazionale dovrebbe vedere la questione» ha poi concluso.

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PER LA GMG 2011 E’ STATO SIGLATO UN ACCORDO TRA ARCIVESCOVADO E COMUNE DI MADRID

MADRID – La Gmg “porterà alla città pace e bene, oltre che risposte che soddisfano il cuore dei giovani”. Lo ha detto ieri l’arcivescovo di Madrid, card. Antonio Mª Rouco Varela, in occasione della sigla di un accordo di collaborazione del Comune di Madrid con l’Arcivescovado per stabilire le procedure di collaborazione in vista della celebrazione della Giornata mondiale della gioventù nella capitale spagnola nel 2011. Il porporato ha assicurato che Madrid si riconoscerà “per la qualità umana dei giovani che verranno e conquisteranno il cuore dei madrileni”. Il cardinale ha anche evidenziato che la Gmg “è un evento che esprime la vita della gioventù della Chiesa nei suoi atti liturgici e intorno alla Parola di Dio”. Dal canto suo, il sindaco della città, Alberto Ruiz Gallardón, ha osservato che la celebrazione della Gmg sarà “un avvenimento di importanza eccezionale per la città, il cui successo richiede uno sforzo ugualmente straordinario da parte di tutti”. L’accordo riguarda diversi aspetti per il coordinamento tra l’amministrazione locale e gli organizzatori della Gmg. Il Comune offrirà spazi di sua proprietà, come scuole pubbliche e polisportive per ospitare parte dei giovani che parteciperanno alla Gmg. Saranno anche abilitati luoghi per l’incontro dei giovani e si offriranno impianti per gli incontri culturali.

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LA MADONNINA NON CESSI DI SUGGERIRE PROPOSITI DI CIELO

ROMA – «Da questa collina è tornata a vegliare sulla nostra città la maestosa statua della Madonna». Così il Santo Padre Benedetto XVI ha aperto, ieri (giovedì 24 giugno) presso il Centro Don Orione, la cerimonia per la benedizione della Madonnina di Monte Mario, la statua di oltre 9 metri di altezza che dal 1953 veglia sulla Capitale, restaurata dopo i danni subiti a causa di un temporale nella notte tra il 12 e il 13 ottobre 2009. Davanti a migliaia di persone, accorse da tutta Italia per assistere all’evento, Benedetto XVI ha ricordato come la statua rappresenti il frutto tangibile del voto popolare, promosso dagli orionini, di oltre un milione di romani espresso il 4 giugno del 1944 e raccolto dall’allora Pontefice Pio XII, «quando le ostilità e le armi facevano temere per le sorti di Roma». «Proprio in quel giorno – ha ricordato il Papa – si ebbe la pacifica liberazione della Capitale» dall’occupazione nazista.

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DON’T STOP THE MUSIC: MUSICA E GIOVANI IL POMERIGGIO DI SABATO 26 GIUGNO AL CIRCO MASSIMO DI ROMA

ROMA – L’Associazione Nazionale Papaboys e l’  Cantieri Sonori sono orgogliosi di presentarvi “Don’t Stop the Music”, evento musicale che avrà luogo il giorno 26 Giugno dalle 15.00 alle 20.00 nella prestigiosa location del Circo Massimo. Il concerto sarà presentato da Andrè, giovane cantautore romano (reduce da SanRemo 2004), e avrà come special guest Julian Borghesan, conduttore radiotelevisivo sulle emittenti Rai, da sempre attento al pubblico più giovane. Sul palco si alterneranno gruppi rock emergenti del panorama romano – tra cui i Boxerin Club, vincitori del premio speciale della giuria del concorso “In the Name of Rock” – e i giovani artisti della scuola di musica dell’associazione culturale Cantieri Sonori che dal 2007 è impegnata in progetti di formazione artistica giovanile ed organizzazione di eventi di carattere culturale, musicale e teatrale.

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QUESTO SABATO POMERIGGIO E NOTTE ACCENDIAMO LA CITTA’ DI ROMA! VIENI ANCHE TU?

ROMA – Il 26 e 27 Giugno 2010 la città di Roma vivrà la quarta edizione dell’ADUNANZA EUCARISTICA NAZIONALE, un incontro non solo di preghiera, ma anche di musica ed amicizia, ad elevata partecipazione giovanile che si svolgerà nella stupenda cornice del Circo Massimo. L’organizzazione, curata dalla Basilica di Sant’Anastasia al Palatino con l’ Assessorato delle Politiche Sociali e familiari del Comune di Roma, e coordinata dall’Associazione Nazionale Papaboys, prevede l’inizio per le ore 15 del 26 Giugno con il “II° meeting delle Associazioni no profit e onlus” che avranno la possibilità di presentare la propria attività ed instaurare nuove dinamiche di azione e sinergie; contemporaneamente alle ore 15 inizierà la kermesse musicale “Don’t Stop the Music” curata da “Cantieri Sonori” che vedrà esibirsi artisti emergenti e big della musica leggera e cristiana alternati da testimonianze ed ospiti dello spettacolo e della tv.

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TERRA SANTA LIVE! –MURO OCCIDENTALE (MURO DEL PIANTO), CITTA’ VECCHIA DI GERUSALEMME E VIA DOLOROSA

VOGLIAMO LA PACE IN TERRA SANTA – IL MURO OCCIDENTALE (ebraico: הכותל המערבי HaKotel HaMa’aravi), o semplicemente Kotel, è un muro di cinta risalente all’epoca del primo Tempio di Gerusalemme. È anche indicato come il Muro del Pianto o come il Muro al-Buraq. Il Tempio era l’edificio più sacro all’Ebraismo. Erode il Grande costruì imponenti mura di contenimento intorno al Monte Moriah, allargando la piccola piana spianata sulla quale furono eretti il Primo e Secondo Tempio posto in cima alla odierna Montagna del Tempio. Il Tempio di Salomone o Primo Tempio è stato costruito, secondo la Bibbia, dal Re Salomone nel X sec. a.C. Fu completamente distrutto da Nabucodonosor II nel 586 a.C. Il [Secondo Tempio] fu costruito al ritorno dall’esilio babilonese a partire dal 536 a.C. Fu terminato il 12 marzo del 515 a.C. Venne restaurato il 21 novembre del 164 a.C. da Giuda Maccabeo. Il Tempio di Erode fu un ampliamento importante del Secondo Tempio, ivi compreso una risistemazione del Monte del Tempio. Fu iniziato da Erode il Grande verso il 19 a.C. e terminato in tutte le sue parti solo nel 64 d.C. Come raccontato dal Talmud nel trattato di Ghittin, il Secondo Tempio fu distrutto dall’imperatore Tito nel 70 d.C. Oggi ne resta solamente il muro occidentale di contenimento, detto comunemente Muro del Pianto.

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TERRA SANTA LIVE! – DOMENICA 20 GIUGNO POMERIGGIO GERUSALEMME: CENACOLO E GALLICANTU.

OGLIAMO LA PACE IN TERRA SANTA – CENACOLO È sulla collina occidentale di Gerusalemme conosciuta come Sion cristiano che avvenne quanto è narrato dagli evangelisti con dovizia di particolari e le tracce di quell’anagayon (parola greca usata nei Vangeli di Marco e di Luca) che indica la sala da pranzo nella parte superiore della casa dove Gesù e i suoi consumarano la cena pasquale. È in questo luogo, sul quale e attorno al quale nel corso dei secoli proprio per mantenerne viva la memoria, che furono costruite importanti chiese: la Santa Sion nel IV sec. distrutta dai persiani nel 614 e in epoca crociata una grande basilica chiamata Mater Omne Ecclesiarum (la madre di tutte le chiese). Strappato nel 1551 dai turchi ai francescani che ne furono custodi sin dal 1333 appartenne per secoli agli ottomani, poi ad una famiglia musulmana che con la dichiarazione d’indipendenza dello stato ebraico abbandonò Gerusalemme; dichiarato proprietà di assenti secondo la legislazione israeliana, dal 1948 il Cenacolo è in mano al ministero degli affari religiosi che ne regola l’accesso a turisti e pellegrini. Trasformato in moschea dai musulmani, identificato da una certa tradizione ebraica come il luogo della tomba di Davide, il Cenacolo oggi è al centro di contese e rivendicazioni sebbene da tempo circolino voci su una sua possibile restituzione alla Chiesa Cattolica.

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TERRA SANTA LIVE! – DOMENICA 20 GIUGNO MATTINA BETLEMME E BASILICA DELLA NATIVITÀ

VOGLIAMO LA PACE IN TERRA SANTA – BETLEMME (“بيت لحم”) significa “Casa del pane” (che deriva dall’ebraico, dove “לחם” = “Pane”), ma “بيت لحم” potrebbe anche significare “Casa della carne” se viene tradotta dall’arabo (“لحم” = “Carne”), ma non mancano altre etimologie che fanno riferimento a un antico santuario (bayt) di una divinità femminile siriaca (Lehem). Si trova a circa 10 km a sud di Gerusalemme ad un’altezza di 765 m sul livello del mare. Betlemme ha profonde radici in un lontano passato e secondo quanto ci racconta la Scrittura le più importanti pagine della sua storia cominciano con l’epoca dei patriarchi 1800 anni prima di Cristo. A Betlemme è legato il ricordo della moglie amata da Giacobbe, Rachele, la cui tomba si trova all’entrata della città.

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TERRA SANTA LIVE! – VENERDI’ 18 GIUGNO NAZARETH E BASILICA DELL’ANNUNCIAZIONE.

OGLIAMO LA PACE IN TERRA SANTA – NAZARETH (arabo: الناصرة‎, al-Nāṣira; נצרת in ebraico) è una città del distretto nord di Israele, nella regione storica della Galilea. Attualmente Nazareth è la più grande città araba (circa 70.000 abitanti di cui 40.000 arabi) all’interno dello Stato di Israele, anche se è presente una forte comunità ebraica. È sede di moltissime comunità religiose. La città si apre ad anfiteatro sui primi contrafforti dei monti della Galilea prospicienti la pianura di Esdrelon a un’altitudine sul mare che va da 350 a 495 m. Dista dal lago di Tiberiade 24 km e 32 km dal mare. Nazaret è famosa universalmente come la città di origine di Gesù, che secondo i Vangeli, pur essendo nato a Betlemme vi abitò durante la sua infanzia e giovinezza.

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