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UN TORNEO PER 24 SQUADRE DI MIGRANTI, SABATO A ROMA INIZIA IL MUNDIALIDO

SPORT (Roma) – Per la prima volta una squadra rom al Mundialido, il “mondiale di calcio romano”. Sul campo – l’impianto della Spes Artiglio, nei pressi di piazza Bologna – si sfideranno infatti 24 squadre di migranti di diverse nazionalità, che risiedono nel territorio cittadino e della provincia. Dall’Afghanistan alla Romania, dal Paraguay al Giappone, dalla Somalia alla Tunisia, e c’è perfino una squadra multietnica: la Senza Frontiere della Caritas diocesana. Ideata da Asd Club Italia eventi, la manifestazione è organizzata insieme con le Acli di Roma e l’Unione sportiva Acli di Roma. Il Mundialido – che rientra tra le attività celebrative per il 150° dell’Unità nazionale – è patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, dalla Regione Lazio, da Provincia e Comune di Roma e dalla Consulta degli stranieri della Capitale. In palio il prestigioso Trofeo del presidente della Repubblica.

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Archiviato in NEWS & INFO, SI ALLA VITA

CARDINAL SARAH VISITA LE ZONE TERREMOTATE: “GRANDE INCORAGGIAMENTO PER LA CHIESA E PER IL PAESE”

ESTERI (Tokyo) – E’ un bilancio largamente positivo quello della visita in Giappone del Cardinal Robert Sarah, Presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, conclusasi quest’oggi. Come ha raccontato all’Agenzia Fides, il Nunzio Apostolico Sua Eccellenza Monsignor Alberto Bottari de Castello, “la sua è stata una presenza amica e fraterna, capace di infondere grande coraggio e di offrire un prezioso aiuto spirituale, oltre che materiale, alla Chiesa e a tutta la nazione”. La visita è stata ampiamente riportata dai mass-media laici nipponici e l’opinione pubblica, rimarca il Nunzio, “ha gradito molto questo gesto di solidarietà e di vicinanza, espressione di una precisa volontà del Santo Padre”. “Proprio di questo i giapponesi hanno bisogno oggi, in questa fase di ricostruzione e faticosa ripresa, dopo il sisma e lo tsunami”, nota monsignor Bottari de Castello.

Il Cardinal Sarah, nei discorsi pronunciati in diverse occasioni, ha sottolineato più volte che la sua visita era “espressione della paternità e dell’amore del Santo Padre”, e la gente ha colto benissimo questo messaggio. Il Cardinale si è recato prima nella diocesi di Saitama, dove ha incontrato il Vescovo locale e ha partecipato ad un momento di preghiera sulle rive del mare, lasciando fiori per le vittime dello tsunami. La scorsa domenica ha celebrato la Santa Messa nella diocesi di Sendai, la più colpita: è stata una celebrazione molto commovente, in quanto ha visto la partecipazione di alcuni sopravvissuti al sisma e allo tsunami, che hanno perso i familiari più stretti: a loro il Cardinal Sarah ha espresso vicinanza e conforto, pregando per loro e benedicendoli.

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25°ANNIVERSARIO DEL DISASTRO NUCLEARE DI CHERNOBYL: UNA FUNZIONE IN MEMORIA DI 800.000 “LIQUIDATORI”

ESTERI (Mosca)- Un significato importante assume la funzione religiosa che si è svolta, ieri, a Kiev in memoria delle 800mila vittime del disastro nucleare di Chernobyl che rischiarono la vita 25 anni fa per ripulire’ la centrale e i villaggi. La messa di commemorazione, celebrata dal patriarca russo-ortodosso Kirill, ha assunto un valore ancora più rilevante poiché memore dell’incidente nucleare di Fukushima in Giappone. La cerimonia è stata celebrata nel quartiere Darnitsa, nella chiesa di San Michele Arcangelo presso la quale è stato eretto un monumento ai “liquidatori”, quelle persone che hanno rischiato di perdere la vita per ripulire la centrale, i villaggi e le strade; spostare con le loro mani il materiale contaminato; seppellire con le pale quintali di scorie e materiale radioattivi.

Durante la funzione il Patriarca si è così espresso:“Questi uomini hanno portato a Dio il dono più grande che può fare un uomo: una vita data per gli altri”. Yuri Andreev, presidente dell’associazione “Unione Chernobyl Ucraina”, ha ricordato che in totale i liquidatori furono 829mila, di cui 356mila provenienti dal territorio ucraino e i superstiti furono 219mila. Nel lontano 26 aprile 1986, vi fu la prima di una serie di esplosioni che distrusse il reattore e il fabbricato della quarta unità della centrale elettronucleare di Chernobyl, divenendo così il più grande disastro tecnologico del XX secolo.

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GIAPPONE, SERVIRANNO 9 MESI PER TORNARE ALLA NORMALITÀ NELLA CENTRALE NUCLEARE DI FUKUSHIMA

ESTERI (Tokyo, GIAPPONE) – Ci vorranno dai sei ai nove mesi per arrivare ad un controllo completo della centrale di Fukushima. La Tokyo Electric Power (Tepco), la società che gestisce l’impianto, prevede di raffreddare i reattori ed il combustibile esaurito nei prossimi tre mesi, portando la situazione ad un livello stabile e riducendo costantemente il livello di fughe radioattive. Secondo la Tepco saranno necessari da tre a sei mesi per assicurare uno “spegnimento freddo” dell’impianto, una situazione cioè in cui l’acqua di raffreddamento delle barre sia sotto i 100 gradi ed i reattori siano considerati stabili. Questa operazione renderebbe possibile a molte delle famiglie evacuate dalla zona di ritornare alle loro case nel 2012.

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GIAPPONE: CRESCE COOPERAZIONE FRA CREDENTI DI DIVERSE RELIGIONI, INSIEME PER IL BENE DELLA SOCIETÀ

ESTERI/CHIESA NEL MONDO (Tokyo) – In un Giappone colpito dai tremendi eventi naturali e colpito dal disastro nucleare, si sta assistendo ad un energico risveglio religioso: è quanto affermato all’Agenzia Fides da Padre Olmes Milani CS, missionario Scalabriniano brasiliano, residente a Tokio e impegnato osservatore della realtà giapponese . “C’è un evidente ritorno alla preghiera e ai valori spirituali, in una società normalmente considerata materialista e puntata solo sulla produzione e sul profitto” aferma il missionario. Stando ai sondaggi – prosegue – l’86% dei giapponesi non crede a nulla, ma “la catastrofe che ha colpito il paese ha risvegliato le coscienze, i bisogni e i valori spirituali. La gente si ferma a pregare nei santuari buddisti e scintoisti. Tutti pregano: i volontari dell’esercito come le vittime dello tsunami che vengono assistite. Anche nelle nostre chiese cattoliche c’è un afflusso di persone che non sono cattoliche ma si fermano in preghiera” racconta p. Milani. “Valori come la fraternità e la solidarietà, a fronte dell’individualismo esasperato che domina i rapporti sociali”, sembra si facciano nuovamente strada, sottolinea il missionario. Per questo “tutti sono convinti che questa tragedia avrà un forte impatto sulla società nipponica del futuro: i giapponesi saranno più aperti e bendisposti verso gli altri, anche verso gli stranieri”.

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GIAPPONE, LA CARITAS DI ROMA LANCIA UNA COLLETTA DI SOLIDARIETÀ PER I TERREMOTATI

SOLIDARIETÀ (Roma) – La Caritas diocesana di Roma, rispondendo alla mobilitazione della Chiesa giapponese, ha promosso una colletta di solidarietà attraverso parrocchie, scuole, associazioni ed altre istituzioni cattoliche. Caritas Giappone fin dai primi giorni dall’enorme calamità naturale ha attivato una pronta risposta alle prime emergenze “operando in stretta collaborazione con le altre Ong presenti sul posto”, come ha spiegato a Radio Vaticana il direttore esecutivo della Caritas Giappone, padre Daisuke Narui. Narui ha dichiarato che tale tragedia, nonostante l’entità dei danni che ha provocato, potrà trasformarsi per il popolo giapponese e per tutta la Chiesa in “un’opportunità” ed in “una sfida a testimoniare l’amore”.

Riprendendo le parole del Santo Padre Benedetto XVI all’Angelus di domenica scorsa, padre Narui ha detto: “prego per le vittime e per i loro familiari, e per tutti coloro che soffrono a causa di questi tremendi eventi, ed incoraggio quanti, con encomiabile prontezza, si stanno impegnando per portare aiuto”. La Caritas di Roma promuove la colletta per tutti coloro che vogliano esprimere un segno di speranza e di vicinanza attraverso un contributo concreto. Gli interventi di aiuto verranno forniti attraverso la rete di Caritas Internationalis, che affiancherà la Chiesa giapponese nella delicata fase delle operazioni di soccorso e di ricostruzione.

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IL CASO: COSÌ IL CARDINALE BAGNASCO RISOLVE IL “CONFLITTO” TRA SCIENZA E FEDE

CHIESA CATTOLICA (Perugia) – «Noi siamo convinti che esiste una verità e tale verità è oggetto della ricerca scientifica». Ad affermarlo non è uno scienziato preso dal fervore della sua ricerca, tantomeno un filosofo positivista: è un passaggio dell’intervento che il Cardinale Angelo Bagnasco ha tenuto venerdì scorso a Perugia sul rapporto tra scienza e fede. Forse potrà sorprendere qualcuno, ma non è affatto una novità che il magistero della Chiesa, superate le note difficoltà di quattro secoli fa, sostenga con decisione ed entusiasmo la scienza come genuino valore di conoscenza, di contemplazione e di uso della natura per il bene dell’uomo. E in questi quattrocento anni, la scienza moderna ha dimostrato di avere molte frecce al suo arco per lottare alla conquista dei segreti del mondo fisico in tutte le sue manifestazioni, dalle sfuggenti particelle elementari, alla complessità delle strutture biologiche, alla grandiosa evoluzione dell’universo nel suo insieme.

Ma con altrettanta chiarezza Bagnasco, anche qui in piena continuità con la tradizione cattolica, ha sottolineato il fatto che il metodo scientifico non esaurisce la possibilità di conoscenza di ciò che è reale. È la nostra stessa esperienza, del resto, a mostrarci che la ragione umana non si comporta come un monolite nella sua tensione a conoscere la realtà, ma utilizza approcci diversi a seconda dell’oggetto dell’indagine: «Alla differenziazione degli oggetti corrisponde una differenziazione dei metodi». Non abbiamo bisogno di fare un’analisi chimico-fisica del DNA, ad esempio, per avere la conferma che è giusto che uomini e donne abbiano gli stessi diritti civili: è questa una verità filosofica. Così la scienza ci può dire qualcosa sul meccanismo geofisico che ha provocato lo tsunami in Giappone, e speriamo che un giorno (che purtroppo si preannuncia ancora lontano) sia in grado di fare previsioni che ci consentano di prevenire i devastanti effetti di questi fenomeni. Ma di certo nessuna analisi scientifica potrà dirci qualcosa davanti al dolore delle madri che hanno perso i loro figli sulle spiagge di Sendai, o sul senso della vita di chi, come noi, è sopravvissuto. La scienza non sa rispondere alle domande brucianti e inevitabili sul significato ultimo delle cose e sul destino della singola persona: è questo il terreno della fede.

A questo punto normalmente si cambia registro e si dice che la fede non attiene al “conoscere” la realtà, ma al “credere” in qualche cosa. Essa quindi non avrebbe niente a che fare con la ragione e con il giudizio: saremmo nel campo della scelta arbitraria, del sentimento, della pura opinione. Bagnasco, invece, nel suo intervento, prende una via diversa: egli identifica la fede, nel suo livello basilare, con una forma o metodo particolare di conoscenza. «Ogni uomo vive di “fede”, più esattamente di “fiducia”: è infatti un atteggiamento di base, che appartiene alla vita stessa. Ognuno, per vivere, deve fidarsi degli altri, deve accettare moltissime cose senza verificarle di persona». E in effetti è ragionevole affermare come vero qualcosa che afferma un altro, nel momento in cui abbiamo ragioni adeguate per stabilire la credibilità del testimone. «Si intrecciano il riferimento a qualcuno che conosce una cosa e che è persona qualificata e degna, la testimonianza della fiducia di altri, e, infine, una certa verifica nella nostra esperienza quotidiana». Occorre naturalmente allenamento al giudizio e al senso critico per esercitare bene tale “conoscenza per fede”, nell’applicare la quale non siamo infallibili come del resto non lo siamo quando applichiamo altri metodi di conoscenza. Ma si tratta, continua Bagnasco, di «un fondamento senza il quale nessuna società potrebbe sopravvivere, e innanzitutto nessuna persona». In effetti, anche il procedere della scienza si appoggia pesantemente sulla capacità criticamente assunta di “conoscere per fede”. Sarebbe, infatti, impossibile, oltre che irrazionale e persino ridicolo, pretendere di ripetere direttamente tutti gli esperimenti e le osservazioni che altri hanno condotto prima di noi, invece che fidarsi del lavoro riportato da altri.

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