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A GIUGNO A ROMA IL CONVEGNO INTERNAZIONALE SULL’ADORAZIONE EUCARISTICA

CHIESA NEL MONDO (Roma) – Su iniziativa del vescovo di Fréjus-Toulon, monsignor Dominique Rey, a Roma dal 20 al 24 giugno si terrà il Convegno internazionale sull’adorazione eucaristica, che vedrà la partecipazione di sei cardinali. Organizzata dai Missionari della Santissima Eucaristia (la comunità fondata nel 2007 dallo stesso vescovo Rey), la conferenza riunirà una folta schiera di relatori internazionali, compresi sei eminenti vescovi.

In un’intervista rilasciata a Zenit, monsignor Rey spiega l’importanza dell’adorazione eucaristica per la Chiesa di oggi e quali benefici essa potrà trarre da questo importante convegno internazionale.

La Chiesa si sta mobilitando intensamente per preparare questo Convegno internazionale sull’adorazione eucaristica. Qual è la sua importanza e quali sono le aspettative per questo convegno?

“Questo convegno si inquadra perfettamente nell’opera portata avanti da Papa Benedetto XVI che, sulle orme di Giovanni Paolo II, intende promuovere una nuova presa di coscienza sull’urgenza missionaria con cui si confronta, oggi più che mai, la Chiesa. Il tema del convegno ‘Dall’adorazione all’evangelizzazione’ sottolinea che questo nuovo impulso missionario si deve radicare nella vita ecclesiale ed eucaristica. La prima condizione dell’evangelizzazione è l’adorazione. Purtroppo alcune proposte missionarie di oggi si presentano più come marketing o promozione commerciale che come testimonianza di fede. Il rischio è quello di una distorsione del metodo di evangelizzazione. È la prima volta che a Roma si svolge un incontro su questo tema. E la partecipazione di numerosi cardinali, vescovi e testimoni che operano nel campo come evangelizzatori e adoratori, evidenzia l’interesse suscitato dall’argomento. Questo congresso vuole dare un’anima e una spiritualità a questa nuova evangelizzazione così necessaria per il rinnovamento della Chiesa e per l’irradiazione del messaggio evangelico”.

Perché è importante l’adorazione? Chi è chiamato, secondo lei, all’adorazione?

“L’adorazione eucaristica costituisce un prolungamento della celebrazione eucaristica. Il credente accoglie l’offerta di Cristo che si dà al Padre per la salvezza di tutti. Adorare il Santissimo Sacramento significa entrare in contemplazione di Gesù Eucaristia. Significa accettare, al contempo, come dirà l’apostolo Paolo, di offrire la nostra stessa vita in sacrificio per partecipare alla salvezza di Cristo. L’adorazione è un gesto di riconoscimento, nel contemplare fino a che punto Cristo ci ama, facendosi alimento, ed è anche un gesto personale in cui anche noi possiamo entrare, in Lui e per Lui, in questa opera di salvezza. Ogni cristiano è chiamato, in virtù della sua consacrazione battesimale, a diventare adoratore in spirito e verità. Ricordo la frase della filosofa Simone Weil, che usava dire dopo la sua conversione: ‘Finalmente ho scoperto qualcuno davanti a cui mettermi in ginocchio’. Nell’Apocalisse scopriamo che la gloria celeste consisterà nel giubilo e nell’adorazione. Se inizio ad adorare oggi, mi preparo ad entrare nella pienezza della mia condizione filiale di quando contemplerò il volto di Dio. Ogni uomo è fatto per adorare, ovvero per riconoscere la signoria di Cristo e, in questo gesto di donazione di se stessi, che implica l’adorazione, donarsi totalmente e definitivamente a Lui”.

Il convegno è organizzato dai Missionari della Santissima Eucaristia, una nuova comunità che lei ha fondato nella sua diocesi nel 2007. Qual è la missione di questa comunità nella Chiesa di oggi?

“Questa associazione di chierici di diritto diocesano è chiamata, sotto la mia vigilanza, a sviluppare nella Chiesa l’adorazione eucaristica nel cuore della vita parrocchiale. Questa associazione organizza missioni eucaristiche in collaborazione con le diocesi e i sacerdoti che ricorrono ai suoi servizi non solo per sviluppare un’autentica devozione eucaristica, ma anche per far entrare le comunità cristiane in uno spirito missionario, in un nuovo impulso pastorale. I parrocchiani sono chiamati ad avvicendarsi, giorno e notte, nell’adorazione del Santissimo Sacramento esposto. Per questo occorre fornire loro una catechesi eucaristica. I Missionari del Santissimo Sacramento sono presenti negli Stati Uniti e in Italia, anche se la loro sede centrale si trova a Sanary (Var, Francia). Vanno di parrocchia in parrocchia, diffondendo e promuovendo l’insegnamento del Magistero e di autori spirituali, sul valore dell’adorazione eucaristica”.

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GERUSALEMME: L’UNITÀ E LA PACE AL CENTRO DELLA PREGHIERA QUOTIDIANA

GERUSALEMME – Sabato, 25 settembre 2010, alle ore 15, ora di Terra Santa, dopo le prime edizioni tenutesi rispettivamente presso le Chiese e comunità siriana ortodossa, luterana e greco melchita cattolica, la Chiesa ortodossa apostolica armena di Gerusalemme ospiterà, nella sua cattedrale di San Giacomo, la quarta preghiera straordinaria di tutte le Chiese per la Riconciliazione, l’Unità e la Pace, cominciando da Gerusalemme – chiamando tutti i cristiani nel mondo ad unirsi a lei, in una grande preghiera di intercessione a Dio Padre per il nostro tempo. Questa preghiera proveniente da Gerusalemme venne ispirata nel corso di una veglia di preghiera al Santo Sepolcro – il luogo stesso dove Cristo è morto e risorto – cinque anni fa. Trattasi di una solenne chiamata della Chiesa Madre, agente nella sua ricca diversità e in comunione, a tutti i cristiani nel mondo, ad unirsi con profonda fede in una preghiera di intercessione insistente e gioiosa, ogni sabato alle ore 18:00, ora locale. Essa si fonda sulla convinzione che il nostro tempo ha molto bisogno di una tale solenne preghiera da parte della Chiesa, come una volta la Chiesa praticava nei momenti di grandi prove e difficoltà, sulla chiamata dei suoi capi spirituali; che la comunione tra le Chiese in questa preghiera è un presupposto perché il Signore l’ascolti; e che questa comunione aumenterà molto la sua forza spirituale. L’atto volontario di pregare insieme per queste intenzioni, in un luogo così significativo per il cristianesimo, dove la mancanza di comunione tra i fratelli cristiani appare più evidente – costituisce di per sé un primo, ma fondamentale atto di conversione riguardo alla mancanza di Pace nella Chiesa. Un atto di conversione molto modesto, in verità, ma allo stesso tempo, immenso.

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“PRIMA ERO UN CRISTIANO TIEPIDO, A MEDJUGORJE HO RITROVATO LA FEDE” PAROLA DI NEK

ROMA – Il direttore di Pontifex (quotidiano on line) Bruno Volpe parla con Nek, nome di arte di Filippo Neviani da Sassuolo, la stessa cittadina che ha dato i natali al Cardinale Camillo Ruini e al genio del giornalismo religioso apologetico Vittorio Messori: insomma buon sangue,non mente. Nek è un ragazzo sensibile e dotato di grande fede, che,inutile girarci attorno, è stata ulteriormente aumentata dalle sue visite a Medjugorje. “ In quel posto ci sono stato ben tre volte e le assicuro, senza con questo cadere nella sterile ed inutile retorica, che la mia fede prima era molto, ma molto più tiepida, poi si è riscaldata e mi sono infervorato. Del resto, a Medjugorje ho toccato con mano che cosa vuol dire,in un luogo tanto lontano,ma nello stesso tempo geograficamente accessibile, la fede in Dio, grazie all’opera della Madonna che, come instancabile mediatrice, opera autentiche grazie”. Eppure su Medjugorje molti sono scettici, anche all’interno della Chiesa. “ Guardi, io metterei da parte le polemiche che non portano da nessuna parte e guardo al lato positivo. Bisogna considerare che in quel santuario avvengono tante, tantissime conversioni, si amministrano sacramenti, insomma si crea la aspettativa del sacro e di Dio e questo mi pare un frutto buono e lodevole, da rimarcare”. Ma la posizione della Chiesa ufficiale sul tema non è ancora apertamente per il sì: “ ma neppure per il no. Io comprendo e forse anche giustifico la saggezza e la calma della Chiesa che davanti a fatti inspiegabili,visioni e miracoli si è sempre manifestata cauta. Del resto occorre riconoscere che, nel caso di Medjugorje, le veggenti hanno ancora visioni,parlano, quindi penso che la cautela della Chiesa, da questo punto di vista ,sia lecita. Poi come in ogni cosa umana gli scettici esistono sempre e dappertutto. La mia esperienza è positiva e dico grazie a Medjugorje che ha rafforzato la mia fede”.

Per leggere tutto il tsto visita:  http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=2293

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IL SANTO PADRE ALL’ANGELUS: ‘CONVERSIONE ‘ ACCOGLIERE LA SALVEZZA ED IL DONO DI AMORE DI GESU’

CITTA’ DEL VATICANO – Benedetto XVI ha fatto gli auguri del Nuovo anno cinese a tutti i popoli dell’Asia orientale, che seguono il calendario lunare è che da domani celebrano l’Anno del Bue. Parlando alla fine della preghiera dell’Angelus con i fedeli in piazza san Pietro, il Papa ha detto: I popoli di vari Paesi dell’Asia Orientale si preparano a celebrare il capodanno lunare. Auguro a loro di vivere questa festa nella gioia. La gioia è l’espressione dell’essere in armonia con se stessi: e ciò può derivare solo dall’essere in armonia con Dio e con la sua creazione. Che la gioia sia sempre viva nel cuore di tutti i cittadini di quelle Nazioni, a me tanto care, e si irradi sul mondo!”. Fra i Paesi che seguono questo calendario vi sono la Cina, Giappone, Taiwan, Hong Kong, Singapore, le Coree, il Vietnam e tutti i Paesi dove vi sono importanti comunità cinesi come l’Indonesia, la Malaysia, le Filippine. Ma il tema della sua riflessione prima della preghiera mariana è stato focalizzato dalla conversione di san Paolo, la cui memoria viene celebrata oggi dalla Chiesa. “Per la verità – ha detto il Papa – nel caso di Paolo, alcuni preferiscono non usare questo termine, perché – dicono – egli era già credente, anzi ebreo fervente, e perciò non passò dalla non-fede alla fede, dagli idoli a Dio, né dovette abbandonare la fede ebraica per aderire a Cristo. In realtà, l’esperienza dell’Apostolo può essere modello di ogni autentica conversione cristiana”.

La conversione di Paolo, ha continuato il Papa, “maturò nell’incontro col Cristo risorto; fu questo incontro a cambiargli radicalmente l’esistenza. Sulla via di Damasco accadde per lui quello che Gesù chiede nel Vangelo di oggi: Saulo si è convertito perché, grazie alla luce divina, “ha creduto nel Vangelo”. In questo consiste la sua e la nostra conversione: nel credere in Gesù morto e risorto e nell’aprirsi all’illuminazione della sua grazia divina. In quel momento Saulo comprese che la sua salvezza non dipendeva dalle opere buone compiute secondo la legge, ma dal fatto che Gesù era morto anche per lui – il persecutore – ed era risorto”.

Per leggere tutto il testo visita:  http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=2139

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IL MOVIMENTO MARIANO ‘REGINA DELL’AMORE’ DI SCHIO: LUOGO DI CONVERSIONE PER INCONTRARE GESU’

SCHIO – Cari amici dei Papaboys, sono un vostro associato del Veneto; invio questo piccolo estratto della storia di Schio e del movimento mariano e vi ricordo che ogni 4a domenica del mese i giovani si incontrano al cenacolo per un rosario ed una adorazione e viene svolta da parte del responsabile del movimento Mirko Agerde una catechesi per i giovani. E’ una bella testimonianza di amore per la mamma celeste che volentieri pubblichiamo, ricordando anche ai nostri associati del Veneto che a Schio si staffo formando anche dei piccoli gruppi di ragazzi dei Papaboys.

La città di Schio
Schio è una cittadina dio 39.000 abitanti della provincia e diocesi di Vicenza.

Cosi incominciarono le apparizioni
Il 25 Marzo 1985, Renato Baron si era recato nella chiesetta di San Martino per alcune incombenze, poi si era fermato a pregare inginocchiato in un banco davanti alla statua della Madonna del Rosario, quando questa all’improvviso si mise a parlare. Sorridendo diceva: “Ti aspettavo anche ieri. Da oggi in poi verrai sempre qui, perchè devo parlare con te di tante cose e poi… scriverai, ma intanto aspetta, vieni domani e ti dirò il resto”. Renato, terminata l’apparizione, rimase cosi sconvolto che scappo via. Il giorno dopo ritorno alla chiesetta, e cosi racconta: “Mi inginocchiai davanti alla statua e comincia a pregare. Feci delle letture e allungavo la preghiera per portare avanti il colloquio con Dio quando Maria venne un’altra volta. Mi sentii nuovamente uscire lo spirito, mentre la voce ripeteva: “Sono Io, sono Maria, sono la Madonna, sono Io che ti parlo veramente, prendi sul serio quanto ti dico ed ora in poi scriverai tutte le mie parole. Ti preparerò. Un giorno parlerai, perchè noi insieme dovremmo convertire tante anime e portarle a Gesu”.

Per leggere tutto il testo visita: http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=1985 

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“Ogni conversione implica un cambiamento”

BARCELLONA, martedì, 22 aprile 2008 (ZENIT.org).- La figura di San Paolo che in cammino verso Damasco cade da cavallo è diventata la metafora di ogni conversione, “un topos della nostra cultura occidentale che celebra la sottomissione dell’uomo al disegno divino”.

Maria Laura Giordano, docente all’Università Abad Oliba CEU di Barcellona, laureata in Storia Moderna presso l’Università di Catania, lo spiega in questa intervista.

Chi è stato il primo convertito della storia?

Giordano: Sicuramente i “primi convertiti della storia” sono stati tutti coloro che si sono convertiti al cristianesimo dopo la predicazione di Cristo. Credo che siano stati senza dubbio quegli stessi ebrei che, conquistati dalla figura di Gesù, credettero in lui.

Accanto all’opinione abbastanza diffusa che in forma schematica e antistorica riconosce negli ebrei solo il popolo che uccise Cristo, si dimentica spesso che nello stesso racconto evangelico si fa continuamente riferimento a “quanti credettero”, e invito in questo senso a rileggere il Vangelo di Giovanni, e che diventarono suoi discepoli, anche se evidentemente il messaggio cristiano venne rifiutato dai capi della comunità ebraica del tempo di Gesù.

La loro incredulità ostacolò la penetrazione di quel messaggio tra gli ebrei, ma non impedì che trovasse proprio lì i suoi primi seguaci e che da lì si diffondesse nel mondo civilizzato, vale a dire in Grecia, Turchia, Nordafrica, fino ad arrivare a Roma.

Oggi molta gente non capisce cosa significhi che San Paolo fu l’“apostolo dei gentili”. Come lo spiegherebbe a un giovane del nostro tempo?

Giordano: Molta gente non lo capisce perché spesso le Scritture sono state interpretate “dimenticando” che Gesù discendeva dalla stirpe di Davide e che era un circonciso, così come si è “dimenticato” che i primi destinatari del messaggio cristiano furono gli ebrei.

A questo proposito, negli Atti degli Apostoli (11, 1-18) c’è un episodio in cui Pietro fa un sogno nel quale il Signore gli diceva di andare a predicare in casa di un non circonciso. Vale a dire che serve un sogno ispirato da Dio per vincere le resistenze di Pietro che non voleva andare a mangiare e a predicare in casa di un uomo non circonciso.

Non si possono dimenticare, inoltre, i problemi che la comunità degli ebrei convertiti sottopose a Paolo: avevano difficoltà a comprendere che non avevano più bisogno della circoncisione per essere cristiani, né di seguire la legge mosaica per salvarsi.

San Paolo fu l’apostolo dei gentili perché annunciò il Vangelo, dopo aver realizzato i suoi primi viaggi missionari in Oriente, anche a quanti non erano ebrei, ai gentili, vale a dire ai pagani d’Occidente.

Fu il momento di maggiore apertura del messaggio cristiano che esce dalla terra che lo ha generato per proiettarsi verso il mondo, per universalizzarsi. Solo uno come Paolo, cittadino romano, di cultura greca e di razza ebraica, avrebbe potuto farlo.

San Paolo conservò il fervore della conversione fino alla morte?

Giordano: Sì. Altrimenti la sua vita non si comprenderebbe.

Quali sono le conseguenze di una conversione come quella di San Paolo, e come si applicano oggi alle nuove conversioni?

Giordano: Ogni conversione implica un cambiamento. Nella figura di Paolo, il cambiamento riesce ad essere rappresentato con una potente drammaticità, che porta con sé anche un carico simbolico di una bellezza indiscutibile: il passaggio dalle tenebre alla luce della fede si esprime attraverso il paradosso della luce che rende ciechi.

Paolo muore e rinasce, la sua cecità è un battesimo terribile e rigeneratore. La figura di San Paolo che nel cammino verso Damasco cade da cavallo è diventata una metafora di qualsiasi conversione, un topos della nostra cultura occidentale che celebra la sottomissione dell’uomo al disegno divino.

Ogni conversione continua ad essere oggi come allora un momento di cambiamento, un passaggio dalla morte a una nuova vita. Anche se, come direbbe San Paolo, è la grazia che sceglie e “predestina”, l’uomo è libero di rispondere o meno alla chiamata divina, visto che è la libertà, il suo libero arbitrio che si mette in gioco ogni volta che si relaziona con Dio.

Come dicono i Vangeli, Cristo ha voluto che la fede fosse un atto libero e quindi non soggetto ad alcun determinismo divino o ad alcuna costrizione umana.

Questa idea della religione cristiana come religione della libertà è un asse fondamentale dell’insegnamento paolino e una scuola di civiltà e umanità che dobbiamo alle nostre radici giudaico-cristiane.

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A GROUND ZERO PER RICORDARE LE VITTIME DELLE TORRI GEMELLE E AUSPICARE LA CONVERSIONE DEI TERRORISTI

NEW YORK – “Sopraffatti dalla dimensione immane di questa tragedia, Dio della comprensione, cerchiamo la Tua luce e la Tua guida mentre siamo davanti ad eventi cosi’ tremendi”. Ha rinunciato a qualunque discorso e ha affidato i suoi sentimenti a questa semplice preghiera, Benedetto XVI nel pellegrinaggio compiuto al Ground Zero. “Guarisci – ha chiesto – la sofferenza delle famiglie ancora in lutto e di quanti hanno perso persone care in questa tragedia. Concedi a coloro le cui vite sono state risparmiate di poter vivere – ha continuato – in modo che le vite perdute qui non siano state perdute in vano”. E ha pregato il “Dio della pace” anche per i terroristi: “Volgi verso il Tuo cammino di amore – ha detto con un filo di voce – coloro che hanno il cuore e la mente consumati dall’odio”. Sotto un cielo grigio che avvolgeva Manhattan come una cappa, Benedetto XVI e’ sceso con la papamobile nel cratere delle Twin Tower, ferita ancora aperta nel cuore di New York…

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