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SCUOLA/ IL VERO DIALETTO È L’ITALIANO CHE SI INSEGNA IN CLASSE. UNA RIFLESSIONE

SCUOLA – Nessuno nega che i dialetti abbiano la dignità di una lingua, anzi. Sono delle lingue a pieno titolo con una propria grammatica ed un lessico robusto che spesso porta con sé sfumature semantiche interessanti e di efficacia comunicativa a volte maggiore del lessico dell’italiano. Non si possono dimenticare autori dialettali di grande levatura quali Belli, Tessa, Porta, Biagio Marin, e l’elenco sarebbe lungo. Un “caso” contemporaneo è incarnato da Andrea Camilleri che nei suoi numerosi romanzi crea una contaminazione piacevole e piena di levità tra l’italiano e il dialetto siciliano. Certo, se non si è siciliani, per apprezzare appieno i libri di Camilleri occorre leggerne più di uno, trarre dal contesto il significato di termini in vernacolo e – magari – aiutarsi con il glossario appositamente stilato che fa da accompagnamento alle opere stesse dell’autore. Né si può dimenticare che molti termini di determinati dialetti sono entrati a pieno titolo nel vocabolario ufficiale della lingua italiana.

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‘MULTARE LE PROSTITUTE E’ INGIUSTO’. IL PROBLEMA E’ MASCHILE. INTERVENTO DELL’U.S.M.I.

ROMA – “Multare e arrestare le prostitute è ingiusto: significa criminalizzare non i colpevoli, ma le vittime. Perché nessuna donna si prostituisce per scelta, sono tutte schiave” dichiara Suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata, responsabile dell’ufficio “Tratta donne e minori” dell’Unione delle superiore maggiori d’Italia (Usmi), impegnata dal 1993 nella lotta contro il traffico di esseri umani. “Perché non riusciamo invece a colpire gli sfruttatori?” si chiede la religiosa intervenuta questa mattina, nella sede milanese del Pime, alla conferenza stampa di presentazione della mostra fotografica “Mai più schiave – stop alla tratta di ragazze nigeriane per lo sfruttamento sessuale” che si apre questa sera. “Togliendo le ragazze dalla strada e costringendole in appartamento facciamo un favore ai loro sfruttatori, dato che le associazioni di carità che si occupano del recupero delle prostitute non sapranno più dove trovarle”. A livello nazionale il problema è affrontato in modo sbagliato, afferma la religiosa, “perché le scelte sono compiute da persone che non hanno esperienza diretta del fenomeno, né si sono rivolte, per una consulenza, ai volontari e ai religiosi che passano le giornate a parlare con le ragazze asciugando le loro lacrime”. “E’ inutile e controproducente – conclude – togliere la “sporcizia” dalla strada per metterla nelle case”. A riportare le dichiarazione è l’Agenzia Sir

“Le prostitute arrivano in Italia dalla Nigeria dopo viaggi di mesi nel deserto, vendute dalla famiglia o rapite, psicologicamente soggiogate da riti vudù che le costringono all’obbedienza con la minaccia della vita stessa”. E’ un problema di povertà, o meglio di distribuzione della ricchezza, quello che è dietro al traffico delle donne dal sud del mondo all’Europa, secondo suor Suor Eugenia Bonetti. “Ci sono donne che vivono nella miseria, in Africa, e uomini occidentali che credono tutto si possa comprare, anche il corpo di una donna, la sua dignità”. Si esce da questo circolo vizioso solo con un cambiamento culturale: “Perché – si chiede la religiosa – nelle scuole non si parla del nuovo schiavismo esercitato dagli sfruttatori sulle prostitute? Perché non si contrasta la mentalità secondo cui tutto ha un prezzo?”. Si parla di donne, ma il problema “è maschile. Interveniamo sulla domanda, sui milioni di clienti italiani che non sanno rispettare la dignità della donna. Finchè non lo faremo, tutti noi cittadini, istituzioni religiose, politiche e associazioni, dovremo ritenerci colpevoli di questo schiavismo”.

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