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GIOVANNI PAOLO II “BEATO”. CHE COSA PUÒ DIRE AI GIOVANI DI OGGI?

Quella sera in cui morì il Papa, il 2 aprile 2005, alle tre di notte mi trovavo in fila per andare a “vedere” Giovanni Paolo II in S. Pietro. Non resistetti alla fatica, tornai indietro con un po’ di vergogna. In compenso decine di migliaia di giovani camminarono fino a sette-otto ore per un sguardo-lampo, ma così intenso, come quando si vuol incontrare per l’ultima volta una persona veramente amica. Mi metto nella situazione di un educatore che vuol parlare della beatificazione di Giovanni Paolo II ai giovani. Il mio è un esercizio, come si dice, in caduta libera. So bene che prima di parlare ai giovani, bisogna incontrali e condividere una buona relazione con loro… Diamola per esistente. Del resto il mio contributo è un input, se può servire a fare meglio…

Perché parlarne?

Rispondo partendo da qualcosa di singolare, per non dire straordinario, che è capitato. Quella sera in cui morì il Papa, il 2 aprile 2005, alle tre di notte mi trovavo in fila per andare a “vedere” Giovanni Paolo II in S. Pietro. Non resistetti alla fatica, tornai indietro con un po’ di vergogna. In compenso decine di migliaia di giovani camminarono fino a sette-otto ore per un sguardo-lampo, ma così intenso, come quando si vuol incontrare per l’ultima volta una persona veramente amica. Si sa che quella, più che un corteo funebre, era una processione pensosa e serena, che rimase nella memoria collettiva come un evento storicamente unico. Colpirono certamente i solenni funerali in Piazza S. Pietro, con tutti i cosiddetti ‘Grandi’ della terra.

Colpì in particolare un’espressione usata più volte in seguito da Benedetto XVI, che allora da cardinale presidente della celebrazione qualificò Giovanni Paolo II: “Il nostro amato Papa”, mai fino allora usata ufficialmente a riguardo di un pontefice. ‘Amato’ traduce il ‘geliebte’ tedesco, è la parola degli innamorati! E finalmente sulla piazza risuonò sia pur sommessamente quel grido altrimenti forte e intenso: John Paul Two, we love you!, da sempre scandito a Buenos Aires, a Santiago, a Czestokowa, a Manila, a Denver, a Parigi, a Roma, a Toronto, a Colonia… Sta qui, in questo condensato di storia viva, che si radica la ragione di parlare di Giovanni Paolo ai giovani di oggi, come per una memoria di cui hanno diritto e possono averne bisogno. In sintesi non è errato, conoscendo il feeling che si era creato tra Papa e giovani, pensare ad una trasmissione di eredità.

Come attualizzare questo rapporto singolare tra giovani e il Papa “beato”?

Proprio il suo essere detto ‘beato’, cioè certamente avvolto dalla gloria di Dio, avrà anche la capacità, il carisma di suscitare la partecipazione giovanile? Non saprei rispondere a priori. E’ giusto ricordare che l’entusiasmo di cui stiamo parlando ha avuto il suo nucleo generatore in particolare nelle Giornate Mondali della Gioventù, e più ampiamente grazie agli incontri con i giovani che Giovanni Paolo II voleva sempre in agenda in qualsiasi posto della terra andasse, tra cristiani, musulmani, buddisti. E’ ovvio che quei giovani di allora sono diventati adulti, e sarebbe un bel segno se si affacciassero su S. Pietro o davanti al monitor nelle piazze delle città o della TV di casa. Staremo a vedere, ma con motivata speranza. Gli anni trascorsi non sono tanti e le radici del cuore sono sempre più difficili da estirpare!

Semmai è da verificare se è cambiata la direzione del vento della fede, se il contesto sociale non favorevole ad un loro futuro occupazionale non ha prodotto scetticismo e sconforto, come pure se gli orientamenti culturali dominanti, così frammentati e miopi, non blocchino ideali di cambio e la stessa possibilità di farlo, non dimenticando d’altra parte la incoercibile ricerca di senso, anche in ambito religioso, e sicuramente per una umanità diversa, che proprio questi giovani vanno manifestando.

E’ dunque in questo clima in chiaroscuro che si collocano le generazioni più giovani – quelli che arrivano oggi ai 18-20 anni – che hanno sentito parlare del Papa e l’hanno magari visto in TV, ma non l’hanno incontrato in qualche raduno. E’ difficile ipotizzare una previsione di partecipazione da parte loro, Giovanni Paolo II “beato”. Che cosa può dire ai giovani di oggi? Certamente – come si sta verificando – vi sarà l’accorrere di folle di credenti di ogni età e i giovani di ieri e di oggi si chiederanno cosa stia capitando. Qui ritengo che si affacci il compito di noi educatori: di rinverdire la memoria, di impostare un discorso con i giovani facendo scoprire la persona di Giovanni Paolo II. Come?

Lasciando parlare Lui stesso nei grandi interventi (come dimenticare il suo grande discorso ‘kennedyano’ alle Sentinelle del mattino nella GMG del 2000 a Roma nella notte di quella indimenticabile veglia?), servendosi dei tanti sussidi massmediatici, e facendo parlare dei testimoni, quelli del “ c’ero anch’io”, nelle GMG e in altre occasioni. Solo così può rivivere Giovanni Paolo II.

Che cosa può ricevere – grazie agli educatori – la generazione giovane da un Papa beatificato loro amico? Che cosa aggiunge la beatificazione alla relazione così vivace che fu tra loro?

La risposta è relativamente semplice: beatificazione vuol dire conferma solenne, ispirata dallo Spirito Santo, del valore della vita del beatificato, della sua causa, dei suoi pensieri, delle sue scelte, e dunque nel nostro caso, del modo di Giovanni Paolo II di pensare, amare, volere, trattare i giovani e farsi incontrare da loro. Qui sarebbe da aprire il vasto fronte della ricerca, sapendo che diversi studi sono stati pubblicati, ben poco sulla totalità del suo ministero pastorale tra i giovani. Si tenga in ogni caso presente la sua Lettera ai Giovani del mondo nel marzo del 1985.

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“MANE NOBISCUM, DOMINE”, PER PAPA WOJTYLA LE LACRIME DEI PAPABOYS DAGLI OCCHI DI TUTTO IL MONDO

ROMA – Gioia imprevedibile, per quanto pensata, desiderata, attesa, immaginata. Non ci siamo sentiti ad un traguardo, ma ancora in cammino, consapevoli e responsabili di una presenza che continuerà a guidarci con l’amore immenso di sempre e che da domenica scorsa, nelle Litanie di quel Rosario che ci ha insegnato a recitare come arma più potente, possiamo chiamare ‘Beata’. Nessuna forza sembrava bastare ai Papaboys che dovevano raccontare al mondo, con la vita, come cambia la storia di chi incontra un Santo, di chi dal Santo si sente amato indiscutibilmente, di chi, attraverso il Santo, percepisce l’amore di Dio. Responsabili di dimostrare che quel ‘chiasso’ che il Santo Padre aveva tanto amato e che aveva svegliato il sonno di Buenos Aires, Santiago, Czestochowa, Denver, Manila, Parigi, Roma, Toronto, Colonia, Sidney era un canto di lode, esplosione del cuore di chi scopre di ‘dover’ amare e di avere l’energia per farlo a qualunque prezzo. Atleti della Croce, passata di braccia in braccia come nella migliore delle Olimpiadi, perché il Santo Padre ci aveva chiesto di farlo e il nostro ‘sì’ era custodito gelosamente nel suo cuore. Portavoce della misericordia di Dio, messaggeri del perdono, ascoltato dalla voce ed imparato dall’esempio. Karol Beato. “Alzatevi, andiamo!”.

Vecchi zaini e vecchi sacchi a pelo – fieri dei segni delle GMG – e la follia di chi è innamorato pazzo. 
Destinazione Circo Massimo. La Diocesi di Roma, la sua ultima Diocesi, ospitando chiunque volesse e da dovunque venisse, aveva bisogno di pregare con Papa Benedetto (in connessione video) per prepararsi al grande giorno. Duecentomila fedeli ed altrettante candeline a perfezionare la suggestione della distesa del Circo Massimo. Testimonianze commoventi e, poi, il Rosario. Il ‘suo’ Rosario, preghiera unica nella sua forza, speciale nel suo effetto. Il nodo col Paradiso è stretto. Comincia la grande notte. Si prega. Si prega ancora e si percorre la strada verso San Pietro. Si prega e si canta in tutte le lingue, ci si incontra, ci si abbraccia… c’è persino chi si scambia gli auguri, come se fosse la notte di Pasqua. Un pellegrinaggio interminabile, una fila umana di cui non si percepisce né inizio, né fine. Persino il Tevere sembra sussurrare qualcosa. Roma, bella come non è mai stata, è testimone di un amore per cui le parole non basteranno mai. Qualche giornalista si unisce alla preghiera, qualcun altro preferisce, invece, cogliere proprio quell’emozione – e nessun’altra – per mandarla nel mondo. Il cammino si fa via via più lento. Ci sarà da attendere. Via della Conciliazione è chiusa. Strategie e tentativi di ogni genere per conquistare i pochissimi posti in piazza. Pochissimi rispetto al numero dei pellegrini, ma non importa. Dobbiamo celebrare insieme. Da dovunque, purché sia comunione. Tutti fermi, incollati uno all’altro, per chilometri e chilometri. Come le membra ad un corpo. E c’è sempre chi prega e chi canta, chi si incontra, chi si abbraccia… Il Santo Padre non aveva parlato solo con noi… Tutto il mondo ha scelto di esserci, perché tutto il mondo ha almeno un ‘grazie’ da dirgli. 

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IMMIGRATI, LA FRANCIA BLOCCA I TRENI ED IRRITA L’ITALIA. MA IN SERATA LA FRONTIERA DI MENTONE RIAPRE

IMMIGRATI (Ventimiglia, IMPERIA) – Sui display della stazione di Ventimiglia è stato annunciato stamani che tutti i treni dall’Italia verso la Francia erano sospesi: quelli per Nizza, per Grasse. Tutti, su ordine delle autorità francesi. Nessun convoglio, secondo quanto poi confermato dalla Polfer e dalla polizia di frontiera italiana, poteva varcare la frontiera di Mentone. Subito giovani dei centri sociali e migranti in attesa hanno occupato i binari al confine. L’occupazione è durata quasi un’ora, poi i manifestanti si sono accordati con il responsabile del locale centro di accoglienza affinché gli oltre 150 immigrati tunisini fossero ospitati per la notte, in attesa di ripartire, eventualmente oggi, per la Francia. Intanto divampava la polemica fra Italia e Francia. La Farnesina ha comunicato che dopo la “sospensione unilaterale del traffico ferroviario a Ventimiglia”, il ministro degli Esteri Franco Frattini aveva dato immediate istruzioni all’ambasciatore d’Italia a Parigi di svolgere un passo diplomatico “presso le autorità francesi per esprimere la ferma protesta da parte del Governo italiano”. Sono stati chiesti “chiarimenti per le sopraindicate misure che appaiono illegittime e in chiara violazione con i generali principi europei”. E’ stato “altresì sollecitato il Consolato a Nizza per attivare contatti immediati con le autorità locali e ottenere chiarimenti al riguardo”.

Appena ieri la scelta del governo di Parigi sembrava più morbida: dopo il muro innalzato una decina di giorni fa contro gli immigrati, nella mattinata le guardie francesi al confine avevano consentito il transito ai rifugiati che mostravano il lasciapassare rilasciato dalle autorità italiane anche senza passaporto. Ventiquattro ore dopo, la Francia ha invece imposto una stretta e lo scontro fra i due Paesi si è riacutizzato, nonostante la precisazione del portavoce del ministero dell’Interno francese: “Il blocco dei treni è una misura temporanea, per ragioni di ordine pubblico: è motivata dal fatto che era in corso una manifestazione pro-migranti davanti alla stazione di Ventimiglia”. Intanto alla stazione di frontiera era arrivato in effetti il “Treno della dignità” con al seguito oltre 100 manifestanti e profughi tunisini provenienti da Genova. I giovani dei centri sociali, unitamente ai loro compagni veneti ed emiliani, hanno marciato sul consolato francese di Ventimiglia al grido “liberté, liberté”: “Vogliamo far valere il diritto della libera circolazione dei profughi in Europa”. I binari della stazione sono stati occupati dai manifestanti che intonavano slogan contro la Francia e innalzavano cartelli sui quali è scritta la parola “Libertà”. L’area di arrivo dei treni era presidiata da un ingente nucleo di poliziotti in assetto antisommossa. Un reparto della Compagnie republicaine de securité (Crf) è stato schierato invece al confine ferroviario di Mentone e presidia i varchi stradali di ponte San Luigi e ponte San Ludovico. Nella serata di ieri, poi, l’indiscrezione: il traffico sta riprendendo.

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IL PAPA ALL’UDIENZA: MONDO SAREBBE PIÙ FELICE SE PERSONE IMITASSERO RAPPORTO D’AMORE NELLA TRINITA’

CITTA’ DEL VATICANO – La ‘ricetta della felicità’ di Benedetto XVI è stata consegnata questa mattina dal Pontefice durante l’udienza generale del mercoledì. Certo che è riduttivo parlare di ‘ricetta’ per un Papa così profondamente trinitario e coinvolto nell’eserienza salvifica della carità al servizio della verità, ma Benedetto XVI coniuga nella Trinità, sia l’Amore sia la Verità. Se le relazioni tra le persone umane fossero modellate sul rapporto d’amore che lega le tre Persone divine, il mondo sarebbe un luogo più felice, nel quale ciascuno vivrebbe “per l’altro”. E’ la considerazione con la quale Benedetto XVI ha terminato questa mattina la catechesi all’udienza generale, in Aula Paolo VI. Il Papa ha tratto ispirazione dagli scritti di due monaci teologi del XII secolo, Ugo e Riccardo, che vissero nella famosa abbazia parigina di San Vittore.

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http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=2991

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CINEMA – FILM: LA CLASSE (ENTRE LES MURS) DI LAURENT CANTET.

RECENSIONE – Il punto di vista di Laurent Cantet nell’affrontare il tema della scuola, dei rapporti tra insegnanti e studenti, tra insegnanti e famiglie, tra famiglie e studenti, dei conflitti razziali che esplodono in strada ma si ripropongono immancabilmente in classi multietniche, è giusto. Non c’è un eroe che sa e può tutto, quello che tutti attendono per risolvere i problemi. I ragazzi hanno i loro problemi, gli insegnanti hanno i loro problemi, le famiglie hanno i loro problemi. Il confronto, pertanto, è paritario. Chiunque può dare e prendere, contribuendo comunque alla soluzione o al permanere (e peggiorare) dei problemi. «La classe», legittimo vincitore della Palma d’Oro all’ultimo festival di Cannes, appassiona senza esasperazioni drammatiche, coinvolge senza trucchi spettacolari, aiuta a capire una realtà molto difficile da affrontare e lo fa con estrema sincerità, linguaggio chiaro e comprensibile, nessun preconcetto e grande pulizia formale. Ispirandosi al libro di un insegnante, François Bégaudeau, che è anche stato scelto da Cantet per interpretare il ruolo di se stesso, l’autore ci stimola fino a un certo punto al confronto con un grande classico del cinema sulla scuola, «Il seme della violenza» di Richard Brooks. Per farci capire subito, però, che i tempi sono cambiati e che oggi rimane pochissimo spazio per l’idealismo. Che cioè il confronto tra razze nel 20° Arrondissement di Parigi nel 2008 non può essere neanche lontanamente paragonato a quello in una metropoli americana degli anni Cinquanta. Là qualcuno poteva concepire l’idea di collaborare con il professore (che equivale a dire con il potere) per dare un esempio a coetanei e compagni.

Per leggere tutto il testo visita: http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=1869

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IL PAPA A PARIGI E LOURDES. LE ANTICIPAZIONI DEL PROGRAMMA SU KORAZYM.ORG

PARIGI – Quattro giorni per celebrare i 150 anni delle apparizioni di Lourdes, ma anche per incontrare il mondo della cultura, i giovani e gli esponenti delle altre religioni. Sarà annunciato lunedì prossimo dai vescovi francesi il programma del viaggio di Benedetto XVI in Francia, previsto dal 12 al 15 settembre, con tappe a Parigi e Lourdes. Con tutta probabilità il papa ne ha parlato oggi con l’arcivescovo di Parigi, cardinale André Vingt-Trois, ricevuto in udienza in Vaticano. Per l’occasione, l’agenzia di stampa I.Media e il giornale cattolico La Croix hanno pubblicato i dettagli della visita (“il programma quasi definitivo”, spiegano), che rappresenterà per il pontefice, il decimo viaggio all’estero…

Puoi continure a leggere la notizia su:

http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=1231 

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IL PAPA INVITA I GIOVANI A SOGNARE LE GRANDI COSE CHE DIO VUOLE PER LORO

CITTA’ DEL VATICANO – Benedetto XVI ha esortato i giovani a desiderare le grandi cose che Dio ha pensato per loro. E’ la proposta che presenta in un messaggio inviato ai 10.000 ragazzi e ragazze tra i 15 e i 17 anni che dal 22 al 27 aprile hanno celebrato a Lourdes il centenario del “Frat” (Fraternel), pellegrinaggio dei giovani della provincia di Parigi che si raduna ogni anno, alternativamente nella città mariana e a Jambville, luogo di raduno degli scout. In occasione del loro soggiorno nel luogo delle apparizioni della Vergine Maria a Bernadette Soubirous, 150 anni fa, il Papa ricorda ai giovani che Cristo li rende degni della sua fiducia e auspica che possano realizzare i loro desideri più nobili e più elevati di autentica felicità…

Puoi continuare a leggere la notizia su:

http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=1229

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