Archivi tag: problemi sociali

LIGURIA – SAVONA, IN SALA ROSSA UN DIBATTITO SU “SICUREZZA E POVERTÀ”

SAVONA – Sicurezza e povertà. Si discuterà di queste due problematiche nell’incontro promosso dal vicesindaco e assessore alla sicurezza Paolo Caviglia con la Caritas Diocesi Savona – Noli che si terrà il primo dicembre, alle 16, nella Sala Rossa del Comune di Savona. Il dibattito ha lo scopo di cominciare a delineare uno scenario dove è possibile affrontare problemi e individuare possibili soluzioni al di fuori di luoghi comuni e superficialità. Povertà, sicurezza, sviluppo, problemi sociali sono fenomeni complessi che richiedono un approccio serio e competente: sicurezza, più che esser un muro contro cui sbattere, significa creare le condizione di possibilità perché ciascun soggetto possa crescere, vivere, realizzarsi in pieno. In Programma, dopo il saluto del sindaco e del Prefetto di Savona, l’introduzione del vicesindaco e assessore alla sicurezza Paolo Caviglia e gli interventi di: Don Adolfo Macchioli – Direttore Caritas Diocesi Savona-Noli, il Prof. Stefano Poli – Dipartimento Scienze della Formazione Unige e Isabella Sorgini – Assessore Politiche Sociali Comune di Savona. Al termine delle presentazioni dei relatori seguirà un momento di dibattito pubblico.

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ELEMENTI DELLA POLITICA EUROPEA: IL PATTO EUROPEO SULL’IMMIGRAZIONE E L‘ASILO

ROMA – La “percezione” negativa, in alcuni casi l’ostilità, che pezzi consistenti della cittadinanza europea manifesta nei confronti degli stranieri, sono il risultato delle politiche di molti Stati europei e dell’Unione europea in tema di immigrazione. Un esempio? Il 15 ottobre 2008, a Bruxelles, è stato ufficialmente adottato il “Patto europeo sull’immigrazione e l’asilo”, approvato il 25 settembre dai Ministri dell’interno dei 27 paesi membri della Ue. Si tratta di un documento politico che traccia i paletti d’azione entro cui gli stati membri dovranno muoversi d’ora in poi, oltre a definire una linea comune per come affrontare il tema complesso dell’immigrazione. Il patto è la base per uniformare le politiche dei 27 sia in materia di diritto d’asilo, che di flussi migratori e lotta all’immigrazione clandestina. Attraverso provvedimenti quali l’adozione di una “carta blu”, l’Ue cerca di garantirsi la forza lavoro di cui ha veramente bisogno (quindi operai specializzati, studenti, ricercatori), cercando di modellare l’arrivo dei migranti in base alle esigenze specifiche di ogni singolo paese. Questa “accoglienza”, condizionata da risvolti economici, si ritrova anche nella decisione di dare un ulteriore giro di vite sui ricongiungimenti familiari, che, più che garantiti sulla base dei diritti familiari, dovranno essere compatibili con le possibilità decise dai singoli governi, quindi in base a reddito, disponibilità di alloggi e domicilio e addirittura capacità di integrazione, valutata, per esempio, attraverso le competenze linguistiche dei familiari che richiedono il visto.

Novità anche per la lotta all’immigrazione clandestina, che sarà gestita in maniera più concertata (i paesi del Mediterraneo sperano così in una maggior cooperazione per sostenere il peso degli arrivi da sud) e saranno rinforzati i controlli alle frontiere con un potenziamento dell’agenzia Frontex, sia a sud, che ad est. L’Ue si è inoltre impegnata a introdurre al più presto i visti biometrici, che si basano sulla schedatura della mappa dell’iride, oltre che delle impronte digitali. Messe al bando le sanatorie per gli irregolari (con possibilità però di fare eccezioni), gli stati membri della Ue sono invitati a rimpatriare gli stranieri, anche grazie a nuovi strumenti come voli di rimpatrio congiunti e banche dati condivisi. Sono due, tra i tanti, gli aspetti del Patto preoccupanti: il diritto d’asilo e la fuga di cervelli e manodopera specializzata dai paesi poveri.

Per leggere tutto il testo visita:  http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=2186

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DENUNCIA DI ASIANEWS: BAMBINI VENDUTI COME SCHIAVI NEL RICCO GUANGDONG

PECHINO – Bambini venduti come schiavi. A un anno dallo scandalo dei lavoratori-schiavi nelle fabbriche di mattoni nello Shanxi, esploso nel maggio 2007, i media cinesi denunciano una vera rete criminale per procurare “bambini-schiavi” alle fabbriche del ricco Guangdong, nell’indifferenza generale. Il China Labour Bullettin, che difende i diritti dei lavoratori, racconta una clamorosa denuncia, caduta nell’indifferenza. A fine aprile il Southern Metropolitan Daily ha denunciato che oltre mille bambini della povera regione del Liangshan lavorano come schiavi in fabbriche del Delta del Fiume delle Perle. Quasi tutti sotto i 16 anni, presi dalle famiglie con la promessa di un lavoro facile e ben pagato, ma poi portati in un luogo sconosciuto, percossi per renderli obbedienti, costretti a lavori faticosi e con poco cibo. A Shipai (Dongguan) c’è un vero mini-mercato dove i bambini sono stanno in fila, con le loro poche cose, aspettando di essere “scelti”. Un reporter si finge un compratore: il “venditore” colpisce i bambini, per dimostrarne l’obbedienza, e propone di “affittarli” per 3,5 yuan l’ora (35 centesimi di euro). Gli mostra un contratto dove il “datore di lavoro” si impegna a farli lavorare per 300 ore al mese (10 ore al giorno senza feste) o a pagare comunque al “trafficante” un prezzo equivalente. Spiega che è possibile “farli lavorare quante ore si vuole, in qualsiasi lavoro anche faticoso” e si impegna a pensare lui ai bambini in caso di malattie o infortuni “dietro un ragionevole compenso”.

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http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=1410

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