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“ORGOGLIOSA DI ESSERE FIGLIA DI UNA COMUNITÀ MISERICORDIOSA”, ASIA BIBI RINGRAZIA COMUNITÀ CRISTIANE

ESTERI (Pakistan)- La Fondazione Masihi, il 20 aprile, promuove la “Speciale Giornata di Preghiera” in cui tutte le comunità cristiane del mondo sono invitate a ricordare Asia Bibi, la donna condannata a morte per blasfemia e rinchiusa nel carcere di Sheikupura (in Punjab), e le vittime innocenti della legge sulla blasfemia. Informata dell’iniziativa, tramite l’agenzia Fides tramite la “Fondazione Masihi, la donna è scoppiata in lacrime perché tutto il mondo la ricorderà nella preghiera.
“Sono grata alla Fondazione Masihi per aver organizzato un simile evento, che mi dà una speranza per vivere.”ha dichiarato la donna che aggiunge:” Mi sento amata dalla Chiesa cattolica e da tutte le comunità cristiane del mondo. Sono orgogliosa di essere figlia di una comunità tanto amorevole e misericordiosa”. 

Nonostante Asia Bibi sia piegata dalla malattia, dal digiuno quaresimale che le ha debilitato il fisico, grazie alla fede in Gesù Cristo, il morale della donna è alto e, per questo motivo, manda un messaggio di pace e di amore a tutto il mondo: “Voglio dire grazie ad ogni sorella, ad ogni fratello, ad ogni monaca e sacerdote che prega per me, e specialmente al Santo Padre. Spero con tutto il cuore che questa Quaresima e tutte le preghiere possano donarmi la libertà e la felicità alla mia famiglia”. 

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BENEDETTO XVI INCONTRA I RAGAZZINI DELLA LEGA PRO: “IL CALCIO SIA PORTATORE DI AMICIZIA E RISPETTO”

BENEDETTO XVI (Roma) – Il sole ha invaso Piazza San Pietro. Tante piccole porte di calcio. Centoventi ragazzini venuti da ogni parte d’Italia: palloni e valori, gol e sentimenti. “Auspico che il vostro sport sia sempre portatore di valori di amicizia, rispetto e solidarietà”. Quando Benedetto XVI pronuncia queste parole l’udienza ha già doppiato il capo dell’ora abbondante. Fa caldo e il Papa appare affaticato da una giornata in cui, saltellando tra sette lingue, ha coniugato la “lezione” su Sant’Alfonso e sul suo insegnamento morale con i saluti ai vari gruppi arrivati da ogni angolo del globo e con l’attenzione per un tema, il calcio, che non sempre fa capolino in questi incontri.

I ragazzini con la maglietta azzurra mobilitati dalla Lega Pro di Mario Macalli a volte si distraggono, oppure mischiano le loro urla a quelle dei pellegrini polacchi nel momento in cui questi ultimi vengono richiamati in quella sorta di appello che indica al Pontefice i gruppi presenti nella piazza. Ci sono i ragazzi venuti dalla Francia che intonano un bel coro e i musicisti della banda giovanile John Lennon che facendo uno strappo alla regola al loro repertorio intonano “l’Inno alla Gioia” di Beethoven. Ed è una giornata gioiosa, di quelle che “rendono orgoglioso” un presidente sanguigno come Mario Macalli, uomo dai toni spesso forti ma diretto e sincero. Il calcio visto da questa piazza, filtrato fra le colonne incredibilmente allineate da Bernini, in questo posto in cui per forza di cose ti devi sentire al centro di una civiltà (la stessa civiltà che noi quasi quotidianamente maltrattiamo con i nostri comportamenti), ha un altro sapore, un altro valore, un altro spessore. Un altro messaggio che è poi quello stampato sulle magliette: “Giocare con gioia”.

Sfilano davanti al Pontefice donne e uomini con la loro devozione e con i segni di quella devozione: un rosario, una catenina. Il Papa Benedice. Quattro coppie che hanno solo pochi giorni fa consegnato ai registri nuziali la loro promessa, vivono questo giorno come la prosecuzione di quello che confidano sia il più bello della loro vita. I ragazzini delle scuole-calcio della Lega Pro sono allo stesso tempo consapevoli e indifferenti. Consapevoli di avere davanti una figura carica di idealità; indifferenti perché il loro mondo è, per fortuna, ancora semplice essendo rotondo esattamente come una palla, una palla di gommapiuma, a scacchi gialli e blù che rotola e a volte si impenna sfiorando pericolosamente le teste di ignavi passati, di gente in attesa dell’evento. Quando la Papa-mobile bianca si muove circondata dagli uomini della sicurezza, salendo su, sul sagrato di San Pietro, si alzano urla quasi da stadio. Incedono rigidi quattro guardie svizzere nei loro costumi colorati mentre Benedetto XVI prende posto al centro di questa sorta di gazebo che lo ripara dal sole e dalla pioggia. La piazza e piena. Ma in fondo, davanti a lui, intravede le porte di quei dieci campetti improvvisati, avverte la presenza di questi strani ospiti. Diligentemente, prendono posto nelle sedie allineate alla destra del Pontefice. L’aspettano con ansia. Si annoiano quando le letture vengono tradotte nelle altre lingue: segno dell’universalità del messaggio della Chiesa, ciò non toglie che a quel punto qualcuno di loro improvvisi giochi infantili probabilmente sfuggiti alla vista del Papa ma che dal Papa sarebbero stati comunque apprezzati perché il gioco sta ai bambini come la paura per tutto ciò che sfugge all’omologazione sta ai grandi. In quella piazza c’è tutto, c’è Don Bosco e San Francesco di Sales.

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BENEDETTO XVI CHIEDE PREGHIERE PER IL SUO VIAGGIO NEL REGNO UNITO, UNO DEI PIÙ ATTESI

CASTELGANDOLFO – Benedetto XVI ha chiesto ai credenti di tutto il mondo questa domenica di accompagnarlo con la preghiera in occasione del pellegrinaggio apostolico che svolgerà dal 16 al 19 settembre nel Regno Unito, uno dei più attesi di questo pontificato. Al termine del suo intervento in occasione dell’Angelus domenicale, il Santo Padre ha affermato che l’obiettivo principale del suo viaggio sarà la beatificazione del Cardinale John Henry Newman, grande teologo per il quale Joseph Ratzinger ha sempre provato un interesse particolare “Chiedo a tutti di accompagnarmi con la preghiera in questo viaggio apostolico. Alla Vergine Maria, il cui Nome santissimo è oggi celebrato nella Chiesa, affidiamo il nostro cammino di conversione a Dio”, ha dichiarato. In un’analisi svolta nell’editoriale dell’ultimo numero del settimanale “Octava Dies”, del Centro Televisivo Vaticano, padre Federico Lombardi S.I., portavoce vaticano, ricorda che giovedì il Papa “volerà ad Edimburgo per iniziare di là, accolto ufficialmente da Sua Maestà la Regina Elisabetta, uno dei viaggi più attesi del suo Pontificato”.

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LA SESSUALITA’? PER LA CHIESA NON E’ TABU’, MA GIOIA! E PER IL MONDO? (RIFLESSIONE)

1 + 1 = 2 – “Più procedo nei miei studi, più mi rendo conto che è la scienza senza l’umiltà che impedisce di capire” (P. Bellarmino Bagatti OFM, scopritore della Casa della Madonna a Nazareth). La morale cristiana, nel corso della sua storia ormai bimillenaria, è stata criticata per la sua rigidità, ma una constatazione appare evidente: la dottrina cristiana si è sempre opposta a ogni forma di assolutizzazione o di banalizzazione del sesso. Se la banalizzazione consiste nella privazione di un progetto (fare «sesso per il sesso»), il pensiero cristiano lo valorizza nel livello più alto. Scrive E. Fuchs, teologo protestante: «AI cristianesimo non si può attribuire la colpa di avere rifiutato la sessualità, ma casomai d’aver tentato in tutti i modi, compresi quelli repressivi, di esprimerne il significato etico». E aggiunge un riconoscimento sorprendente: «L’etica cristiana è il primo tentativo rigoroso di inserire il mistero affascinante della sessualità in un progetto storico concreto: il matrimonio, sacramento dell’amore». Il problema oggi più in vista è l’insignificanza, appunto la banalità, che si traduce facilmente nello slogan ‘sesso libero’ e poi, in presenza dell’Aids, ‘sesso sicuro’. La sessualità è ridotta a genitalità e dissociata dalla componenti affettive e razionali, fatta oggetto e veicolo di consumo, ridotta a merce dell’usa e getta. Ma forse proprio dalla crisi etica emerge con forza un bisogno di ritornare all’etica.

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IL NOSTRO SI ALLA VITA. DAL CONCEPIMENTO ALLA MORTE NATURALE!

No all’aborto!SI ALLA VITA – Continuiamo l’approfondimento, cari amici dei Papaboys e dell’Associazione dei giovani del Papa, sulla tematica scottante dell’aborto! Una politica internazionale decisa dall’Onu per ridurre la popolazione mondiale, influenzata da grandi gruppi di potere armato ed industriale! Dovete saperlo! Non fatevi frullare il cervello ed il cuore con le chiacchere, ma cerchiamo di risalire alla verità, che è la cosa che ci rende davvero liberi – attraverso documentazioni valide e studi effettuati. Perchè quindi non scrivere e riportare la verità storica di questo sterminio planetario di bambini già nati ma mai fatti venire definitivamente al mondo? Oggi la tematica dell’aborto ritorna attuale e prioritaria, non con iniziative strampalate messe in piedi da altrettanti strampalati giornalisti, ma con un precisio servizio alla luce della VERITA’! Vietato non rendersene conto!

Il giorno che la famiglia Rockefeller decise di frenare le nascite nel mondo

“I settori pubblici e privati devono operare insieme per accelerare negli Usa lo sviluppo degli aborti legali. Da 1,2 milioni all’anno essi devono salire a 1,8 milioni”. Era il 14 marzo 1973 quando J.H. Knowles, presidente della Fondazione Rockefeller, enunciò questo programma a New York, davanti al Consiglio nazionale sviluppo pianificazione familiare. Nel ’73 la Corte suprema aveva appena depenalizzato l’aborto, ma per Knowles la politica “permissiva” non era sufficiente: occorreva una “promozione attiva” dell’aborto di massa.

La cosa fu organizzata come se si trattasse di promuovere un maggior consumo di Coca Cola. Vi si impegnò, anima corpo e portafogli, Nelson Rockefeller, capo della dinastia che possiede la Standard Oil e la Chase Manhattan Bank, controlla giornali e network televisivi (Abc, Cbs), che ha fondato il club dei supermiliardari del mondo noto come Commissione trilaterale. Nelson (è morto nel ‘79) è stato inoltre governatore dello Stato di new York e vicepresidente degli Usa.Una famiglia potente. Che ha promosso l’aborto in America con la fondazione già dal 1952, del “Population council”, condotto da uomini della fondazione Rockefeller.Ente privato, il Council gode però di entrate pubbliche, in quanto finanziato dal ministero della Sanità e dall’Agenzia internazionale per lo sviluppo (Aid). Per ammissione degli stessi Rockefeller, ogni dollaro da loro versato al Council ha “attivato” 24 dollari “pubblici” per propagandare – attraverso 22 mila centri di base “per la pianificazione familiare” – l’aborto e le pratiche contraccettive.

Ma gli Stati Uniti sono solo uno dei Paesi in cui si svolge la “promozione attiva” della famiglia Rockefeller: per questa, l’aborto è soprattutto un genere d’esportazione, destinato in particolare al Terzo Mondo. Attraverso i canali dell’Aid e le solidarietà occulte della Trilaterale e della massoneria americana, l’ideologia abortista dei Rockefeller ha informato da gran tempo i vertici dell’Onu. L’ex Segretario U’Thant è stato amministratore del “Population Council”. Un’ottantina di sezioni della Pianificazione familiare operano in altrettanti Stati sotto l’egida degli organismi Onu, i quali condizionano la concessione di aiuti ai Paesi poveri al fatto che questi accettino di adottare politiche di contenimento della popolazione.

Perché questa volontà dei clan supercapitalisti di promuovere aborto e contraccezione? Alla base ci sono visibili interessi concreti dei supercapitalisti stessi: le famiglie con figli non sono buone “consumatrici”, non cambiano l’auto o il frigorifero con la frequenza che pare necessaria ai fabbricanti di beni di consumo. Il Fondo monetario internazionale inoltre, che è l’organo supernazionale che unisce le banche creditrici (di cui la Chase Manhattan è la maggiore) dei paesi del Terzo Mondo, impone a questi Paesi severe misure di “austerità” perché essi possano pagare ai banchieri gli interessi sui debiti e questa “austerità” comprendono la necessità di bloccare il numero di “bocche da sfamare” in questi Paesi, secondo idee di neocolonialismo malthusiano che hanno trovato espressione persino in un progetto (Global 2000) elaborato dall’amministrazione Carter, nota “creatura” dei laboratori della Trilaterale. Global 2000 non riuscì a nascondere la vera preoccupazione dei miliardari, che è questa: l’aumento ella popolazione è in realtà un fattore potentissimo di cambiamento e di innovazione; è stato sotto l’impulso demografico che l’umanità ha imparato, ad esempio, a sfruttare più efficienti forme di energia, dalla legna al carbone e poi al petrolio. Ma ogni “innovazione” epocale ha comportato il tramonto di vecchi centri di potere a favore di nuovi centri di potere, per esempio la fine dei signori del carbone e l’ascesa dei signori del petrolio.

Di qui la necessità di bloccare la demografia per conservare l’attuale sistema di potere economico mondiale.Perciò si è cercato di bandire una ideologia della “crescita zero” come quella a cui il Mit americano (finanziato dai Rockefeller) e il Club di Roma (Rockefeller e Agnelli) hanno cercato di dare una coloritura “scientifica”: le risorse della Terra “si stanno esaurendo”, dunque bisogna frenare la crescita della popolazione.

Di qui nascono tutti i movimenti ecologisti e “verdi” del mondo, sulle cui fonti di finanziamento sarebbe interessante indagare. Una fonte massonica certa, il ginecologo Pier Saimon, già gran maestro della Gran Loggia di Franzia, ha rivendicato alle Logge il merito di aver promosso la legislazione abortista in Francia. Secondo lui, già nel ’53, in una riunione segreta a Ginevra, fu formulata l’idea motrice: “porre il principio secondo cui la vita è un materiale nel senso ecologico del termine, e che ci spetta gestirlo”; “la civiltà moderna, siccome è in condizioni di controllare il processo biologico, farà sempre meno riferimento al fatto fisico della vita che alla sua qualità (…). Guardiamo le cose in faccia: un mongoloide entra in questo quadro?”.

E’ qui la radice del nazismo legalizzato e razionalista, del genocidio banalizzato, quotidiano e di massa, in cui tutti viviamo senza vergogna.

(P. Pir.) L’aborto procurato, benché la legge italiana affermi il contrario, è uno strumento di controllo delle nascite, è cioè uno strumento finalizzato a quella “crescita zero” predicata dalle multinazionali della pianificazione familiare (contraccezione, aborto, sterilizzazione) che si riconducono, tra l’altro, alla statunitense Fondazione Rockefeller. E l’aborto procurato è una vera e propria industria.E’ quindi del tutto logico che una ragnatela di mostruosi interessi economici e finanziari come è quella che si cela dietro gli slogan del “bambino desiderato” e della “liberà di scelta” cerchi di massimizzare sempre più i propri spazi di mercato e di profitti.

In quest’ottica la piovra Rockefeller con i suoi numerosi tentacoli (Population Council, International Planned Parenthood Federation, Pathfinder Found, Club di Roma, ecc.) conduce un’incessante azione per rimuovere tutti gli ostacoli culturali all’espansione dei suoi profitti. E a livello internazionale un “ostacolo” di tutto rilievo è proprio quella dichiarazione universale dei diritti del fanciullo, con la quale le Nazioni Unite sancirono che il bambino ha diritto “a un’adeguata protezione giuridica sia prima che dopo la nascita”.Perfidamente “logico” quindi, ma profondamente disumano, il tentativo che i fautori della “crescita zero” stanno facendo per arrivare all’approvazione da parte dell’assemblea generale delle Nazioni Unite di una nuova Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo, ma solo del fanciullo già nato. I potenti autori di questo tentativo, infatti, ce la metteranno certamente tutta per prendersi una solenne rivincita, dopo la sconfitta subita nel 1984 in un’altra sede Onu, alla Conferenza mondiale sulla popolazione di Città del Messico. Anche allora la bozza della Dichiarazione finale aveva “dimenticato” la Dichiarazione universale dei diritti del fanciullo, che viene ripescata. A Città del Messico si percepì chiaramente che la piovra-Rockefeller controllava, come ancora controlla, con i suoi uomini, i posti-chiave del Fondo delle Nazioni Unite per le attività in materia di popolazione, anche se alla fine l’aborto risultò messo al bando.

Aleksander Minak
(c) Avvenire

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FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA. ED INIZIAMO A SPIEGARE IL NOSTRO ‘NO ALL’ABORTO’

ROMA – (Si consiglia la lettura e la visione di questo articolo per il contenuto di alcune immagini ad un pubblico adulto). Per la prima volta dall’anno 2001 quando il nostro sito dei Papaboys ha iniziato ad essere presente sulla rete mondiale web sconsigliamo la lettura di un articolo o la visione delle immagine ad un pubblico di giovanissimi, ma la coscienza ci spinge a cio’. Detto questo, è doveroso parlare del nostro ‘No all’ABORTO’, del voler urlare ‘ASSASSINI’ a chi uccide e fa promozione per le uccisioni, e ribadire che la LEGGE 194 è PENOSA e che a LEGGE SULL’ABORTO AUTORIZZA A COMMETTERE OMICIDI! Per approfondire la tematica iniziamo a leggere insieme, ed a commentare se volete, questo servizio dal titolo shock ‘La pianificazione mondiale dell’aborto!’ che è stato pubblicato sul portale http://www.totustuus.org’ e che si deve conoscere per farsi un’idea chiara delle strategie mondiali di ‘omicidio’. A chi fanno capo? Sicuramente all’Onu, perche’ non dirlo?

La pianificazione mondiale dell’aborto

Al Sinodo dei Vescovi fu chiaramente denunciata l’esistenza di un’unica centrale internazionale che programma e favorisce l’aborto su scala planetaria. Si è parlato, senza fare nomi, di una signora indiana che dirigerebbe tutto. Quella “signora indiana” è ovviamente solo una impiegata di concetto, perché, come è noto, l’idea parte da lontano e da ben altri porti. Tutto cominciò nel 1970, quando Nelson Rockefeller, allora governatore dello Stato di New York, appoggiò pesantemente una legge che rendeva di fatto l’aborto totalmente libero. Talmente era libero che nel 1972 l’assemblea legislativa dello Stato decise semplicemente di abrogarlo. Il governatore oppose il suo veto e la Corte Suprema degli Stati Uniti, con la celebre sentenza Roe vs. Wade, gli diede ragione, riportando l’America ai tempi del Dred Scott Case del 1857 (dove si stabiliva che i discendenti affrancati di schiavi non erano da ritenersi giuridicamente persone, per cui l’aborto era permesso a richiesta). Nelson Rockefeller, come si ricorderà, divenne poi vicepresidente degli Stati Uniti.

Questo signore (il cui cognome è ormai entrato nel vocabolario corrente a indicare la ricchezza per antonomasia) era al vertice di una piramide colossale, i cui intenti furono chiari il 14 marzo 1973, quando, nel corso di una conferenza tenuta a New York davanti al Consiglio nazionale del Centro di Sviluppo della Pianificazione Familiare, il presidente della Fondazione Rockefeller, J.H. Knowles, dichiarò: “E’ compito sia dei settori privati che dei settori pubblici accelerare negli Stati Uniti lo sviluppo degli aborti legali affinché essi salgano ad un milione e ottocentomila all’anno”.

Insomma, le leggi permissive in materia d’aborto non erano sufficienti a condurre a risultati sperati, occorreva una promozione attiva dell’aborto di massa. Da dove veniva questa bella idea gnostica? Dall’ideologia della “crescita zero”, che le teste d’uovo del Massachussetts Institut of Technology (sovvenzionato dalla Fondazione Rockefeller) avevano elaborato giusto in quegli anni. Il lancio del femminismo, l’appoggio velato al marxismo (che era pur sempre materialismo) e infine la campagna ecologistica su scala mondiale, avviata dal rapporto “I limiti dello sviluppo” del Club di Roma (braccio europeo del suddetto Massachussetts Institut of Technology), sono anelli della catena che parte da quest’idea.

Applicarla era facile. I Rockefeller non avevano problemi nel favorire l’ingresso nell’amministrazione statunitense di uomini loro: il sistema costituzionale americano permette la formazione di staff praticamente a richiesta. Per i mass media era ancora più facile, visto che i Rockefeller ne controllavano buona parte, come il Columbia Broadcasting Cy, tanto per citarne un paio nel settore delle radiodiffusioni. E poi c’erano le cliniche finanziate dalla stessa famiglia, come quella della Pianificazione Familiare di New York, che divenne la più grande “fabbrica d’angeli” del mondo. Naturalmente non si devono dimenticare le industrie farmaceutiche controllate tramite pacchetto azionario, come la Upjohn, che si lanciò a testa bassa nel settore degli antifecondativi.

Il Population Council

La piramide facente capo alla Fondazione Rockefeller era composta di oltre ventiduemila fondazioni “senza scopo di lucro”, in parte autofinanziantesi e in parte sovvenzionate dal governo, come l’importantissimo Population Council, sostenuto a suo di milioni (di dollari) dal ministero della Sanità e dall’AID (Agency for International development, organismo federale). La prima mossa fu uno studio di Henry Kissinger, “Prospettive per l’America”, nel quale veniva dipinto uno scenario mondiale in cui il controllo demografico era presentato come il problema. Kissinger era consigliere personale di Rockefeller, poi fu Segretario di Stato e infine eminenza grigia della diplomazia internazionale (oggi continua a guidare a distanza la politica estera americana, sebbene non abbia più alcun ruolo pubblico: l’esperienza accumulata e le aderenze a tutti i livelli ne fanno il più richiesto consulente internazionale).

Contro la fertilità

Il mensile del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME), Mondo e Missione, ha recentemente rivelato un altro documento a firma di Kissinger. E’ giusto di quegli anni (1974); Kissinger allora presiedeva il Consiglio di Sicurezza degli Stati Uniti e Bush era direttore della CIA. Si tratta di un memorandum segreto, intitolato National Security Study Memorandum 2000, contenente direttive da applicare in tredici Paesi del Terzo Mondo e indirizzato a poche persone (tra le quali il direttore della CIA). I tredici Paesi in questione erano l’India, il Bangladesh, il Pakistan, la Nigeria, il Messico, le Filippine, la Thailandia, la Turchia, l’Etiopia, la Colombia e il Brasile. Questo memorandum era incentrato sulla necessità per gli Stati Uniti di modificare entro il Duemila i livelli di fertilità dei suddetti tredici Paesi, i quali, a caUSA del rapido aumento demografico, avrebbero potuto, in un futuro non troppo lontano conseguire un crescente ruolo politico e strategico. In soldoni, c’era da aspettarsi che la lievitazione della popolazione avrebbe spinto tali Paesi a rialzare il prezzo delle esportazioni delle materie prime da essi prodotte, compromettendo seriamente gli interessi degli Stati Uniti.

La pianificazione delle famiglie

L’analisi in effetti era lungimirante, perché oggi di fatto gli USA hanno dei concorrenti di tutto rispetto nella domanda di materie prime, concorrenti che magari sarebbero disposti a pagare prezzi più alti pur di assicurarsele. Questo aumenterebbe la potenza dei concorrenti medesimi (in pratica Germania e Giappone), ma anche quella dei Paesi produttori, i quali, potendo incassare più denaro – e con una popolazione sempre più numerosa – finirebbero per assumere un ruolo di tutto rispetto nello scenario internazionale. Il memorandum (che magnificava anche il “miglioramento razziale” che dall’adozione delle misure consigliate sarebbe derivato) venne preso sul serio e portò ad un aumento dei fondi a disposizione dell’AID, a patto che gli aiuti ai tredici Paesi in questione fossero subordinati all’accettazione da parte di questi dei programmi di controllo demografico. Il documento concludeva “consigliando” di coinvolgere nel progetto anche altri organismi, come la Banca Mondiale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Unicef, che avrebbero dovuto inserire i piani di riduzione demografica nei servizi di assistenza medica forniti dal Terzo Mondo. Tutti i “consigli”, com’è noto, sono stati puntualmente seguiti e realizzati. Ma torniamo alla “piramide Rockefeller”. In essa va inserita anche la Federazione Mondiale per la Pianificazione Familiare (che riunisce tutte le fondazioni relative), più diversi organismi religiosi americani (come, per esempio, il Centro di Consultazione Familiare di Washington). Vanno aggiunti la commissione americana per l’UNESCO, gli istituti che studiano l’aborto, il Comitato americano di Studio per la Crisi Demografica, l’Accademia Nazionale americana delle Scienze, l’Università di Harward, quella della Carolina del Nord, la Cornell, la Chapel Hill, la Emory e la John Hopkins. Tutti questi enti sono privati, ma la loro stessa esistenza mette in moto meccanismi di finanziamento politico; un opuscolo del centro di Pianificazione Familiare di Pittsburg informava, in quegli anni, che un solo dollaro privato versato al Centro ne procurava ventiquattro pubblici. Il quadro va completato con le altre grandi Fondazioni americane, come la Ford e la Hewlwtt, che per lo stesso scopo versavano fior di milioni alla Fondazione Rockefeller. Tanto per dare un’idea delle ramificazioni del progetto, ricordiamo che a quel tempo U Thant, Segretario generale dell’ONU, era amministratore del Population Council.

La recessione planetaria

Il blocco marxista fu totalmente impenetrabile alla politica denatalistica così potentemente lanciata. Neanche l’idea della “crescita economica zero” lo sfiorava minimamente. Anzi, ad esso non pareva vero che l’Occidente si desse la zappa sui piedi da solo. Fece di più: obbligò i vari partiti comunisti del mondo ad appoggiare con tutte le loro forze il suicidio dell’avversario. Così si arrivò al paradosso dei comunisti occidentali che si battevano strenuamente per l’introduzione dell’aborto, mentre quelli delle repubbliche popolari lo restringevano o lo abolivano. L’URSS e i suoi satelliti intanto si davano da fare per uno sviluppo industriale spinto al massimo (che però è finito come è finito), contando anche sulla loro superiorità demografica; l’Occidente dal canto suo dava l’avvio a quella recessione planetaria che oggi sta esplodendo in tutta la sua virulenza.

L’idea di ridurre gli abitanti del pianeta è però ancora più vecchia (e non intendiamo riferirci solo a quella antichissima della Gnosi, secondo cui il Nulla è meglio dell’Essere). Deve averla fornita il famoso dottor Pincus, il biologo del Massachussetts che già nel 1950 sperimentava la sua pillola antifecondativa sulle portoricane dei quartieri poveri. Fare esperimenti sui poveri, però, rappresentava più che un semplice risparmio di fondi, perché, come abbiamo visto, era proprio ad essi che la manovra era destinata. I contraccettivi iniettabili, per esempio, cominciarono ad essere testati sulle popolazioni peruviane già negli anni Sessanta. Poco importava se le cavie mostravano subito dopo una spiccata tendenza ai noduli all’ipofisi e alle ghiandole mammarie. Il decennio successivo vide l’ingresso prepotente nei tredici Paesi summenzionati del Depo-Provera, il contraccettivo iniettabile prodotto dalla Upjohn americana (in cui, come si ricorderà, i Rockefeller avevano una grossa partecipazione azionaria).

La politica degli anticoncezionali

Diffuso indiscriminatamente (come tutto quel che viene diffuso nel Terzo Mondo), fu ritirato dal mercato (ma solo in America) nel 1978 su pressione dei movimenti femministi, in quanto si era scoperto che provocava un calo nelle difese immunitarie. Il Norplant è il più recente anticoncezionale del genere: prodotto da una industria finlandese (con ricerche finanziate dal Population Council) e sperimentato su donne cilene, è stato sospeso dal Brasile (il che è tutto dire) a causa delle incresciose conseguenze sulla salute, ma continua ad essere tranquillamente diffuso negli altri Paesi con la benedizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.Il fatto è che la diga è ormai aperta e la campagna va, per così dire, avanti da sola. Per esempio: iniettare un antifecondativo richiede pochi minuti, laddove spiegare il funzionamento di quelli orali o meccanici abbisogna di molto più tempo, e non si è mai sicuri che la spiegazione venga recepita fino in fondo. In più, Paesi come la Cina, la Malesia, la Thailandia, l’Indonesia, la Corea del Sud, il Vietnam, il Messico, hanno trovato una cospicua fonte di entrate nella produzione e nella esportazione di preservativi, che vendono (e convincono a comprare) anche in casa loro. Ma la gente del Terzo Mondo non diminuisce solo per fame, guerre, aborti, prevenzione delle nascite. Muore anche per uso di anticoncezionali. Effetti collaterali di quelli chimici a parte, c’è da tener presente che preservativi e spirali non vengono quasi mai usati come si deve. Si parla di profilattici adoperati più volte, spirali triennali tolte dopo dieci anni e più, magari solo in occasione di infezioni senza rimedio. A questo si aggiunga la modificazione delle mentalità: in certe popolazioni , ormai sedotte dalla supposta potenza della “medicina” dell’uomo bianco, la promiscuità sessuale si è centuplicata, a tutto vantaggio della diffusione dell’AIDS.

I pianificatori, però, tirano avanti per la loro strada. Il Fondo ONU per la Popolazione nel suo ultimo rapporto annuale insiste: prevenire 106 milioni di nascite costituisce un “risparmio” globale di 742 miliardi di dollari. E’ insomma (se non fosse ancora chiaro) una questione di soldi, tanto per cambiare. Quanto sia importante l’argomento lo si evince dal budget annuale dell’ente, 212 milioni di dollari che diventeranno un miliardo nel Duemila. In tale anno la spesa dei programmi per diminuire il numero degli umani dovrà raggiungere il doppio di quella attuale (che è di tutto rispetto: quattro miliardi e mezzo di dollari). Il bello è che metà della somma la pagano gli stessi Paesi da ridurre.

Chi finanzia il Fondo ONU per la Popolazione?

Naturalmente gli Usa sono in testa, seguiti dal Giappone e da tutto il resto del mondo occidentale. C’è anche l’Italia, sebbene in dodicesima posizione. Ma il fondo non è solo, ovviamente, in questa immane opera di ingegneria ecologica a tutto vantaggio degli Alieni Prossimi Invasori. Ci sono anche le Fondazioni, gli Istituti, i Centri, i Comitati, le Agenzie di cui abbiamo parlato. La Family Planning International Assistence, il Pathfinder Found, l’International Planned Parenthood Federation, la SIDA scandinava, la giapponese JOIFCP, la CIDA canadese, e così via. Si aggiungano i milioni di utili idioti sparsi nel mondo che si battono per la causa gratuitamente e a tutt’uomo, assolutamente convinti di sudare per il bene dell’umanità, e il quadro sarà completo.

I rivoli del “messaggio”

Roberto Beretta su Avvenire ha elencato recentemente i mille modi in cui il “messaggio” arriva capillarmente in tutti gli angoli del globo (Plinio Correa De Oliveira, nel classico Rivoluzione e controrivoluzione avvertiva che il bersaglio della Rivoluzione metafisicamente intesa è “ogni uomo”). Nel Ghana una nota squadra di calcio sfoggia il logo dello sponsor sulle maglie dei giocatori: una marca di preservativi con la scritta “mettimi”. In Nigeria i programmi televisivi trasmettono indirizzo e numero di telefono delle cliniche di pianificazione familiare. Nelle Filippine la promozione è affidata anche ai video musicali e alle canzoni, più un “porta a porta” da far invidia ai Testimoni di Geova. In Turchia a cadenze trimestrali la gente viene bombardata con cinque ore al giorno di sceneggiati televisivi sull’argomento (nell’America latina questo compito è affidato alle telenovelas). Nella Corea del Sud è l’esercito il bersaglio privilegiato: chi si arruola deve sorbirsi anche il corso di educazione sessuale. Nello Zaire, oltre ai posters murali, quando compri i preservativi ti danno in omaggio biglietti dei concerti rock con lo sconto del 50%. In Tunisia la sanità offre controlli gratuiti alle donne che hanno partorito da poco; appena queste si presentano in ospedale, vengono immediatamente contattate da funzionari della pianificazione familiare che fanno loro passare la voglia di avere altri figli.

Trent’anni di sforzi hanno dato in molti posti i loro risultati: innanzitutto l’Occidente, in testa alle classifiche della denatalità. Poi molti altri Paesi (questi, finalmente, del Terzo Mondo), hanno visto dimezzarsi i coefficienti di fertilità.

Ma non sono tutte rose e fiori per il Progetto Ecatombe. In Cina, per esempio, la costrizione governativa al figlio unico ha prodotto più che altro una strage di femmine (la gente, visto che può avere un solo figlio, vuole che sia maschio); ma anche milioni di figli “segreti” e una cifra enorme di cittadini “fluttuanti”, che si sottraggono all’anagrafe spostandosi continuamente. Anche nelle Filippine le cose vanno male per i pianificatori, a causa della tenace opposizione della Chiesa. Nemmeno nei Paesi islamici le cose filano per il loro verso. E neanche in India, dove, lo si ricorderà, la campagna di sterilizzazione forzata del 1975 costò il posto a Indira Gandhi.

Il nemico è la religione

E’ la religione (qualunque religione) la vera nemica del Progetto. Ogni religione (culti satanici a parte, roba di invenzione occidentale che non è religione) tributa un culto al Creatore, per questo non può essere contro la vita. L’idea di ridurre il numero delle “bocche da sfamare”, quindi, incontra nelle religioni l’ostacolo più efficace. Da qui il finanziamento più o meno occulto per tutto quello che può servire a sradicare il senso religioso dal cuore degli uomini (si pensi al dilagare delle sette nell’America latina). Ma eliminare le bocche da sfamare vuol dire anche eliminare le braccia che potrebbero produrre, come tutti gli economisti seri sanno. Purtroppo gli economisti spesso mangiano nel piatto dei Pianificatori, perciò sono generalmente costretti a dire il contrario di quel che pensano. Così la crisi si avvita su sé stessa, aumentando la recessione e di conseguenza il numero delle “bocche inutili”. Qui il Piano rivela il volto di Satana, mendax et homicida ab initio (G.v 8,44).

In questo modo, in una demoniaca spirale senza fine, viene preparato l’avvento dell’Età dell’Acquario: i sempre più numerosi adepti del New Age continuano a ripetere che sarà un tempo di pace e prosperità, ma i presupposti indicano che ci aspetta un’era di desolazione e morte, con sconvolgimenti di portata cosmica e instabilità cronica, in un mondo sempre più simile all’inferno. Ci sarebbe da farci sopra una bella riflessione teologica, ma ce ne manca il cuore. Annunciando i cataclismi che dovevano succedere, Gesù concludeva: “Ma quando il Figlio dell’Uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?” (Lc 18,8).

A questo punto c’è da chiedersi se troverà ancora qualcuno sulla terra.

Rino Cammilleri
(c) Pagine Libere

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