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OLTRETEVERE: DIBATTITO SU GALILEO. ‘RIPUBBLICHEREMO GLI ATTI, NON LO ABBIAMO MAI CONDANNATO

CITTA’ DEL VATICANO – Galileo Galilei (1564-1642) non fu mai condannato dal tribunale ecclesiastico che lo indagò per le sue affermazioni scientifiche. Un dato storico poco conosciuto, nonostante Papa Giovanni Paolo II abbia pronunciato un ‘mea culpa’ considerato da molti osservatori la parola definitiva sulla secolare questione. Tanto che, per fare ulteriore chiarezza, in Vaticano si pensa ad una nuova edizione degli atti processuali che riproponga e aggiorni quelli di trent’anni fa. “Il Papa non firmò la condanna e i Cardinali non raggiunsero l’accordo per la condanna”, ricorda oggi Monsignor Gianfranco Ravasi. “Io ho proposto, ed è probabile che lo si faccia, di ripubblicare gli atti nella loro totalità, in modo da averli ancora a disposizione in una edizione la più possibile accurata e rigorosa dal punto di vista critico”. Elementi storici che, secondo il presidente del Pontificio consiglio della cultura, “è necessario mettere a disposizione, magari anche con una accurata analisi contestuale”. Però, precisa l’Arcivescovo, “ritornare sempre a usare la storia come un tribunale alla fine non fa progredire la scienza. Permette, sì, di purificare il passato, però adesso guardare verso il futuro”. In vista dell’anno ‘galileiano’ (2009), il Vaticano sarà coinvolto in varie iniziative. A partire da una tavola rotonda che avrà luogo domani, sponsorizzata dallo stesso dicastero vaticano guidato da Ravasi e da Finmeccanica, con la partecipazione del Cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano. “Penso che possano essere quattro le strade che possiamo imboccare durante quest’anno”, spiega Ravasi a margine di un convegno delle Pontificie accademie. “Il coinvolgimento della Chiesa e della riflessione teologica riguarderà soprattutto il tema dell’evoluzione biologica, grande tema che tornerà sul tappeto per il secondo centenario della nascita di Darwin e i 150 anni dell”Origine delle specie’. Seconda pista, il quattrocentenario delle rilevazioni di Galileo col cannocchiale. E’ necessario, dunque, ritornare alla grande riflessione astronomica, anche perché il 2009 l’anno dell’astronomia indetto dall’Onu. A questo proposito il Pontificio consiglio della cultura parteciperà anche da un grande convegno a Firenze su Galileo. Terzo percorso è quello del linguaggio: tante volte ogni disciplina ha il suo linguaggio che bisogna conoscere: la scienza, la teologia, la filosofia. Ecco perché patrocineremo un grande convegno, a marzo, in cui ci sarà la voce della scienza accanto alla voce della filosofia accanto alla teologia, ognuno con sua dignità e linguaggio. Da ultimo direi che è importante riconoscere che un tema che Papa Benedetto XVI spesso ripropone: quello della ragione e della fede e della verità. All’interno di una concezione che si sta sempre più diffondendo, la verità viene considerata un ostacolo. La verità, invece, ci precede e ci eccede”.

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LA CONDANNA DEL SILENZIO: MORTI BIANCHE COSÌ BIANCHE DA ACCECARE PERSINO I CONTUSI NELL’ANIMA

PARLIAMONE – Ogni giorno che passa è scandito dalla notizia di un nuovo morto, quando va bene un ferito raccolto sbrigativamente per non creare ulteriori disagi. E’ un bollettino di guerra in piena regola, neppure sotto guerra di mafia, di camorra, di Sparta e di Troia, c’è stata così terrificante la somma di vite umane andate in frantumi. Un clichè sbalorditivo per la monotonia ripetitiva con cui si sottolineano sempre identiche le cause, riconducibili ai soliti ultimi anelli deboli della catena produttiva, eterno maledetto l’accidente inevitabile. Uno, due, tre morti al giorno, in fabbrica, in cantiere, sulla strada, per ogni posto di lavoro rimasto sguarnito, eccone subito un altro da conquistare, rimesso in gioco per il miglior offerente, quello che arrampica veloce, che produce e tace, senza bisogno di funi salva vita, di perdite di tempo che non possono essere conteggiate, di eccessivi e improbabili ripensamenti. Un morto, uno sull’altro, tutti uguali, senza nome né storia vissuta, ma con la stessa imperturbabile insignificanza, morti sul lavoro che non costituiscono allarme sociale. Sono morti che non hanno più odore, neppure quello dell’inaccettabilità. Il silenzio che avvolge questa ecatombe è inspiegabile, eppure ogni indicatore di cui disponiamo, ogni statistica divenuta dato esponenziale, ogni verifica e indagine segnalano una impennata dei pericoli che investono i lavoratori, al punto da essere diventati potenziali vittime predestinate. Inutile domandarsi ancora e con colpevole ritardo quanto numerosi siano i fattori che concorrono alla prosecuzione di questa strage, soprattutto l’indifferenza per rendere meno infame il diritto di tutela della propria dignità personale, per ogni cittadino lavoratore, che intende essere sempre presente per arrivare a fine mese, tentando di riuscirci in maniera decorosa.  Ogni anno migliaia di morti, accompagnati alla fossa con tutte le risposte ben cucite sulla pelle, eppure questa immane ingiustizia non genera sentimenti di rigetto, di rifiuto, di rivalsa, il popolo bisbiglia, lo Stato sottolinea la tragedia con malcelata impotenza, le istituzioni puntano i piedi attraverso l’esibizione di qualche bel concerto. Le litanie prendono le sembianze delle campagne politiche e mediatiche, ma l’effetto che si ottiene è la condanna al silenzio e all’immobilismo….

Per leggere tutto il testo visita: http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=1789

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