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BENEDETTO XVI AI NUOVI CARDINALI: CONFIDO NEL VOSTRO SOSTEGNO PER SERVIRE LA CHIESA

CITTA’ DEL VATICANO – Il Papa e i cardinali sono chiamati a lavorare in comunione per l’unità e la santità del Popolo di Dio: è quanto affermato da Benedetto XVI nell’udienza di stamani ai 24 nuovi porporati, ricevuti in Aula Paolo VI, con i famigliari e i fedeli. Il Papa ha incoraggiato i nuovi cardinali a proseguire nella loro missione spirituale e apostolica e ad essere “attenti ascoltatori” delle varie voci nella Chiesa.

“Siate testimoni del Vangelo per donare al mondo la speranza di cui ha bisogno e per contribuire” a promuovere la pace e la fraternità: è l’esortazione di Benedetto XVI ai nuovi cardinali, in un discorso pronunciato in diverse lingue, secondo la nazionalità dei nuovi porporati. Parlando in francese, il Papa ha invitato i fedeli a pregare per i nuovi cardinali “affinché in comunione con il Successore di Pietro, lavorino efficacemente all’unità e alla santità del Popolo di Dio tutto intero”. Il Papa non ha poi mancato di riferirsi ai sentimenti e alle emozioni vissute in occasione della creazione dei 24 nuovi cardinali. Celebrazioni che “invitano a rivolgere lo sguardo alle dimensioni della Chiesa universale”: “Sono stati momenti di fervida preghiera e di profonda comunione, che oggi desideriamo prolungare con l’animo colmo di gratitudine verso il Signore, il quale ci ha dato la gioia di vivere una nuova pagina della storia della Chiesa”. Il Papa ha affermato di confidare nella preghiera e nel prezioso aiuto dei nuovi porporati chiamati “ad una stretta comunione” con il Papa e a servire la Chiesa con fedeltà. “Il vostro ministero – ha detto – si arricchisce di un ulteriore impegno nel sostenere il Successore di Pietro, nel suo universale servizio alla Chiesa”: “Mantenete fisso lo sguardo su Cristo, attingendo da Lui ogni grazia e spirituale conforto, sull’esempio luminoso dei Santi Cardinali, intrepidi servitori della Chiesa che nel corso dei secoli hanno reso gloria a Dio con esercizio eroico delle virtù e tenace fedeltà al Vangelo”.

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MISSIONE ALLE GENTI E NUOVA EVANGELIZZAZIONE DEI POPOLI CRISTIANI. LA FEDE SI RAFFORZA DONANDOLA!

ROMA – Come ogni anno dal 1926, nella penultima domenica di ottobre si celebra nel mondo cattolico la “Giornata missionaria mondiale” (quest’anno domenica prossima 24 ottobre). Papa Benedetto ha pubblicato il suo messaggio sul tema “La costruzione della comunione ecclesiale è la chiave della missione”, che incomincia così: “Cari fratelli e sorelle, il mese di ottobre, con la celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale, offre alle Comunità diocesane e parrocchiali, agli Istituti di Vita Consacrata, ai Movimenti Ecclesiali, all’intero Popolo di Dio, l’occasione per rinnovare l’impegno di annunciare il Vangelo e dare alle attività pastorali un più ampio respiro missionario”. Quante volte a me missionario qualcuno chiede: “Perché parlare ancora di missioni, di mandare personale e aiuti in Africa, in Asia, in Oceania, quando qui in Italia stiamo perdendo la fede? C’è bisogno di missionari qui da noi”. Il messaggio del Papa risponde a questa domanda. La missione ha un significato ben più ampio di quanto normalmente si crede. Certo, lo scopo primo è di ricordare ai fedeli la “missione alle genti”, cioè l’annunzio di Cristo ai popoli che ancora non hanno ricevuto la “ Buona Notizia” del Vangelo; e di invitare i fedeli a pregare e ad aiutare i missionari fra i non cristiani. Ma la Giornata missionaria ha un significato più ampio e profondo: tutte le comunità cristiane (famiglie, parrocchie, istituti religiosi, movimenti e associazione laicali), debbono essere “missionarie”. Perché “la Chiesa è per natura sua missionaria” (Ad gentes, 2). Cristo l’ha creata così e se non fosse più missionaria non sarebbe più la Chiesa di Cristo. Marcello Candia diceva spesso: “Io sono missionario in forza del mio Battesimo”. In altre parole, missione alle genti e nuova evangelizzazione dei popoli cristiani sono strettamente collegate, l’una non sta senza l’altra, l’una riceve forza e motivazioni nuove dall’altra. C’è un passo del Vangelo che spiega bene questa verità difficile da capire e da credere: infatti si pensa che, proprio perché qui da noi diminuisce la fede e la vita cristiana, bisogna concentrare tutte le nostre forze ecclesiali sul popolo italiano, per riportarlo alla fede. Gesù non la pensava così. Poco prima di salire al Cielo, “Gesù apparve agli undici discepoli mentre erano a tavola. Li rimproverò perché avevano avuto poca fede e si ostinavano a non credere a quelli che l’avevo visto risuscitato. Poi disse: ‘Andate in tutto il mondo e portate il Vangelo a tutti gli uomini. Chi crederà e sarà battezzato, chi non crederà sarà condannato’” (Mc . 16, 14-16).

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OGNI POPOLO DEVE POTER ESPRIMERE LA VERITÀ SALVIFICA CON IL LINGUAGGIO CHE GLI È PROPRIO. UDIENZA.

luCITTA’ DEL VATICANO – “Ogni popolo deve calare nella propria cultura il messaggio rivelato ed esprimerne la verita’ salvifica con il linguaggio che gli e’ proprio”: questo si intende con il termine inculturazione, di cui i Santi Cirillo e Metodio rappresentano un “esempio classico”. Lo ha detto il Papa, che nel corso dell’Udienza Generale del Mercoledi’, ha parlato dei due Santi, noti come “apostoli degli salvi”, vissuti nel nono secolo. Essi hanno evangelizzato quelle terre e hanno tradotto i testi sacri nella lingua slava, fino a inventare un nuovo alfabeto, “aderente alla lingua parlata”, poi chiamato cirillico, dal nome del suo inventore, San Cirillo. Tale inculturazione – ha continuato Benedetto XVI – “suppone un lavoro traduzione molto impegnativo, perche’ richiede l’individuazione di termini adeguati a riproporre senza tradirla la ricchezza della parola rivelata. Di cio’ – ha sottolineato – i due Santi fratelli hanno lasciato una testimonianza quanto mai significativa alla quale la Chiesa guarda anche oggi per trarne ispirazione e orientamento”.

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INTENZIONE MISSIONARIA – PERCHÉ I CRISTIANI SIANO SEGNI DI SPERANZA, GRAZIE ALLA LORO TESTIMONIANZA

CITTA’ DEL VATICANO – “Perché i cristiani, che operano nei territori in cui più tragiche sono le condizioni dei poveri, dei deboli, delle donne e dei bambini, siano segni di speranza, grazie alla loro coraggiosa testimonianza del Vangelo della solidarietà e dell’amore” – Commento all’Intenzione Missionaria indicata dal Santo Padre per il mese di aprile 2009. La vitalità della Chiesa si misura attraverso la sua carità, poiché, come diceva Santa Teresa di Gesù, “l’amore non è mai ozioso”.

 

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CAMERUN E ANGOLA SI PREPARANO A RICEVERE IL PAPA. LA ‘PRIMA’ DEL SANTO PADRE IN AFRICA

CITTA’ DEL VATICANO – Si susseguono a Yaoundé e a Luanda, capitali rispettivamente del Camerun e dell’Angola, le iniziative in preparazione della visita del Papa. Come noto da tempo, infatti, Benedetto XVI si recherà, dal 17 al 20 marzo, a Yaoundé da dove poi raggiungerà Luanda per trattenersi con il popolo angolano sino al 23 dello stesso mese. In Camerun il Papa consegnerà ai vescovi africani il documento di lavoro della prossima assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei vescovi; a Luanda celebrerà la ricorrenza dell’inizio dell’evangelizzazione del Paese. Sarà la prima visita di Benedetto XVI al grande continente dall’inizio del suo pontificato. La prima parte del viaggio ha certamente un significato teologico-pastorale ed esprime innanzitutto la continuità della riflessione della Chiesa universale sul futuro della Chiesa in Africa. Fu proprio a Yaoundé infatti che Giovanni Paolo II consegnò con l’Ecclesia in Africa, nel 1995, il frutto del lavoro svolto durante la prima assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei vescovi, svoltosi l’anno prima. A Yaoundé dunque per riprendere il cammino. L’arrivo nella capitale camerunense è previsto per il pomeriggio di martedì 17. Il Papa partirà da Roma alle 10 circa. All’aeroporto internazionale di Yaoundé si svolgerà la cerimonia di benvenuto. Il resto della giornata trascorrerà poi libera da impegni ufficiali.

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Occorre aspettare qualche mese per verificare i risultati dell’operazione militare” dice un missionario dopo il ritiro delle truppe rwandesi dal Kivu

Kinshasa (Agenzia Fides)- “Certe dichiarazioni ufficiali mi sembrano eccessivamente ottimiste e penso che siano state rilasciate per giustificare l’operazione militare congiunta; ma occorre guardare alla realtà dei fatti: non mi sembra che l’operazione sia riuscita a ottenere un risultato definitivo” dice all’Agenzia Fides p. Loris Cattani, missionario saveriano con una lunga esperienza nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), commentando l’avvio del ritiro delle truppe rwandesi che erano stata impiegate nel nord Kivu (est della RDC) in un’operazione congiunta con i militari congolesi contro le Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR, il principale gruppo formato da ex miliziani hutu che dal 1994 hanno trovato rifugio nel nord Kivu). L’operazione era scattata il 20 gennaio, quando circa 6mila uomini dell’esercito rwandese erano entrati nel nord Kivu, con il consenso delle autorità congolesi. In cambio dell’aiuto congolese, il 22 gennaio era stato arrestato in Rwanda Laurent Nkunda, il leader del Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP), il movimento di guerriglia che ha messo a ferro e fuoco il Nord Kivu (vedi Fides 21 e 23 gennaio 2009).
“Secondo le autorità congolesi sono stati uccisi 90 appartenenti alle FDLR mentre altri 200 si sono arresi per essere rimpatriati in Rwanda. Per quel che riguarda i civili, la MONUC afferma che circa 2000-3000 persone hanno fatto rientro in Rwanda. Se si pensa che le FDLR sono composte da circa 6mila combattenti sorgono dei dubbi sui risultati delle operazioni militari” spiega p. Cattani. “Le FDLR non hanno accettato il combattimento, fuggendo di fronte all’avanzata delle truppe congolesi-rwandesi e rifugiandosi nella foresta. È vero che sono state distrutte le loro basi, ma si fa presto a ricostruirle. Le FDLR si finanziano con i traffici delle ricchezze del Kivu e in passato sembra che abbiano ricevuto armi dall’esercito congolese per contrastare il movimento di Nkunda” continua il missionario. Secondo la stampa congolese si temono rappresaglie contro la popolazione civile locale da parte delle FDLR.

“Su un piano più generale, occorre fare due considerazioni- prosegue il missionario. In primo luogo la rapidità della svolta nelle relazioni tra Rwanda e Congo che fino agli inizi di gennaio si accusavano di destabilizzarsi reciprocamente: Kigali accusava Kinshasa di armare le FDLR; il Congo accusava invece il Rwanda di sostenere Nkunda. Poi all’improvviso la svolta: il Rwanda arresta Nkunda quasi in contemporanea all’operazione congiunta nel nord Kivu contro le FDLR. Un mese prima inoltre le truppe ugandesi avevano sferrato un’offensiva contro LRA. É emerso che entrambe le operazioni sono state preparate e appoggiate da AFRICOM, il nuovo comando del Pentagono per l’Africa. É chiaro che USA e Unione Europea hanno esercitato forti pressioni su Kigali e Kinshasa perché si riavvicinassero. Alla luce di queste considerazioni mi chiedo quanto questa svolta sia duratura e sincera. Inoltre l’operazione militare congiunta è stata preparata dal lato congolese da pochissime persone: il Parlamento non è stato consultato e nemmeno il Capo di Stato Maggiore delle forze armate. Si è giunti al paradosso che l’offensiva militare è stata preparata dal Capo della Polizia nazionale, John Numbi, senza coinvolgere il capo dell’esercito. Numbi è stato uno degli uomini chiave della decisione del gennaio 2007 di mantenere nel nord Kivu gli uomini del RCD Goma (un precedente gruppo di guerriglia filo-rwandese), che si erano integrati nell’esercito congolese riunificato (previsto dagli accordi di pace) invece di disperderli in altre regioni del Congo. Sono proprio questi uomini che sono andati a costituire un anno più tardi la formazione di Nkunda”.
Nonosstante queste considerazioni p. Loris rimane aperto alla speranza di pace: “Sono il primo a essere disposto a dare credito a un effettivo riavvicinamento tra Rwanda e Congo: spero sinceramente che vi sia un ritorno della pace. Si parla adesso di piani di integrazione economica tra Rwanda, Burundi e Kivu. Ma questo esisteva già prima della crisi degli anni ’90. Esisteva infatti la Comunità Economica dei Paesi dei Grandi Laghi. Occorre ritornare a questa senza però che gli interessi strategici ed economici delle potenze straniere condizioni questo processo, che deve essere al servizio, prima di tutto delle popolazioni locali

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“Svegliatevi! Proteggete la democrazia”: Lettera Pastorale in preparazione alle elezioni sudafricane del 22 aprile

Johannesburg (Agenzia Fides)- “Mentre ci avviciniamo alle elezioni, vorremmo condividere la preoccupazione per la nostra giovane democrazia. Sebbene sia in corso un fervente dibattito, positivo e salutare, su cosa significhi essere una democrazia, siamo consapevoli di alcune tendenze che possano rappresentare una minaccia per essa. Le tragedie che hanno fatto seguito alle elezioni del 2008 in Kenya e Zimbabwe, ci ricordano, anche se la nostra situazione non è affatto la stessa, che non si può abbassare la guardia e che una vera democrazia è una sfida continua” avvertono i membri della Southern African Catholic Bishops Conference (SACBC, che riunisce i Vescovi di Sudafrica, Botswana e Swaziland), nella Lettera Pastorale “Svegliatevi! Svegliatevi! Proteggete la nostra democrazia”, pubblicata in preparazione delle elezioni presidenziali e politiche che si terranno in Sudafrica il 22 aprile.

Per leggere tutto il testo visita:  http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=29048&lan=ita

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