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FATIMA IN FESTA PER LA BEATIFICAZIONE I PAPA GIOVANNI PAOLO II

SPECIALE BEATIFICAZIONE (Fatima, PORTOGALLO) – Questa domenica, giorno della beatificazione di Papa Giovanni Paolo II, Fatima ha vissuto un momento molto particolare. Secondo quanto ha reso noto l’ufficio stampa del santuario, fin dalla mattina presto i pellegrini si sono riversati verso la Cappellina delle Apparizioni della Madonna.
Il luogo era adornato da moltissimi fiori, anche accanto alla statua di Giovanni Paolo II nell’atrio della chiesa della Santissima Trinità.
Ai lati dell’altare della zona di preghiera, vari dipinti evocavano i pellegrinaggi di Giovanni Paolo II a Fatima – nel maggio del 1982, nel 1991 e nel 2000 – e altri simboli della sua devozione alla Madonna, come un’immagine della corona della Vergine in cui è incastonato il proiettile offerto dal Pontefice a Maria.
Come in tutta la città di Fatima, anche nella zona di preghiera, su una delle grandi tele, era riportata la frase “Beato Giovanni Paolo II, prega per noi”.


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NUOVO LIBRO SULL’INDIA. LAPIERRE: SIA BENEDETTA CALCUTTA (E MADRE TERESA)

INDIA – L’orgoglio del cielo! Venticinque anni dopo che la Grande Anima dell’India aveva lanciato questo appello, trovo la presenza di Dio in qualunque strada di Calcutta mi conduca la mia inchiesta. Può accadere, come la settimana scorsa, che veda bloccare la circolazione da una processione irta di stendardi e di orifiamme verdi, che sbuca in Chittapore Road accompagnata da una gran cacofonia di fanfare. Si celebrava Muharram, il Capodanno islamico. I tre milioni di musulmani di Calcutta erano per la strada. Era un giorno festivo come un’altra dozzina di giorni festivi previsti dal calendario della città, che è un vero guazzabuglio di popoli e di credenze. Due giorni prima, un’esplosione di petardi aveva svegliato di soprassalto me e con me tutta la città. I sikh celebravano la nascita del guru Nanak, venerato fondatore della loro comunità. Se quel giorno avessi cercato un taxi, ci sarebbero state nove probabilità su dieci che i loro autisti con la barba arrotolata e il turbante blu o rosso avessero abbandonato le vetture per andare a onorare il loro guru.

Oggi, a essere in effervescenza è il Barra Bazar. I jain digambara festeggiano il ritorno della stagione dei pellegrinaggi che coincide con la fine ufficiale della stagione dei monsoni. Ma è soprattutto la festa di Durga, la dea indù distruttrice del demonio, a fare di Calcutta un luogo sacro della fede. Per quattro giorni e quattro notti, una città tristemente nota diventa una città magica, piena di luce, di gioia e di speranza. Ho la fortuna di vivere i riti di questa festa con l’uomo-risciò Hasari Pal, e i suoi compagni di stanghe. Grazie a loro, scopro un posto incredibile: un intero quartiere di vecchie rimesse, di miserabili laboratori e di viuzze dove centinaia di uomini producono, di padre in figlio, la più incantevole collezione di opere d’arte che sia mai stata dedicata a una divinità o ai suoi santi. Per un anno intero, questi artisti della casta dei vasai hanno gareggiato in creatività e devozione, facendo nascere dalle proprie mani le più grandi, le più sontuose rappresentazioni della dea Durga. Un lavoro prodigioso: dopo aver costruito l’ossatura con la paglia intrecciata, i vasai rivestono il modello di argilla grigia, poi la modellano delicatamente per darle la forma e l’espressione volute. Per finire, decorano la statua con il pennello, conferendole un aspetto fantastico e volutamente grottesco. Il quarto giorno di festa, al crepuscolo, camion, carretti a mano, taxi, e risciò per le più piccole, portano le statue e i loro devoti proprietari in riva all’Hooghly, il tumultuoso braccio del Gange. Ogni statua viene quindi inghirlandata di fiori e le famiglie le calano lentamente, rispettosamente, nell’acqua.

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Benedetto XVI inaugura la centesima fontana nella Città del Vaticano: è dedicata a san Giuseppe

“Grazie per questo delicato e cortese pensiero!”: così Benedetto XVI inaugurando, stamane, nei Giardini vaticani la nuova fontana, realizzata dal Governatorato, intitolata a San Giuseppe, in omaggio al nome di battesimo del Papa. Si tratta della centesima fontana, ad abbellire la Città del Vaticano, installata “in un contesto naturale – ha sottolineato Benedetto XVI – di singolare bellezza”: “E’ un’opera che va ad incrementare il patrimonio artistico di questo incantevole spazio verde della Città del Vaticano, ricco di testimonianze storico-artistiche di varie epoche.” “Uno spazio vitale” – ha aggiunto il Santo Padre – per i miei predecessori e anche per me, “un luogo che volentieri frequento per trascorrere un po’ di tempo in preghiera e in serena distensione”: “Infatti, non solo i prati, i fiori, le piante, gli alberi, ma anche le torri, le casine, i tempietti, le fontane, le statue e le altre costruzioni fanno di questi Giardini un unicum affascinante”. Dedicata al padre terreno di Gesù, una “figura cara e vicina al cuore del Popolo di Dio e al mio cuore”, ha confidato Benedetto XVI: “Questa bella fontana dedicata a san Giuseppe costituisce un simbolico richiamo ai valori della semplicità e dell’umiltà nel compiere quotidianamente la volontà di Dio, valori che hanno contraddistinto la vita silenziosa, ma preziosa del Custode del Redentore”.
La fontana – formata da due grandi vasche ellittiche, di sei e otto metri, digradanti e comunicanti, con al centro una palma – è arricchita da sei formelle bronzee dell’artista bellunese Franco Murer, dedicate ad altrettanti episodi della vita di san Giuseppe, sui quali si è soffermato il Papa. Anzitutto lo ‘sposalizio’ tra Giuseppe e Maria, “un evento umano, ma determinante nella storia della salvezza dell’umanità” – ha ricordato il Papa – con “una connotazione soprannaturale” che i due sposi “accettano con umiltà e fiducia”. Poi il primo ‘sogno’ di Giuseppe, turbato dopo aver scoperto la misteriosa maternità di Maria, dove l’angelo gli fa comprendere ciò che avviene per opera dello Spirito Santo:
“Affidarsi a Dio non significa attuare tutto chiaro secondo i nostri criteri, non significa realizzare ciò che noi abbiamo progettato; affidarsi a Dio vuol dire svuotarsi di sé, rinunciare a se stessi, perché solo chi accetta di perdersi per Dio può essere ‘giusto’ come san Giuseppe, può conformare, cioè, la propria volontà a quella di Dio e così realizzarsi”. Quindi la ‘natività’, la ‘fuga in Egitto’, il ritrovamento di Gesù nel tempio, il lavoro di Giuseppe nell’officina di Nazareth, completano la narrazione tratta dai Vangeli di Matteo e Luca. Benedetto XVI ha ringraziato tutti quanti hanno partecipato a realizzare la nuova fontana, riservando “un pensiero speciale ai coniugi Hintze e al signor Castrignano di Londra, che hanno finanziato l’opera, insieme anche alle Suore del monastero di san Giuseppe di Kyoto e a vari enti pubblici e privati del Trentino.


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IN CAMMINO PER MADRID…. LA PRIMA CATECHESI PER I GIOVANI ITALIANI

CATECHESI – 1. “Pensare all´infinito” “Non avete mai incontrato nella vostra vita una donna che vi ha stregato e poi è scomparsa? Queste donne sono come le stelle che passano veloci nelle calme notti estive. Vi sarà sicuramente capitato di incontrare, in qualche stabilimento balneare, alla stazione, in un negozio, o su un tram, una di queste donne la cui vista è una rivelazione, come un fiore che sboccia improvvisamente dal profondo della vostra anima. E sarà solo un minuto; questa donna se ne andrà; rimarrà nella vostra anima come un tenue ricordo di luce e bontà; sentirete come un´indefinibile angoscia quando la vedrete allontanarsi per sempre. Io ho provato molte volte questa tristezza indefinibile; ero un ragazzo; in estate andavo spesso nel capoluogo di provincia e mi sedevo lunghe ore sulla spiaggia vicino al mare. E allora vedevo qualcuna di quelle donne misteriose, che come il mare azzurro stava davanti a me e mi faceva pensare all´infinito”. Il genio letterario di Azorín esprime molto efficacemente un´esperienza elementare che vive ogni uomo.

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L’OMAGGIO FLOREALE E LA PREGHIERA DI BENEDETTO XVI ALL’IMMACOLATA CONCEZIONE IN PIAZZA DI SPAGNA

CITTA’ DEL VATICANO – Come e’ tradizione, Benedetto XVI ha portato un cesto di rose alla Madonna che veglia sulla citta’ di Roma dalla colonna di Piazza di Spagna, per unirsi all’omaggio compiuto da tanti romani “che si sentono spiritualmente figli della Vergine Maria”. “Simbolicamente – ha detto il Papa – le rose possono esprimere quanto di bello e di buono abbiamo realizzato durante l’anno, perche’ in questo ormai tradizionale appuntamento tutto vorremmo offrire alla Madre, convinti che nulla avremmo potuto fare senza la sua protezione e senza le grazie che quotidianamente ci ottiene da Dio. Ma, come si suol dire, non c’e’ rosa senza spine, e anche sugli steli di queste stupende rose bianche non mancano le spine, che per noi rappresentano le difficolta’, le sofferenze, i mali che pure hanno segnato e segnano la vita delle persone e delle nostre comunità”. “Alla Madre – ha spiegato il Pontefice – si presentano le gioie, ma si confidano anche le preoccupazioni, sicuri di trovare in lei conforto per non abbattersi e sostegno per andare avanti”. “Come un figlio alza gli occhi al viso della mamma e, vedendolo sorridente, dimentica ogni paura e ogni dolore – ha proseguito il Santo Padre -, cosi’ noi, volgendo lo sguardo a Maria, riconosciamo in lei il ‘sorriso di Dio’, il riflesso immacolato della luce divina, ritroviamo in lei nuova speranza pur in mezzo ai problemi e ai drammi del mondo”. A Lourdes, ha rammentato il Papa, “la Vergine rivelo’ il suo nome dicendo: ‘Io sono l’Immacolata Concezione’. Oggi anche noi ripetiamo con commozione quel nome misterioso. Lo ripetiamo qui, ai piedi di questo monumento nel cuore di Roma; e innumerevoli nostri fratelli e sorelle fanno altrettanto in mille altri luoghi del mondo, santuari e cappelle, come pure nelle case di famiglie cristiane. Dovunque vi sia una comunita’ cattolica, la’ oggi si venera la Madonna con questo nome stupendo e meraviglioso: o Madre Immacolata, che sei per tutti segno di sicura speranza e di consolazione, fa’ che ci lasciamo attrarre dal tuo candore. La tua Bellezza ci assicura che e’ possibile la vittoria dell’amore; anzi, che e’ certa; ci assicura che la grazia e’ piu’ forte del peccato, e dunque e’ possibile il riscatto da qualunque schiavitù”. “Maria – ha continuato Benedetto XVI rivolgendosi direttamente alla Vergine -, tu ci aiuti a credere con piu’ fiducia nel bene, a scommettere sulla gratuita’, sul servizio, sulla non violenza, sulla forza della verita’; ci incoraggi a rimanere svegli, a non cedere alla tentazione di facili evasioni, ad affrontare la realta’, coi suoi problemi, con coraggio e responsabilita’.

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