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“YOUCAT”, IL CATECHISMO DI BENEDETTO XVI: UN PICCOLO MANUALE LITURGICO PER I RAGAZZI DELLA GMG

GIOVANI (Città del Vaticano) – Nato da un’iniziativa di Giovanni Paolo II e portato a termine dal Santo Padre Benedetto XVI, domani, nella Santa Sede, verrà presentato Youcat, lo Youth catechism, il catechismo per i ragazzi. Con una copertina gialla e in formato tascabile, si tratta di un piccolo libro di 300 pagine, realizzato per i giovani in vista della prossima Giornata mondiale della gioventù, che si terrà a Madrid dal 16 al 21 agosto 2011. Il volume, con la premessa di Benedetto XVI, è una piccola guida spirituale che risponde a tutti gli interrogativi che i ragazzi si pongono riguardo l’importanza della religione nella loro vita.Youcat contiene più di 500 domande e risposte, che sono state elaborate sotto la guida di uno dei più fidati collaboratori dell’attuale Pontefice, l’arcivescovo di Vienna, cardinale Christoph Schoenborn.Gli interrogativi sono stati formulati in maniera sintetica e con un linguaggio semplice ed accessibile ai ragazzi, ma perfettamente consoni ai principi della Chiesa cattolica. Gli argomenti sono i più vari, da quelli strettamente religiosi – come capire cosa sono il peccato o la castità – alle questioni riguardanti la vita familiare e sociale, come il divorzio, il mondo economico, l’ambiente, i media etc.

A delle domande poste in maniera così rapida seguono risposte lunghe non più di 8-10 righe o meno, con un commento di circa venti righe.Un esempio: “Se Dio conosce ogni cosa e può fare ogni cosa, perché non impedisce il male?”, con la risposta: “Dio permette il male solo per lasciarne scaturire qualcosa di migliore” ed il commento: “Il male nel mondo è un mistero oscuro e doloroso (…). La morte e la risurrezione di Cristo ci mostrano che il male non aveva la prima parola e non avrà neppure l’ultima; dal male peggiore Dio ha fatto scaturire il bene migliore, e noi crediamo che col Giudizio Universale Dio porrà fine ad ogni ingiustizia”.La domanda sull’importanza della domenica è così illustrata: “Se la domenica viene trascurata o abolita, tutti i giorni sono solo lavorativi. L’uomo, che è stato creato per la gioia, diviene così un animale da lavoro e potenzialmente asservito al consumismo”.

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IN CAMPIDOGLIO CONVEGNO SULLA TESTIMONIANZA A SERVIZIO DELLA PACE IN MEDIO ORIENTE

SINODO PER IL MEDIO ORIENTE – Lavori a porte chiuse, oggi, al Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente, in corso in Vaticano sul tema della “comunione e testimonianza”. In programma, la preparazione delle Proposizioni finali. Intanto, stamani una delegazione del Sinodo è intervenuta in Campidoglio al convegno intitolato “Medio Oriente. La testimonianza cristiana al servizio della pace”, promosso dal Comune di Roma, insieme alla Fraternità di Comunione e Liberazione e alla nostra emittente.  La pace in Medio Oriente è la grande speranza per tutti i popoli del mondo. Questo, in sintesi, il “filo rosso” che lega tutti gli interventi pronunciati in Campidoglio. E pace è la parola invocata a più voci, così come l’importanza della presenza cristiana nella regione mediorientale. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno: “I valori del cristianesimo possono essere inevitabilmente la medicina migliore per fare in modo che nel risolvere il conflitto, nel creare la pace e la giustizia non ci sia il fardello di tensioni, di rabbie, di rancori, di inimicizie che nascono dall’odio accumulato in tanti anni”. Gli fa eco il segretario generale del Sinodo, mons. Nikola Eterović, il quale ricorda che la pace è un dono di Dio e che ogni membro della Chiesa è chiamato a seguire la propria vocazione, ossia ad essere costruttore di pace: “Tale vocazione ha pure un’importante dimensione sociale che potrebbe rompere il circolo vizioso della violenza, della vendetta e dell’odio e preparare il cuore alla ricerca di una pace autentica nella riconciliazione e nella giustizia”. Da Roma per il Medio Oriente e a Roma dal Medio Oriente, continua padre Federico Lombardi, direttore generale della Radio Vaticana, spiegando il forte legame esistente tra la capitale italiana e la regione mediorientale. Ricorda poi il ruolo fondamentale dei mass media nel far sì che i cristiani del Medio Oriente percepiscano la solidarietà della comunità internazionale, sua a livello sociale che politico. Quindi, padre Lombardi sottolinea l’esigenza più forte avvertita dal Sinodo: “Solidarizzare, nell’affrontare, in modo promettente per il futuro, la riflessione su quale sia il vero significato, il vero posto dell’esercizio pieno, oggi, nel Medio Oriente e in tutti gli altri Paesi del mondo, della libertà religiosa, della libertà di coscienza, della piena cittadinanza per costruire le comunità sociali e politiche in cui si vive. Approfondire questi temi proprio per poterli diffondere e poterne rendere tutti consapevoli per il bene dei cristiani del Medio Oriente”.

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PUGLIA – UN´ESPERIENZA DI VOLONTARIATO, INCONTRO, E CONDIVISIONE A MANFREDONIA. “IO CI STO”

MANFREDONIA – Un campo di lavoro, rivolto a giovani “dai 20 anni in su”, per un´esperienza di volontariato, incontro, e condivisione, in particolar modo “con soggetti ultimi” ed in contatto “con le realtà migratorie” della Capitanata. Questo, in sintesi, le basi del progetto ‘Io ci sto’, campo di lavoro per giovani, previsto dal prossimo 27 luglio al 7 settembre 2’009. Servizi e settori di attività: fattoria biodidattica “Emmaus”, gestita dall’omonima cooperativa sociale; centro accoglienza “A casa”, albergo diffuso per migranti lavoratori stagionali. Sportello itinerante: mappatura della presenza di immigrati, specie, stagionali, offerta di informazioni su diritti e doveri. In collaborazione con le associazioni: ‘i Fratelli della Stazione’, offerenti “servizio ai poveri” della città di Foggia; il “Conventino” della Caritas di Foggia, a cui si deve il servizio mensa (250 pasti al giorno) e dormitorio per i poveri della città, oltre ad associazioni ed enti, del territori,o che si occupano della “popolazione bisognosa di aiuti”.

Per leggere tutto il testo visita: http://www.papaboys.it/sediregionali/read.asp?id=1399

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VENETO – DIOCESI: VENEZIA, IL 30 APRILE VEGLIA PER IL MONDO DEL LAVORO

VENEZIA – Ripartire dal lavoro dell’uomo, soprattutto in momenti di crisi e difficoltà come” l’attuale, considerandolo “la risorsa più preziosa per rilanciare le relazioni tra persone, soggetti e istituzioni ma anche per rinnovare, in chiave ‘solidale’, la vita economica e l’intera società”. Questi, si legge in una nota del patriarcato di Venezia, alcuni spunti della veglia diocesana per il mondo del lavoro che il vescovo ausiliare mons. Beniamino Pizziol presiederà il 30 aprile (chiesa di Maria Immacolata e S. Vigilio a Zelarino – ore 20.30)….

Leggi tutto il testo su: http://www.papaboys.it/sediregionali/read.asp?id=1355 

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TUTTO PRONTO PER IL “BRAIN AT WORK 2009”: MONDO UNIVERSITARIO E LAVORATIVO A CONFRONTO

ROMA – Il 12 marzo, dalle ore 9 alle ore 18:30, presso il Centro Congressi Frentani (via dei Frentani 4) di Roma, si svolgerà la nona edizione del “Brain at Work 2009”: il grande appuntamento romano con il lavoro che prevede una giornata di incontro tra gli studenti ed i laureati degli atenei del Centro Sud Italia e le più importanti aziende del panorama italiano ed internazionale. Per l’evento sono attesi a Roma 9.000 giovani. Al momento sono oltre 40 le aziende che hanno confermato la loro presenza. L’evento, promosso da Planet Seven Srl, ha ricevuto il patrocinio dell’assessorato alle Attività Produttive, al Lavoro ed al Litorale del Comune di Roma, dell’Università La Sapienza di Roma, e dell’Asfor, l’Associazione Italiana per la Formazione manageriale).

BRAIN AT WORK 2009.  Per leggere tutto il testo visita:  http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=2320

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ANGELUS – SOLIDARIETÀ DI BENEDETTO XVI CON GLI OPERAI : I LAVORATORI E LE LORO FAMIGLIE, INNANZITUTTO

CITTA’ DEL VATICANO – Di fronte alla crisi economica che rischia di travolgere l’Italia con disoccupazione e chiusure di aziende, Benedetto XVI ha lanciato questa domenica un appello a tutelare come priorità i lavoratori e le loro famiglie. Al termine dell’Angelus in piazza San Pietro, il Papa ha rivolto un saluto particolare a un gruppo di operai e impiegati dello stabilimento Fiat di Pomigliano D’Arco, la cittadina industriale alle porte di Napoli, venuti a manifestare la loro preoccupazione per il futuro della fabbrica e delle migliaia di persone che da essa dipendono. Accennando poi a situazioni simili che interessanto anche i territori del Sulcis-Iglesiente, in Sardegna, di Prato in Toscana e di altri centri in Italia, il Papa ha detto di unirsi ai Vescovi e alle rispettive Chiese locali nell’esprimere “vicinanza alle famiglie interessate dal problema. Desidero esprimere il mio incoraggiamento alle autorità sia politiche che civili, come anche agli imprenditori, affinché con il concorso di tutti si possa far fronte a questo delicato momento – ha poi aggiunto –. C’è bisogno, infatti, di comune e forte impegno, ricordando che la priorità va data ai lavoratori e alle loro famiglie. In una intervista al quotidiano “Il Mattino”, mons. Beniamino Depalma, Vescovo di Nola e Pomigliano d’Arco (Na), che il 27 febbraio ha partecipato alla manifestazione degli operai di Pomigliano preoccupati per il rinnovo della cassa integrazione ha detto: “Non facciano pagare agli operai i costi della crisi. Il lavoro, ha spiegato il Vescovo, “vuol dire dignità. Senza lavoro, per le famiglie non c’è ombra di futuro”. E se lo stabilimento “Gian Battista Vico” dovesse chiudere, “si aprirebbe un capitolo terribile. Nell’area campana. Anzi, in tutto il Sud.

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LA CONDANNA DEL SILENZIO: MORTI BIANCHE COSÌ BIANCHE DA ACCECARE PERSINO I CONTUSI NELL’ANIMA

PARLIAMONE – Ogni giorno che passa è scandito dalla notizia di un nuovo morto, quando va bene un ferito raccolto sbrigativamente per non creare ulteriori disagi. E’ un bollettino di guerra in piena regola, neppure sotto guerra di mafia, di camorra, di Sparta e di Troia, c’è stata così terrificante la somma di vite umane andate in frantumi. Un clichè sbalorditivo per la monotonia ripetitiva con cui si sottolineano sempre identiche le cause, riconducibili ai soliti ultimi anelli deboli della catena produttiva, eterno maledetto l’accidente inevitabile. Uno, due, tre morti al giorno, in fabbrica, in cantiere, sulla strada, per ogni posto di lavoro rimasto sguarnito, eccone subito un altro da conquistare, rimesso in gioco per il miglior offerente, quello che arrampica veloce, che produce e tace, senza bisogno di funi salva vita, di perdite di tempo che non possono essere conteggiate, di eccessivi e improbabili ripensamenti. Un morto, uno sull’altro, tutti uguali, senza nome né storia vissuta, ma con la stessa imperturbabile insignificanza, morti sul lavoro che non costituiscono allarme sociale. Sono morti che non hanno più odore, neppure quello dell’inaccettabilità. Il silenzio che avvolge questa ecatombe è inspiegabile, eppure ogni indicatore di cui disponiamo, ogni statistica divenuta dato esponenziale, ogni verifica e indagine segnalano una impennata dei pericoli che investono i lavoratori, al punto da essere diventati potenziali vittime predestinate. Inutile domandarsi ancora e con colpevole ritardo quanto numerosi siano i fattori che concorrono alla prosecuzione di questa strage, soprattutto l’indifferenza per rendere meno infame il diritto di tutela della propria dignità personale, per ogni cittadino lavoratore, che intende essere sempre presente per arrivare a fine mese, tentando di riuscirci in maniera decorosa.  Ogni anno migliaia di morti, accompagnati alla fossa con tutte le risposte ben cucite sulla pelle, eppure questa immane ingiustizia non genera sentimenti di rigetto, di rifiuto, di rivalsa, il popolo bisbiglia, lo Stato sottolinea la tragedia con malcelata impotenza, le istituzioni puntano i piedi attraverso l’esibizione di qualche bel concerto. Le litanie prendono le sembianze delle campagne politiche e mediatiche, ma l’effetto che si ottiene è la condanna al silenzio e all’immobilismo….

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CI APPRESTIAMO A VIVERE UN LUNEDI’ DI DISAGI: SI FERMANO TRENI, TRAM E METRO

ROMA – Lunedì nero per i trasporti. Sarà una giornata di disagi sul fronte dei collegamenti ferroviari e dei trasporti pubblici locali per lo sciopero nazionale di 24 ore proclamato dalle sigle di settore a sostegno della vertenza per il contratto unico della mobilità. Lo stop, il secondo congiunto in due mesi dopo quello del 9 maggio, partirà alle 21 di domenica sera per i treni, mentre si fermeranno per l’intera giornata del 7 luglio autobus, tram e metropolitane. Le Ferrovie prevedono “pesanti ripercussioni” sul servizio, soprattutto per il trasporto regionale; nelle fasce di garanzia, cioè tra le 6 e le 9 e le 18 e le 21 saranno a disposizione dei viaggiatori solo i servizi minimi essenziali garantiti per legge. La paralisi del settore sarebbe stata addirittura più estesa se non fosse arrivata la decisione, solo nelle ultime ore e su invito della commissione di garanzia, di differire al 18 luglio gli scioperi nel trasporto aereo inizialmente proclamati, anche questi, per lunedì. L’astensione dal lavoro di ferrovieri e autoferrotramvieri è stata decisa dalle organizzazioni sindacali Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporti, Orsa, Faisa e Fast di fronte “all’ostilità dichiarata di Asstra e Anav, nonostante il chiaro invito del ministro” dei Trasporti ad avviare un confronto sul nuovo contratto. La protesta si svolgerà a meno di due mesi dallo sciopero del 9 maggio, quando però fu di quattro ore. Per i sindacati il nuovo contratto della mobilità rappresenta lo strumento fondamentale per unificare le tutele contrattuali del lavoro in un ampio settore produttivo di fatto, già oggi, unificato.

Nel dettaglio, il personale ferroviario e dei servizi annessi incrocerà le braccia dalle 21 di domenica alla stessa ora di lunedì. Durante lo stop, saranno possibili cancellazioni o limitazioni di percorso sia dei treni regionali sia di quelli a lunga percorrenza. La mobilità pendolare sarà invece garantita in base ai servizi essenziali previsti per legge nelle fasce orarie di garanzia.

I mezzi pubblici del trasporto locale si fermeranno lunedì con modalità diverse da città a città.

Ecco le fasce di interruzione del servizio nelle principali città: a Roma dalle 8,30 alle 17 e dalle 20 a fine servizio; a Milano dalle 8,45 alle 15 e dalle 18 a fine servizio; a Napoli dalle 8,30 alle 17 e dalle 20 a fine servizio; Torino dalle 9 alle 12 e dalle 15 a fine servizio; a Firenze dalle 9,15 alle 11,15 e dalle 15,15 a fine servizio; Venezia-Mestre dalle 9,30 alle 16,30 e dalle 19,30 a fine servizio; Genova dalle 9,30 alle 17 e dalle 21 a fine servizio; Bologna dalle 8,30 alle 16,30 e dalle 19,30 a fine servizio; Bari dalle 8,30 alle 12,30 e dalle 15,30 a fine servizio; Palermo dalle 8,30 alle 17,30 e dalle 21,30 a fine servizio. Infine, Cagliari dalle 9,30 alle 12,45, dalle 14,45 alle 18,30 e dalle 20,30 a fine servizio. Disagi potranno esserci anche per chi vola: Quattro ore di sciopero sono infatti state proclamate dalla Fit.-Cisl per i piloti della compagnia AirOne dalle 10 alle 14 di lunedì.

Fonte: www.papaboys.it

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AMERICA/STATI UNITI – I Vescovi criticano la legge sull’immigrazione: “crea una sottoclasse di lavoratori senza diritti”

Washington (Agenzia Fides) – Mons. John Wester, Vescovo di Salt Lake City e Presidente del Comitato sulle Migrazioni della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti (USCCB), e Mons. Jaime Soto, Vescovo Coadiutore di Sacramento e Presidente del Consiglio Direttivo del Catholic Legale Immigration Network (CLINIC), hanno inviato una lettera al Segretario della Sicurezza Interna (Homeland Security), Michael Chertoff, esprimendo la preoccupazione dei Vescovi americani sulla legge per l’immigrazione e per l’intensificazione delle attività di controllo del servizio per l’Immigrazione e le Dogane (ICE, Immigration and Customs Enforcement), e dei protocolli seguiti per tali azioni.
“La decisione di proibire agli immigrati sprovvisti di documenti di ricevere rimborsi per le loro imposte fa risaltare l’ingiustizia del nostro sistema di immigrazione. Infatti questi lavoratori pagano imposte e contribuiscono alla nostra economia”. Tale impostazione rivela inoltre, secondo i Vescovi, “l’ipocrisia delle nostre leggi. Da una parte, il governo cerca di rimpatriarli e, dall’altra riscuote le imposte da loro versate”. È un sistema che “crea una sottoclasse di lavoratori senza diritti”. Per questo “non dovremmo accettare il frutto del loro lavoro nel momento in cui neghiamo loro la protezione delle nostre leggi. Il Congresso deve intervenire per ovviare a questa frattura realizzando una riforma sulle immigrazioni più ampia”.
I Vescovi aggiungono che sebbene la ICE abbia emesso recentemente una serie di orientamenti su come bisogna agire in caso di retate, “questi non rispondono a ciò che è più necessario”. Urge da parte delle autorità adottare protocolli addizionali come: evitare di realizzare retate in o nei pressi di alcune aree quali chiese, ospedali, scuole, centri comunitari di salute ed altre organizzazioni comunitarie che offrono servizi sociali; sospendere gli arresti di immigrati in caso di catastrofi naturali o dovute all’uomo; liberare, dopo una retata, quanti hanno la responsabilità primaria di curare i membri della loro famiglia come i bambini, gli anziani e gli malati, affinché non rimangano abbandonati; attivare dei meccanismi che consentano di localizzare i familiari detenuti a seguito degli arresti.

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