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OMELIA DELLA DOMENICA

Dio offre a Salomone ricchezze ed egli chiede Sapienza, questo è il vero Tesoro. Chi non lo sceglie perde. La preziosità del Regno è la presenza dello Spirito con i suoi infiniti doni.

Letture:
1 Re 3,5. 7-12
Romani 8,20-30
Matteo 13,44-52

Tesoro nascosto

Gesù fa uso di molti paragoni quando annuncia il Regno di Dio. Ciascuno ha un suo aspetto. Il testo che ascolteremo domenica ci insegna che il Regno dei Cieli è simile a un tesoro nascosto o come una perla preziosa o come una rete dove si scelgono i pesci migliori. Per il Regno si deve investire tutto per restare con ciò che è migliore. Per il Regno vale la pena di vendere tutto ciò che si possiede, per avere ciò che vale più di tutto quello che abbiamo.

Nel nostro cuore esiste sempre il desiderio di trovare un tesoro. Il tesoro del Regno, quando viene scoperto, diventa una ricerca che vale più di tutte le avventure. Paolo scrive: “mi sono privato di tutto, e tutto considero come spazzatura al fine di guadagnare Cristo e essere ritrovato in Lui” (Fil 3, 8). Salomone chiede a Dio la sapienza mentre gli erano state offerte tutte le ricchezze. Con essa però egli ha tutte le altre ricchezze. E’ come disse Gesù: “ cercate prima il Regno dei Cieli e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù” (Mt 6,33). Noi restiamo, invece, con le piccole soddisfazioni che ci fanno perdere però la soddisfazione totale. Le persone che hanno fatto tanto per il Regno di Dio e per il bene dell’umanità, lo hanno fatto perché hanno scoperto il tesoro che vale più della vita. Coloro che non lo scelgono sono come quelli della parabola, come i pesci che vengono separati e gettati fuori.

La scelta che facciamo mette nella mani di Dio il nostro futuro. Se non lo chiediamo, Dio rispetta ma sempre offre la sua grazia redentrice. Coloro che invece accolgono il Regno diventano “apostolo” – inviati di Dio – per annunciare le sue ricchezze. La testimonianza più grande è la gioia di averlo incontrato e aver dato la vita per esso. Il Salmo ci fa pregare dicendo che i comandamenti di Dio valgono più di milioni in oro e in argento. Essi sono la migliore eredità (S. 118). La preziosità del Regno è la presenza dello Spirito. Egli costituisce la Ricchezza – Dono dato da Dio. La Sapienza di Dio è lo Spirito Santo che ci è dato in abbondanza con i suoi infiniti doni e non solamente i sette doni menzionati usualmente.

continua su: http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=5197

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MI FIDO DI TE! …COSA SEI DISPOSTO A PERDERE? DA GIOVANI PER I GIOVANI

DUE TESORI – Tu vali. No, non è una pubblicità di cosmetici. C’è un tesoro, qualcosa di molto prezioso in te che ti accompagna. Certo, magari non te ne rendi conto subito, ma istante per istante sei diverso! – «Come sono diverso?», direte voi. «Diverso da cosa? Diverso da chi? Perché?» Ti tranquillizzo intanto: resti sempre tu, anzi sei proprio tu, questa è la cosa più bella! – «Ma se sono sempre io, cosa dovrei avere di diverso?» Un attimo di pazienza, se hai voglia di seguirmi un po’, ti spiego meglio che cosa intendo! Prova a ripensare a quando eri piccolo, ti ricordi? Ti piaceva andare a passeggio tenendo per mano il papà, giocavi a saltare nelle pozzanghere, ti sbucciavi le ginocchia cadendo dalla bici. E poco dopo tornavi in sella a pedalare con gli amici tutto il giorno arrivando sempre a casa in ritardo! Ricordi vero? Bene questo è un buon segno, vuol dire che eri davvero tu! Da allora però, molte cose sono cambiate nella tua vita: gli impegni, il modo di parlare, il modo in cui ti vesti, le cose che studi, i tuoi interessi, il tuo relazionarti con gli altri, i desideri e i tuoi sogni!

Hai già scoperto quindi, e stai continuando a scoprire, che in te ci sono tante capacità, sentimenti e desideri. Molte persone amiche, ti hanno aiutato e accompagnato a scoprire queste cose belle che fanno sì che la tua vita sia piena di colori! Non solo il seme, le sue possibilità e le sue potenzialità, sono in te, ma anche il buon terreno in cui farlo crescere: il tuo talento, i tuoi desideri di bene, l’impegno nelle tue attività, il tuo servizio e ascolto verso le persone che ti stanno attorno, i sorrisi che regali e che ti sono regalati! L’esperienza della vita vissuta in prima persona, amicizie e relazioni, ti portano ad incontrare, a conoscere, a scegliere, a crescere.

La vita diviene sempre; cambia perché tu possa crescere, prender forma, e portare frutto. Non un frutto a caso, bensì il frutto giusto!

Leggendo con più attenzione, ci accorgiamo che il tesoro non è solamente uno, ma sono almeno due: il primo è la tua vita, il tuo essere qui, l’occasione di poter vivere questa bellissima esperienza che è la vita. Attenzione: non una a caso fra tante, ma la Tua Vita fatta di Nome e Cognome, casa, mamma e papà, fratelli, amici, scuola e lavoro, fatiche e gioie, successi, insuccessi, sogni e desideri.

Il secondo a volte sfugge dall’attenzione e spesso passa sottovoce! L’attore principale, il vero protagonista della Tua Vita sei Tu!

Rispondere agli inviti della vita – (Response + Ability)

La possibilità di scegliere è sempre un dono, non è cosa scontata: proprio questa possibilità è una forte espressione della libertà. Fin da piccoli impariamo con le persone che ci sono vicine tutte le cose più importanti,utili alla nostra vita: mangiare, camminare, parlare, gioire, imparare a conoscersi pian piano. Da un certo punto in poi però, sentiamo il desiderio di andare oltre: il nostro corpo comincia a cambiare, così i nostri pensieri, le nostre azioni, le relazioni e i nostri interessi. Ogni giorno che viviamo, se abbiamo l’attenzione di guardarci attorno, possiamo vedere come il mondo si tinga di colori sempre nuovi e, nel conto delle nostre esperienze, sembra ci sia posto sempre per qualcosa di nuovo. Ci sembra possibile che il mondo sia tutto da scoprire e (quasi in uno slancio di orgoglio) sembra che solo ognuno di noi possa capire tutto e dominarlo, quasi cambiarlo a proprio piacimento. Una esperienza bellissima, perché è quella che ci offre l’occasione, e assieme il timore, di essere protagonisti. Gli antichi chiamavano questo processo che porta alla conoscenza e alla consapevolezza di sé con il verbo “adolescere” che significa, non a caso, proprio crescere, svilupparsi, prendere forma.

Questo tempo è una occasione, un invito, che ci offre la vita, proprio per farsi conoscere e per darci l’occasione di riconoscerci: tempo della scoperta e tempo di forte crescita, non tempo del caso!

La vita, la Tua stessa Vita ti chiede di essere vissuta in pieno. Questo è il più grande di tutti gli inviti. Una risposta porta ad una presa di posizione, a distinguere ciò che vuoi da ciò che non vuoi, ciò che fai da ciò che non fai, ciò che è bene per te, da ciò che è male: scegliere qualcosa a scapito di altro.

La scelta non implica solo la libertà della persona, ovvero il fatto che se devo decidere, quella persona devo essere io. La persona in sé, prima che essere una libertà che decide, è figlio, è una libertà donata. Il dono della mia vita non è una cosa neutrale, ma è un dato di partenza, un legame sostanziale. Se la persona si trova a rispondere è evidente che la sua è solo la seconda battuta di un dialogo dove uno prima ha donato, ha creato, ha proposto! Prima la proposta e quindi, poi, il nostro agire motivato a una vita donata, da figli. Proprio in questa libertà donata per prima possiamo vedere i due passaggi: prima la creazione e poi l’alleanza (nell’ Antico Testamento da Mosè in poi fino a quella definitiva con Gesù).

Avere la capacità di rispondere a questi continui inviti richiama ad una parola inglese che ben si presta ad illustrare questo concetto: Responsability, “Response” (=risposta) + “Ability” (=capacità). Ecco che cosa è la responsabilità: 1. accogliere il dono della vita, desiderare una vita piena, desiderare di portare frutto, 2. intuire la domanda, l’invito (il che presuppone la capacità di ascolto), 3. scegliere e impegnarsi per prendere forma, concretizzare nel Tuo tempo e nel Tuo spazio. Ovvero proprio la capacità scegliere e saperne indicare il motivo.

Non scegliere, allora, porta a non prendere forma, quindi a non crescere. Un albero che spunta ma non è piantato da nessuna parte, non mette fuori le foglie, non fa capire che specie di albero sia e non ha la possibilità dare frutti, togliendo alle api e al vento, la possibilità di impollinare i fiori (che non fa germogliare). Un albero che si tiene aperte tutte le possibilità di dichiararsi, aspettando un “momento giusto” che non arriva, perché è già ora. Portare la pianta a dar frutto, portare a compimento tutta se stessa: ecco il desiderio della Vita. Di ogni vita. Ma io, che pianta sono?

Cosa sei disposto a perdere?

Questa domanda sembra proprio la più difficile alla quale dover rispondere. Certo, io voglio essere felice e realizzare pienamente tutti i desideri che porto nel mio cuore! Diventa difficile dover eliminare sogni futuri o equilibri raggiunti. Ma poi mi chiedo: e se potessi tenere solo i più importanti? O se potessi tenerne solo uno? Comincerei allora a vedere quelli facili e quelli difficili, quelli che hanno un compimento e quelli che sono che promettono qualcosa che non ha fine… Resta comunque difficile! Proviamo allora a girare la domanda: cosa vuoi veramente? Cosa è così importante che il confronto con il resto non regge? La prima parola che mi viene in mente è felicità, la seconda è infinita, senza fine, eterna. Felicità eterna. Io voglio essere pianta che porta frutto, per sempre.

Nello scegliere di crescere e di prendere forma, di realizzare il mio più grande desiderio ho bisogno allora di nutrirmi, di fare esperienza dell’eternità: il terreno che alimenta la pianta allora deve essere intriso di Eternità, di Amore. Un amore umile, silenzioso, quotidiano, che ascolta, che si fa vicino, che cura, che accoglie e che fa nascere il desiderio di scegliere l’Amore.

Fino a questo punto sembra bello e tutto facile. La vita però ci insegna che niente è “a gratis”, facile, immediato, comodo. La vita è sempre drammatica, non è sospesa nel vuoto, ma è concreta, nel mondo con tutto a contatto con tutto ciò che c’è nel mondo. Non è facile mettere da parte tutto ciò: pressioni affettive, sociali, psicologiche, condizionamenti di familiari e amici e conoscenti, senza considerare poi i nostri egoismi, le nostre gelosie, i nostri comodi, il nostro attaccamento alle “nostre cose” il nostro voler schivare tutto ciò che ci può portare a dover dare risposta delle nostre azioni. Questa è la condizione dell’uomo: piccolo, limitato, fallibile ma con un desiderio nel Cuore che va oltre tutto ciò, perché sa che non è un sentire vano. E’ una esperienza vera, solida, reale. Persone hanno saputo rispondere all’invito fatto per loro, nei modi più disparati: Massimilano Kolbe, una vita preparata al martirio, per salvare un padre di famiglia da una esecuzione sommaria; l’impegno civile e sociale tra studenti universitari, operai e meno abbienti di Pier Giorgio Frassati; la vita vissuta da Madre Teresa tra gli ultimi e i dimenticati del mondo; la vita immobilizzata a letto, donata nella preghiera per la santificazione dei giovani, di Alexandrina Da Costa. Sono solo alcune vite di scelte sofferte, pagate, e quindi libere, perché danno una risposta al loro essere figli di Dio. Una tensione e desiderio continui che portano ad alzare gli occhi verso l’Alto, e a spendere tutto nei luoghi che abitiamo.

Se scegli di diventare un albero, allora, non hai bisogno solo di mettere fuori le foglie, i rami e desiderare che crescano i frutti: serve, anche, scegliere un luogo e piantare bene a fondo le radici. Più la pianta sale verso l’alto, più le sue radici affondano nel terreno. E viceversa. Senza terreno o senza radici la pianta ha dei problemi.

Ritornando alla domanda… Cosa perdo allora? A ben vedere non si perde niente di così importante, perché si arriva a realizzare pienamente il nostro sogno e desiderio più importante, realizzare pienamente la nostra Vita! Certo, bisogna desiderarlo proprio! Cosa ci guadagno? Se proprio guardo bene devo dire che ci guadagno i due tesori che già sono in me: con tutto me stesso accolgo, scelgo di realizzare, e compio, il mio più grande desiderio. Prendo forma e porto frutto. E con ciò la mia più grande gioia. Eterna.

Articolo di Luca Magarotto
Giovani per Giovani su Donboscoland.it

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QUALE AMORE VUOI? ANCHE TRA FIDANZATI CRISTO E’ IL VINCOLO LEALE DI GARANZIA E CONTINUITA’

UNO IN DUE – L’amore per sua natura tende a comunicarsi ad altri per coinvolgerli: suscitare in loro maggior capacità di dono e gioia di vivere. L’uomo è felice quando realizza se stesso: vive in pienezza la vita. L’amore e solo l’amore porta a compimento le realtà umane e divine possedute dalla persona. umana. Una sua componente fondamentale è la sessualità . Essa si realizza unicamente attraverso un dono totale dato e ricevuto da una persona complementare, cioè con l’amore del matrimonio. Amore che si esprime, si rende visibile attraverso la corporeità, in modo particolare attraverso il rapporto sessuale, che lo apre alla paternità e maternità, ulteriori componenti della persona umana. La sessualità realizzata apre infatti le porte del cuore ad essere padre o madre: a comunicare la vita o meglio generare altre persone per amare. Il matrimonio infatti perpetua nel mondo la presenza dell’amore. Questo dovrebbe essere il desiderio che anima ogni coppia, aprendola alla vita. Sovente succede invece che gli sposi sono unicamente guidati dalla brama di perpetuare nel tempo la propria stirpe. Scopo limitante, che restringe il campo di scelta anche dei figli. Essi infatti realizzeranno tale fine unicamente sposandosi come i loro genitori e mai scegliendo il matrimonio della consacrazione totale a Dio.

Gli sposi devono riscoprire la vocazione fondamentale del matrimonio che non si limita a generare ma che vuole donare al mondo nuove creature capaci d’amare, di accrescere nel mondo l’amore. La vocazione fondamentale di ogni creatura infatti è amare e donare amore. L’amore e solo l’amore è la vera vita. Tutto ciò comporta negli sposi una apertura amorosa e cosciente alla paternità e maternità, cioè una ricerca della vita vissuta in modo responsabile. La paternità o maternità responsabile non si limita a generare la vita, ma continua a farla crescere nella vivificante dolcezza dell’amore, perché possa essere realmente amore nel mondo. E questo continuo generare all’amore che deve impegnare gli sposi ad accrescere sempre più intensamente la fiamma calda e rigenerante dell’amore presente nei loro cuori. Nessuno infatti può dare amore se non lo possiede realmente. Una sorgente può dissetare, quindi dare vita, solo se da essa sgorga acqua.

La procreazione responsabile implica quindi, da parte degli sposi, un impegno costante per essere sorgente inesauribile d’amore, per maturare e far crescere in essa i figli, comunicare loro la voglia d’amare realmente, imparare l’amore e sviluppare in loro la capacità di realizzarlo. Gli sposi realizzano questo loro scopo fondamentale se realmente e costantemente accrescono, attraverso le manifestazioni sensibili proprie dell’amore coniugale, il loro amore. Ciò comporta da parte loro il coltivare e sviluppare la fiamma dell’amore, emancipandolo dall’egoismo ed eliminando quei difetti, che precludono all’amato/a di entrare o meglio di penetrare, attraverso il dono, più intensamente e profondamente in loro stessi. Allo stesso tempo devono sviluppare le capacità espressive dell’amore: tenerezza, sentimento e sesso. Questo cammino esige inoltre da parte degli sposi, un’attenzione continua e delicata sull’altro/a per scoprire e capirne la sensibilità corporea e spirituale ed allo stesso tempo comporta un impegno educativo costante su loro stessi per plasmare le doti corporee ad esprimere la propria originalità affettiva in un modo completamente gradito all’amato/a. E’ un’ educazione all’amare che inizia nel fidanzamento, per continuare, intensificandosi, nel matrimonio, prolungandosi fino alla morte. E la vera conoscenza sessuale dell’amato/a. Il matrimonio nei suoi gesti d’amore diventa come una sinfonia in continua composizione, che attinge momenti estatici successivi (rapporto sessuale), ma che tende ad un’estasi totale finale: l’immergersi nell’amore divino.

Solo in Dio cuore e corpo raggiungono la pienezza d’amore a cui aspirano. Il fidanzamento deve preparare questa sinfonia dell’amore matrimoniale. Deve cioè educare il cuore e il corpo degli amanti a vivere i gesti sensibili dell’amore in tutto lo splendore della loro ricchezza espressiva. La gestualità amorosa degli sposi può dirsi pure: ‘”Liturgia dell’amore coniugale”. La liturgia sacra infatti, attraverso i gesti sensibili, rende presente la realtà che celebra, aumentando la sua azione benefica e la sua presenza nei celebranti ed annunciandone, allo stesso tempo, la pienezza di possesso nella vita futura. Così i gesti sensibili, esprimenti l’amore coniugale, lo rendono presente in tutta la sua calda tenerezza, facendo sperimentare e crescere la comunione degli sposi ed annunciando, attraverso la pienezza della gioia sensibile (il piacere), la realtà futura del possesso definitivo e totale di un amore senza fine: Dio.

L’estasi della carne infatti, raggiunta nell’apice dell’amplesso fisico, proietta gli sposi ai margini del tempo… facendo loro intravedere i bagliori dell’Eterno Amore. Il piacere infatti genera in essi la brama ardente di immergersi in un amore-comunione immensa, senza fine, per sempre. Questa esperienza se è mal compresa o frustrata nel suo sorgere dalla passione del sesso, che riduce l’amplesso ad una pura ricerca di piacere fine a se stesso, sollecita gli innamorati a moltiplicare gli amplessi sessuali come risposta a questa aspirazione d’immergersi in un amore eterno, senza fine.

Il fidanzamento deve preparare i fidanzati a vivere con tutto loro stessi questa dimensione liturgica e profetica dell’amore coniugale. Attraverso l’esperienza religiosa i fidanzati devono sperimentare che non sono solo creature create ad immagine del Cristo, quindi portanti in tutto il loro essere l’immagine divina, ma che sono allo stesso tempo figli di Dio e come tali in cammino verso la casa del Padre, verso l’abbraccio tenero, dolce e senza fine con Lui, per immergersi nell’immenso suo Amore. Solo così saranno abilitati a vivere e sperimentare nell’amplesso fisico del matrimonio l’annuncio futuro del beatificante abbraccio con Dio. Ciò comporta una rivalutazione del piacere sensibile legato ai gesti corporei dell’amore. La castità vissuta in tutta la sua ricchezza educherà i fidanzati a tutto questo. Occorre infatti che si preparino a stimare e a vivere nel giusto senso l’apice sensibile del piacere legato al rapporto sessuale. Esso infatti ha uno scopo ben preciso: fare sperimentare la comunione dei cuori. Unicamente vissuto in questo modo il piacere sessuale assume il suo vero volto: l’amore che si fa carne, sprigionando attraverso le sue dolci sensazioni ed emozioni lo splendore dei suo essere. E’ un’educazione a vivere il piacere non semplicemente come creature, ma come figli di Dio. Il battesimo infatti ha introdotto nel cuore del cristiano un nuovo modo di essere, di vivere l’amore. Un modo divino, che perfeziona il modo umano, rendendolo simile a quello di Dio. Le tre persone divine infatti gioiscono infinitamente di essere, attraverso l’amore, che le unisce in uno, presenti l’una nell’altra (Gv. 17, 20). Esperienza meravigliosa! Gli sposi possono assaporarne una scintilla attraverso il loro amore, in particolare nel rapporto sessuale (Bardelli R., Il significato dell’amore, Elle Di Ci, Torino 1994, p.196-202).

I fidanzati cristiani devono vivere il loro amore in tutta la loro realtà concreta, cioè di creature diventate per azione dello Spirito figli di Dio. Nei gesti d’amore non devono dimenticare mai questa loro dignità. Non è un limite alla loro spontaneità, è una maggior ricchezza, che aumenta e perfeziona anche le sensazioni scaturenti dalle loro manifestazioni d’amore. L’amore divino riversato nei loro cuori dallo Spirito perfeziona anche il corpo. Ogni gesto autentico d’amore vissuto in tutta la sua ricchezza, anche di sensazioni, aumenta l’amore divino presente nei loro cuori, unendoli più profondamente fra di loro.

Articolo di Raimondo Bardelli

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