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BENEDETTO XVI DURANTE L’ANGELUS RINGRAZIA DIO PER I FRUTTI DELL’ANNO SACERDOTALE

CITTA’ DEL VATICANO – Il sacerdote, “un dono per la Chiesa e per il mondo”. Benedetto XVI all’Angelus ricorda quante pagine di “autentico rinnovamento spirituale e sociale” nella storia dell’umanità sono state scritte con l’apporto decisivo di sacerdoti cattolici. Benedetto XVI ha tracciato un primo bilancio dell’Anno sacerdotale, a due giorni dalla chiusura. “Qui a Roma abbiamo vissuto giornate indimenticabili, con la presenza di oltre quindicimila sacerdoti di ogni parte del mondo. Perciò, oggi desidero rendere grazie a Dio per tutti i benefici che da questo Anno sono venuti alla Chiesa universale. Nessuno potrà mai misurarli, ma certamente se ne vedono e ancor più se ne vedranno i frutti”. “Il sacerdote è un dono del cuore di Cristo: un dono per la Chiesa e per il mondo”, ha sottolineato il Papa, ricordando che “i sacerdoti sono i primi operai della civiltà dell’amore”. “E qui penso a tante figure di preti, noti e meno noti, alcuni elevati all’onore degli altari, altri il cui ricordo rimane indelebile nei fedeli, magari in una piccola comunità parrocchiale”.

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L’ASCOLTO LENISCE LE FERITE CHE SANGUINANO. EDITORIALE DEL RESPONSABILE NAZIONALE CEI DEI GIOVANI

ASCOLTARE – Durante un campo estivo una giovane mi ha chiesto se avevo un po’ di tempo per parlare e confessarsi. Non ci conoscevamo, ma abbiamo parlato più di due ore, passeggiando. Durante il colloquio la ragazza mi ha raccontato molto della sua vita, dei problemi della sua famiglia e soprattutto della sua situazione sentimentale, complicata e per certi aspetti pericolosi. Al termine del nostro incontro, dopo essersi confessata, mi ha confidato che alcune delle cose che mi aveva detto non le aveva mai svelate a nessuno e che mai le era capitato di parlare così lungamente con un prete; il suo parroco era molto indaffarato e, pur essendo un ottimo sacerdote, non era mai riuscita a entrare in confidenza con lui. Una situazione analoga mi è capitata altre volte quest’anno: due spose e madri di famiglia, qualche giovane, un confratello sacerdote… persone a cui ho semplicemente dedicato un po’ di tempo e attenzione, mi hanno spalancato con profondità e sincerità i loro cuori.

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LAZIO – VATICANO: INDULGENZA PER I CATTOLICI CHE PREGHERANNO PER I SACERDOTI

ROMA – Il papa, con un decreto pubblicato oggi dal Vaticano, ha concesso l’indulgenza plenaria o parziale, a seconda dei casi, a tutti i fedeli cattolici che pregheranno per i sacerdoti dal 19 giugno 2009 al 19 giugno 2010. È il periodo che coincide con lo speciale “anno sacerdotale” indetto da Benedetto XVI lo scorso 16 marzo e che avrà come simbolo ed esempio il curato d’Ars, san Giovanni Maria Vianney, prototipo del parroco buono e misericordioso, le cui reliquie verranno portate a Roma. L’indulgenza, nella dottrina cattolica, concede la possibilità di cancellare una parte ben precisa delle conseguenze di un peccato, sempre che il peccatore abbia confessato il suo errore e sia stato perdonato tramite il sacramento della confessione.

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“Un sistema educativo cattolico: una priorità”, dice Mons. Padilla a Fides, annunciando il prossimo ingresso in Seminario del primo giovane mongolo

Ulaanbaatar (Agenzia Fides) – Fra le priorità dell’azione della Chiesa in Mongolia c’è senza dubbio “la creazione di un sistema educativo cattolico globale”: lo afferma in un colloquio con l’Agenzia Fides S. Ecc. Mons. Wenceslao Padilla, Prefetto Apostolico di Ulaanbataar.

La Chiesa vuole dare un impulso all’istruzione cattolica nella nazione e, nella sua programmazione a lungo termine, intende creare nei prossimi anni un istituto comprensivo, “che accompagni la crescita dei bambini dalla scuola primaria fino all’università”, spiega il Prefetto Apostolico. “E’ un passo molto importante per la presenza della Chiesa in Mongolia – dice a Fides Mons. Padilla – per diverse ragioni: prima di tutto perché l’istruzione cattolica contribuisce a quel cambiamento di mentalità necessario per il radicamento e la crescita della Chiesa in Mongolia; in secondo luogo, molti studenti, oggi costretti a recarsi all’estero per gli studi superiori, potrebbero restare in patria e continuare a dare un contributo alla comunità locale; infine questo processo potrà contribuire alla fioritura di vocazioni e dunque alla vita della Chiesa in Mongolia che, con i suoi circa 500 fedeli, è ancora molto dipendente dai missionari”.

Attualmente la Chiesa cattolica gestisce alcune scuole materne ed elementari, ma l’obiettivo è impegnarsi anche nel campo dell’istruzione superiore e accademica. Fra le congregazioni attive nell’opera di istruzione vi sono i Salesiani che in Mongolia gestiscono una scuola professionale a Ulaanbataar e hanno in programma di aprire una nuova scuola elementare.

Mons. Padilla riferisce a Fides anche di un altro importante evento: il prossimo ingresso nel seminario di Daejeon (Corea del Sud), del primo aspirante sacerdote originario della Mongolia. Il giovane Enkh Baatar, 21 anni, laureatosi in Biotecnologia presso l’Università Internazionale di Ulaan Bataar, ha compiuto il suo discernimento vocazionale grazie all’accompagnamento di Mons. Padilla e altri sacerdoti della Congregazione dei Missionari di Scheut (Cicm), presenti nel paese. Il 2 marzo entrerà formalmente nel Seminario Maggiore di Daejeon, prescelto per la vicinanza con la Mongolia e per la qualità dell’istruzione impartita. “Tutta la Chiesa in Mongolia spera che il giovane prosegua nei suoi studi, si fortifichi nel cammino di fede e possa giungere al sacerdozio. Sarebbe un passo storico per la missione della Chiesa locale, che attende con trepidazione il primo sacerdote mongolo della sua storia”, conclude Mons. Padilla . (PA) (Agenzia Fides 13/2/2009 righe 29 parole 291)

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L’OSSERVATORE ROMANO SUL FILM ‘IL DUBBIO’ : ‘PERICOLOSA FACILITÀ DEL SOSPETTO’

CINEMA – Il tema è uno dei più scottanti: le supposte molestie sessuali da parte di un prete nel mondo cattolico statunitense, proprio là dove si sono levate, negli ultimi anni, una incredibile quantità di denunce contro i sacerdoti locali, tanto da far scoppiare una crisi che non è ancora stata del tutto riassorbita. Ma il film Il dubbio – scritto e diretto da John Patrick Shanley, interpretato magistralmente dai premi Oscar Meryl Streep e Philip Seymour Hoffman – affronta il tema, così scottante, con pudore e delicatezza, facendo capire, soprattutto, come in questi casi sia veramente difficile scoprire la verità. Perché, in assenza naturalmente di confessioni, la ricerca della verità si basa sull’interpretazione di un gesto che può anche essere solo di amicizia e di sostegno per un ragazzo particolarmente debole. Un gesto che può far parte del modo di essere di una personalità di prete estroversa, ma proprio per questo capace di suscitare l’affetto e l’interesse dei parrocchiani. Nel film, infatti, lo scontro si svolge fra due figure di religiosi straordinariamente diverse: un prete irlandese appunto espansivo e allegro, da una parte, e dall’altra una suora, direttrice della scuola annessa alla parrocchia, gelida e apparentemente solo ligia alle regole, priva di calore umano. Entrambi si impegnano per proteggere un ragazzo nero di famiglia povera, debole e bisognoso di aiuto, ma in modo completamente diverso. E se, all’inizio, siamo portati a stare dalla parte del prete allegro e affettuoso, che vuole dare protezione al ragazzo, poi il film ci porta a pensare, attraverso lo sguardo della suora, che forse non si tratta solo di protezione, e che chi difende veramente il ragazzo dalle molestie del prete è, invece, proprio la direttrice. In mezzo ai due, la figura della madre, talmente debole da accettare qualsiasi cosa pur di vedere il figlio promosso e possibilmente accettato in una scuola superiore, per garantirgli la fuga da un mondo duro e violento – quello del padre – al quale non è adatto.

Per leggere tutto il testo visita: http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=2212

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DALLA DIVISA ALLA TONACA: POLIZIOTTO DI NEW YORK ENTRA IN SEMINARIO

NEW YORK – Entrare in seminario: una scelta che nella società americana di oggi, spesso dedita all’edonismo e all’individualismo più sfrenati, rappresenta una mossa di grande coraggio «contro-corrente». Nicolas Fernandez tale decisione l’ha fatta: a 25 anni questo(ex) poliziotto di New York ha mollato divisa e carriera (stava per diventare tenente) per intraprendere la strada per diventare prete. Nato a Staten Island da madre irlandese e padre spagnolo, questo ex cop della Grande Mela ha iniziato la sua formazione presbiterale nel seminario di Saint Joseph di Yonkers. Da due anni svolgeva il servizio di pattugliamento della zona della spiaggia di Brooklyn, assegnato alla caserma 61. Secondo quanto scrive il quotidiano El Nuevo Diario, il giovane agente è rimasto «folgorato» dagli insegnamenti di Giovanni Paolo II e ancora di più dalle parole di Benedetto XVI durante la sua visita negli States dello scorso aprile.

«Ho scelto il sacerdozio grazie agli interventi e alle dichiarazioni di Giovanni Paolo II sulla cultura della morte che comprende migliaia di omicidi, suicidi, omicidi e le situazioni in cui i bambini vengono abbandonati o sono vittime di abusi nelle loro case a causa della droga» ha scandito Nicolas. «Per queste anime travagliate non vedo una soluzione che venga da fuori, come ad esempio la polizia – ha chiosato il seminarista-agente – Ci deve essere un cambiamento interno, un cambiamento del cuore e per questo è necessario avere un sacerdote».

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FERMIAMO IL MASSACRO IN INDIA, CHIESE BRUCIATE, CRISTIANI MINACCIATI

INDIA – Non si fermano gli attacchi e le violenze contro i cristiani. In Orissa, dove da oltre 3 settimane è in atto un pogrom contro cattolici e protestanti, si registrano altre due uccisioni. Iswar Digal e Purinder Pradhan sono stati uccisi e tagliati a pezzi. Iswar Digal, del distretto di Kandhamal era del villaggio di Gatringia; è stato fermato il 20 settembre da un gruppo di estremisti indù mentre con la moglie cercava di scappare verso un campo di rifugio. La sua casa è stata incendiata. L’altra vittima era di Nilungia. Il suo corpo è stato tagliato a pezzi, messo in un sacco di juta e gettato in uno stagno. La nuova ondata di violenze è iniziata il 23 agosto scorso proprio nel distretto di Kandhamal, dopo l’uccisione di Swami Laxamananda Saraswati, un leader radicale indù. Le organizzazioni fondamentaliste indù accusano i cristiani di averlo ucciso, anche se la polizia dell’Orissa sospetta che gli autori dell’assassinio siano militanti maoisti. Il pogrom per “uccidere tutti i cristiani e distruggere le loro istituzioni” è motivato anche dalle accuse secondo cui i cristiani spingono tribali e dalit a conversioni forzate o dietro pagamento.

Secondo stime dell’All India Christian Council, nel solo stato dell’Orissa sono stati uccisi 37 cristiani, compresi 2 pastori protestanti; bruciate oltre 4 mila case di cristiani; costretto alla fuga più di 50 mila fedeli. Di questi solo 14 mila sarebbero in campi di rifugio approntati dal governo. Altre decine di migliaia sono dispersi nella foresta. Il primo obbiettivo dei radicali indù sono i sacerdoti, le suore e le loro famiglie. Essi vengono attaccati e speso costretti a convertirsi all’induismo. Anche nei campi la persecuzione è forte e la polizia controlla “che non vi siano conversioni”. Sacerdoti e suore presenti nei campi devono nascondere la loro identità.

Per leggere tutto il testo visita: http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=1766

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