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BENEDETTO XVI: “LA PREGHIERA È UNA LOTTA CON DIO CHE SI VINCE ARRENDENDOSI AL SUO AMORE”

BENEDETTO XVI (Città del Vaticano) – Il Papa durante l’udienza generale in Piazza San Pietro di stamani ha proseguito la sua catechesi sulla preghiera spiegando il racconto biblico della lotta di Giacobbe con Dio al guado dello Yabbok, di notte: la Chiesa – ha detto – “ha visto in questo racconto il simbolo della preghiera come combattimento della fede e vittoria della perseveranza”. “La preghiera – ha proseguito il Pontefice – richiede fiducia, vicinanza, quasi in un corpo a corpo simbolico non con un Dio avversario e nemico, ma con un Signore benedicente che rimane sempre misterioso, che appare irraggiungibile”. Una lotta – ha aggiunto – che “non potrà che culminare nel dono di se stessi a Dio, nel riconoscere la propria debolezza, che vince proprio quando giunge a consegnarsi nelle mani misericordiose di Dio”. “Tutta la nostra vita – ha concluso – è come questa lunga notte di lotta e di preghiera, da consumare nel desiderio e nella richiesta di una benedizione di Dio che non può essere strappata o vinta contando sulle nostre forze, ma deve essere ricevuta con umiltà da Lui, come dono gratuito che permette, infine, di riconoscere il volto del Signore”. Di seguito il testo della catechesi: 

Cari fratelli e sorelle,

Oggi vorrei riflettere con voi su un testo del Libro della Genesi che narra un episodio un po’ particolare della storia del Patriarca Giacobbe. È un brano di non facile interpretazione, ma importante per la nostra vita di fede e di preghiera; si tratta del racconto della lotta con Dio al guado dello Yabboq.

Come ricorderete, Giacobbe aveva sottratto al suo gemello Esaù la primogenitura in cambio di un piatto di lenticchie e aveva poi carpito con l’inganno la benedizione del padre Isacco, ormai molto anziano, approfittando della sua cecità. Sfuggito all’ira di Esaù, si era rifugiato presso un parente, Labano; si era sposato, si era arricchito e ora stava tornando nella terra natale, pronto ad affrontare il fratello dopo aver messo in opera alcuni prudenti accorgimenti. Ma quando è tutto pronto per questo incontro, dopo aver fatto attraversare a coloro che erano con lui il guado del torrente che delimitava il territorio di Esaù, Giacobbe, rimasto solo, viene aggredito improvvisamente da uno sconosciuto con il quale lotta per tutta una notte. Proprio questo combattimento corpo a corpo – che troviamo nel capitolo 32 del Libro della Genesi – diventa per lui una singolare esperienza di Dio.

La notte è il tempo favorevole per agire nel nascondimento, il tempo migliore, dunque, per Giacobbe, per entrare nel territorio del fratello senza essere visto e forse con l’illusione di prendere Esaù alla sprovvista. Ma è invece lui che viene sorpreso da un attacco imprevisto, per il quale non era preparato. Aveva usato la sua astuzia per tentare di sottrarsi a una situazione pericolosa, pensava di riuscire ad avere tutto sotto controllo, e invece si trova ora ad affrontare una lotta misteriosa che lo coglie nella solitudine e senza dargli la possibilità di organizzare una difesa adeguata. Inerme, nella notte, il Patriarca Giacobbe combatte con qualcuno. Il testo non specifica l’identità dell’aggressore; usa un termine ebraico che indica “un uomo” in modo generico, “uno, qualcuno”; si tratta di una definizione vaga, indeterminata, che volutamente mantiene l’assalitore nel mistero. È buio, Giacobbe non riesce a vedere distintamente il suo contendente e anche per il lettore esso rimane ignoto; qualcuno sta opponendosi al Patriarca, è questo l’unico dato certo fornito dal narratore. Solo alla fine, quando la lotta sarà ormai terminata e quel “qualcuno” sarà sparito, solo allora Giacobbe lo nominerà e potrà dire di aver lottato con Dio.

L’episodio si svolge dunque nell’oscurità ed è difficile percepire non solo l’identità dell’assalitore di Giacobbe, ma anche quale sia l’andamento della lotta. Leggendo il brano, risulta difficoltoso stabilire chi dei due contendenti riesca ad avere la meglio; i verbi utilizzati sono spesso senza soggetto esplicito, e le azioni si svolgono in modo quasi contraddittorio, così che quando si pensa che sia uno dei due a prevalere, l’azione successiva subito smentisce e presenta l’altro come vincitore. All’inizio infatti Giacobbe sembra essere il più forte, e l’avversario – dice il testo – «non riusciva a vincerlo» (v. 26); eppure colpisce Giacobbe all’articolazione del femore, provocandone la slogatura. Si dovrebbe allora pensare che Giacobbe debba soccombere, ma invece è l’altro a chiedergli di lasciarlo andare; e il Patriarca rifiuta, ponendo una condizione: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto» (v. 27). Colui che con l’inganno aveva defraudato il fratello della benedizione del primogenito, ora la pretende dallo sconosciuto, di cui forse comincia a intravedere i connotati divini, ma senza poterlo ancora veramente riconoscere. 

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DELUDENTE, GROTTESCO ED OFFENSIVO IL FILM DI MORETTI. FARLO USCIRE A PASQUA OFFESA AL CRISTIANESIMO

EDITORIALE – Non potevamo aspettarci opere d’arte da Nanni Moretti, e questo è chiaro. Ma doversi trovare a vedere un filmetto di seconda categoria che sa di cine-uovo (per i cine-panettoni c’è il periodo natalizio) proprio non ce lo aspettavamo. Non c’è niente in questo film, zero via zero, un niente nascosto dietro ad un tentativo di fare ‘cassetta’ sfruttando le imminenti festività della Santa Pasqua ed a scapito dell’intelligenza e della sensibilità. 2.000 anni di storia non si piegano neanche di mezzo millimetro di fronte ad un tentativo esasperato che puzza di illuminismo francese, di allagare una stanza, quella della sensibilità e del buon gusto, con acqua stagnante, con una storiella neanche tanto originale, di un pontefice in piena crisi di personalità che abbandona il suo posto.

È Nanni Moretti (e non l’attore che interpreta il Papa) che scappa per le strade di Roma alla ricerca di un attimo di popolarità – ed anche di una coerente identità di regista mai trovata – che i girotondi gli hanno dato e poi tolto, insicuro nell’insistenza speculare su una improbabile gara di pallavolo del collegio cardinalizio e sfruttando la sacralità delle immagini della morte del futuro beato Giovanni Paolo II. A proposito: ma ha pagato i diritti per quelle immagini? Se sì, le ha pagate al Vaticano che le detiene? Se sì, si vergogna il Vaticano ad aver contribuito a questa stupida pellicola?

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17 MARZO 2011, NOTTE BIANCA PER LA FESTA DELL’UNITA’ NAZIONALE: “UNA BANDIERA PER OGNI FINESTRA”

SPECIALE 150 ANNI (Italia) – Tra il 16 e il 17 marzo scatta, in tutta Italia, l’operazione “notte bianca” per dare il via ai festeggiamenti in occasione della ricorrenza dei 150 anni dell’Unità nazionale: da Trento a Napoli, da Venezia a Catania, da Alessandria a Cagliari, Terni, Prato, Firenze, Livorno si mobiliteranno per organizzare eventi, visite guidate nei luoghi storici con musei aperti, il tutto ad ingresso gratuito come vuole la tradizione della notte bianca. Non c’è spazio solo per il divertimento ma anche per l’arte e per lo spirito: è possibile far visita presso le chiese per chiudersi in preghiera o semplicemente per ammirare le bellezze artistiche e delle basiliche. C’è spazio anche per quelle persone che, impegnate quotidianamente con il proprio lavoro, possono tranquillamente fare shopping durante la notte bianca tricolore: i negozi sono, eccezionalmente, aperti e a messi a disposizione della clientela.

Il messaggio che hanno lanciato i sindaci, in rappresentanza di ogni regione italiana, è stato quello di vedere “una bandiera in ogni finestra” per dare quel senso di spirito patriottico e, perché no, per dare colore e vivacità alle città. Riguardo la capitale, farà da padrona nei festeggiamenti con oltre 100 eventi e 13 concerti: musica, animazione di strada, spettacoli, fuochi pirotecnici, mostre, musei aperti, conferenze, proiezioni e illuminazioni artistiche dei monumenti. I palazzi del potere saranno aperti al pubblico: Camera, Senato, Ministeri, Banca d’Italia, ma anche il Vicariato di Roma a San Giovanni in Laterano. Molte saranno le chiese aperte al pubblico e illuminate tutta la notte come la borrominiana Sant’Ivo alla Sapienza e quelle del tour barocco. Anche il museo del Vittoriano sarà aperto con la mostra «Alle radici dell’identità nazionale». Spettacoli e concerti saranno allestiti dalla Comunità ebraica (che aprirà al pubblico il Ghetto e il museo), dalle orchestre della Sapienza e dell’Università di Roma 3, dall’Accademia Filarmonica Romana, dall’Accademia Nazionale della Danza e da quella di S.Cecilia, dal Teatro dell’Opera e per finire dalle Scuderie del Quirinale. Alle 19, in Piazza del Campidoglio, si esibirà la Banda dei Vigili Urbani con una diretta tv della trasmissione di Rai Uno “150” alle ore 21.15 da Piazza del Quirinale. Vi sarà un’ulteriore diretta tv con la trasmissione in Via dei Fori imperiali che accoglierà le proiezioni architetturali di Danny Rose sul prospetto dei Mercati di Traiano, nonché lo spettacolo musicale «Toccata e Fuga», un’esibizione di danza a cura dell’Accademia Nazionale di Danza. La Notte Tricolore proseguirà alle 23.15 al Vittoriano con il Concerto della Banda Interforze, realizzato in collaborazione con il Ministero della Difesa. A seguito dell’Inno di Mameli, il giorno dell’Unità sarà salutato a mezzanotte con uno spettacolo pirotecnico dal Parco del Celio.

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NUOVO LIBRO SULL’INDIA. LAPIERRE: SIA BENEDETTA CALCUTTA (E MADRE TERESA)

INDIA – L’orgoglio del cielo! Venticinque anni dopo che la Grande Anima dell’India aveva lanciato questo appello, trovo la presenza di Dio in qualunque strada di Calcutta mi conduca la mia inchiesta. Può accadere, come la settimana scorsa, che veda bloccare la circolazione da una processione irta di stendardi e di orifiamme verdi, che sbuca in Chittapore Road accompagnata da una gran cacofonia di fanfare. Si celebrava Muharram, il Capodanno islamico. I tre milioni di musulmani di Calcutta erano per la strada. Era un giorno festivo come un’altra dozzina di giorni festivi previsti dal calendario della città, che è un vero guazzabuglio di popoli e di credenze. Due giorni prima, un’esplosione di petardi aveva svegliato di soprassalto me e con me tutta la città. I sikh celebravano la nascita del guru Nanak, venerato fondatore della loro comunità. Se quel giorno avessi cercato un taxi, ci sarebbero state nove probabilità su dieci che i loro autisti con la barba arrotolata e il turbante blu o rosso avessero abbandonato le vetture per andare a onorare il loro guru.

Oggi, a essere in effervescenza è il Barra Bazar. I jain digambara festeggiano il ritorno della stagione dei pellegrinaggi che coincide con la fine ufficiale della stagione dei monsoni. Ma è soprattutto la festa di Durga, la dea indù distruttrice del demonio, a fare di Calcutta un luogo sacro della fede. Per quattro giorni e quattro notti, una città tristemente nota diventa una città magica, piena di luce, di gioia e di speranza. Ho la fortuna di vivere i riti di questa festa con l’uomo-risciò Hasari Pal, e i suoi compagni di stanghe. Grazie a loro, scopro un posto incredibile: un intero quartiere di vecchie rimesse, di miserabili laboratori e di viuzze dove centinaia di uomini producono, di padre in figlio, la più incantevole collezione di opere d’arte che sia mai stata dedicata a una divinità o ai suoi santi. Per un anno intero, questi artisti della casta dei vasai hanno gareggiato in creatività e devozione, facendo nascere dalle proprie mani le più grandi, le più sontuose rappresentazioni della dea Durga. Un lavoro prodigioso: dopo aver costruito l’ossatura con la paglia intrecciata, i vasai rivestono il modello di argilla grigia, poi la modellano delicatamente per darle la forma e l’espressione volute. Per finire, decorano la statua con il pennello, conferendole un aspetto fantastico e volutamente grottesco. Il quarto giorno di festa, al crepuscolo, camion, carretti a mano, taxi, e risciò per le più piccole, portano le statue e i loro devoti proprietari in riva all’Hooghly, il tumultuoso braccio del Gange. Ogni statua viene quindi inghirlandata di fiori e le famiglie le calano lentamente, rispettosamente, nell’acqua.

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LA CHIESA HA UNA “BUONA NOTIZIA” DA PORTARE: DIO CI DONA IL SUO TEMPO

AVVENTO – “Tutti diciamo che “ci manca il tempo”, perché il ritmo della vita quotidiana è diventato per tutti frenetico. Anche a tale riguardo la Chiesa ha una “buona notizia” da portare: Dio ci dona il suo tempo. Noi abbiamo sempre poco tempo; specialmente per il Signore non sappiamo o, talvolta, non vogliamo trovarlo.

“Tutti diciamo che “ci manca il tempo”, perché il ritmo della vita quotidiana è diventato per tutti frenetico. Anche a tale riguardo la Chiesa ha una “buona notizia” da portare: Dio ci dona il suo tempo. Noi abbiamo sempre poco tempo; specialmente per il Signore non sappiamo o, talvolta, non vogliamo trovarlo. Ebbene, Dio ha tempo per noi! Questa è la prima cosa che l’inizio di un anno liturgico ci fa riscoprire con meraviglia sempre nuova. Sì: Dio ci dona il suo tempo, perché è entrato nella storia con la sua parola e le sue opere di salvezza, per aprirla all’eterno, per farla diventare storia di alleanza. In questa prospettiva, il tempo è già in se stesso un segno fondamentale dell’amore di Dio: un dono che l’uomo, come ogni altra cosa, è in grado di valorizzare o, al contrario, di sciupare; di cogliere nel suo significato, o di trascurare con ottusa superficialità” (Benedetto XVI). Anche il libro del Qoèlet ricorda tra le sue pagine che c’è un tempo per tutto: «C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare. Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci» (Qo 3, 2-5).

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COLPEVOLI DI AVERE FEDE: “CINQUANTA MILIONI DI CRISTIANI PERSEGUITATI”

CRISTIANI PERSEGUITATI – Sono oltre cinquanta milioni i cristiani vittime di persecuzioni, disprezzo, discriminazioni. La triste contabilità è stata fornita dall’intellettuale francese René Guitton, autore di un documentato volume sulla «Cristianofobia» odierna, a margine della presentazione del Rapporto 2010 sulla libertà religiosa nel mondo dell’opera “Aiuto alla Chiesa che soffre” (Acs). L’incontro è stato moderato da padre Giulio Albanese, missionario comboniano, direttore di Popoli e missione, che ha sottolineato come il 70 per cento della popolazione mondiale vive in Paesi dove ci sono restrizioni o persecuzioni a causa della religione professata.

Con India e Cina che, per le loro proporzioni, sono i Paesi in cui si registrano più casi. Alla presentazione del Rapporto monsignor Sante Babolin, presidente dell’Acs-Italia, ha ricordato la «forte sintonia» tra due testi fondamentali per la libertà religiosa, la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 e la dichiarazione conciliare «Dignitatis Humanae». E ha evidenziato come la Giornata mondiale per la pace del 2011 è stata dedicata da Benedetto XVI proprio alla «libertà religiosa, via della pace». Peter Sefton-Williams, presidente del Comitato di redazione del Rapporto, ha da parte sua illustrato le modalità del lungo lavoro che ha portato alla realizzazione del volume. Molto articolato il discorso del diplomatico Francesco Maria Greco, il direttore generale per la Cooperazione culturale del ministero degli Esteri che una settimana prima di Natale consegnerà le lettere credenziali a Benedetto XVI come nuovo ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede. Greco, tra l’altro, ha dato una suggestiva triplice spiegazione del fatto che spesso si tace sulle persecuzioni che coinvolgono i cristiani. C’è il timore di chi, «onesto intellettualmente», non vuole «complicare le cose in loco a chi si vuole difendere». C’è poi la «realpolitik» di chi ha «timori di ritorni interni». E c’è infine l’atteggiamento «più disonesto di tutti», quello dettato dal «politicamente corretto che ci fa tenere la bocca chiusa». Alla presentazione del Rapporto ha preso parte anche un testimone, il vescovo pachistano di Faisalabad, monsignor Joseph Coutts, che ha affrontato in particolare il problema della legge contro la blasfemia nel suo Paese, puntando il dito soprattutto sul modo in cui viene applicata in concreto.

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LA VITA CONSACRATA TORNA MISSIONARIA IN EUROPA PER RISVEGLIARE LA BELLEZZA DELLA FEDE CRISTIANA

ROMA – L’Europa è il continente più segnato dalla storia dalla vita consacrata, ma anche la terra dove la fede cristiana, i religiosi e le religiose oggi per il loro futuro vivono le maggiori sfide della società secolare e dove si sente l’esigenza di una testimonianza cristiana di qualità. Per questo l’Unione dei superiori generali (Usg) che riunisce la quasi totalità degli ordini e delle congregazioni religiose maschili, nel corso del 2010 ha dedicato due assemblee per ridisegnare la presenza e la missione della vita consacrata nel vecchio continente. Una verifica che sarà sigillata venerdì 26 novembre nell’incontro con Benedetto XVI.

La vita consacrata, dopo attenta analisi, sta decidendo d’assumere in Europa l’impegno per una profezia evangelica che risvegli davanti alla mente e al cuore della gente la bellezza della fede cristiana e della vita donata a Dio. Più del mantenimento delle opere che nel passato hanno fatto la gloria dei religiosi – si è ripetuto nell’assemblea di maggio e, oggi, nei lavori di apertura dell’attuale assemblea – ora si devono rivitalizzare i carismi delle origini che hanno contribuito a plasmare anche il volto cristiano dell’Europa. Un continente in affanno dentro le sfide della globalizzazione e le fatiche dell’unione e perciò bisognoso anche dell’aiuto della vita consacrata per ritrovare se stesso e guardare con fiducia il futuro dell’integrazione. A differenza dell’Europa – ha ricordato aprendo l’assemblea il rettore maggiore dei salesiani, don Pascual Chávez Villanueva, presidente dell’Usg – in altre zone del mondo la vita consacrata “sta conoscendo una crescita e uno sviluppo inimmaginabili”. Una lettura “più serena e profonda dei dati e della realtà odierna ci dice che i religiosi in verità sono stati i primi a capire il fenomeno della globalizzazione e le sue conseguenze, a denunciare il suo volto inumano e quindi a schierarsi a favore degli esclusi. Crediamo che, anche se i religiosi tornano alle cifre di prima del secolo XIX, la vita consacrata non sparirà mai. E non parlo in modo generico della vita consacrata, ma anche dei religiosi nella diversità degli istituti secondo i carismi specifici. Essi sono, oggi come ieri, una riserva dell’umanità. E oggi come ieri la chiave di rinnovamento sarà sempre il ritorno a Cristo come prima missione per essere testimoni di Dio nel mondo, la formazione di comunità umanamente attraenti, socialmente rilevanti, vocazionalmente feconde, e la collocazione nelle frontiere sociali, geografiche e culturali della missione, lì dove ci attendono gli uomini e donne più bisognosi”.

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MONS. BÉCHARA RAÏ SUL SINODO PER IL MEDIO ORIENTE: ORA NON CI SENTIAMO PIÙ MINORANZA

SINODO PER IL MEDIO ORIENTE – Torniamo in Medio Oriente con coraggio e fiducia per testimoniare la fede nelle nostre terre: è quanto afferma mons. Béchara Raï, vescovo di Jbeil dei Maroniti in Libano, che ai nostri microfoni traccia un bilancio del Sinodo appena concluso. Ieri mattina il Papa ha presieduto nella Basilica di San Pietro la solenne celebrazione al termine dell’assemblea speciale per il Medio Oriente, invitando i cristiani di questa regione a farsi portatori della Buona Novella dell’amore di Dio per l’uomo. Ascoltiamo mons. Béchara Raï:

R. – Noi torniamo, come bilancio personale e collettivo, con molta fiducia, con molto coraggio. Non parliamo più di minoranza di cristiani in Medio Oriente: parliamo piuttosto di una parte della Chiesa universale che si trova in Medio Oriente, a nome di tutta la Chiesa universale, quindi forti nella consapevolezza di essere sostenuti dalla Chiesa universale, e siamo lì, attingiamo la nostra forza dalla Chiesa e testimoniamo la nostra fede. Il numero non conta più. Quindi, con coraggio, con molta speranza, con molte idee, con molte iniziative noi torniamo a lavorare nelle nostre diocesi e parrocchie, con i nostri concittadini musulmani o con i nostri connazionali nella Terra Santa, o in Iran o anche in Turchia.

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BENEDETTO XVI CHIEDE PREGHIERE PER IL SUO VIAGGIO NEL REGNO UNITO, UNO DEI PIÙ ATTESI

CASTELGANDOLFO – Benedetto XVI ha chiesto ai credenti di tutto il mondo questa domenica di accompagnarlo con la preghiera in occasione del pellegrinaggio apostolico che svolgerà dal 16 al 19 settembre nel Regno Unito, uno dei più attesi di questo pontificato. Al termine del suo intervento in occasione dell’Angelus domenicale, il Santo Padre ha affermato che l’obiettivo principale del suo viaggio sarà la beatificazione del Cardinale John Henry Newman, grande teologo per il quale Joseph Ratzinger ha sempre provato un interesse particolare “Chiedo a tutti di accompagnarmi con la preghiera in questo viaggio apostolico. Alla Vergine Maria, il cui Nome santissimo è oggi celebrato nella Chiesa, affidiamo il nostro cammino di conversione a Dio”, ha dichiarato. In un’analisi svolta nell’editoriale dell’ultimo numero del settimanale “Octava Dies”, del Centro Televisivo Vaticano, padre Federico Lombardi S.I., portavoce vaticano, ricorda che giovedì il Papa “volerà ad Edimburgo per iniziare di là, accolto ufficialmente da Sua Maestà la Regina Elisabetta, uno dei viaggi più attesi del suo Pontificato”.

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NO ALLA SETE DI DOMINIO, SÌ ALLA LOGICA DELL’AMORE DI DIO: COSÌ IL PAPA ALL’ANGELUS

CASTEL GANDOLFO – Il differente valore della persona e delle cose e l’invito a sperare in Dio: al centro della riflessione del Papa alla recita dell’Angelus a Castelgandolfo, durante la quale ha ricordato i Santi che verranno celebrati in questa settimana. A partire da San Domenico di Guzman che la Chiesa celebra oggi. Poi i saluti in varie lingue accolti da cori particolarmente festosi. Il nostro cuore viene aperto ad una speranza che illumina e anima l’esistenza concreta”: così il Papa parla dell’incontro con Dio, dell’incontro con il Vangelo: “Abbiamo la certezza che ‘il Vangelo non è soltanto una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti e cambia la vita. La porta oscura del tempo, del futuro, è stata spalancata. Chi ha speranza vive diversamente; gli è stata donata una vita nuova’”. Avere fiducia in Dio è capire il valore che ogni persona ha agli occhi di Dio. Non è – spiega il Papa – lasciarsi andare al disimpegno. “Gesù nel Vangelo di oggi attraverso tre parabole – sottolinea Benedetto XVI – illustra come l’attesa del compimento della «beata speranza», la sua venuta, deve spingere ancora di più ad una vita intensa, ricca di opere buone: «Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma».

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BENEDETTO XVI DURANTE L’ANGELUS RINGRAZIA DIO PER I FRUTTI DELL’ANNO SACERDOTALE

CITTA’ DEL VATICANO – Il sacerdote, “un dono per la Chiesa e per il mondo”. Benedetto XVI all’Angelus ricorda quante pagine di “autentico rinnovamento spirituale e sociale” nella storia dell’umanità sono state scritte con l’apporto decisivo di sacerdoti cattolici. Benedetto XVI ha tracciato un primo bilancio dell’Anno sacerdotale, a due giorni dalla chiusura. “Qui a Roma abbiamo vissuto giornate indimenticabili, con la presenza di oltre quindicimila sacerdoti di ogni parte del mondo. Perciò, oggi desidero rendere grazie a Dio per tutti i benefici che da questo Anno sono venuti alla Chiesa universale. Nessuno potrà mai misurarli, ma certamente se ne vedono e ancor più se ne vedranno i frutti”. “Il sacerdote è un dono del cuore di Cristo: un dono per la Chiesa e per il mondo”, ha sottolineato il Papa, ricordando che “i sacerdoti sono i primi operai della civiltà dell’amore”. “E qui penso a tante figure di preti, noti e meno noti, alcuni elevati all’onore degli altari, altri il cui ricordo rimane indelebile nei fedeli, magari in una piccola comunità parrocchiale”.

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SIAMO DAVVERO SALE DELLA TERRA? E SIAMO DAVVERO LUCE DEL MONDO?

VANGELO DI OGGI – «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli».

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IN ATTO UN PROGETTO DELLA CUSTODIA FRANCESCANA PER SOSTENERE I CRISTIANI DI GAZA.

GERUSALEMME – Una piccola minoranza di circa 2.500 cristiani vive attualmente nella Striscia di Gaza. Al momento la striscia conta una popolazione totale di circa 1,5 milioni di abitanti. Il lungo e persistente conflitto israeliano-palestinese grava pesantemente sugli abitanti per diverse ragioni,quali l ‘assunzione del potere da parte di Hamas, l’ operazione “piombo fuso” (Cast lead) condotta da Israele dall’inizio del 2009 con oltre 1.300 morti, gli innumerevoli feriti e le distruzioni materiali dell’importo di miliardi e il blocco dei prodotti di prima necessità.

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SABATO 5 DICEMBRE CONCERTO DELLA CORALE DON LORENZO PEROSI “SAN PAOLO IN MUSICA”.

IMOLA – Sabato 5 dicembre alle 20.30, la chiesa arcipretale di San Prospero farà da sfondo al concerto della corale Don Lorenzo Perosi “San Paolo in musica”. La parrocchia ha ormai consolidato una tradizione che prevede un concerto di musica sacra durante il periodo dell’Avvento, per offrire un’occasione di svago ma anche di meditazione in prossimità del Natale. Quest’anno si è scelto di invitare nuovamente la corale della cattedrale della diocesi per offrire anche ai sanprosperesi questa proposta che unisce musica, parole e immagini in una sinergia capace di far luce sulla vita, le opere e il pensiero di San Paolo. Il commento della voce narrante guida gli ascoltatori attraverso un viaggio su più livelli: dapprima ci si sofferma sugli aspetti biografici del Santo, dalle origini al martirio, e poi si scava sempre più in profondità, fino a sviscerare i punti cardine del pensiero dell’Apostolo delle genti. Il concerto è stato frutto di un’intenso lavoro di ricerca storica e iconografica, curata da Liliana Vivoli, oltre che musicale, nonché di un forte impegno da parte dei cantori, che hanno accettato di sostenere questa proposta credendo fino in fondo in questo progetto per molti versi completamente diverso rispetto a ciò a cui la cappella musicale ci aveva finora abituato. San Paolo in musica è stato infatti presentato con successo in molte parrocchie della diocesi, ed è stato eseguito anche in occasione della scorsa edizione di Imola in Musica. La direzione musicale è affidata al maestro Vito Baroncini, e la parte strumentale a Luigi Moscatello (organo) e Luigi Zardi (tromba).

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OPERAFESTIVAL: ESTATE IN MUSICA TRA OPERA LIRICA E CONCERTI DI LEGGERA

CULTURA – Questo il programma della quinta edizione di OperaFestival che per quest’anno tra le sue location annovera, oltre alla splendida cornice del Giardino di Boboli, la magia ed il mistero dell’Abbazia di San Galgano nella Val di Merse e la new – entry La Versiliana di Marina di Pietrasanta. Giardino di Boboli – Firenze.

La stagione si aprirà il 15 giugno al Giardino di Boboli con la prima mondiale di Aida, l’opera di Giuseppe Verdi che rappresenta l’essenza stessa del melodramma con le scene ed i costumi di Igor Mitoraj. Il grande maestro ha dato una chiave di lettura culturale del tutto innovativa, senza però toccare la maestosità e la qualità dell’opera del grande compositore di Busseto e sfruttando appieno tutta la potenzialità del Giardino di Boboli, unico teatro en plein air di Firenze con oltre 3000 posti. Nell’Aida di Mitoraj non ci saranno piramidi, ma solo un accento di ricordo. L

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PRIMAVERA DELLA MUSICA PER I BIMBI UNDER 36 MESI

ATTIVITA’ MUSICALI – Si terrà sabato 21 marzo alle ore 10,30, presso il Nido della Musica, in via delle Rosine 14, a Torino, la lezione aperta di musicainfasce® “Primavera della Musica”, un’attività didattico-musicale riservata ai bambini da 0 a 3 anni accompagnati (naturalmente!) da un genitore. La capacità di comprendere la musica è importante perché l’ascolto e la produzione musicale diretta sono esperienze quotidiane: sviluppando questa attitudine, il bambino imparerà ad apprezzare, ascoltare e a prendere parte a quella che riterrà essere buona musica, con una consapevolezza che renderà la sua vita più ricca di significato. Organizzata dall’Opera Munifica Istruzione (OMI) in collaborazione con l’AIGAM (Associazione Italiana Gordon per l’Apprendimento Musicale), la lezione aperta si inserisce nel progetto educativo-musicale che l’OMI sta portando avanti ormai da vari anni: far conoscere la musica ai bambini fin dai primi mesi di vita ed accompagnarli in un percorso dove la musica è un importante strumento educativo e di formazione.

Per leggere tutto il testo visita:  http://www.papaboys.it/musica/read.asp?id=168

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Vietnam: l’opera dei Salesiani al servizio dei giovani

Scuole, centri di accoglienza per ragazzi di strada, opere per gli immigrati e per le minoranze delle zone rurali povere. È l’attività dei Salesiani in Vietnam presenti nel Paese da più di cinquant’anni. Fedeli al carisma del fondatore, anche in Vietnam i Salesiani sono impegnati soprattutto con i più giovani. Alle attività pastorali nelle parrocchie – riferisce l’agenzia Asianews – si aggiungono le scuole presenti in diverse città del Paese e i centri per gli studenti e gli operatori salesiani. Nelle città di Ba Thon, Tan Ha, Phuoc Loc, Xuan Hiep, Hoc Mon e K’long sono attivi da diverso tempo corsi di orientamento e avviamento professionale “per aiutare la crescita dei più giovani – spiega uno degli operatori – e mostrare loro un’esperienza di vita cristiana nella società”. L’inizio della presenza dei Salesiani in Vietnam risale al 1952, quando lo sloveno, padre Andrej Majcen, e il brasiliano, padre Giacomo, aprirono una comunità della Congregazione ad Ha Noi. Due anni dopo, i sacerdoti si trasferirono nel sud del Paese sviluppando numerose attività sociali. Oggi, i Salesiani lavorano con nove diocesi ad Ha Noi, Saigon, Xuan Loc, Da lat, Vinh Long, lang Son, Thai Binh e Thanh Hoa. A queste va aggiunta la diocesi di Bui Chu dove il vescovo e l’ausiliare appartengono alla Congregazione. In tutto il Paese, vi sono oltre 100 sacerdoti e più di 200 fratelli Salesiani. A completare i numeri della famiglia di don Bosco in Vietnam, ci sono 450 cooperatori e migliaia di ex studenti delle scuole nella provincia di Da Lat, nel distretto di Thu Duc e ad Ho Chi Minh City.

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IL PAPA RICEVE IL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI E CHIEDE MAGGIORE IMPEGNO NELLA VITA DELLA CHIESA

papaCITTA’ DEL VATICANO – ”L’uomo e la donna, uguali in dignita’, sono chiamati ad arricchirsi vicendevolmente in comunione e collaborazione, non solo nel matrimonio e nella famiglia, ma anche nella societa’ in tutte le sue dimensioni. Alle donne cristiane si richiedono consapevolezza e coraggio per affrontare compiti esigenti, per i quali tuttavia non manca loro il sostegno di una spiccata propensione alla santita’, di una speciale acutezza nel discernimento delle correnti culturali del nostro tempo, e della particolare passione nella cura dell’umano che le caratterizza. Mai si dira’ abbastanza di quanto la Chiesa riconosca, apprezzi e valorizzi la partecipazione delle donne alla sua missione di servizio alla diffusione del Vangelo”. Lo ha sottolineato Benedetto XVI ricevendo in udienza, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, i partecipanti alla XXIII Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per i Laici. Mentre riprende gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, ha spiegato Benedetto XVI, l’Esortazione apostolica ‘Christifideles laici’, ”definita la magna charta del laicato cattolico nel nostro tempo”, orienta ”il discernimento, l’approfondimento e l’orientamento dell’impegno laicale nella Chiesa fronte ai mutamenti sociali di questi anni. Si e’ sviluppata in molte Chiese particolari la partecipazione dei laici grazie ai consigli pastorali, diocesani e parrocchiali, rivelandosi molto positiva in quando animata da un autentico ‘sensus Ecclesiae’. La viva consapevolezza della dimensione carismatica della Chiesa ha portato ad apprezzare e valorizzare sia i carismi piu’ semplici che la Provvidenza di Dio dispensa alle persone, sia quelli che apportano grande fecondita’ spirituale, educativa e missionaria. Non a caso, il Documento riconosce e incoraggia la ‘nuova stagione aggregativa dei fedeli laici’, segno della ricchezza e della versatilita’ delle risorse che lo Spirito alimenta nel tessuto ecclesiale’, indicando quei ‘criteri di ecclesialita’ che sono necessari, da una parte, al discernimento dei Pastori e, dall’altra, alla crescita della vita delle associazioni di fedeli, dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità”. ”A questo riguardo – ha aggiunto il Pontefice – desidero ringraziare il Pontificio Consiglio per i Laici, in modo tutto speciale, per il lavoro compiuto durante gli scorsi decenni nell’accogliere, accompagnare, discernere, riconoscere e incoraggiare queste realta’ ecclesiali, favorendo l’approfondimento della loro identita’ cattolica, aiutandole a inserirsi piu’ pienamente nella grande tradizione e nel tessuto vivo della Chiesa, e assecondando il loro sviluppo missionario”. ”Parlare del laicato cattolico – ha proseguito il Papa – significa riferirsi a innumerevoli persone battezzate, impegnate in molteplici e svariate situazioni per crescere come discepoli e testimoni del Signore e riscoprire e sperimentare la bellezza della verita’ e la gioia di essere cristiani. L’attuale condizione culturale e sociale rende ancora piu’ urgente questa azione apostolica per condividere a piene mani il tesoro di grazia e di santita’, di carita’, dottrina, cultura e opere, di cui e’ composto il flusso della tradizione cattolica. Le nuove generazioni sono non solo destinatarie preferenziali di questa trasmissione e condivisione, ma anche soggetti che attendono nel proprio cuore proposte di verita’ e di felicita’ per poterne rendere testimonianza cristiana, come gia’ accade in modo mirabile. Ne sono stato, io stesso, nuovamente testimone a Sydney, nella recente Giornata Mondiale della Gioventu’. E percio’ incoraggio il Pontificio Consiglio per i Laici a proseguire l’opera di questo provvidenziale pellegrinaggio globale dei giovani nel nome di Cristo, e ad adoperarsi per la promozione, ovunque, di un’autentica educazione e pastorale giovanile”.

Per leggere tutto il testo visita: http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=1960

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La storia del Capitolo di San Pietro, protagonista millenario delle vicende della Città eterna

Città del Vaticano –  Il Capitolo di San Pietro è un collegio di sacerdoti, istituito nell’XI secolo per il Governo della Basilica Vaticana. La storia del Capitolo è quella di una comunità, dapprima monastica poi divenuta struttura canonicale, come appare attualmente; una congregazione da sempre impegnata nel culto e nelle celebrazioni quotidiane, nella carità, nella gestione del patrimonio della Basilica. Ben presto il Capitolo divenne, per i vari Papi che si succedettero – dopo Paolo IX, sotto il quale il Capitolo ebbe inizio nel 1053, e dopo Eugenio III, col quale il Capitolo acquisì una struttura più autonoma – il luogo dal quale i Pontefici sceglievano i collaboratori più fidati per il Governo della Chiesa. La storia della continuità e dello strettissimo rapporto tra il Capitolo e il Vaticano, è stata ora raccolta in un’opera in tre volumi: “Il Capitolo di San Pietro in Vaticano dalle origini al XX secolo”, di mons. Dario Rezza, canonico vaticano, e Mirko Stocchi, archivista (Edizioni Capitolo Vaticano). Un libro, frutto di un lavoro di circa sei anni che vuole essere un’opera di divulgazione culturale, caratteristica evidente fin dalla sua forma esteriore: il volume, infatti, è arricchito da illustrazioni e persino dalle ‘caricature’ del Ghezzi.  “Una presenza continua, volutamente non appariscente, ma fedele e perseverante”, quella del clero nella Basilica Vaticana, come l’ha definita Papa Benedetto XVI. Un’opera, come ha detto mons. Rezza all’Agenzia Fides, che nasce da una passione archivistica e da una giustificazione storica, e che prende l’avvio dal 1400, poiché il periodo precedente è stato recentemente studiato da francesi e tedeschi. Un archivio inedito che vale la pena portare alla luce per fornire una visione generale della storia del Capitolo, e un quadro complessivo delle attività del Capitolo nel tessuto urbano. Mons. Rezza rivela che “si prova una certa emozione a veder resuscitare certe pergamene”, come a scoprire tante curiosità: nell’Archivio sono state ritrovate, per esempio, le Mappe di Borgo, uno spaccato di vita romana, prima ancora che fosse costruita Via della Conciliazione, che evidenziano l’impatto del Capitolo con la città; oppure il fatto che proprio al Capitolo si deve il primo Giubileo della storia, indetto da Papa Bonifacio VIII nel 1300. La parte principale del primo volume, presentato presso l’Oratorio del Gonfalone, è interamente dedicata al clero capitolare; questa trattazione viene preceduta dalla narrazione delle vicende che hanno visto protagonista l’Archivio del Capitolo, dalla fondazione nel XII-XIII secolo, fino al suo trasferimento, nel 1940, nella Biblioteca Apostolica Vaticana. La storia del Capitolo, protagonista millenario delle vicende della città eterna, è una novità nella storiografia – fatta eccezione per un volume della fine del XVIII secolo – che fino a questo momento non ha dedicato particolare attenzione alla totalità e continuità della storia del Capitolo, ma piuttosto ad aspetti più o meno circoscritti nel tempo e nello spazio.
Il primo volume è arricchito dall’Elenco storico-cronologico dei Cardinali Arcipreti di San Pietro e dei loro Vicari: un breve accenno biografico di tutti coloro che hanno ricoperto questo ruolo, nel Capitolo, dall’XI secolo, data della prima testimonianza dell’esistenza di questa funzione, fino ad oggi. L’ultima sezione del primo volume racchiude il Catalogo alfabetico dei Capitolari di San Pietro, cioè quanti hanno prestato servizio nel Coro della Basilica Vaticana: si tratta di circa tremila persone, succedutesi nel corso dagli anni dal Pontificato di Sisto IV (1471-1484) fino ai giorni nostri. Il secondo e il terzo volume, che saranno pubblicati prossimamente, affrontano, rispettivamente, la situazione patrimoniale del Capitolo e le relazioni con altre realtà istituzionali, soprattutto romane, e la storia del Capitolo e del suo clero dal punto di vista culturale, liturgico, assistenziale (particolare attenzione sarà dedicata al rapporto con realtà ospedaliere, come l’Ospedale di Santo Spirito in Sassia).

Fonte Agenzia Fides.

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