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“MANE NOBISCUM, DOMINE”, PER PAPA WOJTYLA LE LACRIME DEI PAPABOYS DAGLI OCCHI DI TUTTO IL MONDO

ROMA – Gioia imprevedibile, per quanto pensata, desiderata, attesa, immaginata. Non ci siamo sentiti ad un traguardo, ma ancora in cammino, consapevoli e responsabili di una presenza che continuerà a guidarci con l’amore immenso di sempre e che da domenica scorsa, nelle Litanie di quel Rosario che ci ha insegnato a recitare come arma più potente, possiamo chiamare ‘Beata’. Nessuna forza sembrava bastare ai Papaboys che dovevano raccontare al mondo, con la vita, come cambia la storia di chi incontra un Santo, di chi dal Santo si sente amato indiscutibilmente, di chi, attraverso il Santo, percepisce l’amore di Dio. Responsabili di dimostrare che quel ‘chiasso’ che il Santo Padre aveva tanto amato e che aveva svegliato il sonno di Buenos Aires, Santiago, Czestochowa, Denver, Manila, Parigi, Roma, Toronto, Colonia, Sidney era un canto di lode, esplosione del cuore di chi scopre di ‘dover’ amare e di avere l’energia per farlo a qualunque prezzo. Atleti della Croce, passata di braccia in braccia come nella migliore delle Olimpiadi, perché il Santo Padre ci aveva chiesto di farlo e il nostro ‘sì’ era custodito gelosamente nel suo cuore. Portavoce della misericordia di Dio, messaggeri del perdono, ascoltato dalla voce ed imparato dall’esempio. Karol Beato. “Alzatevi, andiamo!”.

Vecchi zaini e vecchi sacchi a pelo – fieri dei segni delle GMG – e la follia di chi è innamorato pazzo. 
Destinazione Circo Massimo. La Diocesi di Roma, la sua ultima Diocesi, ospitando chiunque volesse e da dovunque venisse, aveva bisogno di pregare con Papa Benedetto (in connessione video) per prepararsi al grande giorno. Duecentomila fedeli ed altrettante candeline a perfezionare la suggestione della distesa del Circo Massimo. Testimonianze commoventi e, poi, il Rosario. Il ‘suo’ Rosario, preghiera unica nella sua forza, speciale nel suo effetto. Il nodo col Paradiso è stretto. Comincia la grande notte. Si prega. Si prega ancora e si percorre la strada verso San Pietro. Si prega e si canta in tutte le lingue, ci si incontra, ci si abbraccia… c’è persino chi si scambia gli auguri, come se fosse la notte di Pasqua. Un pellegrinaggio interminabile, una fila umana di cui non si percepisce né inizio, né fine. Persino il Tevere sembra sussurrare qualcosa. Roma, bella come non è mai stata, è testimone di un amore per cui le parole non basteranno mai. Qualche giornalista si unisce alla preghiera, qualcun altro preferisce, invece, cogliere proprio quell’emozione – e nessun’altra – per mandarla nel mondo. Il cammino si fa via via più lento. Ci sarà da attendere. Via della Conciliazione è chiusa. Strategie e tentativi di ogni genere per conquistare i pochissimi posti in piazza. Pochissimi rispetto al numero dei pellegrini, ma non importa. Dobbiamo celebrare insieme. Da dovunque, purché sia comunione. Tutti fermi, incollati uno all’altro, per chilometri e chilometri. Come le membra ad un corpo. E c’è sempre chi prega e chi canta, chi si incontra, chi si abbraccia… Il Santo Padre non aveva parlato solo con noi… Tutto il mondo ha scelto di esserci, perché tutto il mondo ha almeno un ‘grazie’ da dirgli. 

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L’ASSOCIAZIONE DEI PAPABOYS SU FACEBOOK: UNA PRESENZA COSTANTE PER INCONTRARE E INFORMARE

TESTIMONI DIGITALI – I Papaboys non si sono mai tirati indietro in questi anni di ‘innovazione digitale’ percorrendo, quando possibile in anticipo, tutte le modalità e le innovazioni del mondo digitale, per essere ‘presenza’, ‘incontro’, ‘informazione’, anche ‘alternativa’, visto il generale andazzo… Ed oggi, il social network di Facebook diventa uno degli strumenti privilegiati dai ‘giovani del Papa’ per il contatto con nuovi fratellini e sorelline, ma anche per mantenere il contatto in tempo reale con i govani dell’Associazione.

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I PAPABOYS DELLA SARDEGNA E DELLA CAMPANIA PELLEGRINI CON PAPA BENEDETTO DA PADRE PIO

papa 2ROMA – Entra nel vivo l’organizzazione dell’accoglienza dei pellegrini a San Giovanni Rotondo in vista della Visita Apostolica di Papa Benedetto XVI, il 21 giugno prossimi ed anche i giovani dell’Associazione Nazionale Papaboys, come consuetudine in ogni visita del Santo Padre, si stanno organizzando per portare segno di presenza e di speranza ad altri giovani, nei luoghi nei quali il Santo Padre si rica in visita. Dalla Campania partirà un pulman, ed anche dalla Sardegna (Sassari) in collaborazione con ‘gli amici di Padre Pio’. Il gruppo Amici di Padre Pio e i Papaboys insieme in pellegrinaggio anche dalla Sardegna nei luoghi di San Pio da Pietrelcina , l’umile frate “ che stupì il mondo” come lo definì Giovanni Paolo II proclamandolo Santo il 16 giugno del 2002 .

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IL PAPA ALL’UDIENZA GENERALE: L’ESPERIENZA DELLA FEDE SI FA CON MENTE, CUORE E SENSI.

CITTA’ DEL VATICANO – L’esperienza della fede coinvolge non solo la mente e il cuore, ma anche i sensi. E’ quanto ha detto questo mercoledì Papa Benedetto XVI parlando dell’insegnamento del monaco Rabano Mauro. Il monaco, che visse tra il 780 e l’856, entrò giovanissimo in monastero e divenne prima abate del Monastero di Fulda e poi Arcivescovo di Magonza; fu consigliere saggio di principi all’interno della società carolingia e autore di uno dei più belli e conosciuti inni della Chiesa latina, il “Veni Creator Spiritus”. Prendendo come spunto il fatto che Rabano Mauro fu inoltre esegeta, filosofo e poeta, Benedetto XVI ha quindi ricordato che poesia e forma pittorica sono spesso servite ad esprimere verità di fede, come dimostrano i codici miniati della Bibbia. “Esso dimostra in ogni caso in Rabano Mauro – ha affermato il Santo Padre – una consapevolezza straordinaria della necessità di coinvolgere, nella esperienza della fede, non soltanto la mente e il cuore, ma anche i sensi mediante quegli altri aspetti del gusto estetico e della sensibilità umana che portano l’uomo a fruire della verità con tutto se stesso, ‘spirito, anima e corpo’”. Perché, ha aggiunto il Santo Padre, “la fede non è solo pensiero, ma tocca tutto il nostro essere. Poichè Dio si è fatto uomo in carne e ossa, è entrato nel mondo sensibile, noi in tutte le dimensioni del nostro essere dobbiamo cercare e incontrare Dio. Così la realtà di Dio, mediante la fede, penetra nel nostro essere e lo trasforma”. Rabano si sforzò inoltre di far comprendere il significato profondamente teologico e spirituale di tutti gli elementi della celebrazione liturgica, attingendo alla Bibbia e alla tradizione dei Padri.

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PAPA BENEDETTO XVI IN ABRUZZO: “VI RINGRAZIO PER LA VOSTRA DIGNITA’ E PER LA VOSTRA FEDE”

L’AQUILA – Il Papa è arrivato in auto a Onna, accompagnato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Nella Basilica di Colle Maggio ha reso omaggio alla teca con le spoglie di Celestino V. Il Pontefice, prima visita alla caserma della Finanza a Coppito, ha incontrato a L’Aquila i giovani che risiedevano alla Casa dello Studente. “Sono venuto di persona in questa vostra terra splendida e ferita, che sta vivendo giorni di grande dolore e precarietà”, “vi sono stato accanto fin dal primo momento, fin” dalla prima scossa di terremoto che ha causato quasi 300 vittime”, “ho seguito con apprensione le notizie condividendo il vostro sgomento e le vostre lacrime…”, “vorrei abbracciarvi con affetto ad uno ad uno”. Parole non convenzionali del papa, nel suo primo incontro con i terremotati nella tendopoli di Onna, sotto una pioggia battente. “La Chiesa tutta – ha aggiunto Benedetto XVI – è qui con me, accanto alle vostre sofferenze, partecipe del vostro dolore per la perdita di familiari ed amici, desiderosa di aiutarvi nel ricostruire case, chiese, aziende crollate o gravemente danneggiate dal sisma. Ho ammirato il coraggio, la dignità e la fede con cui avete affrontato anche questa dura prova, manifestando grande volontà di non cedere alle avversità. Non è infatti il primo terremoto che la vostra regione conosce, ed ora, come in passato, non vi siete arresi; non vi siete persi d’animo. C’è in voi una forza d’animo che suscita speranza. Molto significativo, al riguardo, è un detto caro ai vostri anziani: Ci sono ancora tanti giorni dietro il Gran Sasso”.

Segui il pellegrinaggio del Santo Padre in Abruzzo:

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QUALI LE PRIORITA’ DEL PAPA?

 ”Riportare gli uomini a Dio e Dio agli uomini”: è questa, al di là degli ”atteggiamenti critici che bisogna avere verso tanti aspetti negativi della cultura o della mentalità di oggi”, la ”preoccupazione” principale di Papa Benedetto XVI

 

 

 

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LA CELEBRAZIONE DELLA DOMENICA DELLE PALME A GERUSALEMME. C’E’ ATTESA PER LA VISITA DEL PAPA

GERUSALEMME – La festa delle Palme è iniziata ieri mattina, a Gerusalemme, nella Basilica della Resurrezione. Come ogni anno, la benedizione delle palme al Santo Sepolcro ha preceduto la messa celebrata dinnanzi alla Tomba. I due tempi forti di questa celebrazione sono la processione intorno all’edicola del Santo Sepolcro, e la lettura del brano evangelico della Passione, durante la messa – come comunica il sito ufficiale della Custodia di Terra Santa. La processione è sempre impressionante, per la sua dimensione, il suo ritmo, l’alternanza dei momenti di silenzio e di frastuono, quando i canti della Chiesa latina si mescolano a quelli dei copti e dei siriaci, anche se questi ultimi si trovano a un altro stadio della Quaresima (quest’anno celebreranno le Palme domenica prossima). Gli youyou dei copti, questa manifestazione di gioia tipicamente araba, di tanto in tanto deconcentrano i pellegrini occidentali. Le espressioni di gioia sono più contenute per i fedeli latini, ma non di meno la loro gioia è palpabile durante la processione…

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TERREMOTO IN ABRUZZO. IL PAPA: PARTECIPO AL DOLORE DELLE POPOLAZIONI. PREGO PER LE VITTIME

CITTA’ DEL VATICANO – Un terremoto di 5,8 gradi della scala Richter è avvenuto alle 3,32 di lunedì notte con epicentro in Abruzzo, a circa 1o km dall’Aquila. La scossa è stata avvertita in tutto il centro Italia, dalla Romagna a Napoli. Pesante il bilancio: circa cento morti, decine di dispersi, 1.500 feriti, circa 100 mila gli sfollati, 10-15 mila edifici danneggiati con pesanti danni al patrimonio storico e artistico della regione. Papa Benedetto XVI si dice “costernato” per la tragedia che ha colpito l’Abruzzo e assicura le proprie preghiere per le vittime, i superstiti in particolare bambini, i soccorritori. “La drammatica notizia del violento terremoto che ha scosso il territorio di questa diocesi – scrive il segretario di Stato Tarcisio Bertone in un telegramma a nome del Papa all’arcivescovo dell’Aquila – ha riempito di costernazione l’animo del Sommo pontefice, il quale incarica vostra eccellenza di trasmettere l’espressione della sua viva partecipazione al dolore delle care popolazioni colpite dal tragico evento”. E, prosegue il messaggio, “nell’assicurare fervide preghiere per le vittime, in particolare i bambini, Sua Santità invoca dal Signore conforto per i loro familiari, e mentre rivolge una affettuosa parola di incoraggiamento ai superstiti e a quanti in vario modo si prodigano nelle operazioni di soccorso invia a tutti la speciale benedizione apostolica” … 

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I GIOVANI DI MADRID RICEVONO LA CROCE DELLA GMG. IL PAPA: SEGNO DELL’AMORE INVINCIBILE DI CRISTO

 

CITTA’ DEL VATICANO – Si è celebrata ieri nelle diocesi di tutto il mondo la XXIV Giornata Mondiale della Gioventù. “Alla fine di questa liturgia – ha detto il Papa nell’omelia della solenne celebrazione della Domenica delle Palme – i giovani dell’Australia consegneranno la Croce della Giornata Mondiale della Gioventù ai loro coetanei della Spagna. La Croce – ha proseguito il Pontefice – è in cammino da un lato del mondo all’altro, da mare a mare. E noi la accompagniamo. Progrediamo con essa sulla sua strada e troviamo così la nostra strada”. “Come è tradizione – ha detto il Papa prima della recita dell’Angelus – i giovani australiani consegneranno tra poco ai giovani spagnoli la Croce delle Giornate Mondiali della Gioventù, la ‘croce pellegrina’, che reca a tutti i giovani della terra il messaggio dell’amore di Cristo… 

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BENEDETTO XVI ALL’ANGELUS: “TUTTI I PAESI ADERISCANO ALLA CONVENZIONE CONTRO LE “

CITTA’ DEL VATICANO – Benedetto XVI ha incoraggiato tutti i Paesi del mondo che non hanno firmato la Convenzione per la messa al bando delle mine antipersona ad aderirvi al più presto. Prima della recita dell’Angelus, al termine della celebrazione della Domenica delle Palme, in Piazza San Pietro, Benedetto XVI ha ricordato che ieri è stata celebrata la IV Giornata indetta dall’Onu per la sensibilizzazione sul problema delle mine antipersona. “A dieci anni dall’entrata in vigore della Convenzione per la messa al bando di questi ordigni, e dopo la recente apertura alla firma della Convenzione per l’interdizione delle munizioni a grappolo – ha affermato il Papa – desidero incoraggiare i Paesi che non lo hanno ancora fatto a firmare senza indugio questi importanti strumenti del diritto internazionale umanitario, ai quali la Santa Sede ha dato da sempre il proprio appoggio. Esprimo altresì il mio sostegno – ha concluso Papa Ratzinger – a qualsiasi misura intesa a garantire la necessaria assistenza alle vittime di tali armi devastanti”. 
Il pensiero del Papa è andato poi alle vittime delle …

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BENEDETTO XVI IN TERRASANTA. IL PROGRAMMA DEL VIAGGIO DEL SANTO PADRE ED I SIGNIFICATI

CITTA’ DEL VATICANO – Si avvia a realizzarsi il “desiderio” tante volte espresso da Benedetto XVI di potersi recare in Terra Santa. La Santa Sede ha infatti pubblicato in queste ore il programma della visita che il Papa vi compirà tra l’8 e il 15 maggio e che toccherà, nell’ordine, Giordania, Israele e Territori palestinesi. Di tutti i Paesi egli incontrerà i capi di Stato: re Abdallah di Giordania, il presidente Peres e il presidente Abbas. Sarà la terza visita di un Papa dell’era moderna nella terra ove visse Gesù, dopo quelli compiuti da Paolo VI (1964) e Giovanni Paolo II (2000). In Giordania, tra gli appuntamenti principali, sabato 9 visiterà il memoriale di Mosè sul monte Nebo, la moschea Al-Hussein Bin-Talal ad Amman e benedirà la prima pietra dell’università di Madaba del Patriarcato latino. Il 10 si recherà a Bethany Beyond The Jordan, sito del Battesimo di Gesù.

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ANGELUS, BENEDETTO XVI: “UN GIORNO DIO CI CHIEDERÀ CONTO DELLE NOSTRE AZIONI”.

CITTA’ DEL VATICANO – Prima della tradizionale preghiera domenicale dell’Angelus in Piazza San Pietro, Benedetto XVI ha evocato il Giudizio Universale scuotendo non poco le coscienze dei fedeli. “Nell’ora che solo Dio conosce, ciascuno – ha infatti ammonito il Papa – sara’ chiamato a rendere conto della propria esistenza”. “Questo – ha spiegato il Pontefice – comporta un giusto distacco dai beni terreni, un sincero pentimento dei propri errori, una carita’ operosa verso il prossimo e, soprattutto, un umile e fiducioso affidamento nelle mani di Dio, nostro Padre tenero e misericordioso”. “Noi abbiamo sempre poco tempo, specialmente per il Signore: non sappiamo o, talvolta, non vogliamo trovarlo. Ebbene, Dio ha tempo per noi”, ha poi ricordato Benedetto XVI, appena rientrato dalla Basilica di San Lorenzo fuori le Mura. “Tutti – ha osservato il Papa – diciamo che ci manca il tempo, perche’ il ritmo della vita quotidiana e’ diventato per tutti frenetico. Anche a tale riguardo la Chiesa ha una ‘buona notizia’ da portare: Dio ci dona il suo tempo”. Secondo il Pontefice, “questa e’ la prima cosa che l’inizio di un anno liturgico ci fa riscoprire con meraviglia sempre nuova. Si’: Dio ci dona il suo tempo, perche’ e’ entrato nella storia con la sua parola e le sue opere di salvezza, per aprirla all’eterno, per farla diventare storia di alleanza. In questa prospettiva – ha detto il successore di Pietro agli oltre 30.000 pellegrini che assistevano all’Angelus dalla Piazza e agli altri milioni di fedeli collegati via Tv e Radio da tutto il mondo – il tempo e’ gia’ in se stesso un segno fondamentale dell’amore di Dio: un dono che l’uomo, come ogni altra cosa, e’ in grado di valorizzare o, al contrario, di sciupare; di cogliere nel suo significato, o di trascurare con ottusa superficialità”. Dopo la preghiera mariana dell’Angelus, il Papa ha quindi voluto pregare “per le numerose vittime sia dei brutali attacchi terroristici di Mumbai, in India, sia degli scontri scoppiati a Jos, in Nigeria, come pure per i feriti e quanti, in qualsiasi modo, sono stati colpiti”. “Diverse – ha rimarcato il Pontefice – sono le cause e le circostanze di quei tragici avvenimenti, ma comuni devono essere l’orrore e la deplorazione per l’esplosione di tanta crudele e insensata violenza”. “Chiediamo al Signore – ha aggiunto – di toccare il cuore di coloro che si illudono che questa sia la via per risolvere i problemi locali o internazionali e sentiamoci tutti spronati a dare esempio di mitezza e di amore per costruire una societa’ degna di Dio e dell’uomo”. “Di tutto cuore rivolgo il mio saluto e il mio augurio a Bartolomeo I e ai fedeli del Patriarcato Ecumenico, invocando su tutti l’abbondanza delle celesti benedizioni”, ha poi sottolineato Benedetto XVI, ricordando che “il 30 novembre ricorre la festa dell’Apostolo Sant’Andrea, fratello di Simon Pietro”. Entrambi furono dapprima seguaci di Giovanni il Battista e, dopo il battesimo di Gesu’ nel Giordano, divennero suoi discepoli, riconoscendo in Lui il Messia. “Sant’Andrea e’ patrono del Patriarcato di Costantinopoli, cosi’ che la Chiesa di Roma si sente legata a quella costantinopolitana da un vincolo di speciale fraternita’. Percio’, in questa felice circostanza – ha affermato il Papa -, secondo la tradizione, una delegazione della Santa Sede, guidata dal Cardinale Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unita’ dei Cristiani, si e’ recata in visita al Patriarca Ecumenico Bartolomeo I”. E “l’arrivo di quel giorno benedetto nel quale pregheremo Dio assieme in una condivisa celebrazione dell’Eucaristia” e’ stato auspicato dal Santo Padre nel messaggio consegnato a suo nome dal Cardinale Kasper a Bartolomeo I. Il Papa, nella lettera, dichiara che “la vita interiore delle nostre Chiese e le sfide del mondo moderno richiedono urgentemente la testimonianza di unita’ dei discepoli di Cristo”.

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L’APPELLO DEL PAPA “PER LA FINE DI TUTTI GLI ATTI DI TERRORISMO” E LA VICINANZA ALLE SUORE RAPITE

CITTA’ DEL VATICANO – In seguito alla serie di attentati terroristici verificatisi a Mumbai, capitale economica dell’India, il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha inviato un telegramma all’Arcivescovo di Bombay, Cardinale Oswald Gracias, a nome del Santo Padre Benedetto XVI. Il Papa è “profondamente preoccupato per l’esplosione di violenza a Mumbai” e nel presentare le condoglianze alle famiglie delle vittime, assicura la sua vicinanza spirituale alle autorità civili, ai cittadini e a tutti coloro che sono stati colpiti. “Sua Santità — si legge nel telegramma, in inglese — lancia un pressante appello per la fine di tutti gli atti di terrorismo, che offendono gravemente la famiglia umana e destabilizzano duramente la pace e la solidarietà necessari per costruire una civiltà degna della nobile vocazione dell’umanità all’amore di Dio e del prossimo”. Benedetto XVI prega per il riposo eterno delle anime delle vittime e implora il conforto di Dio per i feriti e quanti sono nel lutto.

La vicinanza espressa dal Santo Padre attraverso Padre Lombardi alle due suore rapite è importante, per tutti noi. Spero che le due suore, come è accaduto in altri casi simili in altre parti del mondo, possano ascoltare la radio e attraverso di essa aver appreso la sollecitudine del Papa nei loro confronti” ha affermato all’Agenzia Fides Sua Eccellenza, Mons. Paul Alain Lebeaupin, Nunzio Apostolico in Kenya. Il 27 novembre, P. Federico Lombardi, Direttore della Sala Stampa Vaticana, aveva dichiarato: “sono ormai oltre 15 giorni che le due religiose italiane Suor Maria Teresa Olivero e Suor Caterina Giraudo sono state rapite in Kenya, dove sono note per il loro generoso impegno in favore dei più poveri. Il prolungarsi del sequestro è seguito con preoccupazione dal Santo Padre, che è vicino nella preghiera alla sofferenza non solo delle due religiose rapite, ma anche dei familiari e del Movimento Contemplativo Missionario Padre de Foucauld a cui appartengono.

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INTENZIONE MISSIONARIA DI PAPA BENEDETTO DEL MESE DI DICEMBRE COMMENTATA DA MONS. RAVASI

CITTA’ DEL VATICANO – Stiamo assistendo alla perdita delle radici cristiane dell’Europa e dei paesi di antica tradizione cristiana. Il consiglio comunale della città inglese di Oxford ha deciso di sopprimere la festività di Natale e sostituirla con la “Festività della luce invernale”. Di fronte a questa decisione, l’Arcivescovo Gianfranco Ravasi ha affermato: “Mentre in passato, quando si combatteva la presenza dei segni religiosi, lo si faceva con delle argomentazioni, persino con il desiderio di opporre un sistema del tutto alternativo, ora, invece, tante volte, questa avanzata della negazione è una specie di onda grigia, di nebbia, caratteristica della secolarizzazione attuale”. “La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta” (Gv 1, 5). L’uomo del nostro tempo continua ad aver bisogno di luce e speranza. È triste che si assumono posizioni di rifiuto della luce, ma come diceva S. Agostino: “La luce che è amabile agli occhi sani, è odiosa agli occhi malati”.

Di fronte alla chiusura alle argomentazioni razionali della verità, c’è bisogno di altri argomenti che possano arrivare a tutti: la forza della carità. Papa Benedetto XVI, nella sua prima enciclica Deus Caritas est, parla dell’attività caritativa della Chiesa e fa riferimento alla testimonianza di Tertulliano, evidenziando come la sollecitudine dei cristiani per i bisognosi di ogni genere, suscitava la sorpresa dei pagani (cfr. DCE, 22). Di fronte alla muraglia che le tenebre hanno innalzato davanti alla luce, i cristiani hanno la sfida di presentare Gesù Cristo agli uomini, attraverso gesti concreti di solidarietà e di amore, come “la Luce vera che illumina ogni uomo” (Gv 1,9). Per coloro che ancora non conoscono Cristo, la testimonianza della carità si converte in una rivelazione.

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ALL’ANGELUS BENEDETTO XVI METTE IN GUARDIA DALL’EGOISMO: IN ROVINA SE SI PENSA SOLO A SE STESSI

CITTA’ DEL VATICANO – “Se ciascuno pensa solo ai propri interessi, il mondo non puo’ che andare in rovina”. Lo ha detto il Papa all’Angelus, commentando la pagina di San Matteo sul Giudizio Universale. ”Se mettiamo in pratica l’amore per il nostro prossimo, secondo il messaggio evangelico, allora facciamo spazio – ha spiegato Benedetto XVI – alla signoria di Dio, e il suo regno si realizza in mezzo a noi”. ”Cari amici – ha aggiunto il Pontefice rivolgendosi ai 40.000 fedeli presenti in Piazza San Pietro -, il regno di Dio non e’ una questione di onori e di apparenze, ma, come scrive l’Apostolo Paolo, e’ giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo”. Secondo il Papa, quindi, ”al Signore sta a cuore il nostro bene, cioe’ che ogni uomo abbia la vita, e che specialmente i suoi figli piu’ ‘piccoli’ possano accedere al banchetto che lui ha preparato per tutti. Percio’ – ha scandito – non sa che farsene di quelle forme ipocrite di chi dice ‘Signore, Signore’ e poi trascura i suoi comandamenti”. ”Nel suo regno eterno – ha proseguito il Santo Padre -, Dio accoglie quanti si sforzano giorno per giorno di mettere in pratica la sua parola. Per questo la Vergine Maria, la piu’ umile di tutte le creature, e’ la piu’ grande ai suoi occhi e siede Regina alla destra di Cristo Re”. Gia’, Cristo e’ Re, il Re per eccellenza, ma, ha sottolineato il Pontefice, “Egli rifiuto’ il titolo di re quando esso era inteso in senso politico, alla stregua dei capi delle nazioni”. Un rifiuto che ci e’ stato tramandato ”dai Vangeli”, che evidenziano come ”durante la sua passione”, Cristo rivendico’ invece ”una singolare regalita’ davanti a Pilato”, con la dichiarazione: ”il mio regno non e’ di questo mondo”, che fa riferimento alla potesta’ di Dio Padre, ”il quale governa tutte le cose con amore e con giustizia”. E proprio Dio Padre ”ha affidato al Figlio la missione di dare agli uomini la vita eterna, amandoli fino al supremo sacrificio, e nello stesso tempo gli ha conferito il potere di giudicarli, dal momento che si e’ fatto Figlio dell’uomo, in tutto simile a noi”. Il riferimento, ha rimarcato Benedetto XVI, e’ al giudizio finale descritto dall’evangelista Matteo con ”immagini semplici e linguaggio popolare”, ma il cui messaggio ”e’ estremamente importante: e’ la verita’ sul nostro destino ultimo e sul criterio con cui saremo valutati”, che e’ quello dell’amore. L’ultimo giorno, Gesu’ dira’ infatti, secondo il Vangelo, ”ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto”. Una pagina, ha rilevato il Pontefice, che ”fa parte della nostra civilta’ e ha segnato la storia dei popoli di cultura cristiana: la gerarchia di valori, le istituzioni, le molteplici opere benefiche e sociali”.

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PAPA BENEDETTO: ‘NON BASTA LA FEDE, PER SALVARCI OCCORRONO ANCHE CARITA’ E AMORE’

CITTA’ DEL VATICANO – Benedetto XVI ha citato Martin Lutero durante la tradizionale catechesi dell’Udienza Generale del Mercoledi’, sconfessando la sua affermazione per la quale “ci si salva solo per fede”. Il Papa, infatti, ha chiarito che questo “e’ vero”, ma, ha ammonito, “se non si oppone la fede alla carita’ e all’amore”. Solo “trasformati dall’amore di Cristo per Dio e per il prossimo possiamo essere realmente giusti agli occhi di Dio”, ha proseguito il Pontefice, perche’ “la Legge trova il suo adempimento nel comandamento dell’amore”. Le parole di Benedetto XVI hanno preso spunto dalla cosiddetta dottrina della giustificazione ed hanno riguardato, in larga parte, l’esempio di San Paolo. “Quando Paolo incontro’ il Risorto sulla strada di Damasco – ha ricordato il Papa – era un uomo realizzato: irreprensibile quanto alla giustizia derivante dalla Legge”, ma dopo quell’incontro “comincio’ a considerare tutti i suoi meriti” come “spazzatura di fronte alla sublimita’ della conoscenza di Gesu’ Cristo” e passo’ “da una giustizia fondata sulla Legge e acquisita con l’osservanza delle opere prescritte, ad una giustizia basata sulla fede in Cristo”. Per il Pontefice, “il rapporto tra Paolo e il Risorto divento’ talmente profondo da indurlo a sostenere che Cristo” era “il suo vivere, al punto che per poterlo raggiungere persino il morire diventava un guadagno”. Proprio per questo, ha evidenziato il Santo Padre, “Paolo colloca ormai al centro del suo Vangelo un’irriducibile opposizione tra due percorsi alternativi verso la giustizia: uno costruito sulle opere della Legge, l’altro fondato sulla grazia della fede in Cristo”. E Paolo sceglie il secondo, per il quale “l’uomo e’ giustificato per la fede indipendentemente dalle opere della legge”. Ma “la liberta’ cristiana non e’ libertinismo, e la liberazione della quale parla San Paolo non e’ liberazione dal fare il bene”, ha sottolineato ancora il Papa. “La Legge dalla quale siamo liberati e che non salva”, ha tenuto a precisare Benedetto XVI, e’ rappresentata dalla Torah in tutti i suoi cinque libri, che nell’interpretazione farisaica implica un complesso di comportamenti e “osservanze rituali e cultuali che determinano sostanzialmente l’identita’ dell’uomo giusto”, esprimendo “un’identita’ sociale, culturale e religiosa”. “Le opere della Legge che non giustificano” sono le sue prescrizioni “rituali e culturali che determinano l’identita’ dell’uomo giusto: circoncisione, cibo, purezza rituale, sabato, comportamenti che appaiono anche in dibattiti tra Gesu’ e i contemporanei”. Si tratta di una serie di prescrizioni che con Cristo “non sono piu’ necessarie. Lui basta”. Le pratiche mosaiche, ha sottolineato il Papa, erano divenute importanti soprattutto in epoca ellenistica, quando Israele sentiva minacciata la propria identita’ e la propria fede. Le prescrizioni della legge erano una sorta di “muro di difesa di questa identità”. Per lo stesso motivo, Paolo perseguitava i cristiani. “Nel momento dell’incontro con il Risorto – ha scandito Benedetto XVI – Paolo ha capito che con la risurrezione di Cristo la situazione era cambiata: il Dio di Israele diventa il Dio di tutti i popoli, il muro tra Israele e i pagani non e’ piu’ necessario: Cristo ci protegge dal politeismo, ci unisce a Dio e ci garantisce l’identita’ nella diversita’ delle culture. E’ lui che ci fa giusti”. Infatti, “essere giusti e’ essere con Cristo e questo basta. La comunione con Cristo – ha proseguito il Pontefice – crea carita’: preghiamo il Signore che ci aiuti a credere e che questo diventi vita e cosi’ trasformati al suo amore possiamo essere realmente giusti agli occhi di Dio”. “L’espressione ‘sola fide’ – quindi – e’ vera se non si oppone alla carita’ e all’amore: bisogna guardare Cristo, affidarsi a Cristo, conformarsi con Cristo, alla forma e alla vita di Cristo, che e’ l’amore. La fede opera per mezzo della carita’. Nell’amore di Dio e del prossimo e’ adempiuta tutta la legge”. E nella festa di Cristo Re, che la Chiesa celebra Domenica prossima, ha concluso il Papa, si afferma proprio che “il Giudice ha come criterio l’amore”.

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PAPA BENEDETTO RICHIAMA L’ATTENZIONE SULLA SICUREZZA STRADALE. I PAPABOYS NE PARLANO ALLA CAMERA

ROMA – Ieri, nel corso della Giornata mondiale del ricordo delle vittime della strada, il Vaticano ha aggiornato il decalogo delle buone regole da seguire al volante. Nell’Angelus, il Papa ha rivolto agli automobilisti un appello ad una guida sicura e prudente, invitando a prendere molto seriamente le parole di San Paolo: “State sobri e allerta”. Il teologo morale del Vaticano, padre Antonio Rungi, ha quindi aggiornato il decalogo vaticano per l’automobilista. Intanto il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli, in una intervista al quotidiano “La Stampa”, ha riferito che presenterà il 9 dicembre prossimo in sede di Consiglio dei ministri dell’Unione una proposta per adottare a livello europeo la già nota “Scatola nera” per le automobili. Una novità di cui si parla da tempo, in grado di registrare tutte le manovre compiute dall’automobilista al volante, utile per questo a comprendere le cause di un incidente. Tuttavia, l’introduzione di una “scatola nera” non può essere considerata la soluzione totale al problema degli incidenti stradali. I problemi da risolvere, non risiedono, soltanto, nella componente tecnica e repressiva, ma soprattutto in una prevenzione attiva, che, ad ampio spettro, quindi, deve anche comprende, ad esempio, un maggior contrasto al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Di problematiche sociali, di sicurezza attiva, di alcol e droga e di molto altro si parlerà giovedì 27 novembre a Palazzo Marini. “Proposte Concrete sulle attuali problematiche sociali – Il trauma stradale, misure necessarie per un dramma in corso”, è il titolo del convengo organizzato dalle Associazioni vittime della strada, Euroemergency, Federazione dei cristiano popolari, Associazione Papaboys, Associazione Acquario Infinito, Associazione Scuola Nuova, Associazione “Noi”, che preoccupate, uniscono la propria voce a quella silenziosa di tante famiglie, vittime di incidenti, per sensibilizzare le Istituzioni ad un maggiore controllo del territorio, e la gente comune ad una più cosciente responsabilità nel traffico e nella circolazione. Al convegno, moderato dal Vice presidente nazionale vittime della strada, Antonio Lerario, parteciperanno, l’On Carlo Giovanardi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con un discorso su “I locali notturni di divertimento: gioia, preoccupazione e dolore per le famiglie”; Ing. Maurizio Coppo, Consulta nazionale della Sicurezza Stradale del Ministero delle Infrastrutture che parlerà di “traffico e circolazione: pericolose alla vita, alla qualità della vita e dannose alla salubrità dell’ambiente”; il Prof. Giuseppe Balducci, Istituto Superiore di Sanità, parlerà invece di “Alcool e droga: una storia triste ed infinita nelle famiglie e nella società”; Dott. Stefano Battista Presidente EuroEmergensy, “I traumi stradali dell’area metropolitana: criticità del soccorso sanitario intra ed extra ospedaliero”; Dott. Marco Riccardi, Direttore della Rivista “Motociclismo”: “Mezzi di prevenzione: uso del paraschiena”; Prof. Don Arnaldo Pangrazi, Docente all’Università dei Camilliani: “Elaborazione del lutto causato da incidente stradale”. Seguirà una tavola rotonda sempre sul tema. Conduce il Dott. Vincenzo Borgomeo ( Giornalista del quotidiano ” La Repubblica”). Intevengono: Il nostro Presidente dell’Associazione Nazionale Papaboys ( Daniele Venturi ), Giancarlo Bernabei, Claudio de Francesco, Mauro Foglia. All’iniziativa aderiscono: Ares 118 lazio – Gruppo Roma XII; Polizia municipale Comune di Roma XI gruppo; polizia stradale; protezione civile; vigili del fuoco comando capannelle; Assoforum.

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IL PAPA DURANTE LA CATECHESI: LA CHIESA NON È UN’ASSOCIAZIONE, MA UNA COMUNITÀ “CONVOCATA DA DIO”

CITTA’ DEL VATICANO – La Chiesa non è un’associazione, ma una comunità “convocata da Dio”: per poter allora essere veramente “Chiesa”, intesa, con San Paolo, come “luogo ove Dio abita realmente”, come “struttura comunitaria di calde relazioni interpersonali di carattere familiare” dobbiamo essere “luogo della carità di Dio”, della sua “presenza in questo mondo e nella nostra storia”. Continuando ad illustrare la vita ed il pensiero di San Paolo, Benedetto XVI ha parlato oggi alle quasi 30mila persone presenti in Piazza San Pietro per l’udienza generale di San Paolo e la Chiesa. La parola, ha ricordato, “è presa dal greco ekklesia, che viene dall’Antico Testamento e significa l’assemblea del popolo di Israele convocata da Dio”. “Ora è la nuova comunità dei credenti in Cristo”. Il termine indica da una parte “le assemblee di Dio in determinati luoghi, ma anche una unità, tutta la Chiesa nel suo insieme” che “così non è solo la somma delle diverse Chiese locali, ma le diverse Chiese locali tutte insieme sono la Chiesa di Dio, che precede le Chiese locali e si realizza in queste”. Paolo poi parla quasi sempre di “Chiesa di Dio”, ciò indica che “è Dio che l’ha convocata”, che “l’unità di Dio crea l’unita della Chiesa ovunque si trova”. L’unica Chiesa di Dio, “sposa di Cristo”. “Paolo sapeva – ha proseguito Benedetto XVI – che non solo non si diventa cristiani per coercizione, ma che nella nuova conformazione anche la componente istituzionale della Chiesa era legata ad un annuncio diretto a tutti i popoli, annuncio che li unisce come unico popolo di Dio”. “Sappiamo – ha proseguito il Papa – che il giovane Paolo era avversario di questo nuovo movimento della Chiesa di Cristo, perché vedeva minacciata la fedeltà alla tradizione” e “la fede nel Dio unico”, che si esprimeva attraverso la circoncisione, la purezza cultuale, il rispetto del sabato… la fedeltà a tutto questo gli ebrei “avevano pagato col sangue”.

Per leggere tutto il testo visita: http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=1858

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IL PRIMO GIORNO DELLA BIBBIA IN TV INAUGARATO DA PAPA BENEDETTO. E STANOTTE I PAPABOYS

ROMA – Era molto concentrato Papa Benedetto nell’inizio della lettura della Bibbia (Libro della Genesi ndr), collegamento che ha dato il via ufficiale alla Lettura integrale della Bibbia su Rai Uno, che continua di ora in ora no stop per tutta la settimana su Rai Educational 2. Finita la lettura del brano della creazione, Papa Ratzinger si è tolto gli occhiali e si è seduto in una sedia sotto al piccolo altare, per seguire la prima parte della maratona. Nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme, dopo Benedetto XVI ha letto Hilarion, rappresentante del patriarcato ortodosso di Mosca, subito dopo l’esponente protestante Domenico Maselli, che cede il posto a Roberto Benigni.

L’attore toscano legge con forza e partecipazione, “ho provato forti emozioni – ha spiegato subito dopo all’Agenzia Ansa – perché questo è un libro che si legge in presenza dell’autore. Tra i lettori Giulio Andreotti, – eccitato perché “questo non è il lavoro che faccio tutti i giorni e sono contento di esserci” – spiega che “il Signore può servirsi di tutti”, a chi gli obietta che leggono anche alcuni critici della Chiesa. Alla stessa obiezione il direttore dell’Osservatore romano Giovanni Maria Vian, appena lasciato i leggio, replica che la Bibbia “é di tutti, di ogni donna e di ogni uomo”.

L’arcivescovo di Cracovia Stanislao Dziwisz assicura che papa Wojtyla “apprezzerebbe questa iniziativa”. Stasera va al leggio anche una famiglia al completo, i D’Elpidio, genitori e due figli maschi, con mamma Carmela che guarda compiaciuta il più piccolo lettore. Bocelli, che ha accompagnato con il canto gli intervalli, precisa che “non è stata un’esibizione”. In basilica, dove fa abbastanza freddo, ci sono circa 350 persone, tra lettori e ascoltatori, e all’esterno circa 250, davanti a un maschischermo; maxischermo anche in chiesa, davanti all’altare, per proiettare l’intervento del Papa.

Per leggere tutto il testo vai su: http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=1824 

 

 

 

 

 

 

 

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‘SOLO LA PAROLA DI DIO CAMBIA DAVVERO IL CUORE DELL’UOMO’: OMELIA DEL PAPA NELLA MESSA A SAN PAOLO

ROMA – Con una solenne concelebrazione nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, Benedetto XVI ha aperto la XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi che affrontera’ in Vaticano il tema: “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”. Con il Papa, 326 concelebranti: 52 Cardinali, 14 Patriarchi delle Chiese Orientali, 45 Arcivescovi, 130 Vescovi e 85 Presbiteri (di cui 12 Padri Sinodali, 5 Officiali della Segreteria Generale, 30 Uditori, 5 Esperti, 4 Addetti stampa, 24 Assistenti e 5 traduttori). I lavori termineranno fino al 26 ottobre. “Quando gli uomini si proclamano proprietari assoluti di se stessi e unici padroni del creato, possono veramente costruire una societa’ dove regnino la liberta’, la giustizia e la pace?”, e’ stato l’interrogativo posto dal Pontefice all’inizio dell’omelia. Pubblichiamo l’omelia di Papa Benedetto XVI alla Messa di questa domenica mattina in San Paolo fuori le Mura per l’apertura della XII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”, che si svolgerà in Vaticano fino al 26 ottobre

Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!

La prima Lettura, tratta dal libro del profeta Isaia, come pure la pagina del Vangelo secondo Matteo, hanno proposto alla nostra assemblea liturgica una suggestiva immagine allegorica della Sacra Scrittura: l’immagine della vigna, di cui abbiamo già sentito parlare nelle domeniche precedenti. La pericope iniziale del racconto evangelico fa riferimento al “cantico della vigna” che troviamo in Isaia. Si tratta di un canto ambientato nel contesto autunnale della vendemmia: un piccolo capolavoro della poesia ebraica, che doveva essere assai familiare agli ascoltatori di Gesù e dal quale, come da altri riferimenti dei profeti (cfr Os 10,1; Ger 2,21; Ez 17,3-0; 19,10-14; Sal 79,9–17), si capiva bene che la vigna indicava Israele. Alla sua vigna, al popolo che si è scelto, Iddio riserva le stesse cure che uno sposo fedele prodiga alla sua sposa (cfr Ez 16,1-14; Ef 5,25-33).

L’immagine della vigna, insieme a quella delle nozze, descrive dunque il progetto divino della salvezza, e si pone come una commovente allegoria dell’alleanza di Dio con il suo popolo. Nel Vangelo, Gesù riprende il cantico di Isaia, ma lo adatta ai suoi ascoltatori. L’accento non è tanto sulla vigna quanto piuttosto sui vignaioli, ai quali i “servi” del padrone chiedono, a suo nome, il canone di affitto. I servi però vengono maltrattati e persino uccisi. Come non pensare alle vicende del popolo eletto e alla sorte riservata ai profeti inviati da Dio? Alla fine, il proprietario della vigna compie l’ultimo tentativo: manda il proprio figlio, convinto che ascolteranno almeno lui. Accade invece il contrario: i vignaioli lo uccidono proprio perché è il figlio, cioè l’erede, convinti di potersi così impossessare facilmente della vigna. Assistiamo pertanto ad un salto di qualità rispetto all’accusa di violazione della giustizia sociale, quale emerge dal cantico di Isaia. Qui vediamo chiaramente come il disprezzo per l’ordine impartito dal padrone si trasformi in disprezzo verso di lui: non è la semplice disubbidienza ad un precetto divino, è il vero e proprio rigetto di Dio.

Per leggere tutto il testo visita: http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=1822

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