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LUNEDÌ 11 APRILE L’ASSOCIAZIONE PAPABOYS IN PUGLIA PER TESTIMONIARE GIOVANNI PAOLO II

GIOVANI/EDUCAZIONE (Martina Franca) – Il coraggio di educare… l’investimento più rischioso! Una serie di convegni/conferenze e incontri in Puglia in attesa della Beatificazione. Così L’Azione Cattolica della Basilica di San Martino di Martina Franca ha deciso di vivere gli attuali lunedì di Quaresima: un laboratorio del pensare e del fare in 5 incontri per genitori, educatori e giovani. La prima tappa di questo percorso è stata intrapresa il 21 marzo con il primo incontro dedicato al mondo dei mass media. La settimana seguente l’attenzione è stata posta sul concetto di educazione del corpo e successivamente sul tema della fede all’interno delle famiglie.

In vista della ormai imminente beatificazione di Giovanni Paolo II, lunedì 11 aprile, questo quarto incontro sarà totalmente incentrato sulla figura del nostro indimenticato Karol e sul suo ruolo di educatore. Sarà Daniele Venturi, presidente dell’Associazione Nazionale Papaboys, ad intervenire in questa giornata dedicata al futuro Beato Karol Wojitila. Una testimonianza diretta che proverà a raccontare le grandi emozioni vissute nell’incontro con il grande Papa polacco oltre che l’ indiscusso ruolo di educatore di giovani , e meno giovani che Giovanni Paolo II ha svolto negli anni del suo pontificato e ancora prima in Polonia, la sua terra.

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BISCEGLIE, DA DOMANI UNA TRE GIORNI DI INIZIATIVE IN MEMORIA DEL FUTURO BEATO GIOVANNI PAOLO II

SPECIALE BEATIFICAZIONE (Bisceglie) – Bisceglie per tre giorni sarà impegnata in iniziative culturali e religiose in occasione del sesto anniversario della “salita al cielo” di Papa Wojtyla: l’Associazione Giovanni Paolo II, presieduta dal professor Natale Monopoli, torna così a parlare di sé organizzando questa particolare iniziativa in occasione dell’imminente beatificazione dell’indimenticato Papa polacco. La tre giorni in onore di Papa Wojtyla inizierà domani, alle 18, nella cattedrale della cittadina pugliese, che accoglierà in visita pastorale padre Zdzislaw Kijas, relatore presso la Congregazione delle Cause dei Santi.

Particolarmente ricca di eventi sarà la giornata di sabato 2 aprile: alle 10, in via Giovanni Paolo II, gli studenti delle scuole di Bisceglie, dopo un breve momento di preghiera, presenteranno diversi elaborati, come cartelloni, striscioni e disegni dedicati alla memoria di Giovanni Paolo II, mentre alle 11:30, nella cattedrale, avverrà la consegna degli attestati alle classi che hanno partecipato al progetto. Alle 17 invece, presso l’Abbazia Santi Matteo e Nicolò, verrà presentato il libro “Caro Signor Papa” (edizioni Messaggero) di Elisabetta Lo Iacono, giornalista e docente di giornalismo presso la Pontificia Università teologica San Bonaventura Seraphicum di Roma.

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A COLLOQUIO CON MAREK SKWARNICKI. «COSÌ GIOVANNI PAOLO II SI IMMERGEVA IN DIO»

INTERVISTA – In Polonia è conosciuto come «il poeta amico di Giovanni Paolo II». Una definizione che va stretta a Marek Skwarnicki il quale è anche giornalista, scrittore e romanziere di successo. E per quanto riguarda l’amicizia personale con Karol Wojtyla «non è qualcosa che uno può mettere sul proprio biglietto da visita, soprattutto adesso che il Papa polacco viene elevato all’onore degli altari», nota con humour, quasi per nascondere la grande commozione che sta vivendo dopo aver appreso la notizia che Giovanni Paolo II verrà beatificato a Roma il prossimo primo maggio. Lui ci sarà, a Dio piacendo, nonostante gli acciacchi inevitabili di un uomo anziano che sta per compiere 81 anni. La sua è vita è più avventurosa di un romanzo, proprio come quella di Wojtyla, avendo attraversato le tragedie della guerra, del nazismo e del comunismo con cuore puro e ardimentoso. Da ragazzino Marek Skwarnicki ha partecipato all’insurrezione di Varsavia del 1944, è stato prigioniero in un lager nazista, quindi ha sofferto le privazioni e le censure del regime comunista. Ha conosciuto Karol Wojtyla nel 1958 e ben presto la collaborazione col giovane arcivescovo di Cracovia diventerà un’amicizia intensa e profonda che si protrarrà anche dopo la sua elezione al pontificato. Con il Papa conterraneo ha mantenuto una corrispondenza epistolare di ben 127 lettere che Skwarnicki ha pubblicato qualche anno fa col titolo «Giovanni Paolo II: saluti e benedizione». «Ed ora – mi dice – ho ricevuto la benedizione più grande: Karol verrà proclamato beato!».

Qual è stata la sua prima reazione alla notizia?

Guardi, come tanti altri che hanno conosciuto Wojtyla da vicino, anch’io non ho mai avuto dubbi sulla sua santità. Ma adesso è diverso: la decisione di Benedetto XVI di proclamare beato il suo predecessore non è semplicemente un atto formale, è un evento spirituale che coinvolge la Chiesa ed entra nelle viscere del mio essere credente. Ripenso alla mia lunga amicizia con Karol e la vedo sotto una luce diversa, mi sento in uno stato di grazia tutto particolare.

Cosa intende dire?

Gli ho voluto bene e lui mi ricambiava con generosità ed affetto. I nostri colloqui non erano mai superficiali. Ho sempre considerato Wojtyla un fratello maggiore, anzi un padre. Ed ora capisco: tramite l’amicizia con lui sono stato introdotto all’autentico “sensus Ecclesiae”, all’esperienza quotidiana della fede come incontro.

C’è un ricordo particolare che in questo momento sovrasta tutti gli altri?

È un ricordo buffo. Stamattina, camminando lungo la via Franciszkanska dove ha sede l’arcivescovado, m’è venuto in mente quella volta che mi recai dal cardinale Wojtyla con una grande agitazione addosso. Era il 1965, avevo ricevuto una lettera dal Vaticano con cui venivo nominato membro del Ponticio Consiglio per i laici, senza mai essere stato informato prima. Chiesi spiegazione ed il cardinale allargò le braccia: «Scusami tanto, mi sono dimenticato di dirtelo!». Poi mi spiegò: «Ci vuole uno che vada a Roma per sfatare quella sciocca idea di “Chiesa del silenzio” che in Occidente hanno sui cattolici dell’Est Europa». Non è un caso che, pochi giorni dopo la sua elezione a pontefice, disse: «Non c’è più la Chiesa del silenzio, adesso parla tramite il Papa!».

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LA SANTITÀ VIVE NELLA STORIA: COSÌ BENEDETTO SFIDA I CRITICI DI GIOVANNI PAOLO II

ROMA – Fu Giovanni Paolo II, dieci anni fa, a spiegare il senso della beatificazione di un papa. Lo fece in occasione della cerimonia in cui elevò alla gloria degli altari due papi diversissimi fra loro e spesso anzi contrapposti: Giovanni XXIII e Pio IX. Il primo, il papa delle grandi aperture conciliari alla modernità; il secondo, il papa del Sillabo che condannava le idee liberali. Giovanni Paolo II, proclamandoli beati il 3 settembre 2000 nella stessa cerimonia, spiegava: «La santità vive nella storia e ogni santo non è sottratto ai limiti e condizionamenti propri della nostra umanità. Beatificando un suo figlio, la Chiesa non celebra particolari opzioni storiche da lui compiute, ma piuttosto lo addita all’imitazione e alla venerazione per le sue virtù a lode della grazia divina che in esse risplende». Allo stesso modo Benedetto XVI, apprestandosi a beatificare il suo predecessore, non intende celebrare ogni decisione del suo pontificato ma il modo “eroico” in cui il servo di Dio Karol Wojtyla visse e testimoniò le virtù cristiane. Testimonianza confermata da una fama di santità diffusa a livello popolare e suggellata dal segno di un miracolo. C’è una grande lezione di fede e una grande lezione di realismo nella capacità della Chiesa di discernere gli atti di un pontificato dalla santità dell’uomo che siede sulla cattedra di Pietro.

A fare grande agli occhi della fede papa Wojtyla non è stata in primis la sua battaglia per la liberazione dell’Europa orientale dal comunismo. Ronald Reagan ha avuto un ruolo storico pari o maggiore, ma non per questo è proposto come esempio di vita al popolo cattolico. La percezione popolare della santità del papa polacco è infatti legata, più di ogni altra cosa, all’immagine del papa sofferente che abbraccia in preghiera la Croce di Cristo: l’ex “atleta di Dio”, il papa sportivo, si scopre debole, il volto e la voce sfigurati dalla malattia, ma vive questa prova in uno spirito di totale abbandono a Dio, in forza di questo abbandono diventa più tenero, ancora più in grado di abbracciare l’umanità intera. Ed entra per questo nei cuori di quanti finora l’avevano più ammirato come grande personaggio storico che amato per quello che era, il Vicario di Cristo. È questa testimonianza, “lode della grazia divina che risplende nelle sue virtù”, che Benedetto XVI riconosce con il rito della beatificazione. È questa la testimonianza che rimane nel tempo, quella che conforta e sorregge la fede dei semplici.

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GIOVANNI PAOLO II BEATO IL 1° MAGGIO 2011. I PAPABOYS: ‘GRANDE GIOIA DAL PROFONDO DEL CUORE’

ROMA – Giovanni Paolo II sarà beatificato il prossimo primo maggio in Vaticano con una cerimonia presieduta da Benedetto XVI: la data ormai è ufficiale da questa mattina, con la firma da parte del Papa del decreto di Beatificazione. Com’è noto – ricorda l’ufficio stampa della Santa Sede – la Causa, per Dispensa Pontificia, iniziò prima che fossero trascorsi i cinque anni dalla morte del Servo di Dio, richiesti dalla Normativa vigente. Tale provvedimento fu sollecitato dall’imponente fama di santità, goduta dal Papa Giovanni Paolo II in vita, in morte e dopo morte. Per il resto furono osservate integralmente le comuni disposizioni canoniche riguardanti le Cause di beatificazione e di canonizzazione.

Per i giovani dell’Associazione Nazionale Papaboys la beatificazione di Giovanni Paolo II coincide con ‘una grande gioia che sgorga dal profondo del cuore’. “Era una notizia annunciata della quale eravamo ovviamente certi – dichiara il Presidente Nazionale Daniele Venturi – ma abbiamo atteso, sorretti dalla preghiera, l’ufficialità della data del 1 maggio, conseguente all’approvazione del miracolo riconosciuto per l’intercessione del Papa polacco. Non abbiamo mai avuto dubbi sulla santità di Giovanni Paolo II testimoniata non dai decreti o da una Congregazione, ma bensì dalla quotidianità del Suo vivere la parola di Dio, ed incarnarsi di giorno in giorno, sempre più, in quell’Uomo vivo che è Gesù stesso, Salvatore del mondo”.

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UNA STATUA DI GIOVANNI PAOLO II NEL PIAZZALE DEL POLICLINICO GEMELLI VERRÀ INAUGURATA IL 30 GIUGNO

luROMA – Martedì 30 giugno, alle 19.00, verrà inaugurata nel piazzale del Policlinico Gemelli di Roma una statua in ricordo di Giovanni Paolo II. Il monumento, dedicato dall’Università Cattolica alla memoria di Papa Wojtyła, sarà benedetto dal Cardinale , per decenni segretario particolare del Pontefice. La statua è opera dello scultore toscano Stefano Pierotti, che sarà presente all’evento, ed è intitolata “Non abbiate paura!”, come la celebre espressione pronunciata dal Papa polacco il 22 ottobre 1978 durante l’omelia della Messa di inizio pontificato. La scultura verrà collocata nel piazzale antistante l’ingresso principale del Policlinico Gemelli, dove Giovanni Paolo II fu ricoverato 9 volte, dal 13 maggio 1981 – giorno dell’attentato in Piazza San Pietro – all’ultimo ricovero del marzo 2005. Su quel piazzale, Papa Wojtyła si affacciava dalla finestra dell’appartamento al decimo piano per recitare l’Angelus domenicale e benedire i fedeli.

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