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ASIA/HONG KONG – Primi frutti dall’evangelizzazione dei giovani lanciata per la festa del capodanno cinese

Hong Kong (Agenzia Fides) – L’evangelizzazione giovanile lanciata durante la festa del Capodanno cinese dalla parrocchia di S. Bonaventura nella diocesi di Hong Kong sta già raccogliendo i primi frutti. Secondo quanto riferisce Kong Ko Bao (il bollettino diocesano in versione cinese), sempre più giovani partecipano vivamente all’attività parrocchiale, anche i non cristiani si dimostrano interessati al cristianesimo. Durate la festa del Capodanno cinese, il Centro Giovanile della parrocchia di S. Bonaventura ha organizzato una fiera con obiettivo l’evangelizzazione e la pastorale. Hanno allestito banchetti con oggetti e volantini cattolici e si è tenuto anche un Seminario sulla religione. Il loro lavoro ha attirato l’attenzione di tanti coetanei e non solo. Dopo il primo contatto, molti sono tornati in parrocchia, per conoscere meglio la comunità e la fede. La parrocchia di S. Bonaventura, fondata nel marzo 1971, ha inaugurato il Centro Giovanile S. Bonaventura nel 1995. Inoltre esiste anche il gruppo della liturgia, della carità, della preghiera, la Legio Mariae… Obiettivi del Centro giovanile sono: far crescere integralmente i giovani, presentare i giusti valori ai ragazzi, collaborare con il quartiere e con la parrocchia per rispondere alle esigenze sociali.

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ASIA – “Rilanciare la missione evangelizzatrice”: nuova pubblicazione della Federazione delle Conferenze Episcopali dell’Asia

Bangkok (Agenzia Fides) – “Rilanciare la nostra missione evangelizzatrice”: questo il titolo del nuovo documento diffuso dalla Federazione delle Conferenze Episcopali Asiatiche (FABC), che prosegue la riflessione sulla missione in Asia, avviata al Congresso Missionario Asiatico tenutosi in Tailandia nel 2006. La pubblicazione contiene le riflessioni e gli approfondimenti diffusi nel corso di un dibattito organizzato dall’Ufficio FABC in India, che era incentrato sulla promozione di un rinnovato incontro fra il Vangelo e le culture dell’India e dell’intero continente. Le relazioni di Vescovi, esperti e teologi, puntano sulla necessità di “riaccendere il fuoco della missione”, di vivere una “spiritualità incarnata”, di considerate l’inculturazione, cioè la penetrazione del Vangelo nelle diverse culture, come una necessità primaria.
Nel terzo millennio, ricorda la FABC, la Chiesa in Asia è chiamata ad un nuovo slancio missionario, sottolineando che la formazione missionaria è un impegno importante delle comunità cattoliche, in quanto l’evangelizzazione deve essere l’elemento chiave dell’attività pastorale ordinaria di parrocchie, associazioni, movimenti laicali.
L’inculturazione – nota il testo – è una grande sfida presente e futura della Chiesa, in quanto è il continuo processo che coinvolge la totalità della vita di una persona. E’ il processo che collega Dio alla vita, a una data cultura e a quella della storia umana. Essa è “un’epifania del Signore nel cuore di un popolo e di una cultura, e trasforma il cuore dell’uomo nel suo atteggiamento verso Dio e verso i suo fratelli”. Questa esperienza deve cominciare dalle famiglie cristiane, punto di partenza di ogni esperienza umana e cristiana. La famiglia non è solo l’oggetto della cura pastorale della Chiesa, ma anche l’agente di evangelizzazione più efficace.

Fonte: www.fides.org

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Il sì di suor Nirmala Joshi alla moratoria contro l’aborto

La Superiora generale delle Missionarie della Carità, ribadisce l’impegno dell’Ordine fondato da Madre Teresa a favore della vita, fin dal concepimento. Ricorda che davanti al mondo intero Madre Teresa ha sempre denunciato che “nessuno, né un governo, né una madre, ha il diritto di togliere la vita”. Contro l’interruzione di gravidanza, l’accoglienza di ragazze madri e le adozioni.
di Nirmala Carvalho
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Un no alla pena di morte e soprattutto all’aborto come “strumento più importante per la distruzione della pace” arriva dalla Superiora generale delle Missionarie della Carità, suor Nirmala Joshi. La religiosa, che ha raccolto l’eredità della Beata Madre Teresa, sostiene l’idea di una moratoria mondiale contro l’aborto, come logica conseguenza di quella recentemente raggiunta sulla pena capitale. Commentando l’iniziativa con AsiaNews, ricorda l’impegno di Madre Teresa, la quale – soprattutto nelle sedi internazionali – non ha mai mancato di denunciare il pericolo e  l’ingiustizia che si celano dietro questa pratica.  

“La cultura della vita – dice suor Nirmala – protegge e ama la vita, promuove l’amore, la bellezza, la gioia e la pace. La cultura della morte, invece, distrugge la vita e semina odio, discordia e infelicità…a noi scegliere”. Per arginare il diffuso fenomeno dell’interruzione di gravidanza  in India, le suore di Madre Teresa continuano a gestire case di accoglienza per dare un’alternativa alle mamme non sposate o in difficoltà e sostengono programmi di adozione internazionale.
Quella per la protezione della vita, fin dal concepimento, è stata tra le principali battaglie della Beata. Durante la Conferenza Onu su popolazione e sviluppo, svoltasi a Il Cairo nel 1994, Madre Teresa denunciò davanti al mondo intero la pena di morte e l’aborto: “L’unico che ha il diritto di togliere la vita è quell’unico che l’ha creata. Nessun altro può farlo, né una madre, né un padre, non un medico o un’agenzia o una conferenza o un governo”. Per Madre Teresa – ricorda suor Nirmala – l’aborto è il “peggiore dei mali e il maggiore distruttore della pace, perché è una guerra contro il bambino…se accettiamo che una madre possa uccidere persino il proprio figlio, come possiamo dire alle altre persone di non uccidere i propri simili?”
Già nel 1979, in occasione della cerimonia per il conferimento del Premio Nobel per la Pace, Madre Teresa si era espressa contro l’ipocrisia dei molti, che “si preoccupano dei bambini in India e in Africa che muoiono di fame e di altre cause, ma non dei milioni di bambini che muoiono deliberatamente per il volere delle loro madri”. Sempre in quella sede la religiosa ha ricordato l’impegno delle MC: “Combattiamo l’aborto con le adozioni, abbiamo salvato migliaia di vite, abbiamo chiesto ad ospedali, cliniche, stazioni di polizia di non uccidere i bambini, ma di affidarli a noi, dite alle ragazze madri di venire da noi, daremo una casa al loro bambino”.

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ASIA/INDIA – Preghiera e unità della comunità cattolica per rispondere agli attacchi anti-cristiani

New Delhi (Agenzia Fides) – Maggiore coordinamento per le attività della Chiesa in ambito sociale e civile; preghiera incessante e non-violenza; unità ecumenica fra i cristiani di differenti confessioni; dialogo e sostegno delle altre comunità religiose: sono questi i punti con cui la Chiesa cattolica indiana pensa di rispondere alla crescente violenza che negli ultimi mesi ha colpito luoghi, persone e istituzioni cristiane in tutto il paese.
Ricordando i recenti attacchi che le comunità cattoliche hanno subito nello stato dell’Orissa, i Vescovi indiani, nel corso della loro ultima Assemblea plenaria, hanno discusso delle strategie che i credenti sono chiamati ad attuare in risposta alla propaganda di odio di alcune minoranze estremiste, che spesso sfocia in abusi e violenza ai danni dei cristiani. Tutti i Vescovi hanno espresso la loro solidarietà alle vittime della violenza e hanno promesso un appoggio nell’assistenza legale e nella ricostruzione delle chiese e delle case distrutte in Orissa. Il Cardinale Telesphore Toppo, che dopo oltre un mese dalle violenze ha potuto visitare le zone colpite (nelle settimane precedenti vi era il veto delle autorità), ha descritto la situazione come “diabolica”, mentre testimoni oculari hanno riferito di tre giorni di devastazioni compiute dagli estremisti nella più totale libertà e impunità, senza che nessuno potesse fare nulla per fermarli. I Vescovi hanno lanciato l’allarme perchè la violenza compiuta in Orissa potrebbe accadere, similmente, in altri stati della Federazione. Gli estremisti infatti cercano di legittimare la loro violenza invocando una presunta minaccia all’induismo da parte di musulmani e cristiani, sollevando le masse. Mons. Raphael Cheenath, Vescovo di Cuttack-Bhubaneswar (la diocesi colpita in Orissa), ha invocato l’unità di tutta la Chiesa per rispondere in modo univoco e concreto, protestando con le autorità civili, a tutti i livelli, per gli abusi subiti e i diritti negati ai cittadini cristiani. La Conferenza Episcopale ha in programma di stendere un piano di azione che prevede una sensibilizzazione dei fedeli e della popolazione indiana non cristiana, maggiore presenza sui mass media, la redazione di documenti ufficiali da presentare alle autorità, un coordinamento con altre Chiese cristiane e con organizzazioni non governative, locali e internazionali.

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