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EDITORIALE – QUEI FANTASTICI SOGNI DI PACE SCHIANTATI SULLA TESTA DELL’EX AMICO GHEDDAFI

ESTERI (LIBIA)- L’opinione pubblica, forse, non lo ha ancora pienamente realizzato, ma siamo in guerra. In una guerra, per giunta, di cui non sono pienamente comprensibili le finalità e le possibili conseguenze e ripercussioni, né tantomeno la posizione del nostro Paese. Un paese che fino a quattro mesi fa (ma già con il Governo Prodi) accoglieva e più recentemente “baciava le mani” a quello che oggi sembra essere diventato il nemico numero uno del mondo, il leader libico Muammar Gheddafi. Rispetto ad allora, il Rais non è più il benvenuto in Italia: la nostra posizione, come le due guerre mondiali insegnano, non è mai effettivamente la “nostra”, quanto piuttosto una sintesi, spesso approssimativa, dei ragionamenti e degli interessi dei paesi coinvolti. Se è vero che la politica estera italiana sembra non avere ancora stabilito quale sia la strategia migliore da adottare (per usare un eufemismo), nel resto d’Europa la situazione non appare molto più limpida. Netta presa di posizione è quella della Germania, che attraverso il ministro degli Esteri Guido Westerwelle ha ribadito il suo “no” all’operazione militare contro la Libia, chiarendo – se ce ne fosse ancora bisogno – che l’Europa non dispone di una leadership all’altezza della gravità della sfida.

A sostenere con decisione la via delle armi – con l’implicito assenso degli Stati Uniti, mascherato da apparente disinteresse – ci ha pensato il nuovo asse Gran Bretagna-Francia con il Presidente francese Nicolas Sarkozy che ha impegnato la Francia in un conflitto armato in nome dei diritti dell’uomo, facendosi promotore del vertice di Parigi che ha preceduto di poche ore l’avvio delle incursioni aeree. “Presa in contropiede dalla rivoluzione tunisina, timorosa rispetto a quella che ha destituito Mubarak – si legge su Libération – Parigi si ritrova all’offensiva nel caso della Libia”, che aggiunge un poco rassicurante “Finalmente! La comunità internazionale, per una volta degna di tale nome, è riuscita ad adottare una linea chiara sulla Libia”. Un commento che ci sembra inquietante per due motivi: questa “unità” della comunità internazionale sulla questione libica appare più come un esercizio propagandistico che una descrizione della realtà dei fatti; discutibile non solo la sostanza ma anche la forma di quello che il quotidiano ha voluto comunicare: quel “finalmente” accompagnato da un bel punto esclamativo sembra quantomeno inopportuno in un contesto bellico. Indubbiamente la Libia rappresenta per la Francia una vera e propria terra di conquista. Petrolio e gas, ma non solo. Con questo intervento la Francia vuole imporre la sua leadership sul Mediterraneo, sfruttando il già citato disinteresse americano e la debolezza internazionale dell’Italia.

Veniamo appunto al nostro paese. Il ministro La Russa spiega che “I nostri aerei ieri hanno partecipato alle operazioni” per neutralizzare le fonti radar nemiche, e quindi “rendono impossibile alla contraerea libica di colpire. Sono stati accompagnati dai nostri caccia che funzionano in questo caso da scorta”. L’obiettivo più ampio della missione, ha spiegato La Russa “è mettere a tacere la contraerea libica per realizzare la no-fly zone”. Il comando alleato deve verificare se è vera l’affermazione secondo la quale Gheddafi avrebbe proclamato una sorta di “cessate il fuoco”, o se è vera quella di qualche ora prima, in cui diceva che avrebbe “combattuto a lungo”. Siamo in guerra, quindi, ma non troppo. Vige, del resto, la pur sempre valida formula dell’esportazione della democrazia. Per il ministro degli esteri Franco Frattini “in Libia non ci deve essere una guerra e l’Italia intende verificare la coerenza dell’azione della coalizione internazionale con il rispetto della risoluzione 1973 dell’Onu”. Lo stesso ministro Frattini ha chiesto a Bruxelles che la struttura di comando delle operazioni in Libia passi sotto l’ombrello della Nato, trovando la ferma opposizione della Francia. Ci voleva la guerra per mettere (quasi) d’accordo Governo e opposizione: per il segretario del Pd Pierluigi Bersani “bisognava agire prima” ma, aggiunge, “abbiamo fatto la cosa necessaria”. I pochi “no” giungono specialmente dalla Lega Nord, con Roberto Calderoli che ha punzecchiato il ministro La Russa rimproverandogli di essere “il ministro della Difesa e non della guerra”. A preoccupare il Carroccio è soprattutto l’eventualità di una nuova ondata di profughi . Tra le poche altre voci fuori dal coro, il leader di Sinistra e Libertà Nichi Vendola, che ha espresso “grande preoccupazione” per lo sviluppo degli eventi.

Nonostante il Governo italiano non si mostri eccessivamente preoccupato dalle ripercussioni che l’intervento in Libia potrebbe causare al nostro Paese, il rischio di attentati non va sottovalutato: il ricordo è quello di due missili sganciati dalla Libia contro la Sicilia nel 1986 che avrebbero dovuto colpire un’installazione militare Loran statunitense situata sull’isola, come ritorsione per il bombardamento della Libia da parte degli Stati Uniti nell’operazione ‘El Dorado Canyon’. Nel frattempo è iniziata la seconda fase dell’operazione “Odissey Dawn”, con gli aerei degli alleati britannici, francesi ed americani che continuano ad assediare le basi dell’esercito libico. Secondo le ultime indiscrezioni, in seguito ai raid contro edifici del bunker di Gheddafi, sarebbe rimasto ucciso il figlio del raìs, Khamis. Gli attacchi degli alleati contro gli obiettivi militari del leader libico non si fermano. Intanto dal Pentagono giungono conferme sul conferimento alle truppe franco-britanniche del comando della operazioni militari contro l’esercito libico. Per quanto concerne l’Italia, gli aerei Tornado rientrati a Trapani nella serata di ieri hanno completato appieno la missione. Ulteriori notizie dalla Libia parlano di una nuova terribile strategia adottata dalle truppe di Muammar Gheddafi a Misurata: portare civili nella città per usarli come scudi umani. A riferire alla Bbc la sconvolgente testimonianza è stato un portavoce dei ribelli che ha raccontato che proprio a Misurata sette persone sono rimaste vittime degli scontri con le forze fedeli al colonnello.

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EGITTO, ANCORA SCONTRI AL CAIRO. OGGI NASCE IL NUOVO GOVERNO

ESTERI (Egitto) – Al Cairo si torna a sparare. Nelle strade del centro, nella serata di ieri, centinaia di manifestanti hanno cercato di assaltare una delle sedi della sicurezza di Stato. L’esercito è intervenuto e li ha dispersi sparando colpi in aria. Il ritorno della violenza alla vigilia della presentazione del nuovo governo di Essam Sharaf, nominato primo ministro. Il nuovo esecutivo nascerà domani pomeriggio col giuramento davanti al capo del Consiglio supremo delle forze armate, Hussein Tantawi, che resterà ministro della Difesa.

Il piano di Sharaf inizierà dal rinnovamento dei ministri degli Esteri, della Giustizia e dell’Interno e, poi, il ministri dell’Agricoltura e del Petrolio, che si uniranno agli altri 22 ministri nominati. Undici di loro appartenevano già al governo-Shafiq, dimissionato la scorsa settimana. Il maggior segnale di rottura con il passato è la sostituzione di Ahmed Abul Gheit, ministro degli Esteri dal 2004, con Nabil Elaraby, ex giudice della Corte internazionale di giustizia, ex rappresentante permanente presso l’Onu e vicino al movimento per il cambiamento di Mohamad el Baradei. La sostituzione di Abul Gheit era chiesta da giorni dai manifestanti in piazza, che lo considerano troppo vicino all’ex rais Mubarak, così come un cambio al ministero dell’Interno, per il quale Sharaf ha scelto Mansour El Essawy.

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FRATTINI INVOCA “RADICI CRISTIANE UE”

Il capo della diplomazia italiana ha espresso apprezzamento per le recenti dichiarazioni del primo ministro britannico David Cameron, che ha criticato il concetto di società multiculturale per come è stato realizzato in Gran Bretagna.

UE – Un’Europa che non abbia una base comune nelle radici cristiane e che non s’impegni in maniera efficace nella tutela dei cristiani perseguitati nel mondo è più debole. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha approfittato della sua visita in Repubblica ceca, un paese che condivide la stessa ottica su quest’argomento, per ribadire la richiesta di una posizione comune, che si concretizzi in una risoluzione apparovata dai ministri degli Esteri dell’unione, e ha espresso apprezzamento per le recenti dichiarazioni del primo ministro britannico David Cameron, che ha criticato il concetto di società multiculturale per come è stato realizzato in Gran Bretagna. Ieri, in Indonesia, due chiese cristiane sono state attaccate da fondamentalisti islamici che chiedevano l’eliminazione di un cristiano accusato di blasfemia.

Frattini ha parlato durante e dopo una conferenza stampa congiunta col ministro degli Esteri ceco Karel Schwarzenberg, che ha espresso una visione comune su questo punto. L’attacco avvenuto nell’isola di Giava, che ha portato all’incendio di due chiese e al saccheggio di un terzo luogo di culto, per Frattini è “un ulteriore dimostrazione di fanatismo anti-cristiano”, un attacco ai “diritti fondamentali della persona” che, tra l’altro, ha una valenza doppia, visto che è stato realizzato perché si chiedeva l’esecuzione di un cristiano accusato d’aver pronunciato parole contro l’Islam. “I radicali islamici – ha spiegato il ministro – chiedevano la condanna a morte per un cristiano per il cosiddetto reato di blasfemia: sono quindi due le dimostrazioni di quanto possano essere violati i diritti fondamentali”.

Il capo della diplomazia italiana s’è detto certo che il governo di Giacarta “darà una risposta molto ferma” all’attacco. Ma il ministro ha chiarito che l’Europa, di fronte a questi reiterati attacchi non può stare a guardare. “L’Europa esca dalla pigrizia e dalla timidezza” su questi temi”, ha chiesto Frattini, aggiungendo che l’alto responsabile della politica estera dell’Ue Catherine Ashton “ha promesso” di portare di nuovo all’esame dei ministri degli Esteri un testo di risoluzione sulla difesa dei cristiani nel mondo, cosa che potrebbe già accadere alla prossima riunione dei ministri.

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VITTORIA DI 1 A 0 PER LA SOCIETA’ SPORTIVA DEI PAPABOYS NELL’ESORDIO DI COPPA ITALIA D’ELITE

ROMA – Esordio con vittoria per il “Papaboys Roma Fc”, nella prima giornata della Coppa Italia d’Elite girone A al centro sportivo Millevoi. Ne fa spese il “Le Coppelle Megalav Italia” di mister Angelini, sopraffatto dalla squadra allenata da mister Fabio Casini che non sbaglia la prima vincendo con il minimo scarto. Il risultato finale recita: “Papaboys Roma Fc” uno, “Le Coppelle Megalav Italia” zero, mattatore della partita lo “storico” difensore centrale Marco Flotta che approfitta di una mischia in area, sugli sviluppi di un calcio piazzato, depositando in rete il pallone con un preciso tap-in sotto porta. Il “Papaboys Roma Fc” si presenta in campo con una squadra che sulla carta sembra per niente rinunciataria, con una difesa a quattro, un uomo a schermo davanti quest’ultima, due laterali con il doppio compito di offendere e difendere, due giocatori sulla trequarti e una punta. Mister Fabio Casini affida le chiavi della porta al Giovane Pietropaoli, al debutto assoluto con i Papaboys; difesa, da destra verso sinistra con l’ucraino Fedynets, “classe 93”, il più giovane dei 22 in campo anche lui al debutto, centrali giocano Moavero, capitano storico della squadra in coppia con il giovane Andrea Orazi difensore “classe 92”, il ruolo di terzino sinistro viene affidato a Marra. A centrocampo il “pivot” davanti la difesa è Pinchi, esperto centrocampista che si era messo in luce nel finale della scorsa stagione, sulle fasce due novità con Davide Ramini e Alessandro Falasca, davanti attacco “leggero” ma di grande fantasia e velocità con Marco Ciampa ed Emanuele Fischetti alle spalle dell’unica punta Iacobitti. In panchina Falvella, Flotta, Sportoletti, Cardinale e i due nuovi acquisti ecuadoregni Duglas e Tasiguano. Partita caratterizzata da un grande equilibrio, primo tempo di studio per le due compagini, ci provano di più i “Papaboys” che si presentano con maggiore frequenza dalle parti dell’area avversaria ma cadono spesso nella trappola del fuorigioco messa a punta dal “Megalav”. Entrambe le squadre, all’esordio in questa competizione, sembrano quasi temersi a vicenda e non vogliono rischiare di perdere quella che è la prima giornata di Coppa. Le manovre delle due squadre non sembrano affatto fluide e si cerca il gol soprattutto da palla inattiva o auspicando nell’errore avversario. Una delle poche chance della prima frazione capita sui piedi di Iacobitti, che lanciato sul filo dell’off-side, tenta di beffare il portiere avversario con un “lob” che termina di poco a lato. Secondo tempo che inizia con un ritmo completamente diverso, le due squadre, che sembrano quasi “sbloccate” e risvegliate dal torpore iniziale, si allungano concedendo spazio alla manovra ed allo spettacolo. Mister Casini ridisegna la squadra sostituendo Ramini con Cardinale, con l’intento di rinforzare il centrocampo con un centrocampista più muscolare ma dotato di buone geometrie, rivoluzione in difesa con l’uscita di Marra, sostituito da Flotta che va a fare il centrale con lo slittamento di capitan Moavero sulla fascia sinistra, entra anche Falvella per far rifiatare Falasca. Proprio da uno dei subentrati arriva il gol che decide la gara; calcio di punizione dal limite dell’area del Megalav, va ad incaricarsene Ciampa con il suo destro molto preciso, una vera e propria “bagare”, con le “torri” dei Papaboys che vanno a saltare in area di rigore. Traiettoria tesa e tagliata, dopo una sorta di “flipper” in area di rigore la sfera finisce tra i piedi di Falvella che riesce a scaricare nello specchio, grande risposta del portiere avversario che però non trattiene il pallone. La sfera viene raccolta dal “gigante” Flotta che deposita nel sacco con la freddezza di un attaccante, attraverso un tiro chirurgico che si infila tra l’estremo difensore del Megalav ed il palo. Il Megalav come una bestia ferita, reagisce furiosamente riversandosi nella metà campo dei “ragazzi del Papa” che dal canto loro riescono a chiudersi bene ed a ripartire velocemente in contropiede. Proprio da una di queste ripartenze i Papaboys vanno vicinissimi al colpo del Ko con Iacobitti che calcia di poco fuori imbeccato da uno splendido lancio di Fischetti. L’occasione più importante ce l’ha però il Megalav che, dopo una piccola incertezza di Pietropaoli spreca una grossa palla-gol a pochi metri dalla porta. Triplice fischio finale del Sig. Scatena che mette fine ad una partita al cardiopalma che vede trionfare i Papaboys con un perentorio uno a zero, buona la prima del nuovo team dell’allenatore Casini.

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IL PAPA IN SPAGNA PER LA DIFESA DELLA VITA UMANA DAL CONCEPIMENTO ALLA MORTE NATURALE

MADRID – Ha già visitato Valencia nel 2006, in occasione dell’incontro mondiale delle famiglie. Fra tre giorni è atteso a Santiago de Compostela e a Barcellona. Ad agosto del prossimo anno – quando ritornerà per la Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid – “la Spagna si trasformerà nel paese più visitato dal Papa”, sottolineano con orgoglio fonti della Conferenza episcopale iberica.

Sono tre le chiavi principali per comprendere l’imminente viaggio di Benedetto XVI in Spagna: il pellegrinaggio compostelano, la consacrazione dell’opera d’arte di Antoni Gaudì (la Sagrada Familia) e la difesa della vita. La prima tappa – sabato – è il capoluogo della Galizia, cuore dell’Europa che “si costruì pellegrinando”, come scrisse Goethe. Impossibile non ricordare le parole di Giovanni Paolo II, quando – nel 1989 – alla “vecchia Europa”, da Santiago, lanciò un “grido pieno di amore: Ritrova te stessa. Sii te stessa. Scopri le tue origini. Ravviva le tue radici”. Visitare Santiago – assicurano alla Conferenza episcopale di Madrid è sempre stato un profondo desiderio di Benedetto XVI. Il suo arrivo coinciderà, fra l’altro, con l’Anno Santo compostelano. Almeno 200 mila persone si preparano a ricevere il Pontefice per le vie della città galiziana. Sabato sera Benedetto XVI raggiungerà Barcellona, dove consacrerà, domenica, la Sagrada Familia di Gaudì. Successivamente visiterà l’Opera benefico-sociale Niño Dios, istituzione dell’arcivescovado di Barcellona che dal 1892 si occupa di persone disabili, dall’infanzia all’età adulta. Se inizialmente l’istituto si dedicava soprattutto a bambini e ragazzi con sindrome di Down, oggi – sottolinea la Conferenza episcopale spagnola – queste persone sono diminuite notevolmente, “in buona parte perché vengono eliminate prima della nascita”: un chiaro riferimento alla legislazione sull’aborto, modificata quattro mesi fa. La visita del Papa sottolineerà “il grande lavoro che svolge la Chiesa e la sua difesa della dignità di ogni vita umana, dal concepimento alla morte naturale”. “Indipendentemente dalle capacità fisiche, psichiche o intellettuali” di ciascuno.

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AFGHANISTAN, RIENTRATE OGGI IN ITALIA LE SALME DEI QUATTRO ALPINI UCCISI SABATO

ROMA – Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è sulla pista dell’aeroporto militare di Ciampino dove è atterrato poco fa il C-130 con a bordo le salme dei quattro alpini uccisi in Afghanistan. Insieme al Capo dello Stato, tra gli altri, il presidente della CAmera, Gianfranco Fini, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, altri esponenti del Governo e del Parlamento. Naturalmente presenti anche i parenti delle vittime, straziati dal dolore e accompagnati da personale dell’Esercito. Sulla pista dello scalo romano anche un picchetto del Settimo reggimento Alpini di Belluno, il reparto dei quattro caduti, ed una rappresentanza di tutte le Forze Armate. A bordo del C-130, le quattro bare avvolte ciascuna in un tricolore: alcuni militari portano su cuscini di velluto rosso i cappelli alpini con la penna dei quattro militari caduti.

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ITALIA PARAGUAY/ LIPPI (QUASI) BUONA LA PRIMA MA L’ITALIA C’È

TALIA – (Quasi) buona la prima. Ha ragione Daniele De Rossi quando dice che si guarda la metà del bicchiere dalla parte che più aggrada. E quella degli azzurri è ovviamente quella mezza piena poiché, in attesa di Brasile e Spagna – ed esclusa la splendida Germania – , non è che le altri grandi abbiano entusiasmato in un Mondiale che si presenta parecchio equilibrato nelle prime mosse.

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