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IN CARCERE SI VA PERCHE’ PUNITI NON PER ESSERE PUNITI

RIFLESSIONE – Privazione della libertà personale nel rispetto della dignità di ogni cittadino detenuto. In questo inciso, lo scopo e l’utilità per ogni forma di prevenzione e risocializzazione possibili. Eppure qualcosa sfugge alla razionalità degli sforzi profusi per rendere il carcere un luogo di pena ma anche un tragitto di vita e di speranza. “Nessuno può essere sottoposto a tortura o a trattamenti o pene inumani o degradanti”, parole, una dietro l’altra, messe in fila per meglio fare chiarezza di una dimensione sottaciuta, mai del tutto svelata, parole che hanno il carico dell’obbligo assoluto e inderogabile. Sul carcere, sulle persone detenute, sulla colpa, il martello della bugia non conosce stanchezze, si alimenta sulla conflittualità quotidiana, che fa della comunicazione un’arma contundente, perché quasi certamente verrebbe alla luce una ordinaria follia di sopravvivenza. C’è un tentativo di ridurre ogni cosa a una sorta macabro gioco infantile, vittimismo, pietismo, solidarietà stiracchiata qua e là, non fanno del bene all’Istituzione carceraria, tanto meno alla popolazione detenuta, bensì, rischiano di annientare le ultime resistenze umanitarie, di cancellare maturità e speranze, di stroncare quel che rimane del senso di Giustizia, quel principio autorevole che consegna e difende il rispetto della dignità di ciascuno, anche in un penitenziario, persino all’interno di una cella incredibilmente sovraffollata.

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RICERCA: PER TROVARE LAVORO I GIOVANI ANDREBBERO DA BOSS. QUALI RISPOSTE DIAMO?

PALERMO – Sconcertante esito di una ricerca ‘siciliana’ sui giovani: due diciottenni su dieci – pur di ottenere un lavoro – si rivolgerebbero ad un mafioso, il 16%, invece, di fronte ad una ingiustizia si rivolgerebbe alla mafia per chiedere un aiuto. E’ quanto viene fuori da una inchiesta condotta dagli studenti dell’Itcg “Jacopo del Duca” di Cefalù, sui giovani che sono andati per la prima volta al voto nei paesi delle Basse Madonine. I risultati sono stati pubblicati sull’ultimo numero del giornale d’istituto. L’inchiesta – divulgata dall’Agenzia Ansa – è stata condotta fra i giovani delle basse Madonie che ad aprile sono andati a votare per le politiche per la prima volta. Hanno risposto al questionario 328 neo diciottenni. Alla domanda “Stai per terminare gli studi e presto vorrai inserirti nel mondo del lavoro. Cosa faresti pur di ottenere un buon posto lavoro?” il 19% ha risposto che si rivolgerebbe persino ad un mafioso, il 21% si farebbe raccomandare e solo il 45% cercherebbe di farsi assumere dimostrando quello che vale senza alcuna raccomandazione.

Per leggere tutto il testo visita : http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=1358 

Il restante 15% darebbe il voto a chi lo chiede indipendentemente dalla propria ideologia politica. Alla domanda, invece, “Se tu o la tua famiglia doveste subire un’ingiustizia a chi ti rivolgeresti per chiedere aiuto?” il 16% ha risposto dicendo che si rivolgerebbe alla mafia, il 18% alla politica e il 66% alle forze dell’ordine. Dalla stessa inchiesta viene fuori che solo il 44% dei neo votanti reputa utile la sua prima esperienza di voto. Il 33%, infatti, non conosce il sistema elettorale e solo il 38% lo condivide.

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