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MERCOLEDÌ ALLA PONTIFICIA UNIVERSITÀ GREGORIANA UN CONVEGNO SULLA TRASFORMAZIONE DELL’ASIA

CULTURA (Roma) – Si terrà mercoledì prossimo a Roma, dalle 10 alle 17 (pranzo a buffet incluso), il convegno “Impresa familiare, economie di mercato e povertà: la trasformazione dell’Asia”, presso il Centro Congressi Roma Eventi-Fontana di Trevi della Pontificia Università Gregoriana, piazza della Pilotta 4. L’incontro è il sesto di un ciclo di sette conferenze sul tema della “Povertà, imprenditorialità e sviluppo integrale”, organizzato in diverse parti del mondo dall’Istituto Acton, ufficio permanente a Roma dell’Acton Institute, think-tank cattolico statunitense fondato nel 1990. Partendo dalla convinzione che il nesso esistente tra religione ed economia sia troppo spesso sottovalutato e che molti cristiani abbiano una visione confusa circa l’efficacia dei piani messi in campo per combattere la povertà, l’Istituto Acton si propone di evidenziare il ruolo determinante che il mondo cattolico può avere nella riduzione della povertà attraverso la promozione della libera iniziativa e la guida delle economie di mercato.

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IL PAPA ALL’AMBASCIATORE CROATO: DI MODA LE AMNESIE SULLE RADICI CRISTIANE DELL’EUROPA

BENEDETTO XVI (Città del Vaticano) – La valorizzazione del patrimonio cristiano dell’Europa è stato il tema forte del discorso di Benedetto XVI all’ambasciatore di Croazia, Filip Vučak, ricevuto in Vaticano per la presentazione delle Lettere Credenziali. Il Papa ha messo in guardia da una certa amnesia collettiva che vorrebbe negare l’evidenza storica delle radici cristiane del Vecchio Continente. Ha quindi espresso la sua gioia per l’ormai prossima visita in terra croata, in programma a giugno. Cosa può dare la Croazia all’Europa di oggi? Nel momento in cui, a vent’anni dalla sua indipendenza, il Paese accelera il passo verso l’integrazione nell’Unione Europea, il Papa incoraggia i croati a non rinunciare alla loro cultura e alla propria vita religiosa: “Sarebbe illusorio – afferma – voler disconoscere la propria identità per abbracciarne un’altra nata in circostanze così differenti” rispetto a quelle che hanno dato origine alla Croazia.

Entrando nell’Unione Europea, prosegue, il vostro Paese non aderirà solamente ad un sistema economico e giuridico con i suoi vantaggi e limiti. Al contempo, “potrà apportare un contributo proprio”. Il Papa invita la Croazia a “non avere paura di rivendicare con determinazione il rispetto della propria storia e della sua identità religiosa e culturale”. E critica quelle voci che “contestano con stupefacente regolarità la realtà delle radici religiose europee”: “E’ di moda ormai – constata – avere amnesie e negare le evidenze storiche”. Ed aggiunge: “Affermare che l’Europa non ha delle radici cristiane equivale a pretendere che un uomo possa vivere senza ossigeno e nutrimento”. Ancora, esorta “a non avere vergogna di richiamare e sostenere la verità, rifiutando, se necessario, ciò che è contrario ad essa”. Il Papa si dice certo che la Croazia saprà difendere la propria identità con convinzione e orgoglio, evitando i nuovi ostacoli che si presenteranno e che “sotto il pretesto di una libertà religiosa mal compresa, sono contrari al diritto naturale, alla famiglia e alla morale”.

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DALLA CARITAS 2.500 POSTI IN 93 DIOCESI ITALIANE PER ACCOGLIERE PROFUGHI E IMMIGRATI

CHIESA CATTOLICA (Roma) – Duemilacinquecento posti distribuiti in 93 diocesi sono a disposizione per l’accoglienza dei profughi che i conflitti in Nord Africa stanno spingendo sulle coste italiane. Lo ha annunciato il segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), mons. Mariano Crociata, illustrando oggi a Roma in conferenza stampa il comunicato finale del Consiglio permanente dell’organismo dei Vescovi italiani, svoltosi dal 28 al 30 marzo scorsi. Le strutture disponibili per l’accoglienza nelle Diocesi italiane afferiscono direttamente o indirettamente alle Caritas; duecento posti sono stati trovati nella “Casa della fraternità” dell’Arcidiocesi di Agrigento, “la più esposta – ha spiegato Crociata – all’emergenza profughi per la presenza nel suo territorio dell’isola di Lampedusa e, per questo, anche la più sostenuta da Caritas italiana”.

Si tratta di un segno concreto, ha affermato mons. Crociata, che si accompagna “all’incoraggiamento all’accoglienza verso persone che rischiano la vita, non solo per venire in Italia ma già nei Paesi d’origine, che la Chiesa italiana rivolge a tutti”. Anche all’Europa. Infatti, “un coinvolgimento degli altri Paesi dell’Unione, sia per quanto riguarda l’emergenza immediata che per le esigenze di più lunga durata, rappresenta un test del livello di tenuta dello stesso processo di unificazione europea che non può essere limitato all’aspetto economico, ma deve investire soprattutto quello sociale”. Un “metodo” quindi, quello del coinvolgimento dei Paesi europei, per creare “una cultura condivisa”. Significativo il richiamo del Card. Bagnasco alla “necessità che l’Europa che è, non da oggi, in debito verso l’Africa sappia evitare l’illusione di poter vivere sicura chiudendo le porte al grido dei popoli in difficoltà: soltanto autentiche politiche di cooperazione potranno assicurare a tutti sviluppo e pace duratura”. A questo riguardo “la Chiesa in Europa non è insensibile”, ha affermato mons. Crociata, preannunciando un intervento del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee sull’emergenza umanitaria determinata dalle tensioni politiche in Nord Africa.

Sull’intervento militare in Libia “la preoccupazione costante dei Vescovi – ha sottolineato Crociata – è stata la tutela dei civili inermi e dei più deboli, che muta a seconda delle circostanze”, nella convinzione che “vada perseguita la strada della diplomazia come premessa per individuare una ‘via africana’ per il superamento dei conflitti”. Nel corso dei lavori del Consiglio permanente, “alla lettura credente del momento presente” si è accompagnata la “valutazione del momento culturale in Occidente”, che “riguarda anche il modo di reagire a queste situazioni di crisi”. La tentazione di chiudersi nel particolare e nel privato, frutto di un “paradigma antropologico che sostituisce la persona con l’individuo”, interpella, secondo mons. Crociata, “il nostro sforzo educativo”, richiamando alla necessità di “aprire a una visione più ricca dell’essere umano non solo come individuo ma come essere sociale”. In questa temperie culturale si inserisce il problema demografico, al quale sarà dedicato il prossimo
Rapporto del Progetto culturale della CEI.

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GIOVANNI PAOLO II, MONS. ODER: “PAPA WOJTYLA ERA UN VERO UOMO E UN UOMO DI DIO”

SPECIALE BEATIFICAZIONE (Roma) – Giovanni Paolo II era “un vero uomo e un uomo di Dio”. Lo ha dichiarato monsignor Slawomir Oder, postulatore della causa di beatificazione di Karol Wojtyla, nell’incontro avuto ieri con un gruppo di docenti e studenti della Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce. Per monsignor Oder il processo è necessario soprattutto per “lasciare alle generazioni future le ragioni che, a suo tempo, ci portarono a gridare ‘Santo subito’”. Per Oder il processo va affiancato alla storia, per cui non solo non era inutile – come all’inizio molti avrebbero potuto pensare – ma anche necessario. La verifica dei numerosissimi documenti e testimonianze, oltre alla riconosciuta fama di santità, non ha fatto emergere alcun aspetto sconosciuto di Papa Wojtyla, ha anzi confermato la trasparenza della vita condotta dal Servo di Dio. “In un certo senso – ha spiegato monsignor Oder – tutti lo sapevamo: non esiste un Giovanni Paolo II mediatico, un Giovanni Paolo II privato… Non ci sono state scoperte inedite. La vera scoperta è stata quella di comprovare che Giovanni Paolo II era un uomo autentico. Il processo ha fatto comprendere la ragione di questa coerenza e unità di vita: la sua stretta relazione con Gesù Cristo”.

A spiegare la celerità del processo, tre ragioni: la fama di santità, in questo caso visibile fin prima di iniziare; l’iniziativa dei cardinali, che, prima di ritirarsi in Conclave per eleggere il suo successore, hanno chiesto per iscritto l’inizio della causa, e la convinzione personale di Benedetto XVI, che “essendo stato il suo collaboratore più stretto, sarebbe diventato per diritto il testimone chiave del processo”. Monsignor Slawomir Oder, che per sei anni ha diretto i lavori che documentano la fama di santità, le virtù eroiche del Venerabile ed il miracolo necessario per completare la causa, ha riassunto la figura di Giovanni Paolo II con la frase “Era un vero uomo, ed era un uomo di Dio”.

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E’ UN BACIO COLLETTIVO DI DUECENTO OMOSESSUALI A TESTIMONIARE L’AMORE VERO? ABBIAMO FORTI DUBBI….

BARCELLONA – Rispettiamo, ma non condividiamo affatto, la decisione di cento (circa ndr) coppie omosessuali – una di più una di meno – che hanno inscenato a Barcellona questa mattina sulla piazza della Cattedrale una banale e futile protesta contro il Santo Padre Benedetto XVI; non condanniamo sia chiaro, ma ci fa davvero ridere – da giovani laici italiani e non da membri del Vaticano – questa carnevalata, o poco più che tale.

Nella Spagna di Zapatero che ha così tanto lavorato per i diritti degli omosessuali, per i matrimoni tra essi, per le adozioni di padri gay o mamme lesbiche è davvero questo il risultato che si ottiene? E’ necessario esprimere, così quella che alcuni movimenti, più politicizzati che umanizzanti, definiscono ‘conquista?’. E perché il buon Zapatero invece di stare con le sue coppie bacianti, se ne è andato in Afghanistan? Misteri della fede. Siamo convinti che non scapperà di fronte a due milioni di giovani che ad agosto invaderanno di gioia e di fede la capitale della Spagna.

E poi siamo sicuri che ‘Amore vero’ sia quello che si celebra baciandosi per strada? Il ‘bacio collettivo’ è una semplice provocazione che solamente media imbalsamati dalle lobbies di pressione che hanno alle spalle possono evidenziare. Una convinzione però ce l’abbiamo, e da oggi si conferma ancora più forte: l’Amore vero, è quello che il Papa, la Chiesa tutta, e Gesù per primo, portano a questo dolorante mondo: la carità, verso tutti, il perdono quando offesi, l’ascolto. Nella certezza che anche un ‘bacio collettivo’ quando una papamobile attraversa la piazza, sia un modo, purtroppo estremo, per dire: con il Papa, alla fine, c’eravamo anche noi!

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DELEGAZIONE DEI PADRI SINODALI AL QUIRINALE. NAPOLITANO: CRISTIANI IN MEDIO ORIENTE PER LA PACE

SINODO PER IL MEDIO ORIENTE – Ieri mattina, dunque, una delegazione di Padri Sinodali si è recata in visita al Quirinale, per un incontro con il presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano. All’evento hanno partecipato, tra gli altri, il segretario generale del Sinodo, mons. Nikola Eterovic, ed il presidente delegato, il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali.

R. – E’ stato un incontro molto cordiale e abbiamo manifestato l’apprezzamento sincero, il ringraziamento più caldo all’Italia per tutto l’interesse e tutta la sollecitudine con cui seguono i Paesi del Medio Oriente.

D. – Eminenza, l’Italia e l’Unione Europea che cosa possono dare in più per il riconoscimento di questi fondamentali diritti umani?

R. – Si tratta di un aiuto straordinario perché la pressione dei Paesi occidentali per il rispetto di questi diritti, per l’uguaglianza nella cittadinanza di tutti quelli che abitano il Medio Oriente, senz’altro, ha più forza se viene presentato da parte di tutta l’Europa. Poi, ci sono aiuti della Comunità europea che vengono incontro ai bisogni del Medio Oriente. Anche lì, noi vorremmo che ci sia un’attenzione particolare in queste elargizioni che fa l’Unione Europea verso i nostri cattolici che, come sappiamo, pure essendo una piccola realtà, sono molto importanti per quanto riguarda l’educazione, senza dimenticare il ruolo sociale delle Caritas, e vorremmo che abbiano anche una sensibilità speciale per le nostre opere cattoliche.  “Un evento di portata storica”: così il presidente Giorgio Napolitano ha definito il Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente. Nel suo discorso alla delegazione di Padri sinodali, il capo dello Stato ha anche ricordato l’impegno dell’Unione Europea nella promozione dei diritti umani ed ha espresso un auspicio di pace per la regione mediorientale, ricordando l’impegno della Chiesa e dei vescovi. “Il vostro impegno è un impegno di rinnovamento, di rilancio e di valorizzazione della presenza cattolica e, più in generale, delle comunità cristiane nel Medio Oriente ed è un impegno dal quale – ne sono convinto – possono trarre grande beneficio e impulso la causa del pluralismo religioso, la causa del dialogo, la causa della pace, in questa regione tormentata. Credo che, effettivamente, questo grande filone del dialogo delle religioni monoteiste, che la Chiesa cattolica persegue con molta convinzione – l’attuale Pontefice lo fa in prima persona -, sia davvero una delle strade fondamentali per assicurare la riconciliazione tra le civiltà. E’ la maggiore risorsa di cui disponiamo per nutrire la nostra speranza e per perseguire i nostri ideali e i nostri obiettivi”.

Testo integrale del discorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&key=10944

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GERUSALEMME: L’UNITÀ E LA PACE AL CENTRO DELLA PREGHIERA QUOTIDIANA

GERUSALEMME – Sabato, 25 settembre 2010, alle ore 15, ora di Terra Santa, dopo le prime edizioni tenutesi rispettivamente presso le Chiese e comunità siriana ortodossa, luterana e greco melchita cattolica, la Chiesa ortodossa apostolica armena di Gerusalemme ospiterà, nella sua cattedrale di San Giacomo, la quarta preghiera straordinaria di tutte le Chiese per la Riconciliazione, l’Unità e la Pace, cominciando da Gerusalemme – chiamando tutti i cristiani nel mondo ad unirsi a lei, in una grande preghiera di intercessione a Dio Padre per il nostro tempo. Questa preghiera proveniente da Gerusalemme venne ispirata nel corso di una veglia di preghiera al Santo Sepolcro – il luogo stesso dove Cristo è morto e risorto – cinque anni fa. Trattasi di una solenne chiamata della Chiesa Madre, agente nella sua ricca diversità e in comunione, a tutti i cristiani nel mondo, ad unirsi con profonda fede in una preghiera di intercessione insistente e gioiosa, ogni sabato alle ore 18:00, ora locale. Essa si fonda sulla convinzione che il nostro tempo ha molto bisogno di una tale solenne preghiera da parte della Chiesa, come una volta la Chiesa praticava nei momenti di grandi prove e difficoltà, sulla chiamata dei suoi capi spirituali; che la comunione tra le Chiese in questa preghiera è un presupposto perché il Signore l’ascolti; e che questa comunione aumenterà molto la sua forza spirituale. L’atto volontario di pregare insieme per queste intenzioni, in un luogo così significativo per il cristianesimo, dove la mancanza di comunione tra i fratelli cristiani appare più evidente – costituisce di per sé un primo, ma fondamentale atto di conversione riguardo alla mancanza di Pace nella Chiesa. Un atto di conversione molto modesto, in verità, ma allo stesso tempo, immenso.

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