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24 OTTOBRE GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE: “PERCHÉ DOBBIAMO RITORNARE A CRISTO”.

ROMA – Quando nel periodo natalizio il servo di Dio Marcello Candia (1915-1983) dall’Amazzonia ritornava in Italia, era spesso invitato a parlare alla televisione italiana. A Milano abitava con noi nel nostro Centro missionario e io lo accompagnavo in questi incontri e interviste. Una volta, alla TV della Rai il giornalista che lo presenta dice: “Ecco l’industriale Marcello Candia, che ha consacrato la sua vita ai poveri e ai lebbrosi, ha venduto le sue industrie ed è andato in missione per aiutarli”. Il grande amico Marcello sorridendo aggiunge: “Sono andato in Amazzonia per amore di Cristo, mi sono consacrato a Cristo: poi per amore di Lui, amo tutti i poveri e i lebbrosi che incontro”.

Può sembrare un aneddoto di scarso valore attuale. Invece sintetizza bene il significato della Giornata missionaria mondiale (domenica 24 ottobre), che ogni anno ci ricorda la “missione alle genti”, cioè ai non cristiani, finalità primaria della Chiesa fondata da Cristo: l’annunzio della salvezza in Cristo. Questo scopo è ben noto fin dal tempo degli Apostoli, però è urgente e importante richiamare questa verità, perché è facile che si passi dalla finalità religiosa della missione ad un’altra di carattere sociale e umanitario. Questo perché nel nostro tempo è Cristo che dà fastidio, non il suo messaggio di amore, di pace, di fratellanza e solidarietà umana. Una certa corrente di pensiero teologico sulla missione alle genti è dimostrata da quanto scrive, ad esempio, un teologo cattolico indiano: “Ciò che è necessario con urgenza non è tanto di fare cristiani gli indiani, quanto di cristianizzare l’India nel senso di trasformare la società indiana in generale mediante i valori evangelici…. Il che significa che dobbiamo effettuare uno spostamento non solo dalla Chiesa a Cristo, ma anche da Cristo al Regno che egli ha proclamato”. Insomma, dov’è la logica? Il Regno va bene, ma il Re non lo vogliamo! E’ una mentalità diffusa sia fra i non cristiani che fra i cristiani. I valori del Vangelo sono diventati patrimonio comune e almeno in teoria recepiti da tutti: chi oggi dice di volere la guerra? Nessuno. Chi dichiara di volere la violenza sull’uomo, la rivoluzione violenta, il terrorismo? Nessuno. Chi vuole l’ingiustizia sociale e l’oppressione dei poveri? Nessuno o, per lo meno, nessuno lo dice, segno che la cultura comune del popolo italiano ha metabolizzato “i valori del Vangelo”. Ma Gesù ha dichiarato che tutto questo è un dono di Dio e si può realizzare solo nell’amore e nell’obbedienza a Dio, nell’osservanza dei suoi Comandamenti, secondo l’esempio che lui ci ha dato. Questo dà fastidio. Nel nostro mondo secolarizzato, c’è stata anche la “secolarizzazione della salvezza”. Per cui si accetta il messaggio, ma non il messaggero; si accettano i “valori” del Vangelo, ma non il Vangelo nella sua interezza.

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IL VATICANO CHIEDE UNA SPECIALE ATTENZIONE PER I PICCOLI LEBBROSI

CITTA’ DEL VATICANO – Nella lotta contro la lebbra, che deve proseguire sia sul piano sanitario che su quello sociale, una particolare premura deve essere posta verso i bambini, visto che ogni anno vi sono 40mila bambini con la lebbra nel mondo, e circa il 12% di tutti i nuovi casi di lebbra sono bambini con meno di 15 anni, i quali “corrono il rischio di vedere ipotecato il loro futuro per le negative conseguenze della malattia”. E’ l’appello che dal Vaticano viene rivolto alle istituzioni pubbliche ed a quanti portano avanti la battaglia contro il morbo di Hansen, contenuto nel messaggio del presidente del Pontificio consiglio per la pastorale della salute, card. Javier Lozano Barragán, in occasione della 56ma Giornata mondiale dei malati di lebbra, che sarà celebrata domenica 25 gennaio, pubblicato oggi. Nel documento si ricorda che secondo le stime più recenti dell’Organizzazione mondiale della sanità, che si riferiscono al 2007, si sono registrati in quell’anno 254.525 nuovi malati di lebbra, con una presenza di 212.802 persone in trattamento. I bambini purtroppo – prosegue la nota – non vengono risparmiati da questo morbo. Secondo stime dell’AIFO, – l’Associazione italiana amici di Raoul Follereau -, ogni anno vi sono 40mila bambini con la lebbra nel mondo, e circa il 12% di tutti i nuovi casi di lebbra sono bambini con meno di 15 anni”.

Nell’anno del XX anniversario della Convenzione dei diritti dei fanciulli, “memore della predilezione di Cristo Gesù per essi ‘perché di questi è il regno dei Cieli’ (Mt 19, 14), faccio appello ai responsabili delle organizzazioni governative, affinché nell’attuare i programmi e i piani di salute nei diversi Paesi, riservino una speciale attenzione ai bambini malati di lebbra, i quali corrono il rischio di vedere ipotecato il loro futuro per le negative conseguenze della malattia. Da questo deriva l’urgenza che le Istituzioni.

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