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ANGELUS – BENEDETTO XVI SPERA “VIVAMENTE” CHE SI RIPRISTINI LA TREGUA A GAZA E DIFENDE GLI IMMIGRATI

CITTA’ DEL VATICANO – “Spero vivamente” che a Gaza “si sappia approfittare, con saggezza, degli spiragli aperti per ripristinare la tregua e avviarsi verso soluzioni pacifiche e durevoli”. Lo ha detto Benedetto XVI al termine della tradizionale preghiera domenicale dell’Angelus. Il Papa ha quindi rinnovato il suo incoraggiamento “a quanti, da una parte come dall’altra, credono che in Terra Santa ci sia spazio per tutti, affinche’ aiutino la loro gente a rialzarsi dalle macerie e dal terrore e, coraggiosamente, riprendere il filo del dialogo nella giustizia e nella verità”. “E’ questo – ha garantito il Pontefice – l’unico cammino che puo’ effettivamente schiudere un avvenire di pace per i figli di quella cara regione”. Nel suo breve discorso, il successore di Pietro, che continua a seguire “con profonda trepidazione il conflitto”, ha voluto anche ricordare “le centinaia di bambini, anziani, donne, caduti vittime innocenti dell’inaudita violenza, i feriti, quanti piangono i loro cari e coloro che hanno perduto i loro beni”. “Vi invito – ha affermato il Papa rivolgendosi ai fedeli presenti in Piazza – ad accompagnare con la preghiera gli sforzi che numerose persone di buona volonta’ stanno compiendo per fermare la tragedia”. Nel suo breve discorso prima dell’Angelus, il Papa ha invece ricordato di aver scelto quest’anno come tema della Giornata Mondiale dei Migranti e degli Itineranti: “San Paolo migrante, Apostolo delle genti”, perche’ “Saulo nacque in una famiglia di ebrei emigrati a Tarso, importante citta’ della Cilicia, e crebbe con una triplice cultura – ebraica, ellenistica e romana – e con una mentalita’ cosmopolita. Quando si converti’ da persecutore dei cristiani in Apostolo del Vangelo, Paolo divenne ‘ambasciatore’ di Cristo risorto per farlo conoscere a tutti, nella convinzione che in Lui tutti i popoli sono chiamati a formare la grande famiglia dei figli di Dio”. “Questa – ha sottolineato – e’ anche la missione della Chiesa, piu’ che mai in questo nostro tempo di globalizzazione. Come cristiani, non possiamo non avvertire il bisogno di trasmettere il messaggio d’amore di Gesu’ specialmente a quanti non lo conoscono, oppure si trovano in situazioni difficili e dolorose”. “Ognuno di noi, secondo la propria vocazione e la’ dove vive e lavora, e’ chiamato – ha rammentato il Pontefice ai fedeli – a testimoniare il Vangelo, con una cura piu’ grande per quei fratelli e sorelle che da altri Paesi, per diversi motivi, sono venuti a vivere in mezzo a noi, valorizzando cosi’ il fenomeno delle migrazioni come occasione di incontro tra civilta’. Preghiamo ed agiamo – e’ stato il suo invito – perche’ questo avvenga sempre in modo pacifico e costruttivo, nel rispetto e nel dialogo, prevenendo ogni tentazione di conflitto e di sopraffazione”.

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