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“A SCUOLA INFORMA”: DA MODAVI ONLUS UN PROGETTO DI ALIMENTAZIONE E SPORT PER I RAGAZZI OBESI

GIOVANI (Italia) – Il progetto educativo “A scuola InForma” lancia l’allarme sulle abitudini alimentari e le attività fisiche degli adolescenti: i giovani fanno poco sport e circa il 64% passa più di tre ore al giorno davanti la televisione. L’iniziativa è stata realizzata da Modavi Onlus con il patrocinio del ministro della Gioventù e del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del consiglio dei ministri. “A scuola InForma” è rivolto a 20 mila studenti dai 13 ai 18 anni, ai loro genitori e insegnanti ed è realizzato in 5 regioni italiane dove il problema del sovrappeso risulta maggiormente diffuso: Lazio, Puglia, Calabria, Campania e Sicilia. In totale sono coinvolte 40 scuole situate in 9 capoluoghi di provincia. Obiettivo del progetto è favorire stili di vita legati ad una corretta alimentazione e alla pratica di attività sportive attraverso interventi educativi nelle scuole da parte di 18 nutrizionisti, 9 psicologi e 15 sport trainer, coordinati da 9 operatori locali. Il rischio dell’obesità, soprattutto nell’età giovanile, è causato non solo dalle cattive abitudini alimentari ma anche da uno stile di vita troppo sedentario e da una mancanza di esercizio fisico che è fondamentale per la salute. “Sono due anni e mezzo – afferma Emanuela Rampelli, dirigente del dipartimento della Gioventù della Presidenza del consiglio – che il ministro della Gioventù è impegnato sul fronte della promozione di stili di vita salutari, all’interno della piattaforma “Guadagnare Salute” realizzata in collaborazione con il ministero della Salute. Siamo lieti di patrocinare un’iniziativa quale “A scuola InForma” e ansiosi di conoscerne, a conclusione, i risultati”. 

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“YOUCAT”, IL CATECHISMO DI BENEDETTO XVI: UN PICCOLO MANUALE LITURGICO PER I RAGAZZI DELLA GMG

GIOVANI (Città del Vaticano) – Nato da un’iniziativa di Giovanni Paolo II e portato a termine dal Santo Padre Benedetto XVI, domani, nella Santa Sede, verrà presentato Youcat, lo Youth catechism, il catechismo per i ragazzi. Con una copertina gialla e in formato tascabile, si tratta di un piccolo libro di 300 pagine, realizzato per i giovani in vista della prossima Giornata mondiale della gioventù, che si terrà a Madrid dal 16 al 21 agosto 2011. Il volume, con la premessa di Benedetto XVI, è una piccola guida spirituale che risponde a tutti gli interrogativi che i ragazzi si pongono riguardo l’importanza della religione nella loro vita.Youcat contiene più di 500 domande e risposte, che sono state elaborate sotto la guida di uno dei più fidati collaboratori dell’attuale Pontefice, l’arcivescovo di Vienna, cardinale Christoph Schoenborn.Gli interrogativi sono stati formulati in maniera sintetica e con un linguaggio semplice ed accessibile ai ragazzi, ma perfettamente consoni ai principi della Chiesa cattolica. Gli argomenti sono i più vari, da quelli strettamente religiosi – come capire cosa sono il peccato o la castità – alle questioni riguardanti la vita familiare e sociale, come il divorzio, il mondo economico, l’ambiente, i media etc.

A delle domande poste in maniera così rapida seguono risposte lunghe non più di 8-10 righe o meno, con un commento di circa venti righe.Un esempio: “Se Dio conosce ogni cosa e può fare ogni cosa, perché non impedisce il male?”, con la risposta: “Dio permette il male solo per lasciarne scaturire qualcosa di migliore” ed il commento: “Il male nel mondo è un mistero oscuro e doloroso (…). La morte e la risurrezione di Cristo ci mostrano che il male non aveva la prima parola e non avrà neppure l’ultima; dal male peggiore Dio ha fatto scaturire il bene migliore, e noi crediamo che col Giudizio Universale Dio porrà fine ad ogni ingiustizia”.La domanda sull’importanza della domenica è così illustrata: “Se la domenica viene trascurata o abolita, tutti i giorni sono solo lavorativi. L’uomo, che è stato creato per la gioia, diviene così un animale da lavoro e potenzialmente asservito al consumismo”.

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PARROCCHIA SAN GIUSEPPE AL TRIONFALE, CACCIA AL TESORO: UN MIX DI GIOCO E SOLIDARIETÀ

EVENTI (Roma)- L’8 Maggio la Parrocchia San Giuseppe al Trionfale sta organizzando la Prima edizione della Caccia al Tesoro Cittadina che si svolgerà nell’arco di un’intera giornata.
In collaborazione con alcuni gruppi giovanili di formazione, il tema dell’iniziativa è “Gli Imperatori di Roma” che ha lo scopo di unire il gioco, lo sport, la passione per la fotografia,per la cultura insieme alla voglia di conoscere persone nuove e, perché no, riscoprire le bellezze di Roma.
La Caccia al Tesoro punta, però, alla solidarietà e al rispetto del’ambiente. Nel corso della giornata vi sarà una piccola raccolta fondi a sostegno di progetti concreti di enti ed associazioni impegnate nel sostegno dei più bisognosi e la promozione di forme di mobilità sostenibile attraverso l’uso di mezzi di trasporto ecologici.

Quali sono le regole del gioco della Caccia al Tesoro? I partecipanti si organizzano in squadre, formate da 4 persone,inventando il nome della propria squadra. Ad ogni squadra vengono date 4 t-shirt, uno zaino, una mappa del centro della città e una busta contenente 15 enigmi. La soluzione di ogni enigma è un monumento o un particolare di esso da fotografare. La città di Roma possiede un patrimonio artistico e culturale dal valore inestimabile che spesso viene dimenticato.E’ in questa occasione che i partecipanti potranno riscoprire le bellezze della nostra città in maniera divertente, promuovendo lo sport, la fotografia, la cultura e, allo stesso tempo, avere un occhio attento al rispetto per l’ambiente.

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DA ROMA 1985 A MADRID 2011, ALL’UNIVERSITÀ DI ROMA TRE RIVISSUTI 26 ANNI DI GMG

GMG (Roma) – “Gmg, che cos’è? Omaggio a Giovanni Paolo II”. È questo il titolo dell’incontro svoltosi ieri nell’Aula Magna della Facoltà di Lettere e filosofia dell’università Roma Tre, che ha ripercorso, insieme agli studenti, i meravigliosi eventi promossi dal Santo Padre nel corso dei 26 anni dalla nascita della Giornata Mondiale della Gioventù, momenti unici d’incontro tra il Papa e giovani provenienti da tutto il mondo.
Animato da canti e testimonianze dei ragazzi del “Laboratorio della fede”, l’incontro è stato moderato da don Nicolò Anselmi, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei, Gianpiero Gamaleri, professore di comunicazione pubblicitaria e Giacomo Marramao, docente di filosofia politica.

Don Marco Ceccarelli, cappellano dell’ateneo, ha inoltre proiettato un video di tutte le Gmg dal 1985 ad oggi, dalla prima storica Giornata di Roma a Sydney (2008), fino ad arrivare a Madrid 2011, in programma dal 16 al 21 agosto. Don Anselmi ha illustrato i dettagli della partenza verso la capitale spagnola: a Madrid andranno circa 100mila italiani, di cui 45mila saranno presenti già dalla settimana precedente l’evento. Il responsabile del servizio Cei per la Pastorale giovanile ha dichiarato che l’iniziativa della Gmg è un incontro “per vivere anche momenti di fraternità e amicizia con i ragazzi del luogo e delle diocesi in cui i ragazzi italiani verranno accolti». Il professor Gamaleri, attraverso uno studio dell’istituto Iard su un campione di 1000 ragazzi tra i 18 e i 29 anni, ha evidenziato che solo il 15% dichiara di essere cattolico praticante. Com’è possibile allora che ci sia un così grande afflusso di ragazzi alla prossima Gmg? La risposta, a detta del docente di comunicazione, “intercettano un moto spontaneo dell’animo giovanile che permette un coordinamento dall’alto, ma la cui spinta viene dal basso. Quello che unisce, in questi eventi, è la forte domanda di autenticità e di speranza che viene dai giovani”.

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IL CASO: COSÌ IL CARDINALE BAGNASCO RISOLVE IL “CONFLITTO” TRA SCIENZA E FEDE

CHIESA CATTOLICA (Perugia) – «Noi siamo convinti che esiste una verità e tale verità è oggetto della ricerca scientifica». Ad affermarlo non è uno scienziato preso dal fervore della sua ricerca, tantomeno un filosofo positivista: è un passaggio dell’intervento che il Cardinale Angelo Bagnasco ha tenuto venerdì scorso a Perugia sul rapporto tra scienza e fede. Forse potrà sorprendere qualcuno, ma non è affatto una novità che il magistero della Chiesa, superate le note difficoltà di quattro secoli fa, sostenga con decisione ed entusiasmo la scienza come genuino valore di conoscenza, di contemplazione e di uso della natura per il bene dell’uomo. E in questi quattrocento anni, la scienza moderna ha dimostrato di avere molte frecce al suo arco per lottare alla conquista dei segreti del mondo fisico in tutte le sue manifestazioni, dalle sfuggenti particelle elementari, alla complessità delle strutture biologiche, alla grandiosa evoluzione dell’universo nel suo insieme.

Ma con altrettanta chiarezza Bagnasco, anche qui in piena continuità con la tradizione cattolica, ha sottolineato il fatto che il metodo scientifico non esaurisce la possibilità di conoscenza di ciò che è reale. È la nostra stessa esperienza, del resto, a mostrarci che la ragione umana non si comporta come un monolite nella sua tensione a conoscere la realtà, ma utilizza approcci diversi a seconda dell’oggetto dell’indagine: «Alla differenziazione degli oggetti corrisponde una differenziazione dei metodi». Non abbiamo bisogno di fare un’analisi chimico-fisica del DNA, ad esempio, per avere la conferma che è giusto che uomini e donne abbiano gli stessi diritti civili: è questa una verità filosofica. Così la scienza ci può dire qualcosa sul meccanismo geofisico che ha provocato lo tsunami in Giappone, e speriamo che un giorno (che purtroppo si preannuncia ancora lontano) sia in grado di fare previsioni che ci consentano di prevenire i devastanti effetti di questi fenomeni. Ma di certo nessuna analisi scientifica potrà dirci qualcosa davanti al dolore delle madri che hanno perso i loro figli sulle spiagge di Sendai, o sul senso della vita di chi, come noi, è sopravvissuto. La scienza non sa rispondere alle domande brucianti e inevitabili sul significato ultimo delle cose e sul destino della singola persona: è questo il terreno della fede.

A questo punto normalmente si cambia registro e si dice che la fede non attiene al “conoscere” la realtà, ma al “credere” in qualche cosa. Essa quindi non avrebbe niente a che fare con la ragione e con il giudizio: saremmo nel campo della scelta arbitraria, del sentimento, della pura opinione. Bagnasco, invece, nel suo intervento, prende una via diversa: egli identifica la fede, nel suo livello basilare, con una forma o metodo particolare di conoscenza. «Ogni uomo vive di “fede”, più esattamente di “fiducia”: è infatti un atteggiamento di base, che appartiene alla vita stessa. Ognuno, per vivere, deve fidarsi degli altri, deve accettare moltissime cose senza verificarle di persona». E in effetti è ragionevole affermare come vero qualcosa che afferma un altro, nel momento in cui abbiamo ragioni adeguate per stabilire la credibilità del testimone. «Si intrecciano il riferimento a qualcuno che conosce una cosa e che è persona qualificata e degna, la testimonianza della fiducia di altri, e, infine, una certa verifica nella nostra esperienza quotidiana». Occorre naturalmente allenamento al giudizio e al senso critico per esercitare bene tale “conoscenza per fede”, nell’applicare la quale non siamo infallibili come del resto non lo siamo quando applichiamo altri metodi di conoscenza. Ma si tratta, continua Bagnasco, di «un fondamento senza il quale nessuna società potrebbe sopravvivere, e innanzitutto nessuna persona». In effetti, anche il procedere della scienza si appoggia pesantemente sulla capacità criticamente assunta di “conoscere per fede”. Sarebbe, infatti, impossibile, oltre che irrazionale e persino ridicolo, pretendere di ripetere direttamente tutti gli esperimenti e le osservazioni che altri hanno condotto prima di noi, invece che fidarsi del lavoro riportato da altri.

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“COME ANDARE A MESSA SENZA PERDERE LA FEDE”, IL NUOVO LIBRO DI DON NICOLA BUX

EDITORIA (Il libro del mese) – Ieri pomeriggio a Roma, nella gremittisima sala della Chiesa di Santa Marta in piazza del Collegio Romano, è stato presentato il libro “Come andare a Messa e non perdere la Fede” (Piemme editore), di Don Nicola Bux, in cui il sacerdote e docente della diocesi di Bari si domanda cosa sia successo alla liturgia cattolica, che rappresenta il massimo atto del culto. Insieme all’autore erano presenti il cardinale Raymond Leo Burke, prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, il cardinale Antonio Cañizares Llovera, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il presidente dell’Istituto per le Opere di Religione dello Stato della Città del Vaticano Ettore Gotti Tedeschi e l’ex direttore emerito di Propaganda Fide Luca De Mata.

“Volere la riforma della liturgia – ha spiegato il cardinal Raymond Leo Burke, prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica – significa accettare anche la correzione della riforma. Rispondendo alla questione di quanto radicale sarà tale riforma, egli ci mette sulla giusta strada rispetto alla contestazione spesso inconsapevole del rito di Dio, di essere adorato come Lui ha stabilito, e dà la sede al pastore di onorare la liturgia. L’approccio del reverendo Don Bux – ha aggiunto il cardinale Burke – è diretto e chiaro, qualità secondo me necessarie per affrontare una situazione che tocca la nostra Fede alla sua fonte e sostegno, ossia la presenza reale del Signore nell’Eucaristia. Con la sua conoscenza profonda della patristica e della storia della sacra liturgia, il nostro autore ci aiuta a prendere visione del mistero della Fede, visibile e tangibile nella celebrazione della Santa Messa, così che noi dobbiamo essere sempre pieni di stupore quando partecipiamo alla sacra liturgia. Come il titolo del libro suggerisce, se sbagliamo, pensando che la sacra liturgia è la nostra azione, centrata su noi stessi, invece di essere l’azione di Cristo, centrata sull’offerta del culto degno e giusto a Dio Padre, la Messa condurrà ad una perdita della Fede. Istruiti da una catechesi sana e sicura, saremo disposti invece ad una sempre più ricca esperienza della Fede nella partecipazione alla Santa Messa. Quello di Don Bux – ha concluso il cardinale Burke – è un lavoro fatto con retto amore appassionato per la Chiesa e la liturgia, che è la fonte ed il culmine della vita ecclesiale”.

A prendere la parola dopo il cardinale Burke è stato il cardinale Antonio Cañizares Llovera, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti: “L’opera di Don Bux è un libro di grande interesse, e senza dubbio rappresenta un grande servizio alla Chiesa a portare la verità dell’Eucaristia nel centro della vita della Chiesa, dei sacerdoti e dei fedeli cristiani. È un grande servizio, perché la sua lettura è meditazione: si tratta infatti di un libro da leggere, da ascoltare attentamente e da meditare serenamente. Non solo ha approfondito il mistero eucaristico, mistero della Fede in cui si verifica l’unico sacrificio redentore di Cristo sulla croce, ma anche aiuta a viverlo in tutta la sua densità e profondità. Il titolo provocatorio di questo lavoro – ha proseguito il cardinale Llovero – dimostra chiaramente una convinzione e una preoccupazione dell’autore che condivido: l’Eucaristia è il sacramento della nostra Fede, nutre la nostra Fede, rende possibile la vita di Fede e vivere come il giusto vivere della Fede. Il popolo di Dio vive per la liturgia. Solo la vita liturgica messa al centro di tutto, dandole il posto che merita nella vita di tutti i cristiani, potrà ricondurci veramente a Dio, fonte, vita e mèta di tutto. Quello di Nicola Bux – ha concluso il cardinale Llovero – è un libro per il futuro, per il rinnovamento della liturgia e per fare della liturgia il centro di tutta la vita della Chiesa”.

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GMG, UNA “PALESTRA” CHE ADDESTRA AL CORAGGIO DI TESTIMONIARE LA FEDE IN PUBBLICO

GMG MADRID – I primi manifesti cominciano a comparire in alcuni degli scorsi più celebri di Madrid. Il volto di Benedetto XVI e del motto della prossima Gmg, “Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede”, preparano al grande raduno di agosto, quando dal 16 al 21 del mese circa due milioni di giovani – secondo le ultime stime – saranno nella capitale iberica per gli appuntamenti finali dela Giornata insieme con il Papa. Al microfono di Emanuela Campanile di Radio Vaticana, don Maurizio Mirilli – direttore del servizio diocesano per la Pastorale giovanile di Roma – racconta come ogni Gmg sia occasione di incontro con Cristo e di annuncio: R. – Bisogna avere il coraggio, il coraggio della fede e la Gmg ha anche questo aspetto: quello di mostrarla pubblicamente al mondo, davanti a milioni di giovani. Mostrare il proprio cammino senza ostentazione, naturalmente, ma senza nemmeno paura. Ma affinchè questo coraggio arrivi necessita di una esperienza concreta. Chi è Dio per questi giovani? Se un giovane non fa l’esperienza della persona di Gesù Cristo, parla di un’idea, di un’ideologia. Ma la fede cristiana non è questo: è importante aiutare i giovani a conoscere bene che cos’è il Vangelo.

D. – Tra l’altro, il Papa in uno dei suoi discorsi ha detto testualmente: “Una prima condizione è conoscere la figura di Gesù, come ci appare nei Vangeli”…

R. – Esattamente, e non come ci appare dai media o da qualche “imbonitore” qualsiasi che va in tv e dice: Gesù ha detto questo. E’ bene aiutare i ragazzi ad andare direttamente alla fonte, al Vangelo, fargliene fare un’esperienza concreta e solo allora avranno anche il coraggio di difenderlo, il coraggio di annunciarlo, il coraggio di andare in piazza, in mezzo ai giovani di tutto il mondo, a comunicare la propria fede.

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