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PROTESTE PER GLI ASILI NIDO LOW-COST: SCARSA QUALITÀ E POCHE ATTIVITÀ EDUCATIVE

SCUOLA (Italia)- Le caratteristiche degli asili low cost? Rette più alte, orari più corti, educatori precari, mal pagati e poco formati, meno spazi e attività educative. Questa è la situazione negli asili nido italiani, con poche differenze tra Nord e Sud. I soldi sono esauriti e i Comuni hanno i conti in rosso: i nostri asili nido rischiano di collassare. La crisi invade anche l’istruzione e l’educazione dei bimbi da 0 a 3 anni: il numero dei posti-nido, in tre anni, era salito dal 10 al 17%, grazie al finanziamento di 446 milioni di euro del piano straordinario deciso dal governo Prodi nel 2007.

Oggi, però, si può contare solo sulle risorse del “fondo per la famiglia”, dopodiché il deserto. Le famiglie ovviamente non ci stanno, ed il popolo delle mamme è sceso in piazza a protestare: a Bologna sfilano per le vie del centro contro la chiusura di alcuni storici nidi comunali, mentre a Roma, oltre ai disagi già citati, infuria lo scandalo delle convenzioni a prezzo stracciato, gli appalti concessi dal sindaco Alemanno a cooperative che hanno accettato contributi di soli 475 euro a bambino, contro i 700 decisi dal Cnel per garantire gli standard minimi di qualità. Il Comune di Milano ha accreditato asili privati con tariffe low cost (520 euro a bambino), mentre a Firenze gli educatori dei nidi hanno protestato contro “l’esternalizzazione” dei servizi per la prima infanzia.

Il problema di fondo è che ogni Regione adotta la regola del fai-da-te, dai metri quadri per bambino, (6mq in Lombardia, 7 in Emilia Romagna, 10 nel Lazio) al numero di bimbi che ogni educatore deve assistere. Spiega Lorenzo Campioni, pedagogista e collaboratore del Gruppo nazionale nidi d’infanzia: “La crisi è grave, con questo taglio di fondi si rischia di passare dal nido come luogo educativo al nido come luogo assistenziale, dove i bambini vengono “guardati”, ma non stimolati a sviluppare le loro qualità ed i loro talenti. E purtroppo va in questa direzione anche la scelta di finanziare asili domiciliari, tagesmutter, con l’idea che basta essere donne, madri e fare qualche ora di corso per potersi occupare di un gruppo di bambini. Il problema – continua Campioni – non è la contrapposizione tra nidi pubblici e nidi in convenzione: il sistema integrato può anche funzionare, il punto sono i fondi ed il controllo dei Comuni. Se le cooperative ricevono meno soldi, faranno pagare rette più alte, taglieranno le ore, prenderanno personale meno esperto e senza sostituzione in malattia, finendo con l’aumentare il numero di bambini per educatore”.

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YOUTUBE, FACEBOOK E IL NUOVO SITO INCONTRAGIOVANI.IT, ECCO “ROMA CAPITALE DEI GIOVANI”

GIOVANI (Roma) – Un canale YouTube, una pagina Facebook ed il nuovo sito internet http://www.incontragiovani.it. Queste alcune delle inziative che l’assessorato alla Famiglia, all’educazione e ai giovani del Comune di Roma ha previsto nel suo progetto “Roma Capitale dei giovani”, che apre la nuova stagione delle politiche giovanili nella Capitale. L’obiettivo, ha spiegato l’assessore Gianluigi De Palo, è quello di “un’amministrazione in dialogo con i giovani, in grado di parlare il loro linguaggio attraverso i social network  le email e gli sms, e di raccogliere da loro suggerimenti e idee”. Sulle pagine Facebook e YouTube dedicate a “Roma Capitale dei giovani” e attive già da alcuni giorni, i ragazzi potranno esprimere le loro opinioni, pensieri e proposte attraverso video, post ed interviste che, oltre a stimolare il dialogo tra gli utenti, potranno “rendere Roma una città a misura di giovane ed attivare una loro partecipazione diretta alla vita dell’amministrazione”.

Il progetto troverà il suo momento culminante a maggio, in un incontro pubblico a cui parteciperanno tutti i ragazzi che avranno inviato le loro idee e nel corso del quale l’assessorato comunicherà quali proposte sono state selezionate. Dal 25 maggio in poi il progetto partirà anche sul nuovo sito dedicato http://www.incontragiovani.it, realizzato da Zétema Progetto Cultura e promosso dal Dipartimento Servizi educativi e scolastici. Incontragiovani.it sarà un portale dinamico, perfettamente integrato con i principali social network, che vuole essere un punto di riferimento sempre aggiornato su cui trovare notizie, appuntamenti, iniziative, approfondimenti e guide sui principali temi giovanili. Il sito sarà organizzato in cinque aree tematiche: studio e formazione, lavoro e impresa, esperienze all’estero, cultura e spettacolo, città e tempo libero, che forniranno aggiornamenti ed informazioni da cui i ragazzi potranno prendere spunto per iniziare a progettare il loro futuro. Ci sarà poi lo spazio speciale “Giovani Artisti e Associazioni”, ideato per dare maggiore visibilità ai giovani talenti, al volontariato e alle associazioni giovanili. Registrandosi sul sito si potrà creare un profilo personale per promuovere le proprie attività. In un’altra sezione del sito si potrà invece rispondere ad alcune domande sulle eccellenze culturali italiane: per i più veloci in palio libri, cd, dvd e biglietti gratuiti per concerti, mostre ed eventi.

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CHRISTIAN MUSIC, IL 22 MARZO ESCE “LACRIME DI LUCE”, IL PRIMO ALBUM DI MARINA MURARI

MUSICA (Italia) – Martedì 22 marzo uscirà “Lacrime di luce”, il primo disco di Marina Murari, una delle voci più belle e interessanti della nuova scena italiana. Marina, giovanissima cantante bergamasca, nasce a Locarno (Svizzera) nel 1986 durante una trasferta lavorativa del padre. Fin da bambina dimostra una grande inclinazione per il canto lirico che inizia, coltiva e sostiene come solista nella parrocchia del suo paesino, Urgnano, dove venne realizzato il film “L’Albero degli zoccoli”, e ancora oggi pigramente disteso nella campagna lombarda.

Dall’età di 18 anni studia canto e arte scenica al prestigioso conservatorio “Gaetano Donizetti” di Bergamo, specializzandosi come soprano leggero. Contemporaneamente effettua frequenti tour soprattutto nell’ambito del circuito della Contemporary Christian Music, recandosi spesso a Medjugorie, in Bosnia-Erzegovjna, al Festival dei Giovani e ai vari appuntamenti organizzati ogni anno in Lombardia dall’associazione Medjugorje Como, e nei luoghi sacri della cristianità (Roma, Assisi, Como, L’Aquila, Masnago etc.), dove il suo melodioso canto è di conforto e sostegno ai pellegrini che giungono da ogni parte del mondo. Ciononostante Marina non disdegna incontri più “leggeri” a fianco di Giacomo Celentano (figlio di Adriano) e Miki Del Prete (nome omen…), per i quali ha partecipato, e vinto alcuni talent show dei Celentano’s Club con la celebre aria “Ave Maria di Gounod”.

Martedì 22 marzo uscirà dunque il primo disco ufficiale di Marina Murari, per l’etichetta M.M.Angel (distributore SELF), che conterrà personali rifacimenti di famosi brani degli Anni 60 come “Pioggia e lacrime” (Aphrodite’s Child), “Pregherò” (Celentano), “C’è qualcuno con te” (A Whiter Shade of Pale – Procol Harum), la classica “Senza catene” (Unchained Melody), accanto a brani estratti da romanze di musica classica e ad altri più contemplativo-spirituali, in linea con la precisa scelta artistica della giovane cantante. Marina prenderà parte al Tour “Il mondo canta Maria 2011” organizzato da Radio Kolbe Sat di Schio (Vicenza).

La Christian Contemporary Music è una musica di ispirazione cristiana che include la musica cristiana contemporanea, il christian-rock, il metal-rock (detto in questo caso white-metal), i canti di lode contemporanei ed il gospel. L’origine della musica cristiana parte dalle Chiese evangeliche nordamericane a seguito del Jesus Moviment e, in un secondo momento, dopo il Concilio Vaticano II, è stato parzialmente accolto anche dal mondo cattolico. In America è talmente diffuso, radicato e di grande successo che la maggiore associazione discografica, la BMI, ha creato i premi Christian Music Awards. Gli artisti (musicisti, autori, cantanti) utilizzano il loro background per diffondere il loro credo spirituale. L’idea di base è quella di far conoscere il Cristianesimo ed i suoi valori cantando ed esprimendo la gioia della propria appartenenza religiosa. Il rock cristiano è considerato parte integrante della “young music” contemporanea ed è un genere musicale popolarissimo negli Stati Uniti, il cui maggiore esponente è il gruppo metal dei King X.

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UNITÀ D’ITALIA, IL RUOLO DEI CATTOLICI NEL PROCESSO DI UNIFICAZIONE DEL NOSTRO PAESE

SPECIALE 150 ANNI (Italia) – Fare memoria e guardare al futuro, in spirito di leale collaborazione per la promozione dell’uomo ed il bene del Paese. È il senso della Messa promossa dalla Cei per giovedì prossimo, nell’ambito delle celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia. La Messa, alle ore 12, sarà presieduta dal cardinale Angelo Bagnasco nella basilica di Santa Maria degli Angeli. “Un segno importante”, afferma Agostino Giovagnoli, direttore del dipartimento di Scienze storiche all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che RomaSette ha intervistato alla vigilia della ricorrenza. “L’impegno della Chiesa per l’unità del Paese – ha spiegato Giovagnoli – è in atto da anni: pensiamo al pontificato di Giovanni Paolo II e all’azione della Cei, con la Grande preghiera per l’Italia, per contrastare quelle tendenze disgregatrici e secessioniste che la Chiesa avverte con preoccupazione, interpretando le esigenze più vere di tutti gli italiani”.

D -Qual è stato il ruolo della Chiesa e dei cattolici nell’Italia unita?
R – Un ruolo importante, anche se il conflitto Chiesa-Stato ha segnato le origini dello Stato unitario. L’unificazione è un processo di secoli, non è solo quello degli ultimi anni prima dell’unità. Un processo che comprende appieno la formazione che la Chiesa ha esercitato nella costruzione dell’identità italiana, premessa dello Stato unitario.

D – Le radici dell’Italia affondano quindi ad un periodo molto anteriore all’800.
R – Assolutamente. Penso alla creazione dello «spazio italiano», prima ancora dello Stato italiano, e penso al ruolo cruciale del Papa in modo particolare. Nell’800 c’è stato poi chi ha raccolto l’eredità precedente e l’ha portata dentro il processo di unificazione anche politico-istituzionale. Penso al ruolo di figure come Rosmini e Manzoni, che sono stati interpreti di questa eredità e l’hanno trasformata in una delle componenti fondamentali del dibattito risorgimentale.

D – Si è parlato di un’unificazione imposta a tutto il territorio nazionale, che avrebbe poi compromesso l’autonomia di alcune regioni e il loro sviluppo.
R – L’Italia era divisa in Stati, e le esigenze della storia hanno spinto per il superamento di un frazionamento avvertito come anacronistico dai protagonisti del Risorgimento per motivi culturali, economici, di politica internazionale. Il processo di unificazione si è rivelato positivo per la modernizzazione del Paese. Pensiamo a quello che poteva rappresentare un’Italia divisa, con barriere e dogane, con la limitazione nella mobilità dei capitali, delle idee, della manodopera. Le modalità dell’unificazione, poi, si possono discutere.

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IL PAPA AI PARROCI ROMANI: SIATE UOMINI CON IL CUORE DI DIO, ANNUNCIATE LA VERITÀ ANCHE SE SCOMODA

BENEDETTO XVI (Città del Vaticano) – Il sacerdote non è un “amministratore”, ma un uomo scelto da Dio per imitare Cristo, che sa come Lui essere umile, amare l’umanità, avere sensibilità per i poveri, sostenere con coraggio la Chiesa là dove essa è minacciata. Con un’articolata lectio divina ispirata dal capitolo 20 degli Atti degli apostoli, Benedetto XVI si è intrattenuto stamattina con i sacerdoti della diocesi di Roma, guidati dal cardinale vicario, Agostino Vallini, nel tradizionale incontro annuale svoltosi nell’Aula della Benedizione. Avere l’occhio di Dio, non quello del burocrate. Non c’è alternativa per un sacerdote. San Paolo lo aveva compreso e San Luca descritto in quel capitolo degli Atti degli Apostoli che il Papa ha definito come “destinato agli uomini di ogni tempo”. L’attualità del testo antico è diventata materia di riflessione per il prete del tempo moderno, centellinata dal Pontefice frase dopo frase. Il sacerdote, ha affermato, anzitutto “non è un padrone della fede”: “Prete non si è a tempo solo parziale; si è sempre, con tutta l’anima, con tutto il nostro cuore. Questo essere con Cristo ed essere ambasciatore di Cristo, questo essere per gli altri è una missione che penetra il nostro essere e deve sempre più penetrare nella totalità del nostro essere”.

Il servizio, ha proseguito Benedetto XVI, chiama l’umiltà. Che non è esibizione di “falsa modestia” ma amore per la volontà di Dio, che proprio grazie all’umiltà del servitore può essere annunciata nella sua integrità, senza condizionamenti o preferenze, e senza “creare l’idea che il cristianesimo sia un pacchetto immenso di cose da imparare”: “Questo è importante: non predica un cristianesimo à la carte, secondo i gusti propri, predicando un Vangelo secondo le proprie idee preferite, secondo le proprie idee teologiche: non si sottrae dall’annunciare tutta, tutta la volontà di Dio, anche la volontà scomoda, anche i temi che personalmente non mi piacciano tanto”. Il testo paolino ha poi suggerito al Pontefice spunti di riflessione sul tema della conversione del cuore. “Conversione”, ha detto il Papa, è soprattutto quella del pensiero e del cuore, per cui la realtà non sono le cose tangibili o i fatti del mondo così come si presentano, ma realtà è riconoscere la presenza di Dio nel mondo. Da questa visione il sacerdote deve condurre la sua “corsa” nel mondo, senza mai perdere – ha raccomandato Benedetto XVI – lo smalto degli inizi: “Non perdiamo lo zelo, la gioia di essere chiamati dal Signore (…) lasciamoci rinnovare la nostra gioventù spirituale (…) la gioia di poter andare con Cristo fino alla fine, di ‘condurre a termine la corsa’ sempre nell’entusiasmo di essere chiamati da Cristo per questo grande servizio”.

Il sacerdote, come Paolo, ha affermato il Papa non deve pensare alla sua mera “sopravvivenza biologica”. Certo, custodirsi è doveroso, ma non dimenticando che l’offerta di sé, anche fino al dono della vita, assimila il sacerdote al suo modello, Cristo: “Solo Dio può farci sacerdoti, solo Dio può scegliere i suoi sacerdoti e se siamo scelti, siamo scelti da Lui. Qui appare chiaramente il carattere sacramentale del presbiterato e del sacerdozio, che non è una professione che dev’essere fatta perché qualcuno deve amministrare tutte le cose (…) E’ un’elezione dallo Spirito Santo”. Pio XI, ha ricordato Benedetto XVI, rimarcava il problema della “la sonnolenza dei buoni”, cioè la mancanza di argini che spesso gli stessi cristiani oppongono alle forze del male. Il sacerdote, ha ribadito, è chiamato a “vegliare” e a pregare intensamente: “’Vegliate su voi stessi’: siamo attenti anche alla nostra vita spirituale, al nostro essere con Cristo (…) pregare e meditare la Parola di Dio non è tempo perso per la cura delle anime, ma è condizione perché possiamo essere realmente in contatto con il Signore e così parlare di prima mano dal Signore agli altri”.

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80 ANNI DI RADIO VATICANA: DALLE ONDE AI BIT, QUANDO I PAPI SCONFISSERO LA BABELE DELLE LINGUE

CITTA’ DEL VATICANO – Un microfono aperto per amplificare nel mondo la voce dei Papi, raccontare la vita delle Chiese di ogni angolo del pianeta, difendere la fede cristiana da chi la considera superata o scomoda. Sono 80 anni che generazioni di giornalisti, di tecnici e di altre maestranze si mettono ogni giorno al lavoro alla Radio Vaticana per assolvere a questo preciso servizio. Con Benedetto XVI, sono sette i Pontefici che si sono avvalsi di questo strumento, che il primo fra loro, Pio XI, definì un “poderoso mezzo materiale per la diffusione dell’Idea”, cioè il Vangelo. E ad ogni traguardo raggiunto, ciascun Papa non ha dimenticato di celebrare l’importanza della “sua” Radio.

Ottant’anni di storia mostrano, della Radio Vaticana, un aspetto incontestabile: la più moderna tecnologia non ha mai snaturato la sua anima più antica. Né i pesi della storia hanno reso meno veloci i suoi messaggi. È un principio che vale da quando chi la volle, Pio XI, per primo tracciò nell’etere la traiettoria di un contenuto e di uno stile: la Radio del Papa intende parlare delle cose del cielo a chi sta sulla terra, senza distinzioni. E vuole farlo in quante più lingue possibili, quasi a voler sancire la sconfitta di Babele, dove all’inizio del mondo la diversità di idiomi oscurò la comprensione di Dio, mentre l’accordo col quale oggi lavorano le oltre 40 lingue portate al microfono può aiutare a ritrovare il sentore di quella perduta unità. La grande storia parte con la cronaca di un memorabile pomeriggio. Sono circa le 16.40 e una leggera tramontana serpeggia tra la folla riunita sulla collinetta alle spalle della Basilica di San Pietro, sede della nuova Statio Radiofonica della Città del Vaticano. Guglielmo Marconi – celebrato genio della fisica ma soprattutto principale autore delle portentose macchine che da ore stanno rombando a pieno regime – si avvicina al grande microfono e dice:

“Ho l’altissimo onore di annunziare che fra pochi istanti il Sommo Pontefice Pio XI inaugurerà la stazione radio dello Stato della Città del Vaticano. Le onde elettriche trasporteranno in tutto il mondo, attraverso gli spazi, la sua parola di pace e di benedizione. Per circa 20 secoli, il Pontefice Romano ha fatto sentire la parola del suo divino magistero nel mondo, ma questa è la prima volta che la sua viva voce può essere percepita simultaneamente su tutta la superficie della terra…”

Gli sguardi sono ora tutti su Pio XI. Questi si alza dalla poltrona rossa, guadagna il tozzo microfono lasciato libero da Marconi e comincia a parlare. Sono le 16,49 e mezzo mondo – da New York a Melbourne – sta ascoltando in simultanea. È il “miracolo” del primo Papa che conquista la dimensione dello spazio-tempo: “…Ci rivolgiamo primieramente a tutte le cose e a tutti gli uomini, loro dicendo, qui e in seguito, con le parole stesse della Sacra Scrittura: ‘Udite, o cieli, quello che sto per dire, ascolti la terra le parole della mia bocca. Udite, o genti tutte, tendete l’orecchio, o voi tutti che abitate il globo, uniti in un medesimo intento, il ricco e il povero. Udite, o isole, ed ascoltate, o popoli lontani’”.

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SCUOLA: SCRUTINI, COPIA-INCOLLA E VOTI PUNITIVI: COSA STA SUCCEDENDO?

A lavori ancora in corso, posso dire che le cose che ho letto sul sussidiario sono tutte vere e scrivo la mia con un po’ di tristezza. Da me siamo all’80 per cento dell’opera e non sta andando bene, nonostante il passaggio in collegio docenti di una delibera quadro dedicata al tema della valutazione. La scuola italiana ha bisogno di un’anima per ridare senso a quello che gli studenti, giorno dopo giorno, sono chiamati a fare: parlo della passione del lavoro di docente, della capacità di trasmettere entusiasmo, della capacità di convincere circa l’utilità dello studio personale, della capacità di adeguare il processo di insegnamento al mutato quadro concettuale e mentale dei giovani (i cosiddetti stili cognitivi).

Non dobbiamo prendercela con gli scrutini: se la valutazione non funziona non è colpa dello scrutinio elettronico e neanche della confusione mentale prodotta dalla necessità di valutare (tentare di valutare) per competenze. Non è colpa degli scrutini se la valutazione è in crisi; ma allo scrutinio un DS scrupoloso vede parecchie cose della scuola meritevoli di attenzione. La mia scuola è fatta per l’80 per cento da un vecchio Itis (ora Istruzione Tecnica settore Tecnologico, indirizzi Meccanico, Elettrotecnico ed Informatico) e per il restante 20 per cento da un vecchio Liceo Scientifico Tecnologico (ora Liceo Scientifico Opzione Scienze Applicate). Vediamo allora cosa ho visto.

Si boccia troppo – È troppo diffuso il principio della valutazione intesa come premio-punizione e troppo poco diffusa un’idea di valutazione come momento formativo e come momento in grado di intervenire sulla dimensione affettiva dello studente nei confronti del suo processo di apprendimento.
Qualche docente teorizza esplicitamente l’idea che i voti del primo quadrimestre servano da lezione per indurre gli studenti a studiare. A parte il rischio di indurre conclusioni del tipo non ne vale la pena, trovo singolare che un professionista dell’insegnamento non si interroghi sul fatto che non possa accadere che una intera classe cambi completamente, e in maniera drastica, il suo rendimento in una materia solo perché è cambiato il docente.

I casi sono due: o è stato preceduto da un incompetente (o da una intera serie di incompetenti), e allora avrebbe dovuto segnalarlo tempestivamente al DS, oppure lui sta sbagliando in qualche cosa sia nel giudizio, sia nella prognosi, perché è ben noto che non si impara (e non si disimpara) a scrivere in tre mesi. La discussione su questi elementi in sede di scrutinio è abbastanza imbarazzante perché tra colleghi, tendenzialmente, non ci si espone e perché è naturale ammettere che, in caso di nuovo docente, si abbiano fasi di assestamento dovute a cambiamenti di metodologia. Tutto bene se discutessimo di un 6 che diventa 5; non ci siamo se invece l’intera classe viene presentata come insufficiente, bisognosa di essere messa in riga e magari gli stessi studenti lamentano una mancanza totale di disponibilità all’ascolto.

Questo aspetto del docente come monade dentro un momento di valutazione collegiale dovrebbe gradualmente attenuarsi se riusciremo a passare alla valutazione per competenze, ma in realtà (per farlo) ci sarebbe bisogno di momenti di condivisione del lavoro, orario di servizio distinto dall’orario di insegnamento, continuità nella composizione dei consigli di classe, tutte cose che si scontrano con i chiari di luna attuali.

Che voto dare – Valutare prove e prestazioni e poi farci sopra delle medie aritmetiche (neanche ponderate) è la prassi normale. Anche i docenti più impegnati ed emotivamente coinvolti cedono le armi di fronte ad una verifica andata male. Quasi nessuno apre il registro, si concentra sullo studente, scrive un giudizio in cui si colgono gli elementi più rilevanti e poi azzarda un voto (solo alla fine). Se si cerca di imporre la stesura di un giudizio si scatena la metodologia del copia e incolla. Non ho nulla contro il copia e incolla, ce l’ho con il rifiuto di pensare allo studente mentre si valuta e con l’approccio secondo cui si preparano giudizi precotti per ogni valore di voto.

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TZIDKIAHU, L’EX SOLDATO CHE PORTA GLI ISRAELIANI IN GITA IN PALESTINA

INTERVISTA – “Betlemme si trova a 8 km di distanza da Gerusalemme, ma per chi abita nella città santa è molto più vicina Roma”. Questo perché “dal 2005 gli israeliani non possono più varcare la soglia dei territori palestinesi”. Lo stesso vale per i palestinesi che vogliono visitare Israele, ovviamente. I soldati israeliani, posizionati con i loro mitra ai checkpoint, ne vietano l’ingresso per gli uni e l’uscita agli altri. “Adesso lo capite il dramma di questo paese?”, ci chiede sorseggiando un caffè Eran Tzidkiahu, ricercatore alla Hebrew University di Gerusalemme che nel tempo libero fa la guida turistica. Una guida turistica molto particolare, a dir la verità: un ex soldato dai tratti tipicamente semiti e l’aria di uno che vuole cambiare le cose, che cerca di ridurre la distanza tra due città che stanno l’una a meno di 10 km di distanza dall’altra. Come? “Portando gli israeliani a visitare la Palestina, nella speranza che un giorno possa accadere anche il contrario”. Per questo abbiamo deciso di incontrarlo. Giusto il tempo di un caffè in città vecchia, per sentirci raccontare la sua storia.

Parliamo di questi tour, Eran. Da dove ti è venuta quest’idea?

Sono nati dall’incontro tra alcuni palestinesi e alcuni israeliani in Bet-Jala, una città della zona C (sotto il controllo e l’amministrazione israeliana) nella West Bank in cui è permesso incontrarsi. Un mio amico palestinese, Ahmad Alhelu, disse che voleva portare i cittadini israeliani nei territori palestinesi e i palestinesi nelle città israeliane. Vicino a lui c’era un’altra ragazza israeliana di nome Noa Maiman, che ha detto: “Sai una cosa? Ci sto! Cominciamo a farlo. Però dobbiamo fare in modo che sia legale”. Hanno chiesto il permesso all’esercito, al sistema israeliano e a quello palestinese per seguire le procedure corrette. Le prime volte usavano delle macchine private, io mi sono unito a loro subito dopo e ho deciso di buttarmi nel progetto. Il fatto di essere israeliano mi garantisce una grande conoscenza del territorio, della politica e di quello che sta succedendo oggi. Abbiamo cominciato a creare un tour diurno di Israeliani nei territori palestinesi, specialmente a Gerico e a Betlemme; ogni volta c’erano piu’ persone e abbiamo dovuto sostituire le visitare,sostituzione,sostuimacchine con i pullmann. Cerchiamo di creare le condizioni perché ci sia almeno il 20% di palestinesi e il resto di israeliani. Spero che un giorno possano venire anche dei palestinesi a visitare Israele. Sarebbe un grande aiuto per loro…

Chi decide di partecipare a queste gite?

Molte persone, quasi tutte quelle che si uniscono, conoscono già i posti. Prima dell’Intifada si poteva viaggiare liberamente, immaginate la sorpresa di queste persone a vedere questi posti… di nuovo. Sono soprese soprattutto di trovare un’autorità palestinese funzionante. Ci sono anche giovani sui 30 anni, per loro invece è la prima volta, la prima volta che vengono da civili e non come soldati. Purtroppo la maggior parte dei partecipanti è schierata a sinistra, e questo ci danneggia. Noi vorremo che venissero tutti, vorremmo che tutti i partiti osservassero qual è la realtà di oggi. Non sappiamo se cambiano le loro vite o il loro modo di pensare, ma molti dei partecipanti vogliono aggiungersi come volontari a questo progetto.

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IL PAPA NELLA SOLENNITA’ DELL’EPIFANIA: APRIAMOCI ALLA CERTEZZA CHE DIO È L’AMORE ONNIPOTENTE

CITTA’ DEL VATICANO – Il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto stamani, Solennità dell’Epifania del Signore, la Santa Messa nella Basilica Vaticana. Durante l’omelia ha ripercorso il cammino dei Magi, che rappresentano l’intera umanità, alla ricerca del Messia: “Essi erano probabilmente dei sapienti che scrutavano il cielo, ma non per cercare di “leggere” negli astri il futuro; erano piuttosto uomini “in ricerca” di qualcosa di più, in ricerca della vera luce, che sia in grado di indicare la strada da percorrere nella vita. Erano persone certe che nella creazione esiste quella che potremmo definire la “firma” di Dio, una firma che l’uomo può e deve tentare di scoprire e decifrare”. Ciascuno di noi è chiamato a riconoscere nei segni dei tempi, la manifestazione della gloria di Dio in ogni uomo. Di seguito il testo integrale dell’omelia:

Cari fratelli e sorelle, nella solennità dell’Epifania la Chiesa continua a contemplare e a celebrare il mistero della nascita di Gesù salvatore. In particolare, la ricorrenza odierna sottolinea la destinazione e il significato universali di questa nascita. Facendosi uomo nel grembo di Maria, il Figlio di Dio è venuto non solo per il popolo d’Israele, rappresentato dai pastori di Betlemme, ma anche per l’intera umanità, rappresentata dai Magi. Ed è proprio sui Magi e sul loro cammino alla ricerca del Messia (cfr Mt 2,1-12) che la Chiesa ci invita oggi a meditare e a pregare. Nel Vangelo abbiamo ascoltato che essi, giunti a Gerusalemme dall’Oriente, domandano: “Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo” (v. 2). Che genere di persone erano, e che specie di stella era quella? Essi erano probabilmente dei sapienti che scrutavano il cielo, ma non per cercare di “leggere” negli astri il futuro, eventualmente per ricavarne un guadagno; erano piuttosto uomini “in ricerca” di qualcosa di più, in ricerca della vera luce, che sia in grado di indicare la strada da percorrere nella vita. Erano persone certe che nella creazione esiste quella che potremmo definire la “firma” di Dio, una firma che l’uomo può e deve tentare di scoprire e decifrare. Forse il modo per conoscere meglio questi Magi e cogliere il loro desiderio di lasciarsi guidare dai segni di Dio è soffermarci a considerare ciò che essi trovarono, nel loro cammino, nella grande città di Gerusalemme.

Anzitutto incontrarono il re Erode. Certamente egli era interessato al bambino di cui parlavano i Magi; non però allo scopo di adorarlo, come vuole far intendere mentendo, ma per sopprimerlo. Erode è un uomo di potere, che nell’altro riesce a vedere solo un rivale da combattere. In fondo, se riflettiamo bene, anche Dio gli sembra un rivale, anzi, un rivale particolarmente pericoloso, che vorrebbe privare gli uomini del loro spazio vitale, della loro autonomia, del loro potere; un rivale che indica la strada da percorrere nella vita e impedisce, così, di fare tutto ciò che si vuole. Erode ascolta dai suoi esperti delle Sacre Scritture le parole del profeta Michea (5,1), ma il suo unico pensiero è il trono. Allora Dio stesso deve essere offuscato e le persone devono ridursi ad essere semplici pedine da muovere nella grande scacchiera del potere. Erode è un personaggio che non ci è simpatico e che istintivamente giudichiamo in modo negativo per la sua brutalità. Ma dovremmo chiederci: forse c’è qualcosa di Erode anche in noi? Forse anche noi, a volte, vediamo Dio come una sorta di rivale? Forse anche noi siamo ciechi davanti ai suoi segni, sordi alle sue parole, perché pensiamo che ponga limiti alla nostra vita e non ci permetta di disporre dell’esistenza a nostro piacimento?

Cari fratelli e sorelle, quando vediamo Dio in questo modo finiamo per sentirci insoddisfatti e scontenti, perché non ci lasciamo guidare da Colui che sta a fondamento di tutte le cose. Dobbiamo togliere dalla nostra mente e dal nostro cuore l’idea della rivalità, l’idea che dare spazio a Dio sia un limite per noi stessi; dobbiamo aprirci alla certezza che Dio è l’amore onnipotente che non toglie nulla, non minaccia, anzi, è l’Unico capace di offrirci la possibilità di vivere in pienezza, di provare la vera gioia. I Magi poi incontrano gli studiosi, i teologi, gli esperti che sanno tutto sulle Sacre Scritture, che ne conoscono le possibili interpretazioni, che sono capaci di citarne a memoria ogni passo e che quindi sono un prezioso aiuto per chi vuole percorrere la via di Dio. Ma, afferma sant’Agostino, essi amano essere guide per gli altri, indicano la strada, ma non camminano, rimangono immobili.

Per loro le Scritture diventano una specie di atlante da leggere con curiosità, un insieme di parole e di concetti da esaminare e su cui discutere dottamente. Ma nuovamente possiamo domandarci: non c’è anche in noi la tentazione di ritenere le Sacre Scritture, questo tesoro ricchissimo e vitale per la fede della Chiesa, più come un oggetto per lo studio e la discussione degli specialisti, che come il Libro che ci indica la via per giungere alla vita. Penso che, come ho indicato nell’Esortazione apostolica Verbum Domini, dovrebbe nascere sempre di nuovo in noi la disposizione profonda a vedere la parola della Bibbia, letta nella Tradizione viva della Chiesa (n. 18), come la verità che ci dice che cosa è l’uomo e come può realizzarsi pienamente, la verità che è la via da percorrere quotidianamente, insieme agli altri, se vogliamo costruire la nostra esistenza sulla roccia e non sulla sabbia.

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LA SESSUALITA’? PER LA CHIESA NON E’ TABU’, MA GIOIA! E PER IL MONDO? (RIFLESSIONE)

1 + 1 = 2 – “Più procedo nei miei studi, più mi rendo conto che è la scienza senza l’umiltà che impedisce di capire” (P. Bellarmino Bagatti OFM, scopritore della Casa della Madonna a Nazareth). La morale cristiana, nel corso della sua storia ormai bimillenaria, è stata criticata per la sua rigidità, ma una constatazione appare evidente: la dottrina cristiana si è sempre opposta a ogni forma di assolutizzazione o di banalizzazione del sesso. Se la banalizzazione consiste nella privazione di un progetto (fare «sesso per il sesso»), il pensiero cristiano lo valorizza nel livello più alto. Scrive E. Fuchs, teologo protestante: «AI cristianesimo non si può attribuire la colpa di avere rifiutato la sessualità, ma casomai d’aver tentato in tutti i modi, compresi quelli repressivi, di esprimerne il significato etico». E aggiunge un riconoscimento sorprendente: «L’etica cristiana è il primo tentativo rigoroso di inserire il mistero affascinante della sessualità in un progetto storico concreto: il matrimonio, sacramento dell’amore». Il problema oggi più in vista è l’insignificanza, appunto la banalità, che si traduce facilmente nello slogan ‘sesso libero’ e poi, in presenza dell’Aids, ‘sesso sicuro’. La sessualità è ridotta a genitalità e dissociata dalla componenti affettive e razionali, fatta oggetto e veicolo di consumo, ridotta a merce dell’usa e getta. Ma forse proprio dalla crisi etica emerge con forza un bisogno di ritornare all’etica.

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SE LA DIGNITÀ È ANORESSICA …. LA FRAGILE IDENTITÀ DELL’UOMO NELLA SOCIETÀ DI OGGI

PARLIAMONE – Silete theologi in munere alieno!: questa celebre affermazione del giurista Alberico Gentili (1612) segna, nella sua icasticità, le linee fondamentali di quell’ultima grande narrazione, il dominio della ragione, che ha segnato quel processo di razionalizzazione e di disincanto proprio dell’Occidente moderno di cui parlava Max Weber. Di fronte al persistente rilievo sociale delle religioni e ai conflitti che sollevano tutta una serie di scottanti questioni bioetiche, ai rischi – bene individuati negli ultimi scritti di Habermas – di un “deragliamento” della modernizzazione, siamo costretti, oggi, a rivedere il senso di quella razionalità e il significato di un principio, quello della dignità umana, messo oggi a dura prova soprattutto dalle nuove potenzialità bio-tecnologiche applicate all’uomo. Dal punto di vista della tradizione giudaico-cristiana, la dignità è fondata sull’idea biblica che l’uomo sia stato creato “a immagine e somiglianza di Dio” (Genesi, 1, 26-27): qualcosa d’inscalfibile, d’indisponibile risiede nell’uomo, perché l’uomo è l’unica traccia del divino nel mondo, e di un divino che, con il Cristo, si incarnerà, si farà a sua volta uomo. È questa una visione ontologica, “essenzialistica”, della dignità, che presuppone una concezione statica, invariante dell’uomo e della sua natura.

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‘SE I GIORNALISTI FANNO PASSARE SOLO IL MALE’. ARTICOLO DA LEGGERE DEL VATICANISTA FRANCESCO GRANA

MEDIA – “Gesù ti prego che il mio papà lavori di nuovo”. Ho trovato questa frase scritta su un cartoncino a forma di stella appeso al grande albero di Natale che abbiamo fatto in parrocchia. Non poteva lasciarmi indifferente. Ho percepito il dramma della disoccupazione, comune a tante famiglie in questo tempo di crisi. Storie di persone invisibili, come le ha chiamate il Papa il giorno dell’Immacolata, che ogni tanto occupano le pagine dei giornali e vengono sfruttate finché la notizia e l’immagine attirano l’attenzione.

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VORREI SPOSARLO, MA LUI PREFERISCE CONVIVERE. UNA DOMANDA ED UNA RISPOSTA AD UN SACERDOTE

DOMANDE & RISPOSTE – Buongiorno. Utilizzo questo indirizzo email per inviarVi la mia lettera perchè non riesco a postarla attraverso il form, ricevo continui messaggi di errore. Potete rispondermi in privato o pubblicarmi, qualora questo argomento possa risultare di interesse comune, come preferite. Vi chiedo solo di rimanere anonima. Per me è importante solo avere un Vostro consiglio, perché sono lacerata da dubbi e ho bisogno di una guida per scegliere quale strada intraprendere. Sono una giovane donna di 35 anni. Sono credente ma non praticante. Sono cresciuta e ho sempre vissuto secondo i valori morali cristiani cattolici. Da tre anni vivo una storia d’amore con un uomo che ha qualche anno più di me. Inizialmente non abbiamo potuto far progetti concreti anche a causa della situazione lavorativa molto precaria per entrambi. Circa 6 mesi fa questa situazione si è stabilizzata e abbiamo deciso di concretizzare il nostro amore pensando ad un futuro insieme. Premetto che nessuno di noi due è mai stato sposato o ha convissuto: viviamo entrambi con le nostre famiglie d’origine. E’ nato un problema. Io desidero che ci sposiamo: credo fortemente nel matrimonio come Sacramento, come istituzione, come promessa solenne di fronte a Dio, a noi stessi e al mondo, come punto di partenza per iniziare una vita insieme nell’amore. Inoltre ho sempre desiderato arrivare vergine al matrimonio, donare tutta me stessa solo all’uomo con cui avrei condiviso la vita, e in questi anni il mio fidanzato, pur non condividendo questa idea (lui ritiene importante per una coppia vivere insieme tutti gli aspetti dell’amore, anche quello sessuale, che considera molto importante) mi ha sempre rispettata, sebbene ogni tanto continui a chiedermi di fare l’amore. Lui invece vuole che andiamo a convivere: vede il matrimonio come una tappa successiva nel processo di costruzione di una vita insieme; lui crede nell’amore, più che nel matrimonio: ritiene che quello che conta è che ci vogliamo bene e che entrambi vogliamo affrontare la vita insieme; dice è necessario prima vivere insieme per conoscerci a fondo, per capire se veramente siamo fatti l’uno per l’altra; il matrimonio potrà venire in seguito, un passo per volta. Durante alcuni discorsi è emerso che lui ha paura del matrimonio: teme che le cose possano non andare bene, come purtroppo oggi capita sempre più spesso, e che un divorzio comporti anche problemi onerosi dal punto di vista finanziario ecc. E’ questo un discorso che ho sentito fare molto spesso da varie persone, che preferiscono un “periodo di prova” con la convivenza, ritenendo che se due persone si amano davvero non c’è bisogno di una cerimonia per sancire il loro amore. Io a questo punto sono molto confusa. Amo quest’uomo e vorrei condividere la mia vita con lui. Ma la sua ferma volontà a voler convivere anziché sposarci mi mette molto a disagio: si scontra con i valori morali che sono radicati in me e hanno guidato la mia vita finora. Io non considero la convivenza come una scelta di vita positiva per quanti mi riguarda: non giudico chi sceglie questa strada, se entrambe le parti della coppia sono felici. Tuttavia non mi sento a mio agio nell’intraprendere anche io questa strada, mi fa sentire forzata, costretta.

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BENEDETTO XVI AGLI ARTISTI: CIÒ DI CUI IL MONDO HA BISOGNO È LA BELLEZZA. SPECIALE SULL’INCONTRO

CITTA’ DEL VATICANO – La bellezza è ciò di cui hanno realmente bisogno gli uomini e le donne di oggi, ha affermato Benedetto XVI nell’atteso incontro di questo sabato con gli artisti di tutto il mondo. Con “Il giudizio universale” di Michelangelo come testimone, nella Cappella Sistina, – scrive il direttore di Zeniut Jesus Colina – il Pontefice si è rivolto a circa 250 rappresentanti del mondo artistico di fama internazionale e di vari credo o confessioni religiose: cantanti – sia lirici che pop e rock -, musicisti, scrittori, pittori, architetti, scultori, attori cinematografici e televisivi… Si trattava di un’iniziativa organizzata dall’Arcivescovo Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, che voleva non solo ricordare i dieci anni dalla Lettera che Giovanni Paolo II rivolse agli artisti, ma soprattutto cercare di superare quel “divorzio” tra la Chiesa e il mondo artistico constatato con dolore da Paolo VI in un incontro dalle stesse caratteristiche celebrato 45 anni fa. Nell’ambiente di pessimismo che si respira a causa della crisi economica e sociale, il Papa ha chiesto agli artisti: “Che cosa può ridare entusiasmo e fiducia, che cosa può incoraggiare l’animo umano a ritrovare il cammino, ad alzare lo sguardo sull’orizzonte, a sognare una vita degna della sua vocazione se non la bellezza?”.

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AL CAMPIONATO D’ELITE INIZIANO GLI SCONTRI AL VERTICE. PAPABOYS VS BORGOROSSO

ROMA – Dopo il brillante e sofferto esordio in Campionato d’Elite contro il Real Monteverde vinto per uno a zero con gol di Desideri nel corso del secondo tempo, per la giovane formazione di Mister Carsetti e del Presidente Mario Brozzi, il ‘Papaboys Roma F.c.’ è già turno difficile, con un incontro previsto per questo martedì alle ore 21 contro il Borgorosso F.c., squadra favorita per la vittoria del campionato. La gara si prevede tutta in salita per i ragazzi del Papa, poichè il Borgorosso può contare su un organico più completo e più allenato. ‘Andiamo per giocare e per divertirci – ha dichiarato mister Carsetti – ma se i ragazzi dei Papaboys seguiranno sul campo le impostazioni che ho loro dato in allenamento, ce la possiamo giocare a viso aperto con chiunque’. Restiamo dell’idea che la gara sarà davvero difficile.

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UN MUSULMANO, UN CATTOLICO ED UN ATEO COMPONGONO I BRANI DI ‘ALMA MATER’, CD CON VOCE DEL PAPA

MUSICA – E’ un disco che nasce portando con sé un messaggio di speranza, e non potrebbe essere diversamente, dal momento che a cantare, nell’album che arriverà nei negozi il mese prossimo, è nientemeno che Papa Benedetto XVI. A riferirlo è l’agenzia internazionale Reuters. Canzoni, certo, ma anche preghiere recitate, il tutto su una base musicale scritta da tra compositori: un musulmano, un cattolico ed un ateo. Il produttore Vincent Messina ha spiegato che la scelta di Nour Eddine, Stefano Mainetti e Simon Boswell – che si descrive “di fede non dichiarata” – riflette “l’intento di creare un disco che avesse un appeal universale per tutti coloro che amano la buona musica”. “Non ho mai pensato di scegliere o mettere sotto contratto compositori in base alla loro fede”, ha spiegato Messina all’agenzia Reuters.

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I PAPABOYS DELLA MARCHE PRESENTANO ‘SGUARDI SONORI ATTENTI’: TUTTI A TEATRO QUESTO GIOVEDI’

ANCONA – Riparte l’attività nella Sede Regionale delle Marche dei Papaboys, guidata da Andrea Clementi, una delle ultime sedi (in ordine cronologico ndr) regionali che hanno iniziato il cammino all’interno dell’Associazione Nazionale Papaboys. Questo giovedì è in programma ad Ancona presso il Cinema Teatro Dorico di Ancona l’iniziativa ‘Sguardi Sonori Attenti’, una kermesse musicale con gruppi giovanili caratterizzati da varie forme di espressione musicale. “Una occasione per iniziare a seminare – dichiara Clementi, delegato regionale per le Marche -anche nella nostra regione, dopo le belle e coinvolgenti esperienze di ‘Una luce nella notte’ dei giorni passati. Attraverso la musica si possono conoscere tanti ragazzi ed è una ottima via per poter far loro conoscere Gesù, centro e scopo della nostra missione di Associazione.” L’appuntamento alle ore 20.45 presso il Cinema Teatro Dorico di Ancona.  La musica ha grandi potenzialità, attraverso di lei si può comunicare, esprimere amore,disagio,rabbia.. basta porsi in un atteggiamento di ascolto,e se l’ascolto è attento”il dialogo” sicuramente funzionerà! È da questa idea che nasce questa serata evento organizzata dai Papaboys Marche, dall’idea cioè di “leggere” quello che è il pensiero a volte solo parzialmente espresso verbalmente dai ragazzi e svilupparlo attraverso il linguaggio sonoro.

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CHE COSA E’ L’ADUNANZA EUCARISTICA? NE PARLA UN DOSSIER DELL’AGENZIA VATICANA FIDES

luCITTA’ DEL VATICANO – (Agenzia Fides) – L’AdunanzA Eucaristica Nazionale è una preghiera di 12 ore nel cuore della notte che inizia con la Celebrazione dell’Eucarestia, solitamente presieduta da un Vescovo all’interno della propria Diocesi, e che riunisce intorno a Gesù, tutti i movimenti laicali ed associazioni della Diocesi stessa in cui si tiene. L’Adunanza Eucaristica’ nasce dal desiderio di condurre alla presenza del Signore ogni persona, in particolar modo i giovani, perché possano sperimentare in questa reale Presenza Eucaristica la fonte e la forza per un nuovo inizio o per continuare il cammino alla sequela del Signore Gesù; essa, pur essendo a grandi linee un evento di Adorazione ed Evangelizzazione che unisce “Gesù, giovani e notte”, prende per modi, tempi e clima spirituale una connotazione originale ed incisiva.

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MICROFONO & CHITARRA PER IL REGNO DEI CIELI: APPUNTAMENTO IN UMBRIA CON “SAREMO AL C’ENTRO”

luAPPUNTAMENTI – “Saremo al C’entro” è ormai entrato nella pelle. Come un appuntamento immancabile nel calendario, da attendere con trepidazione, da preparare con cura e amore, da nove anni Ponte San Giovanni saluta l’estate trasformandosi nella cittadina dei giovani in musica. Nelle vie e nelle piazzette, vetrine di negozi, ristoranti, pizzerie e gelaterie scrivono una melodia che arriva fino al campanile. La musica scalderà, anche quest’anno, l’anfiteatro del parco Bellini. Il 19, 20 e 21 giugno il sipario si alzerà sulle note colorate della vita. Chiamarlo “concorso musicale” è un abito che ormai veste stretto allo spirito che accende l’iniziativa. Forse non poteva considerarsi così neanche agli esordi, perché la sua anima è da sempre regalare l’opportunità ai giovani artisti di salire su un palco e stringere il microfono per dar voce alle proprie emozioni, aggregando – davanti e dietro le quinte – vecchie e nuove generazioni di ponteggiani. Oggi Saremo è diventato anche molto di più. I promotori dell’evento, gli animatori della locale parrocchia San Bartolomeo, hanno deciso di ampliare la scala musicale. E così “do, re, mi, fa, sol, la, si” hanno lasciato spazio nel pentagramma a uno spettacolo dai confini territoriali e comunicativi potenzialmente illimitati.

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