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IRAQ: POLITICI, RELIGIOSI E FEDELI CRISTIANI E MUSULMANI PREGANO LA MADONNA PER LA PACE NEL PAESE

ESTERI (Kirkuk, IRAQ) – Cristiani e musulmani irakeni, uniti, hanno pregato la Madonna per la fine delle violenze nel Paese. I leader religiosi – cattolici, sciiti, sunniti, curdi – hanno lanciato delle colombe come segno di pace, nella speranza che l’Iraq possa superare conflitti e divisioni. È quanto è successo questa mattina a Kirkuk, nel nord dell’Iraq, dove l’arcivescovo caldeo Mons. Louis Sako ha riunito le autorità politiche e religiose musulmane della città, per onorare la madre di Gesù al termine del mese mariano. 

Nel suo intervento, il prelato ha sottolineato il “valore” dell’incontro, in un periodo di “sofferenze”. Alle celebrazioni ha presenziato anche il vice-governatore, in rappresentanza dei vertici dell’amministrazione locale, insieme alle famiglie di due vittime del terrorismo: Ashur Yacob Issa, rapito e torturato a morte a metà mese, e un ufficiale di polizia musulmano, massacrato con altri 27 il 16 maggio. Oggi si conclude il mese dedicato dalla Chiesa alla Madonna, una figura onorata e riverita non solo dai cristiani, ma capace di unire pure musulmani e membri di altre religioni. Per l’occasione, questa mattina l’arcivescovo caldeo di Kirkuk ha invitato le autorità politiche e religiose musulmane, per una preghiera comune. In città molti fedeli musulmani vengono in pellegrinaggio alla statua della Vergine, soprattutto le donne che pregano perché possa realizzarsi un desiderio o un miracolo.

Da tempo la giornata è occasione comune per cristiani e musulmani, per pregare per la pace e la stabilità della nazione e della regione di Kirkuk, colpita nelle ultime settimane da una serie di attentati e violenze che ha “scioccato” la popolazione. La preghiera ha avuto luogo questa mattina nella cattedrale, la corale ha cantato inni mariani, l’assemblea interconfessionale ha recitato i salmi 62 e 121, mentre un diacono ha intonato l’Annunciazione a Maria, tratta dal Vangelo di Luca, e un imam la Surat di Myriam, sullo stesso tema. Infine è intervenuto l’arcivescovo, mons. Sako, che ha indirizzato un saluto comune. Il momento più toccante, tuttavia, è stato la recita della preghiera universale alla Vergine, per chiedere la pace e la sicurezza, letta all’unisono da donne cristiana e musulmane in quattro lingue: araba, curda, turcmena e caldea. Al termine delle celebrazioni, un imam sciita turcmeno, un imam sunnita arabo, un imam curdo e l’arcivescovo hanno lanciato delle colombe quali simbolo della pace. Alla celebrazione hanno partecipato il vice-governatore in rappresentanza delle istituzioni (il governatore era impegnato fuori città) e le famiglie di alcune vittime del terrorismo estremista a Kirkuk, cristiane e musulmane. Fra le altre personalità che hanno partecipato alla preghiera vi sono il presidente del Consiglio municipale, il capo della polizia, il capo dell’esercito e i leader dei partiti politici. La cattedrale era colma di gente, fedeli cristiani e musulmani di entrambi i sessi, senza divisioni né barriere.

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MESSAGGIO DEL PAPA PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 2011: “LIBERTÀ RELIGIOSA, VIA PER LA PACE”

CITTA’ DEL VATICANO – E’ stato presentato oggi nella Sala Stampa vaticana il Messaggio di Benedetto XVI per la 44.ma Giornata mondiale della pace che sarà celebrata il primo gennaio 2011 sul tema “Libertà religiosa, via per la pace”.

Il Papa, all’inizio del Messaggio, ricorda che anche quest’anno è stato segnato “dalla persecuzione, dalla discriminazione, da terribili atti di violenza e di intolleranza religiosa”. Il suo pensiero si rivolge in particolare alle sofferenze della comunità cristiana dell’Iraq, colpita da continue violenze che inducono molti fedeli a emigrare. Ma è in tutto il mondo che i discepoli di Cristo sono colpiti. “I cristiani – è la forte denuncia di Benedetto XVI – sono attualmente il gruppo religioso che soffre il maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede”. In Occidente, poi – nota – vi sono “forme più silenziose e sofisticate di pregiudizio e di opposizione verso i credenti”, che “si esprimono talvolta col rinnegamento della storia e dei simboli religiosi nei quali si rispecchiano l’identità e la cultura della maggioranza dei cittadini”. Si tratta di forme che fomentano spesso l’odio, il pregiudizio e l’emarginazione dei credenti nel dibattito pubblico contraddicendo il pluralismo e la laicità delle istituzioni che vorrebbero difendere.

Il Papa ricorda che “il fondamentalismo religioso e il laicismo sono forme speculari ed estreme di rifiuto del legittimo pluralismo e del principio di laicità. Entrambe, infatti, assolutizzano una visione riduttiva e parziale della persona umana”. “L’ordinamento giuridico a tutti i livelli, nazionale e internazionale, quando consente o tollera il fanatismo religioso o antireligioso, viene meno alla sua stessa missione, che consiste nel tutelare e nel promuovere la giustizia e il diritto di ciascuno” ed “espone la società al rischio di totalitarismi politici e ideologici, che enfatizzano il potere pubblico, mentre sono mortificate o coartate, quasi fossero concorrenziali, le libertà di coscienza, di pensiero e di religione”. Per Benedetto XVI è “inconcepibile” che i credenti “debbano sopprimere una parte di se stessi – la loro fede – per essere considerati cittadini attivi”. Il relativismo morale – spiega – invece di costruire una pacifica convivenza, provoca divisione e negazione della dignità degli esseri umani. “Il patrimonio di principi e di valori espressi da una religiosità autentica è una ricchezza per i popoli”. “Nel rispetto della laicità positiva delle istituzioni statali, la dimensione pubblica della religione deve essere sempre riconosciuta. A tal fine è fondamentale un sano dialogo tra le istituzioni civili e quelle religiose”. Tutto ciò “non costituisce in nessun modo una discriminazione di coloro che non ne condividono la credenza, ma rafforza, piuttosto, la coesione sociale, l’integrazione e la solidarietà”.

continua su: http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=4004

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DA FACEBOOK E DA INTERNET SI ALZA LA VOCE DEI PAPABOYS: ‘AIUTI VERI ALLE FAMIGLIE ED AI GIOVANI’

notizia

PROTESTA – E’ nato da poche ore – via Facebook – ma anche con richiami ed interventi su internet, blog, e social network – un gruppo di sensibilizzazione che chiede un immediato intervento per ridurre gli ‘stipendi vip’ ed aiutare concretamente i poveri, i bisognosi, che in questo nostro stato sono ormai principalmente le famiglie a basso reddito (ma le famiglie stesse in generale sono ridotte sul lastrico), i giovani in cerca di occupazione, le forze dell’ordine e quelle categorie che nella società hanno stipendi bassi in proporzione ai miliardi che girano – tra contratti, stipendi e benefit – i calcatori, i personaggi della tv ed i politici. Capiamo di più di questa contestazione che parte proprio dalla nostra Associazione dei Papaboys, stanchi ormai al limite, di vedere le ‘orge di stato’, e le ruberie, fatte con i denari dei cittadini: è uno schifo da far cessare! Riducendo in proporzione gli sperperi pubblici, che sono migliaia di milioni di euro, si potrebe rimettere in sesto completamente il nostro paese!

LA MOTIVAZIONE E LE PROPOSTE

In un momento particolarmente drammatico, specialmente per molte famiglie italiane che realmente non riescono ad arrivare alla fine del mese, in Rai si discute del compenso per Bruno Vespa, con una base annuale di 1 milione e 600 mila euro! Sia chiaro che la nostra riflessione non è diretta al ‘giornalista’ Vespa, che stimiamo e reputiamo uno dei maggiori professionisti del paese, ma è una critica all’interno sistema, che spende fior fior di miliardi publici (ma anche privati) per contratti milionari, e non tutela minimamente i cittadini, che lavorano quanto i ‘vip’ e guadagnano assolutamente di meno. LA DOMANDA (DIREBBE LUBRANO) CI SORGE SPONTANEA: NON SAREBBE IL CASO DI DARE UNA REGOLATA AL SISTEMA? Prima di tutto la classe politica (che si arricchisce in maniera spropositata e gode di infiniti privilegi), quindi tutto cò che ruota intorno al mondo della televisione, e poi una riflessione anche per quello che riguarda il mondo dello sport.

Questa corsa sfrenata allo ‘show business’ è una macchina infernale che il diavolo alimenta per dare privilegi, corrompere, inflazionare e soprattutto ridurre in schiavitù e sottomissione le masse dei giovani e delle famiglie. Non sarà facile vedere un politico parlare di riduzione di stipendi e privilegi, o un calciatore, o un personaggio della tv: ma con i soldi si conquista poco Paradiso, e tanto inferno! Ed anche dal lato etico e sociale la situazione è veramente schifosa. Che si può fare?

Noi dei Papaboys, da oggi ne iniziamo a parlare. Domani si vedrà, è un altro giorno.

MA NON STAREMO ZITTI E NON CI FAREMO INTIMIDIRE.

Iscriviti al gruppo di Facebook!
http://www.facebook.com/home.php?#/event.php?eid=184020113335&ref=mf

GLI INTERVENTI DELL’ASSOCIAZIONE DEI PAPABOYS

1) SI RIDUCANO DA SUBITO STIPENDI AI POLITICI, PERSONAGGI TV E SPORTIVI: LA CRISI E’ GRAVE!
http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=2922

2) VERGOGNA! GLI EX SENATORI CHIEDONO ANCORA PRIVILEGI! CHIEDIAMO RIDUZIONE DI STIPENDI
http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=2934

3) LA LENTA EUTANASIA DELLA POLITICA CHE UCCIDE LE ISTITUZIONI, MA SOPRATTUTTO I GIOVANI
http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=2933

LA PROPOSTA – AUMENTARE GLI STIPENDI O AIUTARE:

– LE FAMIGLIE CON PIU’ FIGLI A CARICO
– LE FAMIGLIE CON FASCIA SOCIALE DI REDDITO BASSO
– LE FORZE DELL’ORDINE AL SERVIZIO DEL CITTADINO
– I GIOVANI IN CERCA DI PRIMA OCCUPAZIONE

LA PROPOSTA – DIMINUIRE DRASTICAMENTE GLI STIPENDI
ED I BENEFIT DI LUSSO:

– CONTRATTI MILIARDARI DEI PERSONAGGI TV
– STIPENDI E BENEFIT SFRENATI PER I POLITICI
– CONTRATTI MILIARDARI DEI GIOCATORI DI CALCIO

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AFRICA – JOVINE (MALATA AIDS): SENZA MARITO E CON SEI FIGLI ORMAI ORFANI, A CHE MI SERVONO I CONDOM?

VOCI DALL’AFRICA – Discutere del problema dell’Aids dalle redazioni dei giornali o dagli uffici politici delle varie istituzioni europee è una cosa; parlarne avendo negli occhi la situazione di decine di donne sieropositive, e dei loro figli che hanno preso il contagio, è tutt’altro affare. Rose Busingye dirige il Meeting Point di Kampala, un luogo di rinascita per 4 mila persone, tra malati e orfani, altrimenti condannate a vivere nel silenzio e nell’abbandono il loro destino di marchiate dall’Hiv. In questo luogo di intensa umanità, le polemiche sull’uso del preservativo per abbattere il flagello dell’Aids giungono come un’eco lontana.

Rose, che effetto le fa sentire tante voci polemiche intorno a un problema col quale lei lotta ogni giorno?

Chi alimenta la polemica intorno alle dichiarazioni del Papa deve in realtà capire che il vero problema della diffusione dell’Aids non è il preservativo; parlare di questo significa fermarsi alle conseguenze e non andare mai all’origine del problema. Alla radice della diffusione dell’Hiv c’è un comportamento, c’è un modo di essere. E poi non dimentichiamo che la grande emergenza è prendersi cura delle tante persone che hanno già contratto la malattia, e per quelle il preservativo non serve.

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LUNEDI’ 9 MARZO LA VISITA DI BENEDETTO XVI IN CAMPIDOGLIO: LA CITTA’ DI ROMA ATTENDE IL PAPA

ROMA – La Sala Stampa vaticana ha pubblicato questo giovedì il programma della visita di Benedetto XVI in Campidoglio, che si terrà lunedì 9 marzo. L’arrivo del Papa è previsto per le 10:50. Sarà accolto nell’area Sisto IV dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e dalla moglie, Isabella Rauti. Subito dopo il Pontefice entrerà nello studio del sindaco e si affaccerà al balcone con vista sui Fori Romani. Alle 11.10 il saluto seguirà agli assessori e funzionari di Palazzo, nella Sala dell’Arazzo, seguito dalla firma del “Libro d’Oro” nella Sala delle Bandiere. Alle 11.30, – nell’Aula Giulio Cesare, inizierà la seduta straordinaria del consiglio comunale dedicata al valore universale di Roma, “capitale del cattolicesimo e dei suoi valori”. Dopo il saluto del sindaco, il Papa terrà il suo discorso. Alle 12.20 il Papa saluterà quindi i cittadini presenti in Piazza del Campidoglio dalla Loggia del Palazzo Senatorio.

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CINEMA: LA NOUVELLE VAGUE E IL CINEMA COME “FATTO MORALE”

CINEMA – “Il cinema è un fatto di stile, e lo stile è un fatto morale”. E’ una delle citazioni filmiche (tratta dal film di Bernardo Bertolucci “Prima della rivoluzione”, (1964) che testimoniano la vitalità e la perdurante “eredità” della Nouvelle Vague francese, oggetto di un Convegno internazionale promosso a Roma dalla Fondazione Ente dello Spettacolo (Eds), a cinquant’anni dalla proiezione a Cannes dei “Quattrocento colpi” di François Truffaut. “Uno degli elementi più caratteristici della Nouvelle Vague, e tornando indietro del neorealismo, è l’etica dell’estetica”, ha detto Vito Zagarrio, dell’Università “Roma Tre”, facendo notare che per i cineasti francesi “ogni inquadratura è un fatto etico”. Il cinema della Nouevlle Vague è dunque “una profonda riflessione sulla forza dell’immagine: si basa su un’idea visionaria che diventa poi un fatto morale”, a partire dalla convinzione che “il cinema è tanto più politico, quanto più esteticamente forte e stilisticamente fondato”. Secondo il relatore, “l’eredità della Nouvelle Vague nel cinema italiano contemporaneo è in quella generazione di giovani registi che non si sente figlia – come chi li ha preceduti – della sconfitta: vergine rispetto all’ideologia e alla politica, è capace di ritornare al cinema come fatto etico”.

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VELTRONI LASCIA LA BARCA DEL PARTITO DEMOCRATICO. QUALE EQUILIBRIO PER FUTURO POLITICO DELL’ITALIA?

ROMA – Ha rassegnato le dimissioni nella giornata di ieri, irrevocabili e ribadite immediatamente, il segreteraio del Partito Democratico Walter Veltroni. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la sonora sconfitta elettorale per la Regione Sardegna, ma in realtà il problema risale alla sconfitta elettorale ed ai tanti malumori che hanno più o meno sempre serpeggiato, sin dalla sua costituzione di un anno e mezzo fa, all’interno del Partito Democratico, secondo partito dell’Italia. “Mi assumo le responsabilità mie e non. Basta farsi del male, mi dimetto per salvare il progetto al quale ho sempre creduto”. Con queste parole il segretario del Pd Walter Veltroni ha spiegato la sua decisione irrevocabile di dimettersi da segretario del Partito democratico davanti al coordinamento del partito. Veltroni si è assunto la responsabilità dei suoi errori e anche della sconfitta in Sardegna, ma ha spiegato di non voler rimanere “per fare logorare me e la possibilità del Pd di esistere”. Questa mattina terrà un incontro con la stampa per spiegare le ragioni delle sue dimissioni e sempre oggi, Dario Franceschini illustrerà il percorso che ora si apre al partito.

Solo se si considera lo stato di perenne tensione interna che attraversava già da tempo il Pd – scrive in un editoriale sul tema il quotidiano Avvenire – il carattere di segnale di un cedimento strutturale del partito emerso dal voto sardo si può comprendere come questa goccia abbia fatto traboccare un vaso già colmo di difficoltà. Le sconfitte precedenti potevano in qualche modo essere attribuite a responsabilità specifiche: quella delle elezioni parlamentari all’impopolarità che aveva colpito il governo di romano Prodi nell’ultima fase della sua breve vita (comunque di due mesi più lunga della segreteria di Veltroni), quella del Campidoglio all’errore di aver riproposto un candidato che era già stato sindaco anni prima, quella abruzzese all’arresto del governatore in carica Ottaviano Del Turco.

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CONDIVIDIAMO L’EDITORIALE DI ‘AVVENIRE’: NON MORTA, MA UCCISA. ADESSO PERÒ VOGLIAMO SAPERE TUTTO

MILANO – Eluana è stata uccisa. Davanti alla morte le parole tornano nude. Non consentono menzogne, non tollerano mistificazioni. E se noi – oggi – non le scrivessimo, queste parole nude e vere, se noi – oggi – non chiamassimo le cose con il loro nome, se noi – oggi – non gridassimo questa tristissima verità, non avremmo più titolo morale per parlare ai nostri lettori, ai nostri concittadini, ai nostri figli. Non saremmo cronisti, e non saremmo nemmeno uomini. Eluana è stata uccisa. Una settimana esatta dopo essere stata strappata all’affetto e alla «competenza di vita» delle sorelle che per 15 anni, a Lecco, si erano pienamente e teneramente occupate di lei. In un momento imprecisato e oscuro del «protocollo», orribile burocratico eufemismo con il quale si è cercato di sterilizzare invano l’idea di una «competenza di morte» messa in campo, a Udine, per porre fine artificialmente ai suoi giorni.

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LETTERA APERTA – IL PERMISSIVISMO E LE INUTILI CRITICHE DEI POLITICI

MILANO – Il dilagare degli episodi di cronaca che riportano efferati atti di violenza, in particolare contro le donne, e il permissivismo imperante nella magistratura in forza del quale gli autori di tali nefandezze godono del pronto regime di libertà o quasi, hanno scatenato proteste anche da parte di alcuni politici. Nulla da eccepire sulle legittime proteste di stigmatizzazione della tolleranza a favore dei Cainiti e a danno degli Abeliani, anche se espresse da forze politiche, ci mancherebbe! La Sacra Scrittura, che pochi leggono e molti disattendono (cristiani compresi), è assai chiara riguardo ai danni del permissivismo (che tutti possiamo constatare), come dimostra la documentazione riportata nel nostro link http://www.genitoricattolici.org/permissivismo.htm . Ciò che invece sconcerta sono le grida dei politici che si limitano alla semplice stigmatizzazione che lascia il tempo che trova.

Ora, è chiaro per tutti che diversi giudici ragionano in maniera assai distante dalle attese dei cittadini a cui appartiene la sovranità (sulla carta!!) – art. 1 Cost.. E’ altrettanto “pacifico” che nonostante le proteste che da più parte si levano contro certe sentenze, i giudici in questione continuano imperterriti nelle loro ordinanze e decisioni in forza delle quali molti delinquenti sono a piede libero, continuano a delinquere e, quando finalmente finiscono in galera (trasformata in molti casi in una specie di collegio che consente la libera uscita), restano in attesa di qualche indultino o di qualche amnistia.

Ciò premesso converrebbe che i politici si decidessero principalmente a:

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CONTRO LE STRAGI DEL SABATO SERA INIZIA IL PROGETTO ‘NASO ROSSO’ IN 10 REGIONI ITALIANE

ROMA – Si chiama ‘Naso rosso’ il progetto presentato in queste ore a Palazzo Chigi dal ministro della Gioventù Giorgia Meloni, dal sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano e dal direttore dell’Osservatorio fumo, alcol e droga dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Piergiorgio Zuccaro. Il progetto sperimentale coinvolgerà 10 Regioni, “ed è affidato proprio all’Iss per cercare di dare scientificità all’intervento”, spiega Meloni. “L’iniziativa – continua il ministro – si muove su tre direttive: prevenzione e informazione nei locali notturni attraverso volontari formati dagli esperti dell’Iss, che si troveranno negli stessi luoghi di aggregazione giovanile; formazione di quanti lavorano nei locali, per esempio barman e buttafuori, che devono diventare operatori sociali; e infine sperimentazione di nuovi modelli di intervento, tra cui il progetto di soccorso per riportare a casa chi ha bevuto troppo”. In questo caso l’Italia ha preso in prestito, e migliorato, un progetto attivo da decenni in Canada dove sono state ‘traghettate’ al sicuro dalla discoteca alla propria abitazione oltre un milione e mezzo di persone tropo ubriache per mettersi al volante. “Anziché accompagnare solo a casa – continua Meloni – noi vogliamo fare prevenzione all’interno dei locali, provando a spostare prima nel tempo la nostra azione di intervento contro gli incidenti stradali”. Il progetto però, non nasconde il ministro, offre anche un altro importante risvolto.

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ELEMENTI DELLA POLITICA EUROPEA: IL PATTO EUROPEO SULL’IMMIGRAZIONE E L‘ASILO

ROMA – La “percezione” negativa, in alcuni casi l’ostilità, che pezzi consistenti della cittadinanza europea manifesta nei confronti degli stranieri, sono il risultato delle politiche di molti Stati europei e dell’Unione europea in tema di immigrazione. Un esempio? Il 15 ottobre 2008, a Bruxelles, è stato ufficialmente adottato il “Patto europeo sull’immigrazione e l’asilo”, approvato il 25 settembre dai Ministri dell’interno dei 27 paesi membri della Ue. Si tratta di un documento politico che traccia i paletti d’azione entro cui gli stati membri dovranno muoversi d’ora in poi, oltre a definire una linea comune per come affrontare il tema complesso dell’immigrazione. Il patto è la base per uniformare le politiche dei 27 sia in materia di diritto d’asilo, che di flussi migratori e lotta all’immigrazione clandestina. Attraverso provvedimenti quali l’adozione di una “carta blu”, l’Ue cerca di garantirsi la forza lavoro di cui ha veramente bisogno (quindi operai specializzati, studenti, ricercatori), cercando di modellare l’arrivo dei migranti in base alle esigenze specifiche di ogni singolo paese. Questa “accoglienza”, condizionata da risvolti economici, si ritrova anche nella decisione di dare un ulteriore giro di vite sui ricongiungimenti familiari, che, più che garantiti sulla base dei diritti familiari, dovranno essere compatibili con le possibilità decise dai singoli governi, quindi in base a reddito, disponibilità di alloggi e domicilio e addirittura capacità di integrazione, valutata, per esempio, attraverso le competenze linguistiche dei familiari che richiedono il visto.

Novità anche per la lotta all’immigrazione clandestina, che sarà gestita in maniera più concertata (i paesi del Mediterraneo sperano così in una maggior cooperazione per sostenere il peso degli arrivi da sud) e saranno rinforzati i controlli alle frontiere con un potenziamento dell’agenzia Frontex, sia a sud, che ad est. L’Ue si è inoltre impegnata a introdurre al più presto i visti biometrici, che si basano sulla schedatura della mappa dell’iride, oltre che delle impronte digitali. Messe al bando le sanatorie per gli irregolari (con possibilità però di fare eccezioni), gli stati membri della Ue sono invitati a rimpatriare gli stranieri, anche grazie a nuovi strumenti come voli di rimpatrio congiunti e banche dati condivisi. Sono due, tra i tanti, gli aspetti del Patto preoccupanti: il diritto d’asilo e la fuga di cervelli e manodopera specializzata dai paesi poveri.

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CIOCCOLATINI E KEBAB – INCONTRO CON MONS. J. DE KESEL, VESCOVO AUSILIARE DI MALINES-BRUXELLES

BRUXELLES – Bruxelles, come tutto il Belgio, ti dà la sensazione di vivere in un cioccolatino profumato, tra i negozi di kebab da cui escono giovani con panini profumati di carni speziate. Città con strade traboccanti di diamanti. Campagne verdi. Autostrade perfette. Ristoranti e birra. Turisti. Politici. Uomini d’affari. Folle. Europa sei bellissima. In una strada principale: un negozio per fotografi professionisti, prezzi fantastici, competenza, assortimento. Giro l’angolo. Un vecchio rigattiere colto ed intelligente. Su uno scaffale libri. Chiedo quanto costi un piccolo volume d’epoca di un Futurista italiano, “Vorrei comprarlo”. “Oh… no! I libri non li vendo.” E’ Persiano, rifugiato qui orgoglioso delle sue origini. Ha parenti in tutto il mondo. Tutti emigrati. Tutti commercianti: “ La nostra diaspora è unita. Dà forza e non ti fa mai sentire solo.” Cambio discorso. E poi il temp o stringe. Il tempo vola. L’appuntamento con il Vescovo è tra poco. Saluto promettendo di tornare, anche se non sarà così. Vado a piedi. Ora la città mi sembra un’altra. Chi rovista per trovare cibo nei cestini. Chi dorme in terra. Lì i soliti finti suonatori, più in là degli ubriachi si prendono a pugni L’Europa bellissima è sparita. Qui è la realtà delle mille solite miserie, delle mille solitarie disperazioni. Non sento più il sapore della cioccolata. Il profumo del Kebab. Le campagne sono lontane. Sono ora in una folla multirazziale, donne velate, odori orientali, lingue che mi portano in Africa, in Sud America. Entro nella palazzina della Conferenza Episcopale. Una signora gentilissima mi fa accomodare dal Vescovo ausiliare di questa città. I flussi migratori stanno modificando il volto delle nazioni e dei continenti.

Cara Eccellenza, come è questa città, questa nazione, rispetto a ieri…?

Il fenomeno della migrazione diventa sempre più problematico. Capisco il mondo politico e l’attenzione a quanto sta succedendo. E’ fuori dubbio che non possiamo accogliere tutti. Il problema è concreto. L’occidente è ricco. E’ naturale che qui vogliano arrivare dall’Africa, dall’Europa dell’Est, dall’America Latina. Come Chiesa, come Conferenza Episcopale, per noi è problematico intervenire, non siamo un’organizzazione assistenziale, e tra i politici è difficile trovare la sensibilità giusta. Come Vescovo, ho chiesto di non banalizzare il problema e di preoccuparsi anche della disperazione. C’è una nostra dichiarazione in cui chiediamo certamente una politica realistica, visto che non possiamo accogliere tutto il mondo, ma anche più giusta. Qui ci sono famiglie con bambini da otto anni. Vanno a scuola e parlano la nostra lingua. Sono nati qui e sono integrati qui. Dopo tant i anni possiamo deportarli? Dirgli che devono tornarsene nel proprio paese? Non è umano! Chiediamo al mondo politico di stabilire criteri più obiettivi, più giusti. In nome del Vangelo, chiediamo una politica più generosa.

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LETTERA APERTA AI LEADER DEL MONDO CONTEMPORANEO DA PARTE DELL’IMAM YAHYA PALLAVICINI

MILANO – La COREIS (Comunità Religiosa Islamica) Italiana presenta la Lettera Aperta al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, al Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi e a tutti i Leader del Mondo Contemporaneo da parte dell’Imam Yahya Pallavicini, portavoce per l’Italia di MLT – Muslim Leaders of Tomorrow, i Leader Musulmani provenienti da 76 Stati e riuniti a Doha, in Qatar, dal 16 al 19 gennaio del 2009. Si tratta della Lettera Aperta ai Leader del Mondo Contemporaneo, sottoscritta a Doha durante l’incontro di MLT – Muslim Leaders of Tomorrow da 300 leader musulmani provenienti da 76 Paesi di ogni Continente. I firmatari si indirizzano ai leader politici delle Nazioni proponendo un modello di sviluppo sociale costruttivo, fondato sulla necessità di sostenere la crescita culturale ed economica, promuovere la partecipazione civile, coltivare valori di rispetto reciproco e garantire un impegno costante nel dialogo religioso, politico e culturale.

La Lettera in inglese sarà pubblicata in esclusiva sull’edizione odierna del Washington Post in occasione della cerimonia d’insediamento del nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Hussein Obama. Tra i firmatari, l’unico rappresentante per il nostro Paese è il Vice Presidente della COREIS Italiana Yahya Sergio Yahe Pallavicini, che trasmetterà questa stessa Lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi. La COREIS propone la traduzione in italiano della Lettera Aperta di MLT ai Leader del Mondo Contemporaneo. Il confronto con le Istituzioni per contribuire allo sviluppo spirituale e materiale del Paese, il dialogo con i rappresentanti delle altre confessioni religiose e la collaborazione accademica con le realtà educative e culturali più significative costituisce infatti un patrimonio di impegno religioso e civile che ci onoriamo di portare avanti da decenni e che intendiamo valorizzare ovunque si manifesti.

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IL SINDACO DI ROMA E LA GIUNTA, RICEVERANNO PAPA BENEDETTO IN CAMPIDOGLIO IL 9 MARZO

ROMA – “Accogliendo l’invito a suo tempo formulato dal Sindaco e dal Consiglio Comunale della Citta’ di Roma – rende noto la Sala Stampa della Santa Sede -, Benedetto XVI si rechera’ in Campidoglio lunedi’ 9 marzo 2009, dove interverra’ ad una seduta straordinaria del medesimo Consiglio, dedicata al tema del valore universale di Roma, capitale del Cattolicesimo e dei suoi valori”. In Campidoglio una lapide commemorativa nell’Aula Consiliare ricorda la visita compiuta da Giovanni Paolo II il 15 gennaio 1998, quando l’allora sindaco Francesco Rutelli volle donargli una pietra proveniente dall’Anfiteatro Flavio e assicurare alla Santa Sede la massima collaborazione della citta’ alla realizzazione del Grande Giubileo del 2000. Nel suo discorso, Wojtyla chiese alla Capitale “un supplemento d’amore” per presentarsi “interiormente e visibilmente rinnovata all’appuntamento del Grande Giubileo, si’ da offrire ai pellegrini il proprio volto cristiano, quale annuncio di un’era di pace e di speranza per l’intera umanità”. “Con la sua storia religiosa e civile e con la sua dimensione ‘cattolica’, Roma – furono le parole del Papa polacco – evoca mirabilmente questi valori. Essa e’ la Sede del Principe degli Apostoli e del suo Successore; custodisce le Memorie del martirio dei Santi Pietro e Paolo; e’ conosciuta come patria del diritto e della civilta’ latina e cristiana; e’ apprezzata come citta’ universalmente aperta all’accoglienza. Per tali singolari corrispondenze, Roma e’ chiamata a vivere in modo esemplare la grazia del Giubileo”.

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LO STATO SPENDACCIONE E MIOPE. UNA RIFLESSIONE SENZA PELI SULLA LINGUA….

Ho più volte richiamato l’attenzione sulla necessità di fare un buon uso del denaro pubblico non solo per il rispetto che tutti noi dobbiamo a chi fa sacrifici in specie per le categorie già più disagiate e, che risultano, in pratica, le più tartassate dal fisco, ma anche per quel principio di moralità pubblica che in non pochi casi sembra aver perso la dignità d’esistere. Esempi di questo genere ne potremmo fare a iosa ma mi limito solo a quelli che ritengo maggiormente indicativi e d’attualità. Penso ai 47 miliardi di euro giocati nel 2008 dagli italiani dei quali 20 con gli slot e che hanno fruttato al fisco, complessivamente, 8 miliardi di “percentuale” ma se compariamo questo prelievo, che è del 13% (al 12,6% secondo le ultime proposte del decreto anti-crisi), con la tassa sulla benzina che è del 68% ovvero con il 520% in piu’, rispetto al gioco con le slot, la sproporzione è evidente. Se poi rileviamo che in quel 68% di tasse per il nostro litro di benzina ci sono le addizionali per la guerra di Abissinia, la crisi di Suez, il disastro del Vajont, l’alluvione di Firenze, i terremoti del Belice, Irpinia e Friuli e la guerra nel Libano che se eliminate dal prezzo del carburante lo farebbero scendere del 20% lo stupore si aggiunge allo sconcerto. Un’altra bufala che ci è stata propinata è la social-card. Parto dai costi di produzione della tessera, di circuito, di pagamento e di ricarica. La produzione fisica della tessera costa circa 50 centesimi a pezzo (costo fornito dagli emittenti), quindi già 650 mila euro sono stati utilizzati. Segue il circuito di pagamento con una percentuale all’esercente, che in media è circa del 2% del pagamento stesso. Dovremmo, quindi, mettere in conto non meno di altri 6 milioni di euro di spesa statale che si aggiungono alle commissioni di ricarica, normalmente applicate dalle Poste, ammontanti a 1 euro a ricarica. Quindi per ogni carta sono 6 euro annui che lo Stato paga ma anche se fosse solo di 10 centesimi a ricarica, lo Stato comunque dovrebbe versare alle Poste italiane circa 800 mila euro in un anno.

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IL PAPA RICEVE GLI AMMINISTRATORI DEL COMUNE, PROVINCIA, REGIONE LAZIO E CHIEDE PIU’ IMPEGNO SOCIALE

 

 

 

 

CITTA’ DEL VATICANO – La crisi economica mondiale ha “inevitabili ricadute” anche su Roma e sul territorio del Lazio. Per questo, i responsabili della cosa pubblica hanno il dovere di impostare le rispettive politiche nel segno della “solidarietà” e della “sobrietà”, rafforzando la collaborazione con le strutture della Chiesa che lottano contro il disagio sociale. L’esortazione di Benedetto XVI è stata rivolta questa mattina al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, al presidente della Regione Lazio, Pietro Marrazzo, e al presidente della Provincia capitolina, Nicola Zingaretti, ricevuti nella tradizionale udienza di inizio anno agli amministratori locali. La sfida è “ardua” – riferisce Alessandro De Carolis di Radio Vaticana – e ciò che è grave a livello globale lo è anche nell’ambito di una gestione più ristretta. Benedetto XVI ha colto le “preoccupazioni”, ma anche le “speranze”, di chi amministra una grande città come Roma, e chi il territorio provinciale e regionale, e ha risposto ribadendo – come fatto più volte negli ultimi tempi – che l’attuale crisi economica mondiale è anzitutto una crisi “strutturale, culturale e di valori”. Una crisi, ha detto il Papa, che ha bisogno certo di “amministratori illuminati” ma – al fondo – di un sostanziale rinnovamento delle coscienze:

“Forse mai come oggi la società civile comprende che soltanto con stili di vita ispirati alla sobrietà, alla solidarietà ed alla responsabilità, è possibile costruire una società più giusta e un futuro migliore per tutti (…) Ecco perché priorità inderogabile è la formazione al rispetto delle norme, all’assunzione delle proprie responsabilità, a una impostazione di vita che riduca l’individualismo e la difesa degli interessi di parte per tendere insieme al bene di tutti, avendo particolarmente a cuore le attese dei soggetti più deboli della popolazione, non considerati un peso, bensì una risorsa da valorizzare”. Soggetti deboli che Benedetto XVI ha elencato spostando il proprio intervento dalla dimensione dei principi a quello delle “risposte concrete” che anche la Chiesa – attraverso la Caritas diocesana e le altre associazioni cattoliche – porta, ha ricordato, a quanti “sono nel bisogno”, affiancando le “politiche economiche e sociali” dello Stato senza chiedere né vantare “privilegi”:

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IL PAPA IN VISITA ALL’AMBASCIATA D’ITALIA PRESSO LA SANTA SEDE: ‘RISPETTO LAICITÀ STATO’


CITTA’ DEL VATICANO – Benedetto XVI ha visitato l’ambasciata italiana presso la Santa Sede. Ad accoglierlo, l’Ambasciatore Antonio Zanardi Landi, il ministro degli esteri, Franco Frattini, quello delle Infrastrutture, Altero Matteoli, quello ai Beni Culturali, Sandro Bondi, e i sottosegretari alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta e Paolo Bonaiuti. La “presenza di alcuni membri del governo sta a significare non ufficialità, ma genuino e personale interesse per le relazioni con il Vaticano, nonchè altissimo rispetto e grande considerazione per la persona del Pontefice”, ha detto Letta, nel suo saluto all’illustre ospite, nella cappella della residenza diplomatica italiana. “La sua presenza qui, Santità – ha osservato ancora Letta -, ci conferma che la strada percorsa assieme in questi ottanta anni di vita del Trattato Lateranense e di venticinque del nuovo Concordato è contrassegnata da una più che soddisfacente evoluzione del rapporto bilaterale, che conferma la attualità e la validità dello strumento concordatario”. Il sottosegretario Letta ha rivolto l’indirizzo di omaggio al Papa, “in assenza del Presidente del Consiglio – ha spiegato -, impegnato proprio in queste ore in un evento di carattere familiare fissato ormai da molti mesi (il matrimonio della figlia Marina, ndr)”. “Sono contento di incontrare voi che costituite la comunità di vita e di lavoro di questa ambasciata. Vi saluto tutti con affetto insieme ai vostri familiari. Un saluto speciale dirigo al signor sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che mi ha recato il saluto del presidente del Consiglio e mi ha rivolto un caloroso benvenuto, facendosi interprete dei vostri sentimenti”. Così Benedetto XVI ha risposto alle parole di benvenuto di Gianni Letta. “In questa mia breve visita all’Ambasciata d’Italia, il primo appuntamento – ha aggiunto il Pontefice – si tiene in questa bella Cappella appena restaurata e rinnovata, dedicata ad un Santo, il cui nome è indissolubilmente legato a questo palazzo: San Carlo Borromeo, vescovo che dedicò ogni sua cura all’Arcidiocesi di Milano”. “Quella tra Italia e Santa Sede rappresenta un’intesa quanto mai importante e significativa nell’attuale situazione mondiale, nella quale il perdurare di conflitti e di tensioni tra popoli rende sempre più necessaria una collaborazione tra tutti coloro che condividono gli stessi ideali di giustizia, di solidarietà e di pace, ha poi sottolineato Benedetto XVI. Il Vaticano “si rallegra” della distinzione tra Stato e Chiesa, ma tiene a “risvegliare nella società le forze morali e spirituali e richiamare il valore che hanno per la vita non solo privata ma anche e soprattutto pubblica alcuni fondamentali principi etici”, ha quindi evidenziato il Papa.

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