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Benedetto XVI sarà tra i terremotati dell’Abruzzo. Prima di lui erano usciti dal Vaticano per circostanze simili solo Pio XII e Giovanni Paolo II. Messaggio alle vittime: “Sono con voi nel dolore”

CITTA’ DEL VATICANO – Papa Benedetto XVI, durante l’Udienza Generale a San Pietro, ha annunciato che ”appena possibile” si rechera’ all’Aquila per portare il suo personale conforto alla popolazione colpita dal terremoto. In Abruzzo lo aspettano la prossima settimana; padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano, ha precisato che la visita avverra’ quanto prima, probabilmente ”non subito dopo Pasqua”, e che in ogni caso e’ necessario l’accordo delle autorita’ italiane e in particolare del responsabile della Protezione Civile, Guido Bertolaso. ”Carissimi – ha detto il Pontefice rivolgendosi alle comunita’ abruzzesi nei saluti al termine della tradizionale catechesi pubblica del Mercoledi’ -,  appena possibile spero di venire a trovarvi. Sappiate che il Papa prega per tutti, implorando la misericordia del Signore per i defunti, e per i familiari e i superstiti il conforto materno di Maria e il sostegno della speranza cristiana”. ”Ancora una volta – ha aggiunto – desidero dire a quelle care popolazioni che il Papa condivide la loro pena e le loro preoccupazioni”. ”La sollecitudine con cui autorita’, forze dell’ordine, volontari e altri operatori stanno soccorrendo questi nostri fratelli – ha proseguito Benedetto XVI -, dimostra quanto sia importante la solidarieta’ per superare insieme prove cosi’ dolorose”. Subito dopo l’Udienza, il Santo Padre ha telefonato all’Arcivescovo dell’Aquila, Monsignor Giuseppe Molinari, esprimendo tutto il suo dolore per l’accaduto e la vicinanza nella preghiera per tutti i fedeli della Diocesi colpiti dal sisma. Il Pontefice ha inoltre confermato personalmente al prelato la sua presenza tra i terremotati. ”La visita del Papa – ha commentato il presule – ci da’ speranza e forza per affrontare una situazione cosi’ difficile e dal futuro cosi’ incerto. Siamo commossi e ringraziamo fin da ora il Santo Padre per la sua visita. La sua presenza sara’ davvero consolante”. In Irpinia, a 48 ore dal terremoto del 1980, gli aiuti non erano ancora arrivati. Arrivarono, prima di essi, il Papa e il Presidente. Era il 26 novembre 1980, terzo giorno dal sisma che aveva ucciso 2.500 persone. Non era mai successo che, di fronte ad una catastrofe nazionale, si muovessero contemporaneamente da Roma il Capo dello Stato e il Pontefice. Giovanni Paolo II pare decidesse in perfetta solitudine quel gesto, piu’ da primate della Chiesa italiana che da guida universale della Chiesa Cattolica. Anche Sandro Pertini aveva deciso da solo, e probabilmente sapeva gia’ cosa avrebbe fatto al suo ritorno a Roma. Per la precisione, il Capo dello Stato era  a Napoli quando il Papa si imbarcava sul DC9 che lo avrebbe accompagnato a Capodichino. Qui sali’ su un elicottero dell’Areonautica militare, per fare tappa a Potenza e Balvano, Sant’Angelo dei Lombardi e infine Avellino. Era la prima volta, dal giorno del bombardamento di San Lorenzo a Roma il 19 luglio del 1943, che un Papa (in quella circostanza era Pio XII) usciva dal Vaticano senza preavviso. Cronaca di una scena da bolgia dantesca. Alle 16.04 l’elicottero atterra nel prato dello stadio Partenio. Mentre sale sull’Alfetta blu della prefettura di Avellino, insieme con il ministro degli esteri Colombo, il Pontefice ha gli occhi arrossati per le scene di dolore cui ha assistito e la constatazione, ancor piu’ dolorosa, della disorganizzazione e dell’improvvisazione dei soccorsi che regna in tutta l’Irpinia. Ad accoglierlo c’e’ anche il vescovo Minerva; a lui, Giovanni Paolo II, passando per piazza Liberta’, dove sono state allestite le cucine da campo dei militari che distribuiscono minestre, chiede commosso quanti siano ancora sotto le macerie. “Dio solo sa”, gli risponde il prelato. Insieme a Colombo, il Papa si reca all’Ospedale civile di Avellino, nel cortile del quale e’ stata drizzata la tendopoli allestita per i feriti. Riesce a stento a scendere dalla macchina prima di essere travolto dalla folla che lo cerca con insistenza: sono in centinaia a volergli stringere la mano, a mostrargli i propri figlioletti. I giornali parlano di un servizio d’ordine inesistente che fa irritare non poco il ministro, che teme si perda il controllo della situazione. In effetti ci vuole un po’ perche’ Wojtyla riesca a liberarsi dalla stretta della gente, e soltanto poi si sapra’ che l’Ospedale in quel momento era pericolante. Giovanni Paolo II entra, e la folla letteralmente lo tiene prigioniero, per alcuni minuti, nel nosocomio che puo’ crollare da un momento all’altro. Gli agenti devono nuovamente fare cordone intorno al Pontefice per consentirgli di uscire. A tutti, Wojtyla dispensa carezze e soprattutto ascolta, cerca il contatto con la gente, distrutta dal dolore. “Il Papa fra le rovine ha pianto coi feriti”, scrive “Repubblica” il giorno dopo. Cosi’ e’ anche quando raggiunge lo stadio Partenio per risalire sull’elicottero: la gente si accalca ai cancelli che i poliziotti non hanno fatto in tempo a richiudere. Uomini, donne e bambini rincorrono l’auto del Pontefice pure quando si e’ gia’ avviata verso la pista. Ma il Santo Padre sente che quelle persone lo chiamano; cosi’, mentre il pilota riaccende i motori, si volta, si avvicina alla rete, le guarda e le benedice. E’ un saluto pronunciato con un fil di voce, un arrivederci: “Vi chiedo coraggio e speranza. Vi sono indispensabili per superare questo momento terribile. Avrei voluto rimanere piu’ a lungo con voi, abbracciare tutti i vostri fratelli colpiti dal terremoto. Vado via con una speranza: quella di rivedervi in un momento migliore”. Ad Avellino, quando l’elicottero si alza in volo, comincia a fare scuro. Alle 19.00, Giovanni Paolo II e’ di nuovo in Vaticano. Lascia i luoghi della tragedia con un cruccio. “Avrei voluto vedere tutto e confortare tutti ma non mi e’ possibile. Ho il cuore pieno di amarezza. Preghiamo insieme per le vittime di questo disastro”, confida al suo segretario.

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‘LE SETTE STANNO CERCANDO DI DISTRUGGERE LA CHIESA!’. DENUNCIA DEL CARDINALE WAMALA A 30 GIORNI

ROMA – In edicola il nuovo numero di ’30 GIORNI nella Chiesa e nel mondo’, la rivista internazionale diretta da Giulio Andreotti, che pubblica una esclusiva intervista che vi proponiamo con l’arcivescovo emerito di Kampala: «Io credo personalmente che ci sia un attacco sistematico di forze straniere contro la Chiesa. Vogliono distruggere la Chiesa tradizionale, anzi direi le Chiese tradizionali. Anche le Chiese protestanti storiche e quella anglicana hanno lo stesso problema. Le nuove sette aggrediscono anche loro. Da trent’anni. Prima non c’erano, se ne parlava in Kenya, ma non qui» «Ex Africa lux», diceva papa Wojtyla in uno dei suoi motti fulminei e inebrianti. Il cardinale Emmanuel Wamala, primate emerito d’Uganda, è come un vecchio leone che ne ha viste tante. Conosce i problemi di sempre che attanagliano il suo Paese e tutto il Continente. La sua saggezza scaltra e il suo realismo lo rendono immune dalla retorica dei professionisti dell’entusiasmo, ma anche dal virus della rassegnazione e della autocommiserazione. 30Giorni lo ha incontrato a Kampala, sulla collina di Nsabya, nella residenza che ospitò papa Paolo VI nel suo storico viaggio in Uganda, nel 1969. Quarant’anni dopo, un altro successore di Pietro sta per compiere la sua prima visita pastorale in terra africana. Mentre in Vaticano si prepara un’assemblea straordinaria del Sinodo dei vescovi interamente dedicata alle attese, alle urgenze e alle speranze delle Chiese e delle società africane.

Eminenza, come giudica il momento attuale che sta vivendo il suo Paese?

Per leggere tutto il testo visita:  http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=2187

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OSPEDALE DI GAZA E UN EDIFICIO DELL’ONU COLPITI DALL’ESERCITO ISRAELIANO

GAZA – L’ospedale Al Quds di Gaza è in fiamme, dopo essere stato colpito dai tiri incrociati fra forze israeliane e miliziani di Hamas. Stamane il quartier generale dell’Unrwa, l’organizzazione Onu per i rifugiati palestinesi, è stato bombardato dall’aviazione di Israele. L’ospedale ospita 500 persone e non si ha ancora se vi sono uccisi feriti. I due gravi incidenti avvengono al 20° giorno dell’offensiva israeliana nella Striscia, che ha come scopo di bloccare i lanci di missili di Hamas contro le cittadine del sud di Israele. Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite, ha condannato il bombardamento degli edifici Onu e ha espresso una forte protesta contro il governo di Tel Aviv. L’edificio ospita circa 700 persone che non possono essere evacuate perché la città è sotto bombardamenti. Finora si registrano 3 feriti. Ban si trova proprio a Gerusalemme dove ha incontrato il ministro degli esteri per verificare le possibilità di un cessate il fuoco che dia respiro agli aiuti umanitari. Ehud Barak, ministro israeliano della Difesa, ha espresso le sue scuse all’Onu per “il grave errore”. Per spingere Hamas a una tregua oggi l’esercito ha rafforzato i combattimenti. Nella notte l’aviazione d’Israele ha colpito almeno 70 obbiettivi. Stamattina all’alba, migliaia di palestinesi sono fuggiti dalle loro case, mentre le forze di terra israeliane tentavano di entrare nella città. Almeno 15 palestinesi sono stati uccisi. Il bilancio delle vittime palestinesi ha ormai superato i 1055 morti. Fra essi, secondo il Centro palestinese per i diritti umani, almeno 670 sono civili.

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L’LSD È ORFANO. LO SCOPRITORE DELL’LSD È OFF!

INFORMAZIONI – Continuano le campagne di counicazione sempre puntuali e ben fatte portate avanti dal network radiofonico on line ‘On the Air’, nato da una intuizione ‘mediatica’ e ‘comunicativa’ di Massimiliano Lillo Musso, giovane avvocato siciliano. In questi giorni è stata proposta la notizia che vi riportiamo. Non è un trionfo sia chiaro, la morte anche di un solo essere umano, ma l’inventore dell’Lsd, dopo che ha fatto vedere fina luce a milioni di giovani, distruggendone cellule cerebrali e menti, riuscirà a vedere la Luce vera, quella di Cristo Risorto che splende nell’infinità di Dio?

L’LSD è orfano. Lo scopritore dell’LSD è OFF! È morto il chimico svizzero che con la sua droga ha sconvolto milioni di giovani.

di Tony Cortesi

È morto il padre della droga che ha sconvolto e sconvolge l’esistenza di milioni di persone. È morto a 102 anni il chimico svizzero Albert Hofmann a cui l’umanità deve una delle scoperte chimiche più disastrose di tutti i tempi. Come ricercatore Albert Hofmann nel 1943 scoprì per l’allora gruppo farmaceutico Sandoz, oggi Novartis, gli effetti dell’acido lisergico, il principio attivo della pericolosissima droga nota come LSD, e ne testò gli effetti su se stesso, rischiando l’overdose ripetutamente.

Per leggere tutto il testo visita : http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=1336 

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