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RAPPORTO TRA FIDANZATI: E SE L’AMORE DI DIO FOSSE IL GARANTE DELLA CONTINUITA’?

L’AMORE – Se dovessi raccontare ai giovani l’Amore di Dio direi che oltre al Creato l’opera più bella delle sue mani è l’uomo. Il suo spirito alita in noi e tutto ciò che siamo è amore di Dio. Una volta che scopriamo di essere figli di Dio un soffio della sua bellezza, ci sentiamo forti e il cammino da fare non è altro che riversare la Sua bellezza ovunque. Soprattutto i giovani sono ricchi di desideri nobili e di vitalità. Non dimenticano che la cosa più importante è l’amore verso i genitori e la persona amata. Il sogno più importante per i giovani è il sacramento del matrimonio che consegna il corpo dell’uno all’altro e la riservatezza del cuoreda custodire. Con il matrimonio il sogno è racchiuso nelle parole dette davanti a Dio. Nel profondo del cuore i giovani sanno donare largamente e credono in Dio che è Padre. L’amore per la persona amata è l’espressione della fedeltà di Dio che è capace di Amare. L’Ascolto della Parola di Dio aiuta a scoprire i sentieri di vita che Lui ci indica per camminare nella giustizia e nella verità di noi stessi. La Parola di Dio fa luce sulla via da seguire e custodisce una condottai ntegra. Il matrimonio ed anche il fidanzamento è mosso dalla preghiera che dà la motivazione a fare famiglia.

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VORREI SPOSARLO, MA LUI PREFERISCE CONVIVERE. UNA DOMANDA ED UNA RISPOSTA AD UN SACERDOTE

DOMANDE & RISPOSTE – Buongiorno. Utilizzo questo indirizzo email per inviarVi la mia lettera perchè non riesco a postarla attraverso il form, ricevo continui messaggi di errore. Potete rispondermi in privato o pubblicarmi, qualora questo argomento possa risultare di interesse comune, come preferite. Vi chiedo solo di rimanere anonima. Per me è importante solo avere un Vostro consiglio, perché sono lacerata da dubbi e ho bisogno di una guida per scegliere quale strada intraprendere. Sono una giovane donna di 35 anni. Sono credente ma non praticante. Sono cresciuta e ho sempre vissuto secondo i valori morali cristiani cattolici. Da tre anni vivo una storia d’amore con un uomo che ha qualche anno più di me. Inizialmente non abbiamo potuto far progetti concreti anche a causa della situazione lavorativa molto precaria per entrambi. Circa 6 mesi fa questa situazione si è stabilizzata e abbiamo deciso di concretizzare il nostro amore pensando ad un futuro insieme. Premetto che nessuno di noi due è mai stato sposato o ha convissuto: viviamo entrambi con le nostre famiglie d’origine. E’ nato un problema. Io desidero che ci sposiamo: credo fortemente nel matrimonio come Sacramento, come istituzione, come promessa solenne di fronte a Dio, a noi stessi e al mondo, come punto di partenza per iniziare una vita insieme nell’amore. Inoltre ho sempre desiderato arrivare vergine al matrimonio, donare tutta me stessa solo all’uomo con cui avrei condiviso la vita, e in questi anni il mio fidanzato, pur non condividendo questa idea (lui ritiene importante per una coppia vivere insieme tutti gli aspetti dell’amore, anche quello sessuale, che considera molto importante) mi ha sempre rispettata, sebbene ogni tanto continui a chiedermi di fare l’amore. Lui invece vuole che andiamo a convivere: vede il matrimonio come una tappa successiva nel processo di costruzione di una vita insieme; lui crede nell’amore, più che nel matrimonio: ritiene che quello che conta è che ci vogliamo bene e che entrambi vogliamo affrontare la vita insieme; dice è necessario prima vivere insieme per conoscerci a fondo, per capire se veramente siamo fatti l’uno per l’altra; il matrimonio potrà venire in seguito, un passo per volta. Durante alcuni discorsi è emerso che lui ha paura del matrimonio: teme che le cose possano non andare bene, come purtroppo oggi capita sempre più spesso, e che un divorzio comporti anche problemi onerosi dal punto di vista finanziario ecc. E’ questo un discorso che ho sentito fare molto spesso da varie persone, che preferiscono un “periodo di prova” con la convivenza, ritenendo che se due persone si amano davvero non c’è bisogno di una cerimonia per sancire il loro amore. Io a questo punto sono molto confusa. Amo quest’uomo e vorrei condividere la mia vita con lui. Ma la sua ferma volontà a voler convivere anziché sposarci mi mette molto a disagio: si scontra con i valori morali che sono radicati in me e hanno guidato la mia vita finora. Io non considero la convivenza come una scelta di vita positiva per quanti mi riguarda: non giudico chi sceglie questa strada, se entrambe le parti della coppia sono felici. Tuttavia non mi sento a mio agio nell’intraprendere anche io questa strada, mi fa sentire forzata, costretta.

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SAN VALENTINO? SE COMPRENDESSIMO DAVVERO QUESTA FESTA ANDREMO A PREGARE CON IL NOSTRO AMORE…

SAN VALENTINO – Era un Vescovo Valentino, si si, proprio un Vescovo! Lo sapevi? Ed è stato anche un martire! Adesso scopriremo insieme la sua vera storia. Quella ‘falsa’ di storie, ed ingannatrice per tutti, è quella che ha ridotto la festa VERA di chi per AMORE veramente ci ha rimesso la pelle, ad un semplice scambio di rose tra fidanzatini, o ad una cenetta a lume di candela in pizzeria (per la maggior parte dei ragazzi) o nel ristorante di moda (per chi se può permettere!). Talvolta è assurdo ed incredibile riuscire a comprendere come da basi solide e verità della storia e dell’esistenza, ci si possa ridurre a banalizzare così tanto il tutto, senza riuscire a vivere quei ‘respiri di infinito’ che sono davvero a due millimetri dal nostro cuore. Povero mondo! E poveri noi, abitanti e cittadini! E se comprendessimo davvero questa festa, oggi chiameremo la persona, o le persone, che davvero amiamo di più, e potremmo proporre un momento di preghiera insieme, davanti al ‘Re dell’Amore’. Ecco come si dovrebbe amare davvero, se avessimo un alto concetto di libertà!

La più antica notizia di S.Valentino è in un documento ufficiale della Chiesa dei secc.V-VI dove compare il suo anniversario di morte. Ancora nel sec. VIII un altro documento ci narra alcuni particolari del martirio: la tortura, la decapitazione notturna, la sepoltura ad opera dei discepoli Proculo, Efebo e Apollonio, successivo martirio di questi e loro sepoltura. Altri testi del sec. VI, raccontano che S.Valentino, cittadino e vescovo di Terni dal 197, divenuto famoso per la santità della sua vita, per la carità ed umiltà, per lo zelante apostolato e per i miracoli che fece, venne invitato a Roma da un certo Cratone, oratore greco e latino, perché gli guarisse il figlio infermo da alcuni anni. Guarito il giovane, lo convertì al cristianesimo insieme alla famiglia ed ai greci studiosi di lettere latine Proculo, Efebo e Apollonio, insieme al figlio del Prefetto della città. Imprigionato sotto l’Imperatore Aureliano fu decollato a Roma. Era il 14 febbraio 273. Il suo corpo fu trasportato a Terni al LXIII miglio della Via Flaminia. Fu tra i primi vescovi di Terni, consacrato da S.Feliciano vescovo di Foligno nel 197. Preceduto da S.Pellegrino e S.Antimo, fratello dei SS.Cosma e Damiano.

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QUANDO IL FIDANZAMENTO DIVENTA «TEMPO DI GRAZIA»

AMORE – Quando un uomo e una donna, con le loro similitudini e le loro differenze, si innamorano l’uno dell’altra, e iniziano un progetto di amore che ha come orizzonte tutta la vita, entrano in stato meraviglioso di stupore e di benessere. Infatti, sentire pulsare il cuore per una persona amata, ancor più se si è ricambiati, fa avvertire sensazioni ed emozioni straordinarie. Così, tra due innamorati e il Dio dell’Amore, il passo è davvero breve. Noi crediamo, infatti, che sia Dio la fonte di quella passione che pulsa nel cuore di due innamorati.

Negli ultimi anni in molte Diocesi italiane sono stati fatti grandi passi per migliorare la preparazione immediata di quelle coppie che si presentano a chiedere il matrimonio in chiesa. In molti casi si è passati dall’incontro con lo psicologo, il medico, l’avvocato e il sacerdote, a delle vere e proprie equipe formate da alcune coppie che, con un presbitero, accompagnano i fidanzati in un piccolo itinerario di fede. Per alcuni aspetti, però, siamo ancora fermi ad uno schema che nasce dal Documento della Cei Evangelizzazione e Sacramento del Matrimonio che è del ’75. Oggi viviamo, rispetto a oltre trenta anni fa, una profonda crisi di fede e una frammentarietà culturale che sembra aver fatto perdere al giovane contemporaneo la bussola di orientamento. Spesso si vive una solitudine affettiva anche all’interno della coppia: una continua sensazione di naufragio del cuore e di incapacità ad assumere alcun tipo di decisioni stabili. L’età dell’adolescenza si è ampliata e sovente ci si ritrova trentenni e ancora incapaci di lasciare la propria famiglia e di entrare nell’età adulta.

Si passa da fidanzamenti molto lunghi che non riescono a sbocciare in un vero progetto di vita, a giovani che continuamente iniziano nuovi rapporti nell’illusione di fuggire alle difficoltà di una relazione stabile. Lo stesso termine «fidanzamento» è caduto in disuso; si preferisce dire che ci si frequenta, si sta insieme, si sta avendo una storia.

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MI FIDO DI TE! …COSA SEI DISPOSTO A PERDERE? DA GIOVANI PER I GIOVANI

DUE TESORI – Tu vali. No, non è una pubblicità di cosmetici. C’è un tesoro, qualcosa di molto prezioso in te che ti accompagna. Certo, magari non te ne rendi conto subito, ma istante per istante sei diverso! – «Come sono diverso?», direte voi. «Diverso da cosa? Diverso da chi? Perché?» Ti tranquillizzo intanto: resti sempre tu, anzi sei proprio tu, questa è la cosa più bella! – «Ma se sono sempre io, cosa dovrei avere di diverso?» Un attimo di pazienza, se hai voglia di seguirmi un po’, ti spiego meglio che cosa intendo! Prova a ripensare a quando eri piccolo, ti ricordi? Ti piaceva andare a passeggio tenendo per mano il papà, giocavi a saltare nelle pozzanghere, ti sbucciavi le ginocchia cadendo dalla bici. E poco dopo tornavi in sella a pedalare con gli amici tutto il giorno arrivando sempre a casa in ritardo! Ricordi vero? Bene questo è un buon segno, vuol dire che eri davvero tu! Da allora però, molte cose sono cambiate nella tua vita: gli impegni, il modo di parlare, il modo in cui ti vesti, le cose che studi, i tuoi interessi, il tuo relazionarti con gli altri, i desideri e i tuoi sogni!

Hai già scoperto quindi, e stai continuando a scoprire, che in te ci sono tante capacità, sentimenti e desideri. Molte persone amiche, ti hanno aiutato e accompagnato a scoprire queste cose belle che fanno sì che la tua vita sia piena di colori! Non solo il seme, le sue possibilità e le sue potenzialità, sono in te, ma anche il buon terreno in cui farlo crescere: il tuo talento, i tuoi desideri di bene, l’impegno nelle tue attività, il tuo servizio e ascolto verso le persone che ti stanno attorno, i sorrisi che regali e che ti sono regalati! L’esperienza della vita vissuta in prima persona, amicizie e relazioni, ti portano ad incontrare, a conoscere, a scegliere, a crescere.

La vita diviene sempre; cambia perché tu possa crescere, prender forma, e portare frutto. Non un frutto a caso, bensì il frutto giusto!

Leggendo con più attenzione, ci accorgiamo che il tesoro non è solamente uno, ma sono almeno due: il primo è la tua vita, il tuo essere qui, l’occasione di poter vivere questa bellissima esperienza che è la vita. Attenzione: non una a caso fra tante, ma la Tua Vita fatta di Nome e Cognome, casa, mamma e papà, fratelli, amici, scuola e lavoro, fatiche e gioie, successi, insuccessi, sogni e desideri.

Il secondo a volte sfugge dall’attenzione e spesso passa sottovoce! L’attore principale, il vero protagonista della Tua Vita sei Tu!

Rispondere agli inviti della vita – (Response + Ability)

La possibilità di scegliere è sempre un dono, non è cosa scontata: proprio questa possibilità è una forte espressione della libertà. Fin da piccoli impariamo con le persone che ci sono vicine tutte le cose più importanti,utili alla nostra vita: mangiare, camminare, parlare, gioire, imparare a conoscersi pian piano. Da un certo punto in poi però, sentiamo il desiderio di andare oltre: il nostro corpo comincia a cambiare, così i nostri pensieri, le nostre azioni, le relazioni e i nostri interessi. Ogni giorno che viviamo, se abbiamo l’attenzione di guardarci attorno, possiamo vedere come il mondo si tinga di colori sempre nuovi e, nel conto delle nostre esperienze, sembra ci sia posto sempre per qualcosa di nuovo. Ci sembra possibile che il mondo sia tutto da scoprire e (quasi in uno slancio di orgoglio) sembra che solo ognuno di noi possa capire tutto e dominarlo, quasi cambiarlo a proprio piacimento. Una esperienza bellissima, perché è quella che ci offre l’occasione, e assieme il timore, di essere protagonisti. Gli antichi chiamavano questo processo che porta alla conoscenza e alla consapevolezza di sé con il verbo “adolescere” che significa, non a caso, proprio crescere, svilupparsi, prendere forma.

Questo tempo è una occasione, un invito, che ci offre la vita, proprio per farsi conoscere e per darci l’occasione di riconoscerci: tempo della scoperta e tempo di forte crescita, non tempo del caso!

La vita, la Tua stessa Vita ti chiede di essere vissuta in pieno. Questo è il più grande di tutti gli inviti. Una risposta porta ad una presa di posizione, a distinguere ciò che vuoi da ciò che non vuoi, ciò che fai da ciò che non fai, ciò che è bene per te, da ciò che è male: scegliere qualcosa a scapito di altro.

La scelta non implica solo la libertà della persona, ovvero il fatto che se devo decidere, quella persona devo essere io. La persona in sé, prima che essere una libertà che decide, è figlio, è una libertà donata. Il dono della mia vita non è una cosa neutrale, ma è un dato di partenza, un legame sostanziale. Se la persona si trova a rispondere è evidente che la sua è solo la seconda battuta di un dialogo dove uno prima ha donato, ha creato, ha proposto! Prima la proposta e quindi, poi, il nostro agire motivato a una vita donata, da figli. Proprio in questa libertà donata per prima possiamo vedere i due passaggi: prima la creazione e poi l’alleanza (nell’ Antico Testamento da Mosè in poi fino a quella definitiva con Gesù).

Avere la capacità di rispondere a questi continui inviti richiama ad una parola inglese che ben si presta ad illustrare questo concetto: Responsability, “Response” (=risposta) + “Ability” (=capacità). Ecco che cosa è la responsabilità: 1. accogliere il dono della vita, desiderare una vita piena, desiderare di portare frutto, 2. intuire la domanda, l’invito (il che presuppone la capacità di ascolto), 3. scegliere e impegnarsi per prendere forma, concretizzare nel Tuo tempo e nel Tuo spazio. Ovvero proprio la capacità scegliere e saperne indicare il motivo.

Non scegliere, allora, porta a non prendere forma, quindi a non crescere. Un albero che spunta ma non è piantato da nessuna parte, non mette fuori le foglie, non fa capire che specie di albero sia e non ha la possibilità dare frutti, togliendo alle api e al vento, la possibilità di impollinare i fiori (che non fa germogliare). Un albero che si tiene aperte tutte le possibilità di dichiararsi, aspettando un “momento giusto” che non arriva, perché è già ora. Portare la pianta a dar frutto, portare a compimento tutta se stessa: ecco il desiderio della Vita. Di ogni vita. Ma io, che pianta sono?

Cosa sei disposto a perdere?

Questa domanda sembra proprio la più difficile alla quale dover rispondere. Certo, io voglio essere felice e realizzare pienamente tutti i desideri che porto nel mio cuore! Diventa difficile dover eliminare sogni futuri o equilibri raggiunti. Ma poi mi chiedo: e se potessi tenere solo i più importanti? O se potessi tenerne solo uno? Comincerei allora a vedere quelli facili e quelli difficili, quelli che hanno un compimento e quelli che sono che promettono qualcosa che non ha fine… Resta comunque difficile! Proviamo allora a girare la domanda: cosa vuoi veramente? Cosa è così importante che il confronto con il resto non regge? La prima parola che mi viene in mente è felicità, la seconda è infinita, senza fine, eterna. Felicità eterna. Io voglio essere pianta che porta frutto, per sempre.

Nello scegliere di crescere e di prendere forma, di realizzare il mio più grande desiderio ho bisogno allora di nutrirmi, di fare esperienza dell’eternità: il terreno che alimenta la pianta allora deve essere intriso di Eternità, di Amore. Un amore umile, silenzioso, quotidiano, che ascolta, che si fa vicino, che cura, che accoglie e che fa nascere il desiderio di scegliere l’Amore.

Fino a questo punto sembra bello e tutto facile. La vita però ci insegna che niente è “a gratis”, facile, immediato, comodo. La vita è sempre drammatica, non è sospesa nel vuoto, ma è concreta, nel mondo con tutto a contatto con tutto ciò che c’è nel mondo. Non è facile mettere da parte tutto ciò: pressioni affettive, sociali, psicologiche, condizionamenti di familiari e amici e conoscenti, senza considerare poi i nostri egoismi, le nostre gelosie, i nostri comodi, il nostro attaccamento alle “nostre cose” il nostro voler schivare tutto ciò che ci può portare a dover dare risposta delle nostre azioni. Questa è la condizione dell’uomo: piccolo, limitato, fallibile ma con un desiderio nel Cuore che va oltre tutto ciò, perché sa che non è un sentire vano. E’ una esperienza vera, solida, reale. Persone hanno saputo rispondere all’invito fatto per loro, nei modi più disparati: Massimilano Kolbe, una vita preparata al martirio, per salvare un padre di famiglia da una esecuzione sommaria; l’impegno civile e sociale tra studenti universitari, operai e meno abbienti di Pier Giorgio Frassati; la vita vissuta da Madre Teresa tra gli ultimi e i dimenticati del mondo; la vita immobilizzata a letto, donata nella preghiera per la santificazione dei giovani, di Alexandrina Da Costa. Sono solo alcune vite di scelte sofferte, pagate, e quindi libere, perché danno una risposta al loro essere figli di Dio. Una tensione e desiderio continui che portano ad alzare gli occhi verso l’Alto, e a spendere tutto nei luoghi che abitiamo.

Se scegli di diventare un albero, allora, non hai bisogno solo di mettere fuori le foglie, i rami e desiderare che crescano i frutti: serve, anche, scegliere un luogo e piantare bene a fondo le radici. Più la pianta sale verso l’alto, più le sue radici affondano nel terreno. E viceversa. Senza terreno o senza radici la pianta ha dei problemi.

Ritornando alla domanda… Cosa perdo allora? A ben vedere non si perde niente di così importante, perché si arriva a realizzare pienamente il nostro sogno e desiderio più importante, realizzare pienamente la nostra Vita! Certo, bisogna desiderarlo proprio! Cosa ci guadagno? Se proprio guardo bene devo dire che ci guadagno i due tesori che già sono in me: con tutto me stesso accolgo, scelgo di realizzare, e compio, il mio più grande desiderio. Prendo forma e porto frutto. E con ciò la mia più grande gioia. Eterna.

Articolo di Luca Magarotto
Giovani per Giovani su Donboscoland.it

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QUALE AMORE VUOI? ANCHE TRA FIDANZATI CRISTO E’ IL VINCOLO LEALE DI GARANZIA E CONTINUITA’

UNO IN DUE – L’amore per sua natura tende a comunicarsi ad altri per coinvolgerli: suscitare in loro maggior capacità di dono e gioia di vivere. L’uomo è felice quando realizza se stesso: vive in pienezza la vita. L’amore e solo l’amore porta a compimento le realtà umane e divine possedute dalla persona. umana. Una sua componente fondamentale è la sessualità . Essa si realizza unicamente attraverso un dono totale dato e ricevuto da una persona complementare, cioè con l’amore del matrimonio. Amore che si esprime, si rende visibile attraverso la corporeità, in modo particolare attraverso il rapporto sessuale, che lo apre alla paternità e maternità, ulteriori componenti della persona umana. La sessualità realizzata apre infatti le porte del cuore ad essere padre o madre: a comunicare la vita o meglio generare altre persone per amare. Il matrimonio infatti perpetua nel mondo la presenza dell’amore. Questo dovrebbe essere il desiderio che anima ogni coppia, aprendola alla vita. Sovente succede invece che gli sposi sono unicamente guidati dalla brama di perpetuare nel tempo la propria stirpe. Scopo limitante, che restringe il campo di scelta anche dei figli. Essi infatti realizzeranno tale fine unicamente sposandosi come i loro genitori e mai scegliendo il matrimonio della consacrazione totale a Dio.

Gli sposi devono riscoprire la vocazione fondamentale del matrimonio che non si limita a generare ma che vuole donare al mondo nuove creature capaci d’amare, di accrescere nel mondo l’amore. La vocazione fondamentale di ogni creatura infatti è amare e donare amore. L’amore e solo l’amore è la vera vita. Tutto ciò comporta negli sposi una apertura amorosa e cosciente alla paternità e maternità, cioè una ricerca della vita vissuta in modo responsabile. La paternità o maternità responsabile non si limita a generare la vita, ma continua a farla crescere nella vivificante dolcezza dell’amore, perché possa essere realmente amore nel mondo. E questo continuo generare all’amore che deve impegnare gli sposi ad accrescere sempre più intensamente la fiamma calda e rigenerante dell’amore presente nei loro cuori. Nessuno infatti può dare amore se non lo possiede realmente. Una sorgente può dissetare, quindi dare vita, solo se da essa sgorga acqua.

La procreazione responsabile implica quindi, da parte degli sposi, un impegno costante per essere sorgente inesauribile d’amore, per maturare e far crescere in essa i figli, comunicare loro la voglia d’amare realmente, imparare l’amore e sviluppare in loro la capacità di realizzarlo. Gli sposi realizzano questo loro scopo fondamentale se realmente e costantemente accrescono, attraverso le manifestazioni sensibili proprie dell’amore coniugale, il loro amore. Ciò comporta da parte loro il coltivare e sviluppare la fiamma dell’amore, emancipandolo dall’egoismo ed eliminando quei difetti, che precludono all’amato/a di entrare o meglio di penetrare, attraverso il dono, più intensamente e profondamente in loro stessi. Allo stesso tempo devono sviluppare le capacità espressive dell’amore: tenerezza, sentimento e sesso. Questo cammino esige inoltre da parte degli sposi, un’attenzione continua e delicata sull’altro/a per scoprire e capirne la sensibilità corporea e spirituale ed allo stesso tempo comporta un impegno educativo costante su loro stessi per plasmare le doti corporee ad esprimere la propria originalità affettiva in un modo completamente gradito all’amato/a. E’ un’ educazione all’amare che inizia nel fidanzamento, per continuare, intensificandosi, nel matrimonio, prolungandosi fino alla morte. E la vera conoscenza sessuale dell’amato/a. Il matrimonio nei suoi gesti d’amore diventa come una sinfonia in continua composizione, che attinge momenti estatici successivi (rapporto sessuale), ma che tende ad un’estasi totale finale: l’immergersi nell’amore divino.

Solo in Dio cuore e corpo raggiungono la pienezza d’amore a cui aspirano. Il fidanzamento deve preparare questa sinfonia dell’amore matrimoniale. Deve cioè educare il cuore e il corpo degli amanti a vivere i gesti sensibili dell’amore in tutto lo splendore della loro ricchezza espressiva. La gestualità amorosa degli sposi può dirsi pure: ‘”Liturgia dell’amore coniugale”. La liturgia sacra infatti, attraverso i gesti sensibili, rende presente la realtà che celebra, aumentando la sua azione benefica e la sua presenza nei celebranti ed annunciandone, allo stesso tempo, la pienezza di possesso nella vita futura. Così i gesti sensibili, esprimenti l’amore coniugale, lo rendono presente in tutta la sua calda tenerezza, facendo sperimentare e crescere la comunione degli sposi ed annunciando, attraverso la pienezza della gioia sensibile (il piacere), la realtà futura del possesso definitivo e totale di un amore senza fine: Dio.

L’estasi della carne infatti, raggiunta nell’apice dell’amplesso fisico, proietta gli sposi ai margini del tempo… facendo loro intravedere i bagliori dell’Eterno Amore. Il piacere infatti genera in essi la brama ardente di immergersi in un amore-comunione immensa, senza fine, per sempre. Questa esperienza se è mal compresa o frustrata nel suo sorgere dalla passione del sesso, che riduce l’amplesso ad una pura ricerca di piacere fine a se stesso, sollecita gli innamorati a moltiplicare gli amplessi sessuali come risposta a questa aspirazione d’immergersi in un amore eterno, senza fine.

Il fidanzamento deve preparare i fidanzati a vivere con tutto loro stessi questa dimensione liturgica e profetica dell’amore coniugale. Attraverso l’esperienza religiosa i fidanzati devono sperimentare che non sono solo creature create ad immagine del Cristo, quindi portanti in tutto il loro essere l’immagine divina, ma che sono allo stesso tempo figli di Dio e come tali in cammino verso la casa del Padre, verso l’abbraccio tenero, dolce e senza fine con Lui, per immergersi nell’immenso suo Amore. Solo così saranno abilitati a vivere e sperimentare nell’amplesso fisico del matrimonio l’annuncio futuro del beatificante abbraccio con Dio. Ciò comporta una rivalutazione del piacere sensibile legato ai gesti corporei dell’amore. La castità vissuta in tutta la sua ricchezza educherà i fidanzati a tutto questo. Occorre infatti che si preparino a stimare e a vivere nel giusto senso l’apice sensibile del piacere legato al rapporto sessuale. Esso infatti ha uno scopo ben preciso: fare sperimentare la comunione dei cuori. Unicamente vissuto in questo modo il piacere sessuale assume il suo vero volto: l’amore che si fa carne, sprigionando attraverso le sue dolci sensazioni ed emozioni lo splendore dei suo essere. E’ un’educazione a vivere il piacere non semplicemente come creature, ma come figli di Dio. Il battesimo infatti ha introdotto nel cuore del cristiano un nuovo modo di essere, di vivere l’amore. Un modo divino, che perfeziona il modo umano, rendendolo simile a quello di Dio. Le tre persone divine infatti gioiscono infinitamente di essere, attraverso l’amore, che le unisce in uno, presenti l’una nell’altra (Gv. 17, 20). Esperienza meravigliosa! Gli sposi possono assaporarne una scintilla attraverso il loro amore, in particolare nel rapporto sessuale (Bardelli R., Il significato dell’amore, Elle Di Ci, Torino 1994, p.196-202).

I fidanzati cristiani devono vivere il loro amore in tutta la loro realtà concreta, cioè di creature diventate per azione dello Spirito figli di Dio. Nei gesti d’amore non devono dimenticare mai questa loro dignità. Non è un limite alla loro spontaneità, è una maggior ricchezza, che aumenta e perfeziona anche le sensazioni scaturenti dalle loro manifestazioni d’amore. L’amore divino riversato nei loro cuori dallo Spirito perfeziona anche il corpo. Ogni gesto autentico d’amore vissuto in tutta la sua ricchezza, anche di sensazioni, aumenta l’amore divino presente nei loro cuori, unendoli più profondamente fra di loro.

Articolo di Raimondo Bardelli

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