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23- 27 MAGGIO, A ROMA SI APRE LA 63ª ASSEMBLEA GENERALE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

EVENTI (Roma)- La 63ª Assemblea Generale della CEI si aprirà nel pomeriggio del 23 maggio 2011 a Roma, nell’Aula del Sinodo dei Vescovi (Città del Vaticano), con la prolusione di S.Em.za Card. Angelo Bagnasco, Presidente della CEI, alle ore 17.00. Seguirà il Saluto del Nunzio Apostolico in Italia e dei Vescovi delegati delle Conferenze Episcopali estere. Tra i temi all’ordine del giorno, dopo l’elezione dei rappresentanti della CEI alla XIII Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi (7-28 ottobre 2012), verrà affrontato innanzitutto quello della educazione alla fede (“Introdurre e accompagnare all’incontro con Cristo nella comunità ecclesiale”). 

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ROMA, DOMENICA IL SANTO PADRE CONSACRA LA NUOVA CHIESA DI SAN CORBINIANO ALL’INFERNETTO

CHIESA CATTOLICA (Roma) – Eretta nel 1999 con il nome di San Guglielmo, la parrocchia di San Corbiniano nel 2008 ha cambiato denominazione e domenica prossima vedrà la propria chiesa consacrata dal Santo Padre Benedetto XVI. In pochi anni di vita la comunità – circa 10.000 abitanti – ha dimostrato molto entusiasmo, attivando diversi gruppi e realtà associative nel quartiere Infernetto, periferia Sud di Roma. Domenica 20 marzo la chiesa sarà quindi intitolata al vescovo bavarese morto nel 730, di cui il Papa è stato successore, dal 1977 al 1982, in qualità di arcivescovo di Monaco-Frisinga.

“È tanta l’attesa e la gioia di questi giorni, in preparazione della visita del Papa – racconta don Antonio Magnotta, 40 anni, parroco dal 2009 – chiedendo ai bambini del catechismo come immaginavano la nuova chiesa di via Wolf Ferrari, uno di loro mi ha risposto ‘Per me dovrebbe essere come il Paradiso!’”. E la gente “è molto contenta dell’evento, anche perché la chiesa sarà un punto di aggregazione e un luogo d’incontro” in una zona residenziale e “mal collegata con il centro”, popolata da tanti nuclei familiari giovani, con una natalità altissima. “In un anno ho amministrato ben 60 battesimi, e quasi 200 ragazzi si stanno preparando alla prima comunione”, riferisce don Antonio, che ha alle spalle una lunga esperienza con le nuove generazioni: per otto anni è stato vicerettore del Pontificio Seminario romano minore, mentre dal 2001 al 2007 è stato viceassistente diocesano per l’Azione cattolica dei ragazzi. Al suo fianco, il viceparroco don Samuele Depedri, ed il seminarista Giuseppe Tavolacci, che sta vivendo nella parrocchia l’anno pastorale prima dell’ordinazione.

Denso il cammino in vista dell’accoglienza a Benedetto XVI: durante tutte le messe di oggi i fedeli pregheranno per il Santo Padre e secondo le sue intenzioni. Stasera alle 21 il rito della consacrazione della chiesa verrà presentato da Adelindo Giuliani, dell’Ufficio liturgico diocesano. I parrocchiani sono invitati al segno del digiuno, “gesto di penitenza come offerta al Signore per il bene della comunità parrocchiale. Domani sera si svolgerà invece l’evento “La consacrazione della chiesa – Luce per il quartiere”: alle 21 tutti gli abitanti del quartiere sono invitati ad accendere un lumino alla finestra della propria casa “come segno di veglia in attesa del Santo Padre e della solenne consacrazione della nuova chiesa”.

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GERUSALEMME AL CENTRO DELLE CELEBRAZIONI IN TUTTO IL MONDO PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI

GERUSALEMME – Nel 2011 la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani trova Gerusalemme al cuore delle celebrazioni in tutto il mondo, poiché i sussidi per essa sono stati preparati da un comitato di cristiani di diverse confessioni di Gerusalemme. Già il tema è significativo: «Perseveravano nell’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere» (At 2,42). Rimanda alla prima comunità cristiana che resta «il modello e l’icona dell’unità nella diversità». L’unità, infatti, non è anzitutto una questione di strutture ecclesiastiche che si devono in un modo o in un altro concertare o coordinare, è piuttosto un atteggiamento interiore nel quale ci si radica nel Signore, fonte di unità. Ciò avviene nella perseveranza che indica uno sforzo da rinnovare giorno dopo giorno; non ci si può installare nell’unità, perché essa non è una costruzione umana, ma dono che Dio fa, nella misura in cui non si cessa di chiederlo – «chiedete e vi sarà dato»–, ma questa perseveranza implica anche disponibilità; non è un caso se lo stesso verbo «perseverare» significa in Marco 3,9 «mettere a disposizione». Disponibilità, e quindi apertura, apertura all’altro, ai suoi bisogni, alle sue necessità, ai suoi doni e alle sue capacità; apertura soprattutto all’Altro e al suo appello.

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LETTERA/ PERCHÉ NEL RICCO NORDEST I TETTI SI SONO RIEMPITI DI STUDENTI E OPERAI?

CRONACA – Due città, due luoghi-simbolo laici, due religiosi a Nordest. Padova e Venezia, il Palazzo della Ragione e le torri industriali di Porto Marghera, la basilica del Santo e quella di San Marco. Diventati la clamorosa vetrina di una doppia protesta che sceglie di salire il più in alto possibile per farsi vedere da una platea di mass media patologicamente ripiegati sul niente della politica, sul chiacchiericcio del gossip, su temi di cartapesta così abissalmente lontani dalla vita di tutti i giorni: dai suoi problemi, dalle sue domande, dai suoi drammi. E per cercare, soprattutto, di farsi vedere dal Paese. Di spiegarsi. Di ottenere non aiuti, sussidi, finanziamenti: semplicemente risposte.

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RIDURREBBE VOLENTIERI LA TERRA A UNA ROVINA E IN UN SOLO SBADIGLIO INGOIEREBBE IL MONDO. È LA NOIA!

ELOGIO DELLA NOIA – La scuola è una noia. I grandi sono una noia. Lo studio è una noia. Ma anche questa festa è una noia. Lo aveva già detto con immaginifica potenza Baudelaire: “Ma in mezzo ai mostri che guaiscono, urlano, grugniscono entro il serraglio infame dei nostri vizi, uno ve n’è, più laido, più cattivo, più immondo. Sebbene non faccia grandi gesti, né lanci acute strida, ridurrebbe volentieri la terra a una rovina e in un solo sbadiglio ingoierebbe il mondo. È la Noia!”

La noia. Il nemico mortale dei miei studenti, il nemico mortale delle nostre giornate. La noia che ti prende sia quando lavori sia quando sei in vacanza. Anzi a volte ci si annoia di più in vacanza che al lavoro. La noia non dipende da quello che si fa, ma è una condizione del cuore. Non è altro che un preziosissimo indicatore: non stai vivendo tutta la vita che c’è da vivere, la tua vita non è all’altezza della vita vera. Manca qualcosa. Ci sono due possibili soluzioni. La prima facile, ma incerta: cercare subito un’emozione forte che mi tiri fuori dalla noia. Compro qualcosa di nuovo, lavoro di più, mi sballo… Ma finito l’effetto “adrenalina” ritorno alla noia di prima, divenuta però più profonda, perché sono caduto da più in alto. Seconda soluzione: mi fermo e mi chiedo cosa mi manca? Cosa manca alla mia vita per essere all’altezza di sé stessa? Di cosa ho nostalgia? La risposta è: manca la meraviglia. La meraviglia sta in ciò che è nuovo, ma non in senso cronologico: l’ultima cosa che è uscita (l’ultimo film, l’ultimo paio di scarpe… insomma il nuovo della pubblicità), che è sinonimo di “meno vecchio”.

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L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE PAPABOYS SI INCAMMINA NEL SESTO ANNO DI ATTIVITA’. VERSO MADRID…

ROMA – Carissimi fratellini e sorelline dell’Associazione, con la gioia nel cuore sono a salutarvi tutti, uno per uno, all’inizio dell’attività di questa nuova stagione associativa, che ci sta per aprire le porte al sesto anno di esperienza. La nostra è una piccola realtà, ormai internazionale, che continua di giorno in giorno a crescere nella speranza, alla luce della Parola di Dio e sulla certezza che ciascun giovane che viene in ‘contatto’ con noi, sia davvero quella ‘luce del mondo’ che, accesa, possa rischiarare l’orizzonte di tanti altri amici e compagni di viaggio nella fantastica avventura della vita. L’Associazione in questi anni è cresciuta in termini di partecipazione, di iniziative ed attività in tutta Italia, e si è resa presente con ‘semi di speranza’ anche in Paraguay, in Polonia, in Spagna, in Francia: oggi dobbiamo insieme cercare di vedere davanti ai nostri occhi, ma prima di tutto dentro ai nostri cuori, la qualità dell’impegno, la possibilità della testimonianza. Se saremo capaci di testimoniare l’Amore di Dio con il nostro sorriso e la nostra gioia, allora andremo a stupire gli altri; se questo Amore di Dio ancora non lo abbiamo incontrato, allora le possibilità diminuiranno. Ma i cristiani non hanno limiti!

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DOPO LA VISITA DEL PAPA A PALERMO RIPENSIAMO A COSA SIGNIFICA VIVERE DA CRISTIANI.

PALERMO – «Cari sacerdoti… siate sempre uomini di preghiera, per essere anche maestri di preghiera… Tante cose ci premono, ma se non siamo interiormente in comunione con Dio non possiamo dare niente neppure agli altri». Chiudo gli occhi e ho la sensazione di vedere il mio vecchio (oddio si offenderebbe) parroco che da quando sono piccola non fa che ripetermelo: «Se non ti ritagli almeno uno spazio durante la giornata per Lui, ti manca la benzina». E, invece, riapro gli occhi e a dieci metri di distanza, sotto la cupola della Cattedrale di Palermo, ci sta Benedetto XVI, con gli occhiali sul naso, che, prima ancora di dire quello che tutti si aspettano, guarda i 2.300 preti, suore, seminaristi e diaconi e glielo dice in faccia il messaggio rivoluzionario della giornata. L’invito a nutrire la propria fede e a testimoniarla. Lo stesso che aveva rivolto di mattina a quella distesa di gente a perdita d’occhio, col viso abbronzato, seduta sul prato: «Quando incontrate l’opposizione del mondo, sentite le parole dell’Apostolo: ‘Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro’. Ci si deve vergognare del male, di ciò che offende Dio, di ciò che offende l’uomo; ci si deve vergognare del male che si arreca alla comunità civile e religiosa con azioni che non amano venire alla luce». Lo stesso che rivolgerà subito dopo ai giovani: «Dove ci sono giovani e famiglie che scelgono la via del Vangelo, c’è speranza».

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